I Fro Riders e la Rocky Mountain Pipeline

I Fro Riders e la Rocky Mountain Pipeline

21/03/2014
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21/03/2014

Autore: Francesco Mazza

Quando si parla di Freeride, si fa riferimento a una visione della Mountain Bike, che probabilmente è nata con la MTB stessa e ne farà sempre parte. Ma in particolare, con il termine Freeride, identifichiamo un movimento che ha caratterizzato un vero e proprio periodo storico, nato in British Columbia, in Canada, tra il ’96 e il ’97 per merito della scintilla creativa di Wade Simmons, Richie Schley e Brett Tippie, pionieri di questa “non disciplina”, e dissipatosi solo pochi anni or sono, probabilmente per mancanza di input, o forse soppiantato dal ritorno in voga delle competizioni.

Simmons, detto anche “the Godfather of Freeride” (il Padrino del Freeride), Schley e Tippie, giravano il mondo come evangelisti di questo nuovo stile di interpretare la MTB, uniti sotto il nome di Fro Riders. Hanno segnato il passaggio dalla Mountain Bike intesa come competizioni con le tutine in Lycra, a quella del divertimento tra amici, girando per i boschi di Vancouver e di tutto il mondo, alla ricerca di drop, linee divertenti e salti imponenti, vestiti con jeans o baggie shorts, T-shirt e scarpe da skate, ovviamente con pedali flat.

Pubblicità Rocky Mountain con la presentazione del tour mondiale dei Fro Riders:

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I tre freeriders canadesi erano uniti sotto il marchio Rocky Mountain che, condividendo l’approccio alla Mountain Bike divertente e spettacolare, tipico dei Fro Riders, divenne ben presto il marchio di riferimento per l’intero movimento freeride internazionale. Nel 1998 Rocky Mountain sforna la prima Mountain Bike dedicata esclusivamente al Freeride: la Rocky Mountain Pipeline. Con questa bici inizia una vera e propria epoca. Non si useranno più bici da DH o da XC per saltare e divertirsi nei boschi, ma le aziende, partendo da quelle canadesi per poi espandersi al resto del mondo, cominceranno piano piano a inserire nei cataloghi diversi prodotti dedicati a questa nuova specialità.

Wade Simmons mostra orgoglioso il telaio Pipeline, in esposizione nella sede Rocky Mountain insieme agli altri telai da lui utilizzati durante la sua carriera – Credits: Vital MTB

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La Pipeline non fu un progetto pretenzioso, un esercizio di stile o uno sfoggio di tecnologie. Si trattava esclusivamente di una bici robusta, concreta e semplice, con qualche difetto, che servì da base per lo sviluppo della successiva gamma Rocky Mountain dedicata al Freeride. Tubazioni tonde Easton HBO per le prime versioni oppure Easton RAD per le ultime versioni del triangolo anteriore, colorazioni vivaci e uno degli ultimi sistemi URT (Unified Rear Triangle) che siano stati commercializzati nella storia della MTB. Il sistema URT, molto diffuso nella metà degli anni ’90, purtroppo è stato uno dei più fallimentari sistemi di sospensione utilizzati su di una Mountain Bike, con alcuni pregi eccellenti, ma anche dei gravi difetti, decisamente incompatibili con lo sviluppo tecnologico dei successivi anni.

L’URT di fatto, prevede che il movimento centrale sia solidale al carro invece che al triangolo anteriore, quindi il peso del rider influenza la sospensione in modo totalmente differente da quello a cui siamo abituati. Innanzi tutto la grande differenza la fa il fatto di guidare in piedi, caricando il peso solo sul carro, piuttosto che seduti, quindi caricando il peso anche sul triangolo anteriore. Questo si traduce in alcuni comportamenti atipici della sospensione: pedalando in piedi la sospensione non bobba, mentre da seduti, oltre a bobbare, riduce anche la distanza tra sella e movimento centrale durante il movimento oscillatorio, creando dei grossi disagi in fase di pedalata. La sospensione è totalmente esente da pedal kickback, ma soffre molto dell’inibizione dovuta all’azione del freno. Ultimo ma non ultimo, la sospensione non viene attivata completamente quando non si sta seduti in sella, dato che il peso del corpo è concentrato sul movimento centrale, che essendo solidale al carro, ne smorza la libertà di movimento, tenendolo premuto a terra. Per questo motivo sulla Pipeline non erano rare le rotture del movimento centrale o anche del carro stesso.

Dettaglio del carro URT della Rocky Mountain Pipeline – Credits: Vital MTB

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Una feature interessante del telaio Pipeline era la possibilità di variare l’escursione della sospensione posteriore in pochi secondi. Il carro era predisposto con un supporto dell’ammortizzatore strutturato ad asola, con una scanalatura interna come guida per i riduttori delle boccole dell’ammo e tre sedi esterne di forma circolare, nelle quali venivano posizionate le battute di un apposito perno a sgancio rapido, tramite il quale si poteva allentare l’asse e cambiare posizione all’ammo. Le tre posizioni conferivano rispettivamente 4″,5″ e 6″ di escursione alla Pipeline.

Il sistema a sgancio rapido che consente di modificare velocemente l’escursione alla ruota della Pipeline tra 4,5 e 6 pollici – Credits: Vital MTB

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L’ammortizzatore che avete visto in queste foto, evidentemente molto più recente della Pipeline, è stato montato solo come esempio per mostrare il telaio completo, dato che le bici del museo del quartier generale Rocky Mountain vengono esposte generalmente senza ammortizzatore. Normalmente la Pipeline montava un Fox Vanilla R, come quello che nella foto successiva vediamo montato su di un raro prototipo in carbonio.

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Da questa bici è partito lo sviluppo della storica serie RM dedicata al Freeride, con la prima edizione della RM6 uscita nel 2000, seguita nel 2001 dalla celeberrima RM7 e dalla versione da Freeride estremo RM9, e in seguito dalla Switch e dalla più recente RMX.

Rocky Mountain history

In questo epico segmento finale del video Shift, uscito nel 1999, Wade Simmons mostra cosa intendevano allora i Fro Riders per divertirsi in bici, tra skate park e periferia di Vancouver. Notare cosa accade a due terzi e nel finale del video, a conferma di quanto detto precedentemente riguardo la sospensione URT.

Rocky Mountain con la Pipeline ha collocato una pietra miliare sulla strada della MTB. Da qui è partito un movimento, una cultura, un genere di telai e di componenti dedicati a un modo completamente nuovo di vivere la bici. Questi erano i tempi in cui il Freeride è nato, in sella a una Rocky Mountain Pipeline.

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