MTB-MAG.COM - Mountain Bike Online Magazine | La mia bici in legno
21/12/2015
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21/12/2015

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Ed ecco la mia avventura, partita per scherzo, continuata per testardaggine, finita per amor proprio. La premessa: ove posso, quando posso, perche posso, uso le due ruote. Non sono un fanatico ambientalista, sono semplicemente un pragmatico. Di motivi per non usarla ce ne sarebbero tanti ma, per ora, i motivi per usarla sono di più, indi per cui mi sono piegato alla mera legge della praticità.

Pero’ come sempre nella mia vita amo le cose fatte a modo mio, e ove posso permettermi il lusso di controllarle, le faccio interamente a modo mio. Il lavoro mi concende il privilegio e la fortuna di girovagare per il mondo, e nel mio peregrinare ho incontrato anime, idee, spiriti, pensieri ed emozioni che quando tradotti in realtà lasciano un segno indelebile, di quelli che fanno venire un sorriso mentre ci ripenso a distanza di anni e migliaia di chilometri.

E cosi fu in uno dei tanti viaggi che mi imbattei in questo mondo sommerso e magnifico dell’artigianale, dell’homemade, di quel fai da te che misto a maestria, pazzia, vocazione pioneristica, rende i sogni realtà con una semplicità disarmante. Senza computer, senza strumenti di precisione, ma solo amore, passione e praticità, tutte cose che i nostri nonni avevano scritte nel codice genetico con una semplice parola: sopravvivenza e che oggi rieccheggia ancora in qualche anima pia che per diletto e passione si arrovella tra strumenti improvvisati e idee strampalate a costruire ciò di cui ha bisogno.

Ovvio diranno in molti, ci vuole tanta manualità, ma contrariamente a quanto si possa pensare la si può acquisire, basta essere curiosi e non temere il fallimento. Ricordo sempre due principi base che secondo me dovrebbero accompagnare qualunque viaggio alla scoperta e alla produzione di un oggetto:

  • Tutto quello che non c’è, è qualcosa che sicuramente non si romperà, perciò sii semplice! (massima del mio prof di teoria dei segnali a ingegneria
  • Un tal Edison, interrogato dopo aver annunciato l’invenzione della lampadina e torchiato sui tanti fallimenti (si dice 2000) prima di arrivare a quella funzionante, disse: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina“.

Quando ho visto per la prima volta una bicicletta in legno, me ne sono inamorato a prima vista. Ma mi sono ripromesso che se mai un giorno avessi potuto permettermene una, avrebbe avuto la mia firma. Il legno è uno di quei materiali dalle mille proprietà e che nelle mani di qualche sapiente artigiano può creare poesia, per l’occhio e per lo spirito. Restando vivo e vibrante.

Un passo indietro:ormai piu di un paio di anni fa ho assemblato una scatto fisso. Un bel progetto che aveva tanto di stiloso ed estetico più che di ingegneristico (al di là dell’aspetto meccanico-tecnico di saperla assemblare), ma mentre mettevo insieme le idee anche le sfide costruttive iniziavano a stimolare il mio ingegno, e cosi provai a unire alcuni di questi scellerati pensieri con l’applicazione di manualità, strumenti e materiali, creando qualcosa che mi colpì nel risultato finale: era nato un manubrio in legno!

Il mio primo. Ma ora iniziavano le vere sfide ingegneristiche. Di rischiare la pelle emulando i fratelli Wright non avevo granché voglia, e cosi ho iniziato a studiarci ed applicare un po’ di tecnologia (grazie ancora agli strumenti che il mio lavoro mi ha messo gratuitamente a disposizione), e finalmente raggiungo il risultato finale di avere un manubrio da scatto fisso sufficientemente solido per farci MTB (eccetto i 35cm di larghezza), ma esteticamente bello da poterci fare un’opera d’arte (intendiamoci, ogni valutazione è prettamente soggettiva! Ma questa è la mia opera, la mia bici e il mio racconto, indi la mia valutazione).

