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[Made in Taiwan] Visita a Giant

Discussione in 'Report' iniziata da marco, 22/1/12.

  1. eventhepopesmokesdope

    eventhepopesmokesdope Biker grossissimus

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    Mi fate paura, i nostri operai hanno molto da imparare dagli operai cinesi perché questi ultimi no si lamentano? In Cina è come in Italia per quanto riguarda i diritti?

    Sono in casa d'altri, il forum non è mio, per cui tolgo il disturbo. Scusate la mia impudente intromissione.

    Ho provocato un pesante OT, inutile perché la mia visione è diversa e inconciliabile. Avrei argomenti per continuare la discussione per 10000 anni, cosa completamente fuori luogo.

    Faccio i complimenti per il reportage, del quale non condivido in nessun modo il taglio, ma che comunque illustra, con un pun to di vista ben definito (come è giusto in una democrazia) una realtà (le grandi ditte orientali) effettivamente oggetto di snobismo. (In quanti a Friedrichshafen abbiamo definito quegli stand in fondo ai padiglioni "Chinatown)?

    OVVIO NON MI RIFERISCO A GIANT!

    Saluti
     
  2. burdenbike

    burdenbike Biker immensus

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    a prescindere da tutto, il forum serve anche per discutere....
     
  3. maxITR

    maxITR Biker tremendus

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    Guardando i report cina-taiwan potrei dire che in quei paesi sono molto più avanti di noi e mi secca dirlo. Se pensate che gli operai cinesi siano trattati in modo disumano,nelle nostre fabbriche non si sta tanto meglio. Io lavoro in fabbrica da diversi anni...la paga è sempre quella (sarà aumentata di 100 euro al massimo) ma è il costo della vita che sta andando alle stelle...e "per fortuna" che non ho famiglia altrimenti non so come andrei avanti con 1000euro al mese è un lavoro precario...e mi venite a dire che i cinesi vengono sfruttati?!
    Per quanto riguarda il sistema Toyota,lo stanno portando avanti anche nell'azienda dove lavoro...peccato che chi si occupa dell'organizzazione non sa nemmeno da dove cominciare. Se alla Giant producono fino a 6000 biciclette al giorno è perchè sono ben organizzati e non hanno perdite di produzione,l'operaio si preoccupa solo della mansione che deve fare.
     
  4. gancio

    gancio Biker serius

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    GT Sanction-Radon pro 29
    Alcune precisazioni:la fabbrica è di proprietà di Giant?Se si è comprensibile la richiesta di non citare i marchi,in caso contrario riterrei il reportage un pò parziale.Dalle foto ho l'impressione che però anche qui
    ci sia l'effetto "ispezione camerate"arrrivano i giornalisti tutto in tiro.Per il resto complimenti per l'iniziativa
    bici a 360° vuol dire anche far vedere la produzione e svegliare la discussione su molti aspetti,anche extra bici.
     
  5. spiri

    spiri Biker paradisiacus

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    liberazione, ettore, la meravigliosa, celestina
    bel reportage cosi come gli altri. cadono alcuni preconcetti che si hanno.
    quoto burdenbike il forum serve per scambiarsi delle pacifiche opinioni e credo che even e marco abbiano dato un grande esempio di cosa significa un "buon" forum. mi spiacerebbe che even non facesse parte piu' della famiglia :)
     
  6. ottomilainsu

    ottomilainsu Biker velocissimus

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    Nell'autunno del lontano 1999 ero stato in qualità di "esperto" per coadiuvare il commerciale estero della azienda per cui lavoravo, la defunta Ofmega, proprio nella fabbrica olandese di Giant.
    Già allora si capiva che erano organizzati e avanzati, che dietro c'era non solo il "business" di fare e vendere biciclette, ma soprattutto l'organizzazione e la mentalità di fare le cose con la giusta qualità in rapporto al prezzo.
    Noi eravamo in tre: io, la responsabile commerciale per l'estero, la rappresentante per il Benelux; loro pure in tre, con la differenza che io avevo di fronte tre ingegneri, giovani, motivati, preparati, che nella pausa pranzo hanno cominciato a parlare con me di Transalp, giri sulle alpi in MTB (*), gare... e io (al primo impiego!) che cercavo di fare del mio meglio pur con vistosi buchi nel mio inglese troppo scolastico.
    Il tutto mentre le due galline (non me ne vogliano le donne del forum) parlvano di bulbi di tulipani, borsette e altre amenità.
    Il problema?
    Cercare di far loro digerire un nuovo modello di movimento centrale a cartuccia, più economico (per noi) di quello precedente, ma di qualità inferiore e con parecchi dubbi da parte loro sulla sua durata.
    Infatti erano disposti ad acquistare ancora il modello vecchio se fosse rimasto in produzione, parliamo di un cliente che garantiva il 15% del fatturato dell'Ofmega!
    Me la cavai, da solo, probabilmente capirono che in quell'azienda italiana qualche persona seria c'era ancora... peccato che pochi mesi dopo, di fronte ai problemi che dava quel movimento, all'incapacità nostra di trovare la soluzione (non c'era più trippa per gatti!) l'Ofmega abbia perso anche quel cliente.
    Nel frattempo me ne ero andato pure io, prima che la barca affondasse...

