Tech Corner Pedali: agganci vs flat

 

Rousou

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Secondo me sganciare nei pezzi più impegnativi è una fesseria, perché perdi quei benefici che proprio quando sei instabile fanno la differenza.
Per esperienza personale l'unico modo di cadere senza riuscire a sganciare i piedi è quando sei fermo, ma se sei fermo anche i danni sono limitati.

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Gianz

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Uhm... ma ti è mai capitato di "perdere la bici" nei tratti impegnativi? Oppure che si impunti la ruota davanti su un sasso o che la ruota dietro stacchi il sasso su cui stava facendo presa, facendolo saltare via. In entrambi i casi la bici si "imbizzarrisce" e tu rischi di venir disarcionato. Nel primo caso, proseguendo il moto tu ti sbilanci, e la bici ti ferma improvvisamente. Nel secondo, invece, la bici fa un saltino a vuoto e tornando a "mordere" la strada rischi di andare via di lato.
Nei tratti in salita in cui tendo a staccare spesso rischi di scivolare anche a piedi: pietre lisce, quelle nere, basaltiche, magari bagnate, per esempio. O fondo sconnesso con molte pietre mobili sul percorso. Lì proprio non riesco a star attaccato. Ho tentato anche di affrontare in velocità la cosa, ma l'unica conseguenza è stata quella di farmi ancora più male.
 

Gianz

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I Funn Mamba postati da Steve mi sembrano quasi preferibili: il prezzo è equivalente, la piattaforma, però, sembra più larga, on pin più allargati (anche se mi sembrano pochetti, 4 per lato. A questo punto ci sarebbero i single side, con più pin disponibili nella metà libera dall'aggancio).
Una soluzione del genere potrebbe essere una buona scelta. Per chi li usa: utilizzandoli occasionalmente con scarpe normali, la parte centrale del meccanismo di aggancio crea molto fastidio?
 

Rousou

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Uhm... ma ti è mai capitato di "perdere la bici" nei tratti impegnativi? Oppure che si impunti la ruota davanti su un sasso o che la ruota dietro stacchi il sasso su cui stava facendo presa, facendolo saltare via. In entrambi i casi la bici si "imbizzarrisce" e tu rischi di venir disarcionato. Nel primo caso, proseguendo il moto tu ti sbilanci, e la bici ti ferma improvvisamente. Nel secondo, invece, la bici fa un saltino a vuoto e tornando a "mordere" la strada rischi di andare via di lato.
Nei tratti in salita in cui tendo a staccare spesso rischi di scivolare anche a piedi: pietre lisce, quelle nere, basaltiche, magari bagnate, per esempio. O fondo sconnesso con molte pietre mobili sul percorso. Lì proprio non riesco a star attaccato. Ho tentato anche di affrontare in velocità la cosa, ma l'unica conseguenza è stata quella di farmi ancora più male.
Rimanere agganciato ti conferisce più sensibilità alla ruota posteriore, più stabilità perché rimani in "tensione" con tutti e due i pedali in ogni momento. La spinta più rotonda oltretutto normalizza la coppia ed aiuta a slittare di meno. Certo che in alcune situazioni non si sale, ma io se sgancio salgo ancora di meno ;).

Se ti sbilanci devi sganciare, ci mancherebbe!! Ma devi sganciare per mettere a terra il piede, non per pedalare! Più si pedala più si fa pratica e più si diventa disinvolti con il movimento di sgancio. Se può aiutare allenta le molle dei pedali, così con una qualsiasi rotazione si stacca.

Poi ci sono situazioni in cui non ti stacchi perché non c'è spazio di lato. Il mese scorso sono rimasto incastrato su un paracarro mezzo interrato, ho rischiato di caderci sopra perché quel piede 'in su' mica ci veniva via ;). Però obiettivamente, basta non ficcarsi in queste situazioni di merda, io volevo fare il fenomeno per non scendere a scavalcare la catena haha

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rad77

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Prima ero convinto che bisognasse aggredire la salita, passare sopra tutto, ma quando sei su fondo scassato questo fa si che ti parta la ruota dietro e buonanotte al secchio: sei buttato giù. Rallentando, proseguendo non dico quasi da fermo, ma controllando continuamente la bici, riesco a stare attaccato anche sul brutto, ma non sul bruttissimo.
Guarda, io non ho alcun titolo, né chissà quale esperienza per permettermi di voler insegnare a qualcuno ad "andare in bici", ma dissento sul fatto che ci sia un modo "giusto" (e quindi uno sbagliato) di affrontare una salita scassata in funzione dei pedali e contesto il fatto che quando si perde la trazione del posteriore sei per terra. Cioè, può certamente capitare, ma non ne farei una regola e nemmeno ne farei una questione di pedali.

