La storia delle cose

La storia delle cose


L’altro giorno ero in visita al bunker del Diretur.
Me ne stavo li, in piedi, e lasciavo che gli occhi vagassero da un punto all’altro del garage: da una ruota in carbonio ad una forcella da dh, da un casco integrale a corde e moschettoni, da braccioli gonfiabili da bambino a snowboards, etc.etc.
E pensavo a tutte queste cose che erano li ed avevano la loro storia, da quando erano state prodotte fino a quando erano arrivate li, nel garage del diretur, alle foto che ho visto negli anni sul forum in cui erano immortalate: un paio di scarpe in Bolivia, un casco in Canada, una giacca a vento sul Giau.
Ad un certo punto pero’ lo sguardo mi si è posato su una bici mezza smontata penzolante dal soffitto: La Rocky Moutain Element del Diretur. Bici di cui ho sentito parlare tantissime volte da Lui medesimo, ma che non avevo mai visto, tantomeno in azione.
Il Diretur ne ha sempre parlato con lo stesso affetto che Paperon de Paperoni ha per la sua “Numero Uno”.
A quel punto ho pensato che io non ho una N°1. O meglio, l’ho avuta, ma ora non più, perché non mi sono mai affezionato a qualcosa da pensare di metterla in cornice.
Forse tranne che con lo Sheriffo Muldox.

Allora mi è venuto in mente mio zio Basufio, che ha un album fotografico con le sue automobili. Un album che ho visto molte volte e che ho trovato sempre kitsch ed anche un po’ demenziale. E non solo perché tra le sue automobili c’è una mostruosa Austin Allegro che secondo lui è una delle migliori macchine mai costruite e di cui si vanta per essere uno dei pochi ad averlo capito, ma perché tutta l’operazione mi puzza di follia, dato che tutte le automobili sono fotografate nello stesso cortile con la stessa angolazione. E stiamo parlando di un lasso temporale di 50 anni…insomma mi da l’idea che più che un tributo alle sue automobili sia un tributo alla sua idea di farci un album.
Penso che se invece delle automobili lo avesse fatto con le fidanzate o gli amici avrebbe potuto essere persino macabro.

Un po’ come una tizia che ho visto al supermercato l’altro giorno e che aveva il muso di un cane, presumibilmente trapassato, tatuato sopra una tetta.
Non voglio essere cinico (che in questo caso…): sicuramente è una bella cosa affezionarsi molto ad un cane ed avere un rapporto molto speciale con lui ed esserci cosi’ attaccati che nel momento in cui questo passa a miglior vita se ne vuole immortalare il musetto su una mammella, ma purtroppo il fatto che questa signorina (si, ho un pregiudizio) fosse decisamente obesa e che il musetto di quello che quasi sicuramente era un Bassotto venisse deformato dalla coppa E della suddetta facendolo sembrare un Pokemon o un Brontosauro mi faceva sembrare il tutto molto Kitsch.

Ovviamente a patto che io non mi sbagli e la suddetta signorina non si fosse veramente fatta tatuare un Pokemon o un Brontosauro su una tetta. Nel qual caso dovrei fare una riflessione più approfondita.
Comunque, dopo aver pagato al supermercato e distolto lo sguardo dalla tetta col brontosauro mi è venuto in mente che avevo una bici a cui ero affezioanto: una Cannondale M1000. 1996 o giù di li. Color violetto.
E’ stata la prima bici su cui ho fatto “tuning”, ovvero su cui ho sfogato ogni mia tamarritudine.
Prima sostituendo la forcella Pepperoni originale con una 3G (mi ricordo ancora il negoziante che dopo avermela montata mi dise “cosi’ non ti faranno più male le braccia”) e poi dotandola di due zarrrissime ruote con mozzi anodizzati oro e nippli oro. I mozzi non mi ricordo nemmeno di che marca fossero, li avevo comprati solo perché color oro direttamente dalla vetrina del negozio.
Ebbene mi dolgo di non avere nemmeno una foto di questa bici. Un po’ meno di non essermela fatta tatuare sul petto.

Ma mi è stata rubata una sera proprio di Agosto di tanti fa mentre ero andato al cinema.
L’avevo legata al classico palo sicuro che in una sera di Agosto nella città deserta nessuno le avrebbe fatto niente. Invece i mozzi e nippli oro da rapper crosscauntrista devono aver attirato l’attenzione di qualcuno che oggi deve essere sicuramente almeno sordo da quanto gli sono fischiate le orecchie in questi anni…

Le amavo le mie ruote tamarre color oro e credevo pure che andassero benissimo e mi facessero volare.
Cosa a cui ho ripensato poco tempo fa, in una occasione di quelle migliori che ti da il forum, quella di conoscere gente conosciuta sul forum stesso e che ti fa conoscere posti nuovi in cui mai saresti andato.
Nel caso specifico l’utente Ottomilainsù, che io mi ero immaginato come un tipo palestrato e lampadato ed invece è un compassato professore di meccanica che colleziona pezzi di centrali elettriche.
Ho ripensato alle mie ruote oro nel preciso momento in cui ho aperto il bagagliaio della macchina una volta arrivato al luogo dell’appuntamento ed ho realizzato che avevo dimenticato la ruota anteriore della bici a casa.
La classica pecorata insomma. Per fortuna il compassato Ottomilainsù aveva di scorta una ruota con pp20mm e disco da 180mm ed abbiamo fatto il giro lo stesso.
E mentre compivo il giro in bici ho pensato a due cose:
-non mi capiterà mai più il culo di fare un giro con uno appena conosciuto che ha di scorta una ruota esattamente come la mia
-la sera che mi hanno rubato la bici al cinema ho visto “Ritorno a casa” di M.de Oliveira.
E nonostante il furto della bici questo me la fa ricordare con piacere.

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