    La realtà di quelle aziende, perlomeno quelle viste, mostra che si lavora bene, come o meglio che da noi.
    Io non ho foto dell'interno dell'Ofmega, non ci pensavo all'epoca, ma se le avessi che cosa potrei mostrare?
    Macchine vecchie e malandate, macchie ferme, montagne di pezzi mal riusciti accatastate in attesa di decisione, magazzino disordinato e pieno di pezzi d'epoca invenduti (ci ravanavo dentro appena possibile, ero e sono un curiosone irriducibile), layout dello stabilimento disegnato da un ubriaco...
    Sicurezza? Se si fosse rotto il tubo del gas che alimentava i forni di trattamento termico in men che non si dica lo stabilimento sarebbe stato arrostito, non parliamo del rumore o della nebbia d'olio nel reparto stampaggio.
    Aspirazione fumi? Se c'era, era del tutto insufficiente.

    Credo che oggi e sempre più, ovunque si trovi al mondo, se uno lavora male e deve confrontarsi con una concorrenza spietata, non sopravviva sia esso in Italia o a Taiwan.
    Anche se racconta di essere l'aziendina che "cura amorevolmente i propri prodotti dal primo colpo di lima al serraggio dell'ultima vite" ma poi per provare la durata di un movimento centrale lo sbatte sul tornio, ci ficca la contropunta e lo fa girare per tutta la notte.
    "Avom semper fat isè", "abbiamo sempre fatto così" dicevano, nella mia trascrizione del dialetto triumplino sicuramente sbagliata, difatti...
    Ah, ovviamente, lo stabilimento era off-limits, nessuno, nemmeno un potenziale cliente poteva entrare e visitare, temevano che si rubassero i preziosissimi segreti industriali... già, come il reparto galvanica in disuso, la linea mozzi ferma, i 200000 perni (si, avete letto bene, DUECENTOMILA pezzi!) movimento centrale fermi perché "bruciati" dal forno di carbocementazione dal processo difettosamente controllato per non voler mettere una sonda da qualche milione di lire, la linea presse ad alimentazione manuale con le "Raskin" belghe del '950... eccetera eccetera.

    Invece questi non hanno paura di farti vedere come lavorano, qualcosa se lo tengono per sè, ma ti fanno fotografare, alla fine è pubblicità e di quella buona!

    Vabbè...

    (*) Per un olandese appassionato di MTB (e se non lo eri alla Giant col cavolo che ti prendevano, specie se ti dovevi occupare di nuovi prodotti, progettazione e collaudo) sapere che vivevo (e vivo tutt'ora) sulle Alpi, a due passi dalle Dolomiti, da Cortina, a poco più da Venezia, fa un certo effetto...
    Ovvero, vedevo gli occhietti lucidi di uno che ti invidia perchè ogni volta che vuoi puoi prendere la MTB e andare nel suo ambiente naturale, e non nel polder della Flevoland, 15 metri sotto il livello del mare...

    Scusate il flashback autobiografico. :il-saggi:
     
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  7. EmilianoNF

    EmilianoNF Biker serius

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    Per quanto mi riguarda sono ben contento, che nel mio piccolo, i miei soldi li ho dati a MDE. Stessa cosa ho provato a fare per la BDC, pultroppo ho concretizzato con un marchio Italiano prodotto in Spagana.

    Voi sempre ottimi.
     
  8. ottomilainsu

    ottomilainsu Biker velocissimus

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    Per questo Giant Europe e molti altri volevano mantenere fornitori "locali" per tutta una serie di componenti alternativi.
    I tempi di consegna sono generalmente inferiori, ma all'Ofmega il management ci si mise d'impegno per allungarli :omertà:
     
  9. ottomilainsu

    ottomilainsu Biker velocissimus

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    Bisogna vedere la legislazione locale, probabilmente non le richiede come obbligo.
    Ma qui posso citare non pochi casi dove le condizioni di lavoro sono peggiori, in barba alla legislazione (e con il beneplacito di certi sindacalisti, se loro non parlano manco gli ispettorati si muovono).
     
  10. ottomilainsu

    ottomilainsu Biker velocissimus

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    Bella questa immagine: si vede il controllo del telaio provandone il suono, picchiettandolo con un martelletto.
    Dalla risposta si può capire se vi sono dei difetti che alterano l'integrità.
    Potrebbe sembrare un sistema rudimentale, ma qualitativamente permette di capire SUBITO se c'è qualche difetto pericoloso.

    Chi di voi ricorda il verificatore che picchiettava le ruote del treno con il martelletto? Con quel sistema, con un colpo solo, si poteva capire se il cerchione era criccato e quindi pericoloso.

    Poi si vede anche una cosuccia interessante sulla destra: il "palloncino" inserito nel telaio che viene gonfiato al momento della messa in stampo per far aderire bene il composito alla forma.

    Io vedo condotte di aspirazione, cappe sopra alle postazioni di smerigliatura, aria limpida e assenza di polvere.

    Avendo lavorato in aziende di carpenteria saldata posso solo descrivervi quanta polvere ci fosse in aria, per terra e ovviamente nei polmoni di chi lavorava.
    Alla faccia delle mascherine e dell'impianto di aspirazione fumi.
     
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