A parte il fatto che spesso e volentieri è sufficiente non farsi prendere dall'agitazione (rieccoci) e continuare a pedalare riposizionando il peso per trovare nuovamente la trazione sufficiente a superare l'empasse (ed in questo l'SPD e la possibilità di pedalata rotonda aiuta molto a superare i punti morti e ritrovare la cadenza dopo mezzo giro a vuoto), ma anche nel caso in cui la situazione fosse compromessa e richiedesse il piede a terra, in che modo un SPD, che richiede solo una rotazione orizzontale del tallone potrebbe complicare le cose rispetto ad un pedale flat per "sganciarsi" dal quale è necessario sollevare il piede per liberarsi dai pin? Nel primo caso la manovra si può fare anche con il peso applicato sul pedale, nel secondo è solo il piede scarico che si può liberare facilmente.
È sempre il condizionamento mentale che agisce nell'ombra e che fa percepire una manovra più difficile dell'altra, quando in realtà sono egualmente facili (o difficili). Rimane un fatto soggettivo e di personale naturalezza del gesto. E ci sta, come detto, ma è una carenza lato rider, quindi risolvibile, non lato attrezzo meccanico.

Ma prima ancora di tutto ciò, vorrei sottolineare il fatto che la difficoltà di gestione di uno stop forzato durante un passaggio tecnico in salita non risiede affatto nei pedali, ma nell'altezza della sella che, a prescindere da dove fosse appoggiato il piede fino al decimo di secondo prima, non consente (salvo presenza di gradini naturali a portata di gamba, ma la solita legge di Murphy ci farà trovare una depressione del terreno, piuttosto...) di appoggiare direttamente il piede a terra, ma costringe a scegliere al volo un piede d'equilibrio, dove appoggiare l'intero peso corporeo per permettere di sollevare il sedere e di scendere di sella e solo a quel punto cercare un appoggio. Né più ne meno di ciò che accade in qualsiasi fermata della bici, in cui i piedi non toccano terra se tutto è settato a puntino, ma con le aggravanti della repentinità, dell'urgenza, del verosimile stato di affaticamento acuto e del peso che ci trascina a valle e che non aiuta i movimenti, né l'equilibrio già precario.
In tutto questo, l'influenza dei pedali nella difficoltà complessiva della manovra, escludendo la solita sindrome ansiosa, è praticamente pari a zero, dal punto di vista tecnico. Anzi, ripeto, sulla carta c'è un vantaggio per gli SPD rappresentato nella possibilità di sganciare la scarpa anche con il peso applicato interamente sul pedale (quando per fatalità ci si sbilancia dalla parte sbagliata) con, al limite, un piccolo colpo di reni.

Questa circostanza, a mio avviso, è proprio il simbolo delle criticità che vengono ingiustamente accollate ai pedali clipless e che invece sono da ricercarsi in tutta quella serie di concause transitorie che rendono di per sé delicata la situazione a cui poi si aggiungono le solite remore psicologiche non ancora/del tutto superate sull'uso dei pedali a sgancio.

Pedalare rotondo, lo dici anche tu, non è nè banale, nè immediato, nè scontato. E' qualcosa che va appreso ed allenato. Non è scontato tirare su la gamba mentre con l'altra stai premendo. Bisogna mettersi lì, farci caso, rendersi conto del gesto e gestire i due movimenti, che sono contrapposti, in contemporanea, prima con una parte del corpo, poi con quell'altra.
D'accordo su tutto. Ma la "fisima" non considerava la difficoltà e la necessaria applicazione per arrivare a sfruttare d'abitudine la pedalata rotonda, o rotondeggiante, ma sul fatto che questo potesse compromettere la "normale" attività pedalatoria a stantuffo. Non succede.
Io pedalo tendenzialmente rotondo, ma se salto sulla bici coi flat mi adatto (sensazione di insicurezza su qualsiasi tipo di scassato a parte...) fin dalla prima pedalata, così come mi adatto ai freni diversi, alla bici da corsa, a quella coi freni a bacchetta che uso per andare a fare la spesa, etc. etc.
È solo una "conoscenza motoria" in più, non toglie niente alla coordinazione psicomotoria di altri gesti atletico/sportivi.