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Il manubrio aveva un non so che di mistico ai miei occhi. Al di là dell’opera personale, aveva colori e naturalezza che solo il legno poteva donare, e cosi ho iniziato a mettere insieme il vero puzzle:costruire un’intera bici in legno! Era un sogno, è ancora un sogno, probabilmente qualcosa che non avrà mai una parola fine come progetto, ma chi mi accompagnerà per tanto tempo alla ricerca della perfezione del mio immaginario.

Piano piano la creatura ha preso forma, e di nuovo con lo spirito più pragmatico che ci sia ho iniziato a lavorare a ciò che era, per me, la sfida più grande: il cerchio! Indubbiamente internet è stata fonte di ispirazione, fonte inesauribile di informazioni, ma alla fine tutto doveva tornare nelle mie mani, e con passione e cura e una collaborazione esemplare (grazie Alessandro di CB!) ho realizzato l’opera ultima, due meravigliosi cerchi in puro legno, senza alcun rinforzo o anima in metallo o fibra.

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La raggiatura era ed è ordinaria amministrazione, indi non ho perso più di tanto nel cercare di reinventare nulla, ma nel tempo ho comunque apportato qualche modifica che mi risulta esteticamente più piacevole e accattivante, tipo la raggiatura radiale. Assemblati i cerchi su un telaio (di recupero ovviamente, 20 euro in discarica e 20 ore per sabbiarlo e tirarlo lucido) mi accorgo che il legno pone sfide non preventivate.

Cromaticamente non è un abbinamento facile, e altre parti già si configuravano nei miei occhi necessarie mentre vedevo ancora solo lo scheletro di quello che poteva essere una bici funzionale. Funzionale, già, perchè non dimentichiamoci che il mio fine ultimo è di fare qualcosa che si possa usare,con cui possa andare a far la spesa e farmi un giro lungo il lago. E qui di nuovo il problema, sottovalutato all’inizio: la bici deve essere piu pulita possibile! niente fili, e quindi niente freni, niente cambio, niente di niente. Il manubrio doveva rimanere pulito. Poi devevo scontrarmi con la realtà di dover fare salite (e non poche) nonchè discese (e non poche)

Torniamo indietro di qualche decennio: il nonno frenava girando i pedali all’indietro, il contropedale! Una scatto fisso vera e propria era impensabile, un contropedale anni 50 era invece la combinazione perfetta. Detto, fatto: ordinato mozzo, riassemblato, ricostruita la ruota. Ho risolto il problema della discesa, non quello della salita; un 50/13 è duretto, e qui di nuovo il sorriso sulle labbra pensando a quando girovagavo per gli States con la mia Schwinn cruiser. Non avevo le marce, eppure c’erano nei pedali! Già, il cambio automatic. Detto fatto, altra ruota altro giro, ora ci siamo! Nota: tra i”detto e fatto” ci passano giorni se non settimane di ricerche, incazzature, prove, valutazioni e ordini di pezzi inusabili, ecc.

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Ma smonta e rimonta i pedali: quanto li trovo brutti. Vediamo un po’ il nonno cosa usava. Ci sono, solo un po’ arrugginiti, un po’ grippati, ma hanno uno stile unico. Peccato quei due tronchetti di gomma consumata come appoggio, ma già li vedevo fatti in legno. Ed eccomi di tornio a costruire e ricostruire. Ricostruisco i cuscinetti, smeriglio tutte le parti in metallo (che dopo 50 anni e un bello strato di ruggine, sotto presentava un acciaio perfetto), fatto! Sí, decisamente belli!

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Reggisella: ormai è una passeggiata. Disegno, tornisco, detto fatto: è un 25.5″, si rompesse alla peggio vado alla bersagliera, niente fratelli Wright, si può fare!

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Adesso viene il bello, il telaio! Maledetto il giorno in cui ho avuto quell’idea. Un chiodo fisso che si è scontrato con sogni e realtà, ma chi la dura la vince!

