Crocodile Trophy 2011: molte sorprese, grande Italia

Crocodile Trophy 2011: molte sorprese, grande Italia

29/10/2011
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29/10/2011

Al Crocodile cadono le teste di serie, vince un gregario di lusso, gli italiani fanno un figurone. Dal diluvio iniziale alla siccità, dieci tappe memorabili.

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Non sappiamo se il numero 17 accompagni la fortuna oppure no. Sicuramente ha portato innumerevoli colpi di teatro sull’affascinante palcoscenico australiano del Crocodile Trophy, giunto quest’anno alla 17esima edizione.
La corsa, dal 18 al 27 ottobre, dieci tappe per 1.242 km previsti con 12.770 metri di dislivello da Cairns a Cooktown, ha perso immediatamente uno dei suoi sicuri protagonisti, ossia l’olandese Bart Brentjens, che non è riuscito nemmeno a prendere il via della prima tappa a causa di un forte stato influenzale. Ma non era che la prima di molte sorprese di questa massacrante competizione. Proprio la prima tappa veniva annullata, pensate un po’, per la pioggia torrenziale, che aveva reso impraticabili i sentieri che da Cairns portavano a Lake Tinaroo, trasformandoli in trappole fangose per le bici e soprattutto per i mezzi di assistenza. Fatto assolutamente inconsueto dopo due mesi di siccità, tanto più accaduto nella stagione tipicamente secca del Queensland.

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Pioggia battente, ma per fortuna non così intensa quanto il giorno prima, anche per la seconda tappa, da Lake Tinaroo a Koombooloomba, 121 km con 1.500 metri di dislivello. Vittoria di forza per il “toro” rossocrociato Urs Huber, in gara come tanti altri con una mtb 29er, che vestiva così la maglia di leader, conservandola senza tanti problemi fino al termine della quinta tappa, con temperature gradualmente migliori e finalmente consone al periodo e alla zona.
La sesta frazione, 189 km con 2.000 metri di dislivello da Mt. Mulligan a Mt.Mulgrave, risultava avversa a Urs Huber, che incappava in una serie impressionante di forature, oltre a non potersi rifocillare e dissetarsi adeguatamente per il mancato arrivo dei camion nei previsti punti di ristoro. I camion erano infatti rimasti intrappolati nelle acque del fiume Mitchel e hanno avuto bisogno dei mezzi di assistenza per uscirne. Fatto sta che il vantaggio di oltre sei minuti che Urs Huber aveva prima della tappa si è poi tramutato in sette minuti di ritardo dall’olandese Jeroem Boelen, leader un po’ a sorpresa ma sempre molto regolare nelle sue prestazioni di tappa.

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Settima frazione appannaggio dell’ex professionista austriaco Christophe Sokoll, con Huber che rosicchiava una manciata di secondi al capoclassifica. L’ottava tappa vedeva Huber all’attacco, tirando sempre il gruppo con un ritmo insostenibile per ricevere cambi. Una tattica infruttuosa che lasciava del tutto invariata la classifica.
Lo sforzo profuso dall’elvetico Huber, che ricordiamo vincitore del Crocodile nel 2009 e 2010, ne fiaccava oltre misura le difese immunitarie, provocandogli uno stato febbrile che lo costringeva alla resa prima della partenza della penultima tappa, consegnando di fatto il titolo nelle mani dell’olandese Boelen.

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Le ultime due frazioni erano infatti semplici formalità, con Boelen che controllava agevolmente, chiudendo nella generale con 56 minuti di vantaggio sull’austriaco Wolfgang Krenn.
Giunto in Australia con il compito di guardaspalle al suo capitano Bart Brentjens, Boelen si è trovato a recitare un ruolo di punta quando Brentjens ha dovuto alzare bandiera bianca causa forte influenza. Libero da obblighi di squadra, ha corso sempre con grande acume tattico, conquistando cinque tappe e controllando le rimanenti quattro. Certo, se Urs Huber non fosse incappato in una sfortunatissima sesta tappa, con il successivo ritiro prima della nona, magari il successo del 33enne olandese sarebbe stato in discussione fino agli ultimi km di questo Crocodile. Boelen non è comunque nuovo a successi di spessore. Ex stradista, nella sua carriera su strada ha vinto il Tour di Liegi, davanti a campioni del calibro di Robert Gesink e Johnny Hoogerland, e due tappe dell’Olympia Tour olandese.
Tra le donne si è imposta la “local” Jessica Douglas, che ha chiuso con una eclatante 29esima posizione assoluta nella classifica generale.

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In gara anche cinque indomiti atleti italiani, bravissimi a concludere brillantemente il Crocodile Trophy. Il friulano Pio Tomasetig (Team Danieli) si è aggiudicato perentoriamente la classifica della categoria Master 3, vincendo tutte le tappe e terminando sempre tra il 37esimo e il 40esimo posto assoluti, cosa che gli ha fruttato il 35esimo posto finale nella classifica generale. Sebastian Favaro e Daniele Modolo, in gara con un tandem rosa, hanno chiuso secondi tra i tandem, 41esimi nella generale. Gianni Banterla e Nicola Gianfranceschi, compagni del Bici Club Cavaion Veronese, hanno concluso al 62esimo e 63esimo posto, condividendo quasi sempre gli arrivi di tappa. A loro, appassionati amatori, le nostre più calorose congratulazioni.

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Qui la classifica generale.
Qui l’imperdibile fotogallery. Guardate tutte le foto, valgono davvero il tempo speso per farlo.
Altre info e report della gara sul sito ufficiale www.crocodile-trophy.com.