:prost:
 

Sincopato

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Secondo me sganciare nei pezzi più impegnativi è una fesseria, perché perdi quei benefici che proprio quando sei instabile fanno la differenza.
Per esperienza personale l'unico modo di cadere senza riuscire a sganciare i piedi è quando sei fermo, ma se sei fermo anche i danni sono limitati.

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Dipende, cadere da fermo a volte può risultare più pericoloso e dannoso che cadere a 40 km/h in quanto da fermo cadi a peso morto e rischi di farti più male che in velocità quando il corpo ha una maggiore "elasticità" in caduta.......... Poi dipende sempre da caduta e caduta, ed è fondamentale anche scegliere la giusta tensione di serraggio della molla del pedale, in quanto se la stringi alla morte hai voglia che si sganci la tacchetta............
 

Gianz

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Nel primo caso la manovra si può fare anche con il peso applicato sul pedale, nel secondo è solo il piede scarico che si può liberare facilmente.

Ma prima ancora di tutto ciò, vorrei sottolineare il fatto che la difficoltà di gestione di uno stop forzato durante un passaggio tecnico in salita non risiede affatto nei pedali, ma nell'altezza della sella che, a prescindere da dove fosse appoggiato il piede fino al decimo di secondo prima, non consente (salvo presenza di gradini naturali a portata di gamba, ma la solita legge di Murphy ci farà trovare una depressione del terreno, piuttosto...) di appoggiare direttamente il piede a terra, ma costringe a scegliere al volo un piede d'equilibrio, dove appoggiare l'intero peso corporeo per permettere di sollevare il sedere e di scendere di sella e solo a quel punto cercare un appoggio.

Anzi, ripeto, sulla carta c'è un vantaggio per gli SPD rappresentato nella possibilità di sganciare la scarpa anche con il peso applicato interamente sul pedale (quando per fatalità ci si sbilancia dalla parte sbagliata) con, al limite, un piccolo colpo di reni.

Questa circostanza, a mio avviso, è proprio il simbolo delle criticità che vengono ingiustamente accollate ai pedali clipless e che invece sono da ricercarsi in tutta quella serie di concause transitorie che rendono di per sé delicata la situazione a cui poi si aggiungono le solite remore psicologiche non ancora/del tutto superate sull'uso dei pedali a sgancio.
Riporto solo alcuni punti del tuo intervento che reputo molto utile e interessante, ma con un paio di cose che non mi tornano.

L'altro ieri stavo percorrendo una salita assassina: secondo il ciclocomputer era una pendenza del 27%, mentre secondo il gps si andava dal 36 al 41%. Il fondo era una colata di cemento, probabilmente fatta per impedire che le piogge si portino via il tutto.
Ad un certo punto non ne potevo più: le gambe stavano mollando, e avevo pure finito di sputare quel che rimaneva dei polmoni.
Faccio per staccare, mentre ero in pedalata (rapporto agile, un 22 davanti per 32 dietro) ma niente: finchè esercitavo il peso e il gesto della pedalata il piede non voleva saperne di andare in rotazione. Tra l'altro, non ho mai capito perchè, non ho la capacità di ruotare il piede verso l'esterno, ma solo verso l'interno. Ho provato non so quante volte ad invertire la cosa, ma niente: riesco a ruotare verso l'esterno solo a gamba stesa, mentre a gamba piegata non c'è verso. Lo sgancio è impostato al minimo grado di costrizione, per cui anche tirando dovrebbe venire via, ma niente. Le placchette sono le SH51. Alla fine sono riuscito a sganciarmi perchè, arrivato su un tornante, avevo uno spiazzo giusto in uscita e mi ci sono infilato. Sennò non staccavo.

Concordo con l'altezza di sella: abbassandola di mezzo cm ho già avuto un feedback più che positivo sullo scassato. Sgonfiando un pelino le gomme, che sono tubeless, ho ridotto inoltre il rimbalzo della bici sullo sconnesso. Ma più di così se abbassassi ulteriormente la sella, non riuscirei più a pedalare decentemente sul ripido, arrivando a non aver più quella rotondità nel gesto.