Partiamo dai materiali. Studia, cerca, sogna, pensa. Gira e rigira trovo che la base della ruota sia il miglior compromesso, ma la realizzazione risulta davvero troppo complessa, e poi ètroppo pesante, troppo ingombrante! Ma madre natura ha già fatto tutto, basta sfruttarla. Il bamboo ! Studia, cerca, sogna, pensa, e finalmente realizzo i modelli, realizzo i pezzi. Misuro la MTB per essere sicuro delle quote, tutto torna, ora bisogna solo assemblare.

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Nel mio immaginario sogno perfetto l’assemblaggio era una parte secondaria e quando mi ritrovo con tutti i tubi in bamboo precisi e tagliati inizio a pensare a come farli stare insieme, con quote e misure che devono essere davvero precise. Ok, facciamo una dima (grazie Sunny di averci pensato!).

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Il bisogno aguzza l’ingegno. Non credo ci sia detto più azzeccato per descrivere le migliaia di piccole cose che durante il processo mi son inventato per poter sistemare piccole difformità che ho dimenticato o sottovalutato qui e lì, ma quanto è bello il processo di riarmeggiare. Fatta la dima, fisso i tubi. L’emozione è quasi troppa, ha la forma di una bici (metà almeno).

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“Punt” i vari giunti ed ecco che si apre di nuovo un mondo di sogni e pensieri, idee e difficoltà di realizzazione. I giunti devono essere strutturali, ma non voglio usare fibra di carbonio, o vetro o qualunque altra diavoleria, le origini, solo le origini! Fibra naturale certo, ma quale. Altro viaggio, altro sorriso. Grattacieli costruiti impalcando il bamboo, ma come lo tengono insieme quei minuscoli operosi asiatici? Con le corde bagnate? E corda sia.

Sogno contro realtà. Ancora una volta, ancora grattacapi, ancora una birra, ancora un po’ di svago con la MTB pensando a come fare. La corda di una volta, quella che usava il nonno per portarmi sui monti “alla Bonatti”. La canapa! E canapa sia. Se qualcuno avesse mai assistito un idraulico mentre giunta due tubi, forse intuirà che la canapa non è propriamente il materiale più resistente che ci sia, né tantomeno è cosi facile da intrecciare e lavorare mentre una bici è in dima e aspetta qualcosa o qualcuno che la renda da un insieme posticcio di tubi un unico pezzo di saggia maestria e resistenza.

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Ed ecco l’idea. D’altronde tra moto e barche di pezzi con resistenza strutturale ne ho costruiti tanti. Dove sarà la difficoltà qui? Sempre più facile a dirsi che farsi: resina epossidica! Un po’ di prove a canapa nuda mi portano a concludere che la tecnica va raffinata. Mi servono quasi 8 metri di corda di canapa per giunto! Impossibile da posare e poi resinare a pennello, troppo alto il rischio di non farla penetrare a sufficienza.

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Dunque con tanta pazienza e perizia mi metto ad ammollare tutti gli 8 metri di corda e poi rifare tutti I giunti, che non è cosa di poco conto tenendo presente che la resina in mezz’ora si indurisce abbastanza da essere non più lavorabile, né tantomeno se si considera di far passare sopra e sotto una matassa di 8 metri con il telaio ancora in dima. Ah già, dimenticavo di aver tirato a lucido i tubi in bamboo, e che la resina diventa decisamente ingestibile quando imbratta, quindi devo anche proteggere i tubi durante la lavorazione (a quante cose può servire il Domopack).

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Ovviamente i giunti vanno “lavorati” per renderli capaci di presa totale, e quindi via di lima.

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A parte qualche pecca da principiante, o meglio qualche ovvio intoppo da primo prototipo, il risultato mi piace.

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L’asciugatura della resina a temperature polari pone una nuova sfida: costruiamoci un forno. Il Domopack era una buona soluzione, basta prendere il fratello in alluminio.

