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[Made in Taiwan] Visita a Giant

Discussione in 'Report' iniziata da marco, 22/1/12.

  1. daniele3 vianello

    daniele3 vianello Biker serius

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    ancora un ottimo report come tutti gli altri,che finalmente ci tolgono quasi tutti i dubbi sulla qualità del prodotto che poi noi compriamo dai nostri negozianti di fiducia, ma resta sempre l'amaro in bocca x i guadagni che che i grandi marchi hanno su di noi...
     
  2. andrea_antonucci_91

    andrea_antonucci_91 Biker serius

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    a sto punto quasi quasi conviene comprare un biglietto aereo andata e ritorno e comprarsela lì la bici!!! sicuro costa meno...
     
  3. gasate

    gasate Biker forumensus

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    concordo sul test niccolai, e da buon operario cassaintegrato, vi posso dire che le 2 pause da 10 min le facevo anche io. ma la nostra fabbrica di elettrodomestici è saltata per la scadente gestione della stessa. gli operai nel bene e nel male lavorano. i ritmi sono tosti ma dipende anche dal posto di lavoro che hai. è risaputo che ci sono i posti più leggeri e quelli più pesanti. anche se il nostro direttore di fabbrica diceva che i posti erano tutti uguali. esempio, uno che mette tre viti e tre tasselli in plastica lavora come uno che mette 1150 pezzi di cemento al giorno da 15 kg. spero che l'italia abbia un cambiamento di mentalità e di direzione a roma, ma grazie a marco che ci ha dato un'idea della cina. io in cina ci sono stato, non nelle fabbriche ma in giro e se parliamo di inquinamento ci fregano di sicuro come per la produttività. un aneddoto, la guida che ci accompagnava ci disse "andiamo a visitare un paese rurale" gli chiedo ma quanta gente ci abita, "500000 persone" alla faccia del paese. quando loro svuotano una valle per fare il bacino, spostano anche 2 milioni di persone, come da noi ne spostano 500 per fare una diga. escludo dal discorso i cambiamenti climatici, sia chiaro. concludo esprimendo il consueto concetto, se vogliamo contrastare la cina compriamo roba con scritto made in italy, oppure niente.

    mi sono dimenticato di parlare sulla qualità del lavoro, leggete anche sopra, noi lavoravamo anche a turni, ma il bello era la pulizia, fatta solo nei momenti di fermo per qualche incidente, rumore da tappi aria con polvere da paura, utilizzo di collanti senza aspiratori, se finiva un pezzo sulla catena rimozione a mano almeno fermavamo la catena , sensori staccati ecc. in un'altra esperienza lavorativa, ho verniciato con una pistola a polvere di vernice infilandomi per verniciare dentro il forno, evviva taiwan.
     
  4. tasi

    tasi Biker novus

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    scusate ragazzi, non ho tempo di leggere la catena di botte risposte e commenti di tutti... Vedendo le immagini delle fabbriche Giant-DT etc.. mi si e' riaccesa la menoria. Vorrei solo portare la mia testimonianza in merito a catene di montaggio e bici.
    Eh si, perche' la mia prima mtb del '94 era un acciaio (-azzo) rigido , montato Shimano Altus C90, 21 velocita', proveniente proprio dalla fabbrica dove lavoraro e me n'ero innamorato montandola. Funzionava pure egregiamente, per le esigenze che avevo.
    Ebbene, tutti noi siamo od eravamo convinti che le condizioni dei lavoratori cinesi cono pessime se confrontate a quelle dell ns fabbriche europee.
    Alcuni numeri per farvi cambiare idea:
    in 60 secondi dovevo prendere il telaiazzo Heavy Duty quasi completo (forca, serie sterzo, manubrio completo di comandi, guarnitura), metterlo sulla catena rovescio come nelle foto Giant, fare dai 4 agli 8 filetti (dipende dai parafanghi e portapacchi), mettere il passacavo soto la scatola movimento, montare e fissare il gancetto di sicurezza alla forca per i cantilever, filettare il cambio (magari diritto possibilmente), montare il cambio e fissare la controvite cnc, montare e fissare il deragliatore (magari pure allineato..), montare e fissare il cavalletto. Da notare che le attrezzature erano pessime, obsolete e pure malfunzionanti. La catena veniva pulita soltanto quando lo sporco che aveva dentro ai carter ne bloccava il funzionamento. Tra una linea di produzione e l'altra non venivano eseguite pulizie perche' si perdeva tempo, cosicche' il rischio di inciampare in reggette, nylon cartoni etc era alto. Si poteva fumare a piacimento con conseguente richio d'incendio elevato. NON vi era tecnicamente tempo di fare pipi' (figuriamoci altre deiezioni ), la catena non si fermava se non a fine lotto di produzione, anzi, partiva 5 min prima e teminava 5 min dopo l'orario. Quando vi era un problema tecnico che rallentava la produzione arrivavano i titolare, (due fratelli)che ho visto addirittura litigare furiosamente tra di loro innanzi a tutti perche' l'uno non riusciva a "regolare" il cambio che l'altro aveva montato, ...ma pretendevano che noi ci riuscissimo. In 18 dipendenti montavamo, imballavamo e caricavamo su container almeno 250 bici al giorno. Con punte di 350. Non vi erano extracomunitari, vi ho lavorato per tre mesi, mio fratello per 6. La maggior parte della gente faceva mezza giornata di prova, al max 2 giorni e poi spariva. La fabbrica non era nel ns meridione, ma a Padova, e si montavano bici marchiate Atala. La Cina e' anche qui. Vergogna. No comment sulla qualita' della produzione .
     