Comunque ci sto lavorando... Voglio vedere se l'avranno vinta la paura e i flat, o il sottoscritto. :mrgreen:
 

rad77

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Comunque ci sto lavorando... Voglio vedere se l'avranno vinta la paura e i flat, o il sottoscritto. :mrgreen:
Questo è lo spirito!! :mrgreen:
Per il resto: credo (non mi è neanche mai venuto in mente di provare...) che sganciare col tallone all'interno sia parte del problema, ancorché potenzialmente pericoloso, sia per il rischio di infilare il tallone tra i raggi o la trasmissione, sia per rischio di essere ostacolati nel movimento di sgancio dalla pedivella.
Io uso le SH51 con le molle SPD ad una tacca dalla massima durezza fin dal primo giorno di ogni pedale SPD nuovo (penso che uno sgancio involontario possa essere enormemente più pericoloso di un non-sgancio, cosa che peraltro non ricordo mi sia mai capitato, se non per motivi non legati alla durezza della molla..) e non ho mai problemi, non mi capita mai di pensare ai pedali ed al fatto che sono agganciato o che devo sganciare. Proprio mai. Mi capita, invece, di essere in difficoltà nel ripartire in sicurezza se mi sono fermato lungo una discesa ripida, quando la bici non rimane ferma neanche coi freni tirati. Lì sì, se non c'è un albero o qualcosa che mi aiuti a prendere l'assetto prima di precipitare giù, mi capita di "rimpiangere" i flat, ma in nessun'altra occasione.
È così adesso, naturalmente, ma non dimentico i periodi in cui solo l'idea di dovermi fermare mi spingeva a fare, durante la frenata, complessi calcoli trigonometrici ed equazioni spazio/tempo per stabilire il momento ed il lato giusto per sganciare, salvo poi cadere inevitabilmente sull'altro lato.
Ora, ciò di cui stiamo discutendo è ben al di là di quei primi approcci timorosi allo sgancio rapido, ma basandomi sulla mia esperienza, pur chiaramente non generalizzabile, ti dico che prima o poi ricorderai queste tue difficoltà con la tenerezza che riservi ai ricordi dei bei tempi andati! :mrgreen:

Chiaramente l'altezza sella è un parametro talmente importante per la postura e per la pedalata che non può essere soggetto a grandi variazioni solo per affrontare dei brevi tratti di un'uscita, quindi io non la muovo dall'altezza "corretta", però col reggisella telescopico, in presenza di strappi ripidi e tecnici dove la probabilità di impuntare è piuttosto elevata, mi capita di abbassare la sella di una decina di cm, pedalare "in sospensione" (cioè non in fuorisella col peso avanzato, ma tenendo il sedere sostanzialmente dove starebbe se ci fosse la sella) ed in caso di stop improvviso sfruttare l'assenza della sella per riuscire ad appoggiare più facilmente un piede da qualche parte. Ma questo indipendentemente dai pedali in uso.

:prost:
 
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Rousou

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Dipende, cadere da fermo a volte può risultare più pericoloso e dannoso che cadere a 40 km/h in quanto da fermo cadi a peso morto
Adesso non iniziamo a dire cose strane, perché cadere a 40km/h non lo auguro a nessuno in fuori strada, ma nemmeno su asfalto che ti porti via la pelle fino alle ossa!!!

La cosa peggiore di cadere da fermo è prendere un colpo sui fianchi, che se sei 'anziano' rischi di rompere un'anca. Ma non c'è paragone con fare voli ad alta velocità.


Tornando alle cose serie. Secondo me non devi pensare di sganciare il tallone verso l'interno o l'esterno. Io mi metterei nell'ordine mentale di allontanare tutta la gamba dalla bici, senza voler tirare il piede in su. Non devi pensare al movimento, è molto più facile di così, devi automatizzare!!
Prova a metterti in sella appoggiato al muro di casa, e stai lì a sganciare da fermo finché non viene fluido: approccia in modo diverso gli sganci, pensa che sia normale perché se pensi sia difficile non ci riuscirai mai!! ;)
 

valium64

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Che cadere da fermi sia sempre e comunque meno pericoloso lo vorrei vedere dimostrato scientificamente.
Certo una mina a 40 km/h quasi sicuramente fa male, ma spesso le fratture o i traumi più rognosi si presentano proprio quando meno c'è lo aspettiamo, proprio perché non essendo fisicamente reattivi e concentrati a sufficienza al perdere del equilibrio anzi che reagire prontamente si viene presi contropiede e si fa il movimento peggiore o ci si appoggia nel modo sbagliato.
Esempio classico la caduta da fermo dove perdendo l'equilibrio cerchiamo di rallentare l'impatto mettendo mano o braccio a terra e andiamo a soffrire traumi alla spalla e al polso gravandovi sopra a peso morto, mentre nello stesso punto cadendo in movimenro probabilmente tenderemo a rannicchiarci e magari otterremo più ematomi ma meno traumi.
Il "problema" degli SPD per chi non vi si sente tranquillo è proprio quello che si rischia per pensare a sganciare o ancor peggio che non ci si riuscirà a sganciare di fare i movimenti peggiori se non addirittura andare noi stessi a determinare la caduta pensando a come prevenire una eventuale.
 