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I giorni di lavoro passano senza nemmeno accorgersene. Nel complesso il colpo d’occhio mi piace tantissimo. Lo guardo con orgoglio ogni giorno, un buon mix tra sapere antico (che non ho, intendiamoci), artiigianato, forza di volontà e tanta tanta pazienza e ancora volontà. Poi quel gusto rustico dei giunti con il legno vivo le dona un carattere molto personale Ed ora si inizia con il lavoro di fino, uno di quei lavori che ancora oggi ho tanta invidia per chi mette pazienza e meticolosità infinita, perché sono quelli che rendono il prodotto finale davvero unico.

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Così, armato di lima, riporto tutta la resina e i vari giunti ad un aspetto coerente, e poi via di carta vetrata sempre più fine fino ad arrivare alla gommalacca e lucidatura a paglia fine. Si insomma, peggio che un mobile, ma il risultato finale come primo prototipo mi riempie d’orgoglio. L’assemblaggio finale è stato comunque un secondo parto, con tantissimi piccoli particolari da sistemare. Ora ci sono ancora un paio di chicche per completare l’opera, che ho già messo in cantiere. Quando saranno finite vedrò di aggiornare il lavoro. Il primo test drive lo faccio con un misto di emozione, paura e soddisfazione.

Mi metto in testa il casco da MTB giusto per non saper né leggere né scrivere (e la giacca da moto che almeno ha protezioni un po’ ovunque). Regge! E va che è una meraviglia. Però la forca proprio non mi piace, e questa in legno pone sfide che forse vanno oltre il fattibile. vedremo il risultato in futuro.

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Decido di lavorare di estetica pura, oltre a buttare quel copertone nero (aspettavo mi consegnassero il marrone Kenda..). Rismonto la forca e penso a come abbellirla: con la canapa di nuovo! Visto che è solo estetico, vediamo di lavorare con meno resina e più materiale biocompatibile. Un po’ di mani di gommalacca sulla canapa intrecciata e intrisa di Vinavil hanno fatto il resto.

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Ed ora con quel sorriso mi godo il girovagare senza meta con la mia bici in legno handmade.

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A presto per il secondo prototipo e le nuove modifiche. E grazie ancora, sempre e comunque al mio caro nonno, che come un enciclopedia vivente mi ha insegnato il sapere dei vecchi e di quel mondo che non c’è più, sostituito da macchine  e computer, quando invece passione, ingegno, pazienza e voglia di scoprire con un cacciavite in mano facevano più di squadre di ingegneri!

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fredricamx
fredricamx

Complimenti la bici è bellissima. L’articolo mi piace molto.☺☺

pirpa
pirpa

Chapeau……….

FabioTS
FabioTS

progetto e realizzazione strepitosa !
un GRANDE lavoro !!

p.s.
non era possibile nessuna alternativa alla canapa intrecciata ?
scusami ma esteticamente è l’unica cosa che stona ….
🙂

Simone Giordano
Simone Giordano

l’alternativa e’ in prototipo due 🙂

c’e’, ma e’ molto laboriosa…verra sicuramente bene ma lascia anche i giunti con un aspetto molto meno grezzo, che e’ cio’ che in fondo mi piace di questa versione.

nikolas
nikolas

Complimenti!

teoDH

Complimenti, tanti complimenti! non mi piace la troppa corda a serrare i giunti, ma sono certo che con la tua passione troverai una soluzione alternativa!

Simone Giordano
Simone Giordano

in prototipo due gia’ in lavorazione 🙂

mountaindoctor
mountaindoctor

Bella, veramente bella. Complimenti per tutto il lavoro svolto e per il risultato! Il pezzo “magico” per me continuano a essere i cerchi, ma anche il telaio non è da meno! Mi hai fatto venire voglia di far resuscitare la 28″ del nonno!