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  5. tyui

    tyui Biker extra

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    vero,mandavano i manager a scuola di tempi e metodi con tragiche conseguenze
    stiamo regredendo a secondo mondo :nunsacci:
     
  6. panzer division

    panzer division Biker meravigliosus

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    @tasi: tutto il mondo è paese.

    e man mano che leggo le esperienze degli altri utenti, mi sembra di rivivere sempre lo stesso film.
     
  7. UppeR

    UppeR Biker assatanatus

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    A chi lo dici :medita:

    L'unica fabbrica decente in cui ho lavorato era la ABB (che poi ha chiuso)... il resto no comment...
     
  8. ottomilainsu

    ottomilainsu Biker velocissimus

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    Dovremmo capire che non è garantendo tutto solo ad una parte, a prescindere dal resto, che le condizioni migliorano o le aziende camminano.
    Purtroppo la mia esperienza e quella di molti altri confermano che a monte sta la capacità di chi dirige le aziende, capacità di far funzionatre le cose, di motivare e mettere in condizione di lavorare bene.
    Laggiù è facile, probabilmente: le aziende serie possiedono impianti adeguati, se in quelle condizioni lavori allora bene, se non reggi te ne vai, la normativa sul lavoro ha il suo peso.
    Peraltro i problemi ci sono dove si tira troppo la corda, chi tratta i dipendenti in maniera corretta in funzione del contesto generale lavora e cresce.
    Da noi ci si trova con situazioni come quelle descritte da altri interventi, chi rende deve rendere anche per quello che non regge (o non vuole reggere) il ritmo imposto, indipendentemente dalle condizioni dell'attrezzatura che è perlopiù vecchia, sfruttata, obsoleta.
    E' chiaro che non si regge alla concorrenza, ben presto si soccombe.

    Tutte cose da me viste e ampiamente fatte presenti a chi di dovere.
    Ma se la direzione non vuole sganciare i quattrini anche se fai presente che quella spesa la recuperi in DUE SETTIMANE e dopo è tutto guadagno, è una spesa e non si deve fare.
    Poco importa se la "Raskin" quasi perse il volano (2 tonnellate di acciaio da 2 metri di diametro che per poco non finì a spasso per la fabbrica) o se, in altro contesto, c'era un magnete di sollevamento da suddividere tra 5 squadre che operavano in due capannoni distinti...

    Non mancano le eccezioni, naturalmente, ma sono poche e il panorama generale vede un preoccupante regresso che già una dozzina di anni fa si intuiva essere cominciato ed essere quasi inesorabile.

    Regresso cominciato nel settore bici dalle stesse aziende produttrici di componenti.
    All'Ofmega si vantavano di essere i pionieri in questo, già serie sterzo e mozzi li acquistavano dall'oriente perché più economici e pure di qualità migliore.
    Il risultato fu che a poco a poco lo stabilimento si riempì di macchine dismesse e catene di produzione ferme, a nulla valsero i tentativi di rimettere in servizio linee di produzione obsolete conprodotti altrettanto obsoleti quando la richiesta superava la capacità di importazione, ormai il cliente era abituato ad un certo standard e la porcheria non la voleva più.
    Così a metà anni '90 l'azienda era ormai condannata, con prodotti vecchi e fatturato in calo, i profitti degli anni d'oro (1988 - 1995 circa) erano finiti altrove invece che in ammodernamento dello stabilimento, macchine efficienti, prodotti nuovi.
    Inutile fu il tentativo di risollevare le sorti a fine anni '90 prendendo su dei tecnici di buona volontà, senza la volontà dell'azienda di investire nel rinnovamento, anche le migliori idee erano destinate a naufragare se "dovevamo fare cose nuove adoperando stampi, macchine e attrezzature vecchie, senza cambiare nulla se proprio non necessario, visto che costava"
    R.I.P. Ofmega, e con essa moltissime aziende del settore ciclo italiano.
     
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  9. Vitoshi san

    Vitoshi san Ospite




    bè sentiamo...dove finisce secondo te l'umanità se chiudono le fabbriche?
    (con tutto il rispetto e aggiungo che non voglio essere polemico)
     
  10. marco

    marco Diretur
    Diretur

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    Diverse
    In quel momento l'umanità e i buoni propositi sono presto dimenticati, visto che si deve arrivare alla fine del mese.
     
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