Il diario di Justin Leov dopo l’EWS di Valloire

Il diario di Justin Leov dopo l’EWS di Valloire

24/06/2014
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24/06/2014

La 3° manche dell’EWS 2014 raccontata da uno dei suoi principali protagonisti. Parole di Justin Leov. Fotos di Jérémie Reuiller.
Buon divertimento!
23 Giugno 2014

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Devo dire che sono stato piuttosto occupato dopo la manche scozzese dell’EWS. Come coach del team Trek World Racing di Downhill ho accompagnato la squadra alle prove della Coppa del Mondo prima a Fort William e poi a Leogang. Io stesso imparo molto passando un po’ di tempo a bordo pista ad analizzare le migliori traiettorie possibili per i rider del team.

La strada da Leogang ci ha portato poi attraverso le Alpi italiane e in seguito al Monte Bianco: l’occasione di fare il pieno di caffè e panorami mozzafiato!

Il giro di ricognizione, tra tratti rocciosi e boschi, svelava la bellezza dei percorsi di Valloire e la loro natura selvaggia. Il format della corsa francese prevede un solo giro di ricognizione per speciale, per dare uguali chance a tutti.

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1° giorno della competizione.
La Speciale 1 offriva fin dalla partenza un tratto piuttosto roccioso, poi più rapido, qualche salita e un passaggio nel bosco. Le sensazioni erano buone in sella alla mia Trek Remedy 29er. Ho fatto un run pulito finendo in 3a posizione, un buon inizio. Ero fiducioso e sentivo che sarei stato in grado di recuperare il mio ritardo sul miglior tempo. Dei rumori sospetti alla fine della speciale mi hanno fatto notare una maglia schiacciata, di sicuro colpita da un sasso schizzato sulla catena. Ho iniziato quindi la Speciale 2 con una catena nuova.

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La seconda speciale doveva essere percorsa due volte lo stesso giorno. Si trattava della speciale più lunga e fisica del fine settimana. Poco dopo la partenza un passaggio nella neve avrebbe tratto in inganno più di un rider. Resa molle dal caldo, la neve inghiottiva alcuni punti della strada, facendo sbalzare improvvisamente il corridore oltre il manubrio. Non era difficile perdere 10 – 20 secondi solo su questo passaggio. La mia tattica era di passare a tutta velocità, cercando di evitare qualsiasi perdita di controllo. E funzionò piuttosto bene! Oltre a questo passaggio era importante mantenere costante l’intensità dello sforzo per tutta la speciale. Ero infatti un po’ troppo aggressivo, considerando la difficoltà tecnica, e finivo per consumare energia nel recuperare alcune volate, che rischiavano di farmi perdere il controllo della situazione. Nonostante tutto ho terminato la Speciale con il miglior tempo. È la prima volta che sono il più veloce in una Speciale EWS e anche se sapevo che ce la potevo fare, riuscirci mi diede una sensazione davvero inebriante!

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La Speciale 3 era una ripetizione della seconda. Ho avvisato il mio meccanico e il team manager che avrei corso in modo più “conservativo” questa volta. Arrivato alla partenza con un po’ di anticipo, ne ho approfittato per dare di nuovo un’occhiata al tratto innevato, curioso di osservare l’evoluzione con 30 °C. Si erano formati profondi solchi e ho deciso di cambiare strategia nel passaggio seguente. Sarei passato a una velocità più ragionevole nel solco più profondo, che mi sembrava offrire la base più solida. Quando finalmente mi sono lanciato, avvicinandomi alla neve ho trattenuto il fiato. Ho preso la curva di avvicinamento abbastanza larga per entrare bene in traiettoria nel solco… le grandi ruote sono passate senza alcuna esitazione e di nuovo ero proiettato in un run che volevo il più “pulito” possibile. Gestendo al meglio lo sforzo fisico e la fluidità della guida, ho terminato di nuovo con il miglior tempo!

Non potevo chiedere di meglio, ero in testa alla classifica alla fine della giornata con un vantaggio di 30 secondi sul secondo. Che giornata!