Simone Giordano
Simone Giordano

se ti interessa scrivimi in MP e ti indirizzo su chi te li può fare

mountaindoctor
mountaindoctor

Grazie, ma rimarrei sul metallo (più o meno originale…)

crifla
crifla

Grande! Bellissimo lavoro

louvenianangle
louvenianangle

non ho parole per l’ingegno e passione che hai messo x realizzare un’opera tale. si puo’ parlare di opera artistica senza dubbio ma oltrepiu’ funzionale. complimenti.

nebbia94
nebbia94

Complimenti!
Ma non avevi fatto anche il reggisella in legno?

L’unica cosa che non mi piace è il rivestimento della forca

Simone Giordano
Simone Giordano

Si ma Devo farlo con un’essenza diversa, il colore non mi piace ora è stona con il resto

La forca è punto critico..ad ora il rivestimento in canapa è il miglior compromesso..ma sto lavorando al bamboo anche lì..

Ganfo
Ganfo

Vero. Anche per me è molto più bella con la forcella in metallo non ricoperta.

Simone Giordano
Simone Giordano

qui purtroppo andiamo nell’ambito dei gusti personali…come vedi c’e’ una foto in cui era in metallo mentre assemblava il primissimo prototipo, e a me non piaceva nemmeno un po.

alcos
alcos

infatti… il reggisella in legno dove è finito?

Simone Giordano
Simone Giordano

non mi piace il colore, ne sto tornendo un altro con essenza diversa

Cadricar
Cadricar

bellissima! tanto lavoro e tanta passione complimenti.
altro che bici della settimana, la farei bici dell’anno!
ma come hai fatto a fare i cechi perfetti?
per la forka sarebbe bella in legno in un unico pezzo di legno, ma sono ignorante sulle proprietà meccaniche del legno.

Simone Giordano
Simone Giordano

la forca in legno si sta rivelando il componente più ostico…ci sto lavorando ma non posso ancora mostrare nulla.

in solo legno e’ impossibile da fare a meno di cambiare totalmente disegno, cosa che non mi interessa ora. per farla come da “tradizione” il legno va rinforzato..

albertocave
albertocave

dovresti provare un sandwich di fibre, con strato esterno in fibra di vetro. Con uno spessore di 4-5 cm dovresti arrivare alla resistenza necessaria a sostenenere una persona e, dandole un rake un minimo avanzato, a garantire un minimo assorbimento delle asperità. Concettualmente simile ad un flettente di un arco. Poi starà a te valutare testa della forcella, cannotto, ganci per la ruota ecc

rimirkus1975
rimirkus1975

Ammirevoli passione e dedizione. L’articolo e la bici sembrano quasi una tesi di filosofia.
Personalmente non la riterrei puramente una MTB da forum, ma a volte ci sta pure il leggere articoli che parlano di sogni e passioni scoprendo poi che “si può fare”.
Non ho capito bene come funziona il “cambio automatico” nei pedali ?

gasate
gasate

Mitico è un capolavoro. Aspetto il numero due. Hai comunque una bella manualità.

Simone Giordano
Simone Giordano

si infatti ho posto il “problema” dell’adeguatezza dell’articolo al sommo capo e lasciato valutare a lui. concordo c’entri poco qui sul magazine mtb, ma diciamo che per l’angolo che ha preso il progetto e il racconto si può condividere in senso lato come passione due ruote e basta..

il cambio automatico non e’ nulla più che un variatore di coppia nel mozzo. ce ne sono praticamente tre sul mercato..shimano con il nexus che ha 3 marce e comando al manubrio, e due (sram e archer) che invece hanno il comando bloccato nel pignone…indi nell’archer dai un colpo all’indietro e colleghi la seconda marcia (come avviene sulle barche a vela per il motore con elica a passo variabile); lo sram a me piace di più perché non ti serve il colpo all’indietro (che usi per il contropedale). il variatore cambia marcia semplicemente quando la velocita di rotazione supera una soglia…indi non ti accorgi di nulla tranne che andando veloce senti i pedali indurire perché la marcia lunga e’ entrata..