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Gianz

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Adesso non iniziamo a dire cose strane, perché cadere a 40km/h non lo auguro a nessuno in fuori strada, ma nemmeno su asfalto che ti porti via la pelle fino alle ossa!!!

La cosa peggiore di cadere da fermo è prendere un colpo sui fianchi, che se sei 'anziano' rischi di rompere un'anca. Ma non c'è paragone con fare voli ad alta velocità.


Tornando alle cose serie. Secondo me non devi pensare di sganciare il tallone verso l'interno o l'esterno. Io mi metterei nell'ordine mentale di allontanare tutta la gamba dalla bici, senza voler tirare il piede in su. Non devi pensare al movimento, è molto più facile di così, devi automatizzare!!
Prova a metterti in sella appoggiato al muro di casa, e stai lì a sganciare da fermo finché non viene fluido: approccia in modo diverso gli sganci, pensa che sia normale perché se pensi sia difficile non ci riuscirai mai!! ;)
Più che altro: cadere a 40 km/h nel fuori strada... ti ammazzi direttamente se ti va di lusso. SPD o Flat che siano, se cadi a quella velocità sei finito.
Quando cado di fianco, sempre verso le pietre, naturalmente (la legge di Murphy...), vero, rischi il colpo sull'anca, ma pure la frattura di polso, capitello radiale, qualche altro osso della mano, lussazione della spalla. Tutte le ossa, insomma, relative alle braccia. Questo vale per me che quando cado e rimango attaccato in automatico, vado a metter "le mani avanti".

Sul movimento di sgancio, purtroppo non riesco a tirare il tallone verso l'esterno. Il piede non ha spazio. Probabilmente è una magagna mia a livello di ginocchio, scarsa mobilità... boh.
Ho provato anch'io il movimento fino alla nausea, e funziona nel 90% dei casi: nella gran parte delle situazioni sgancio il piede quale sia la sua posizione nel corso del movimento di pedalata. Non rischi mai, sganciando all'interno, che vada su raggi o ruota... al massimo sbatti su borraccia e tubo verticale del telaio... non è che mi stia simpatico, ma almeno ci riesco.

Il problema, appunto, arriva nell'incerto. Tipo ieri sera: bellissimo sentierino in salita, pendenze tra il 22 e il 24%, fondo un po' scassatino, ma non troppo, e qualche radice di traverso. Niente... appena si è ristretta la pista diventando una traccia in salita sul bosco, senza pensarci più di troppo ho sganciato. E il bello è che dopo sono riuscito a percorrerlo lo stesso senza mai fermarmi e/o appoggiare un piede. Quindi, perchè la mia testa continua a voler esser staccata? Uff... Mi toccherà, dopo il biomeccanico, andare dal Bicipsicologo! :mrgreen:
 

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milazzo
Dal lato della mia ignoranza ,
io provato SPD decathlon+ scapette xlc serie prima e ... pedali flat seri( quelli con pin a vite intercambiabili +scapette tipo skate) i flat + scarpette + economici degli SPD+ scarpette primo .
Poi infine per portarmi ai flat, e' stata la comodita' e la praticita',
1°"osare un po di piu' "insomma si inchiodano le suole delle scarpe a seconda dei pin come le spd ... ma danno sicurezza come base larga e stacco immediato" , nonche' se uno fa salite e' comodo con scarpe passeggio nei tratti camminati.
Insomma da ignorante credo spd per xc su lunghi percorsi, ma flat per tutto il resto .
 