2° giorno della competizione.
La giornata precedente era stata estenuante per i rider ma anche per la meccanica. Ho cambiato i pedali, il deragliatore, la catena e gli pneumatici. Le mie ruote avevano terminato la giornata più ovali che rotonde, ma Ray fece un ottimo lavoro sulla bici per farmi ripartire nelle migliori condizioni. Il mio obiettivo era gareggiare senza correre rischi inutili. Potevo permettermi di perdere qualche secondo ma dovevo fare tutto il possibile per evitare problemi meccanici o cadute.

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La Speciale 4 era piuttosto breve ma complicata. Tanti sassi e una sezione in discesa bella ripida nel bosco. Una continua derapata… davvero il massimo! Avevamo aumentato la pressione delle gomme per evitare spiacevoli sorprese. Sono arrivato 7° un po’ deluso di me stesso. Non amo molto correre “con prudenza” ma bisogna riconoscere che è la cosa più intelligente da fare quando bisogna amministrare bene il vantaggio accumulato. Che sorpresa scoprire che il mio vantaggio sul secondo era addirittura aumentato a 38 secondi.

La Speciale 5 era più lunga e più rapida, con qualche salita di quelle che fanno bruciare le gambe, ma avevo delle buone sensazioni e l’equipaggiamento era al top. Con un po’ di fortuna avrei potuto portare a termine le ultime due speciali senza intralci. O per lo meno era quello che pensavo!
Prima di lasciare il paddock, Ray notava un taglio sul mio pneumatico posteriore. Sono ripartito con uno pneumatico nuovo, gonfiandolo un po’ di più, per stare tranquillo.
Mi sono lanciato affrontando una sezione con molti sassi in modo prudente. Ma ho valutato male un passaggio e in un attimo mi sono trovato a terra. Rimontato in sella, avevo perso 5 secondi e sapevo che non era un problema. Ho ripreso con un buon ritmo. Quello che successo dopo è stato un vero e proprio incubo. Non ci sono altre parole per descrivere la situazione. Il suono di una roccia che taglia la gomma, il sibilo dell’aria che fuoriesce e i miei sogni di vittoria che con lei se ne vanno. Ero distrutto. 38 secondi di vantaggio alle ultime due speciali e ora 2 minuti di ritardo!

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Di ritorno al paddock ho cercato di analizzare quello che era successo. Perché? Cosa avrei potuto fare di diverso? Quanto può essere crudele la competizione a volte!

Avevo perso tanto tempo ma non avevo intenzione di mollare, non avevo più niente da perdere, una buona scusa per non correre più “con prudenza”! Gomme nuove, un po’ di carica ed ero pronto a partire per la 6a e ultima Speciale. Determinato a vincere e a riscattarmi!

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Oltrepassando la linea d’arrivo sapevo di aver fatto un buon tempo e infatti terminavo vincitore questa ultima Speciale. Un bel conforto dopo una giornata particolarmente impegnativa. Ho finito quindi arrivando 11° nel conteggio generale. Abbastanza per mantenere il secondo posto nella classifica provvisoria dell’EWS 2014.

Ringrazio per il supporto Trek Factory Racing Enduro, Bluegrass Protection, Met Helmets, Fox Racing Shox, Shimano, Bontrager, Adidas Eyewear, Stages Power Meters, CNP Nutrition.

Che week-end! Tante lezioni da imparare e anche una bella dose di esperienza accumulata. Tra meno di tre settimane appuntamento a La Thuille per un nuovo episodio di questa epica battaglia!

– Justin –

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Cecio

Che sfiga! Si sa quali gomme montava?

dangerousmav
dangerousmav

Bontrager….

dangerousmav
dangerousmav

Continuo a pensare – anche dopo aver letto il report di Dany – che questo non sia il vero enduro, almeno non per gli amatori….”Ho cambiato i pedali, il deragliatore, la catena e gli pneumatici. Le mie ruote avevano terminato la giornata più ovali che rotonde”, mi sembra una cosa assurda per una gara di “enduro”….

Vincenzo2001
Vincenzo2001

vero,
ma infatti le EWS, come suggerisce il nome non vogliono neanche lontanamente essere gare per amatori!

Pitaro
Pitaro

Ma Daniel ha scritto solo di una foratura se non ricordo male… sarebbe comunque interessante avere un suo parere su quanto sia stata stressante questa gara per il mezzo @danybiker88!

sma73
sma73

“La mia tattica era di passare a tutta velocità, cercando di evitare qualsiasi perdita di controllo”….aaa fenomenoooo!!!