Pietro.68
Pietro.68

te si un figo.
Prossimo passo imparare a curvare il legno 😀 😀 😀

Entubaderos
Entubaderos

E grazie ancora, sempre e comunque al mio caro nonno, che come un enciclopedia vivente mi ha insegnato il sapere dei vecchi e di quel mondo che non c’è più, sostituito da macchine e computer, quando invece passione, ingegno, pazienza e voglia di scoprire con un cacciavite in mano facevano più di squadre di ingegneri!
bellissima sta woodbike ,e’ proprio vero, e’ questo che manca al giorno d’ oggi, i valori , la determinazione , l arte dell ingegno e della manualita’ dei nostri nonni,e’ stata dimenticata e abbandonanta da quasi tutti i giovani, ottimo lavoro , e soprattutto hai portato a termine un sogno un progetto difficile e pieno di insidie . Oltre all ottimo risultato finale della bici si intravede anche un po del tuo orgoglio e del grande amore per la persona che ti ha reso tale

Tupi 60
Tupi 60

COMPLIMENTI MERITATISSIMI !!!

surdeivu
surdeivu

Bella … molto ingegnosa e originale ….. questa primavera ho concluso questa dopo diversi mesi di lavoro …
http://www.bdc-forum.it/showthread.php?t=192546&page=2

iNicc0lo
iNicc0lo

Grandissimo piacere nel leggerti, passione pura e ingegno dimostrano che i limiti sono solo dentro di noi… E che si possono superare! Complimenti!

iNicc0lo
iNicc0lo

Ah da informatico che quando esce in bici non si porta dietro il cell, il computer è cmq il mezzo che ci unisce! 😉

sunsetdream
sunsetdream

Il tuo ingegno e la tua manualità sono veramente eccezionali. Complimenti e buon Natale!

BORDERBIKE_BAMBOO
BORDERBIKE_BAMBOO

Ciao molto bello il progetto, se posso essere sincero le congiunzioni mi sembrano un po’ asciuttine di resina (ma magari sono le foto che non rendono l’idea). Ovvero, io avrei bagnato molto di più le cordine. Inoltre il bambù l’hai trattato prima della messa in opera? Se ti interessa io le produco da un paio di anni e ho un sito web: http://www.borderbike.it ed un account instagram dove pubblico le foto dei lavori (usr: borderbike). In bocca al lupo!

Simone Giordano
Simone Giordano

la canapa e’ intrisa al punto da poterla spremere. la differenza e’ nel giunto superiore rispetto agli altri, dove l’ho tenuta più magra per vedere l’effetto finale (che e’ molto più bello secondo me).
troppo intrise poi diviene un blocco di resina che sembra plastica…cosi invece puoi ancora toccare la canapa

certo che e’ trattato…infatti come vedi da una foto lo ho dovuto limare e preparare nei giunti per avere massima presa con la resina

alcos
alcos

bellissimo l’articolo, la bici è il giusto contorno di tutta questa passione

giancazaza
giancazaza

complimenti
anche io mi ci ero cimentato un paio d’anni fa
è venuto fuori un cosociclo a due posti … inpedalabile 🙂
ma chissenefrega … a me interessava far le ruote … ed è stato divertente 🙂

Simone Giordano
Simone Giordano

e grazie a tutti per i complimenti 😉

gotto
gotto

Te tussei un genio!

Farkas
Farkas

WELL DONE! Complimenti per il viaggio che ti sei fatto!

black33
black33
Simone Giordano
Simone Giordano

Il grande sunny!