Sincopato

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Che cadere da fermi sia sempre e comunque meno pericoloso lo vorrei vedere dimostrato scientificamente.
Certo una mina a 40 km/h quasi sicuramente fa male, ma spesso le fratture o i traumi più rognosi si presentano proprio quando meno c'è lo aspettiamo, proprio perché non essendo fisicamente reattivi e concentrati a sufficienza al perdere del equilibrio anzi che reagire prontamente si viene presi contropiede e si fa il movimento peggiore o ci si appoggia nel modo sbagliato.
Esempio classico la caduta da fermo dove perdendo l'equilibrio cerchiamo di rallentare l'impatto mettendo mano o braccio a terra e andiamo a soffrire traumi alla spalla e al polso gravandovi sopra a peso morto, mentre nello stesso punto cadendo in movimenro probabilmente tenderemo a rannicchiarci e magari otterremo più ematomi ma meno traumi.
Il "problema" degli SPD per chi non vi si sente tranquillo è proprio quello che si rischia per pensare a sganciare o ancor peggio che non ci si riuscirà a sganciare di fare i movimenti peggiori se non addirittura andare noi stessi a determinare la caduta pensando a come prevenire una eventuale.
Esattamente, ma anche perchè sostanzialmente da fermo si cade "a peso morto" su se stessi quindi si carica tutto il proprio peso addosso, se poi si aggiunge anche quello della bici che magari ci vine addosso perchè gli spd chiaramente non si sganciano si fa il resto del danno.......... Poi come ho scritto dipende sempre da caduta a caduta e "dall'eventuale sfiga"..........
Infatti anche per quanto riguarda gli spd gioca molto il fattore psicologico.......... E' chiaro che poi ci possono essere delle situazioni particolari ed estreme dove avere entrambi i piedi attaccati non è consigliabile, ma a mio avviso se affrontare percorsi al limite è una prassi sarebbe più utile indirizzarsi verso altri tipi di pedale............
 

Sincopato

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Più che altro: cadere a 40 km/h nel fuori strada... ti ammazzi direttamente se ti va di lusso. SPD o Flat che siano, se cadi a quella velocità sei finito.
Quando cado di fianco, sempre verso le pietre, naturalmente (la legge di Murphy...), vero, rischi il colpo sull'anca, ma pure la frattura di polso, capitello radiale, qualche altro osso della mano, lussazione della spalla. Tutte le ossa, insomma, relative alle braccia. Questo vale per me che quando cado e rimango attaccato in automatico, vado a metter "le mani avanti".

Sul movimento di sgancio, purtroppo non riesco a tirare il tallone verso l'esterno. Il piede non ha spazio. Probabilmente è una magagna mia a livello di ginocchio, scarsa mobilità... boh.
Ho provato anch'io il movimento fino alla nausea, e funziona nel 90% dei casi: nella gran parte delle situazioni sgancio il piede quale sia la sua posizione nel corso del movimento di pedalata. Non rischi mai, sganciando all'interno, che vada su raggi o ruota... al massimo sbatti su borraccia e tubo verticale del telaio... non è che mi stia simpatico, ma almeno ci riesco.

Il problema, appunto, arriva nell'incerto. Tipo ieri sera: bellissimo sentierino in salita, pendenze tra il 22 e il 24%, fondo un po' scassatino, ma non troppo, e qualche radice di traverso. Niente... appena si è ristretta la pista diventando una traccia in salita sul bosco, senza pensarci più di troppo ho sganciato. E il bello è che dopo sono riuscito a percorrerlo lo stesso senza mai fermarmi e/o appoggiare un piede. Quindi, perchè la mia testa continua a voler esser staccata? Uff... Mi toccherà, dopo il biomeccanico, andare dal Bicipsicologo! :mrgreen:
Cadendo di fianco puoi rischiare ad esempio di farti male anche l'esterno della rotula ad esempio..........
Purtroppo il fattore psicologico è "una brutta bestia" che spesso condiziona più del fisico stesso nonchè delle propie reali capacità.......... Poi considera che determinati single track sono uno spauracchio per molti: in un intervista di qualche anno fa il C.t della nazionale di MTB Mirko Celestino raccontava che quando ha iniziato a dedicarsi alla MTB dei single track stretti ne aveva una paura incredibile tanto non mancavano cadute continue, e c'è voluto molto tempo per padroneggiarli con sicurezza........... Io ad esempio per affinare la tecnica nei single track stretti sia in discesa che salita, avendo la bici da ciclocross con "ruotine" di sezione 1.30 uso quella, e quando determinati passaggi mi riescono male, spesso perchè mi irrigidisco, cerco di ripeterli più volte........ Anche sui dossi ripidissimi ma corti la bici da CX mi aiuta a trovare sicurezza anche se comunque le cadute non mancano..........
Non è che chiudi troppo la molla degli spd?
 

Gianz

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SPD completamente (o quasi) aperti. Il primo giorno staccavano così facilmente che rischiavi nelle discese che partisse il piede. Ho fissato di un quarto di giro, ma sono sempre su valori ben al di sopra di quelli standard.