AlfreDoss
AlfreDoss

Allora non è tutta farina del suo sacco…

Simone Giordano
Simone Giordano

Ma no certo. Come ho scritto sin dall’inizio idee sogni e progetti sono stati integralmente supportati da una miriade di informazioni e aiuto trovati in giro per mezzo mondo, sulla rete e non. E ho ringraziato (e tutt’ora lo faccio) i due cardini che mi hanno dato il supporto per telaio e ruote.
Il progetto di sunny lo ho finanziato dal 2013..e con lui ho uno splendido rapporto e vedrai cosa tirerà fuori il prossimo anno 😉

AlfreDoss
AlfreDoss

Ad ogni modo i miei complimenti!

sma73
sma73

hai tutto il mio rispetto per l’impegno e la tecnica(ritengo fantastica la dima) ma penso sia una delle bici più brutte che ho visto.

Simone Giordano
Simone Giordano

L’estetica è tutto gusto personale ovviamente. E rispettabilissima ogni opinione!

Blazar
Blazar

Davvero complimenti, mi ha fatto venire in mente un libro di Matteo Sametti, “La bicicletta di bambù”, che parla del suo viaggio dallo Zambia fino a Londra su una bicicletta con il telaio di bambù.

Simone Giordano
Simone Giordano

Non lo conoscevo, ma ora lo vado sicuramente a prendere e leggere!!grazie

Jacopo.p.
Jacopo.p.

bravissimo!!!
http://www.bioradar.net/bionews/sostenibilita-dal-ghana-arriva-la-bicicletta-di-bambu/
prendi spunto da questa per la prossima, qui han fatto un lavoro estetico di raccordo tra telaio
e fasciatura in corda che quasi non si nota……..

ciò o-o

Simone Giordano
Simone Giordano

Molto bello..ma guarda negli anni in cui son stato dietro a questo progetto ho trovato tantissime varianti..come ho scritto all’inizio Internet è stata gran fonte di ispirazione..ho trovato in giro un sacco di idee geniali e molte vengono proprio da paesi “in via di sviluppo” dove l’ingegno sposa la necessaria necessità e scarsità di prodotti e materiali e tecniche.

Ho incontrato dei ragazzi di Berlino che hanno un progetto su kickstarter (che ho finanziato come sunny) che fanno una bici molto simile e con i giunti in resina,fibra..e il bello è che organizzano “i weekend del fai da te”…va da loro ti danno materiali, guida e assistenza e strumenti, in tre giorni torni a casa con il tuo telaio auto costruito!

Simone Giordano
Simone Giordano

Quella tecnica in particolare sarà il secondo prototipo. Non è nulla più che rattan o canapa imbevuto di resina. L’unica cosa che non mi piace è che quando è finito e tirato a lucido, i giunti sono senza soluzione di continuità con il telaio, praticamente vedi un’ampolla di vetro/resina..c’è sicuramente a chi piace, ma a me piace di più quel l’aspetto grezzo della canapa he senti al tatto. Come la forca rivestita. Se avessi messo più resina facevo due tubi perfetti e lucidi dove sotto vedevi la canapa, come l’ambra.

Pietro.68
Pietro.68

anche a me di tutte quelle proposte, la tua soluzione con la canapa a vista piace di più. E’ quella che più rispetta lo stile “artigianale” e “fai da te” del tuo lavoro. Anzi, se fosse stato possibile sarebbe stato meglio ancora con una corda tonda e non piatta.

menollix
menollix

Complimenti per la realizzazione e la passione che, si sente da come scrivi, ci metti.
Esteticamente però il telaio fasciato non mi piace. Aspetto la revisione 2.0 😉

Mattdec
Mattdec

complimenti per la passione e la realizzazione… c’è da migliorare sicuramente visto i progetti di altri con più esperienza, ma direi che come primo tentativo è veramente un gran bel lavoro…

Io personalmente sono rimasto affascinato da quella realizzata da questo artigiano indiano:

https://www.youtube.com/watch?v=B9SB5WK8ZAI

guyfabricci
guyfabricci

Complimenti per la bici, bella la realizzazione e gran lavoro!
Volevo cmq segnalare che esistono due artigiani/ingegneri di Trieste che realizzano già da tempo ormai bici in bamboo quasi in serie, pur costruendo i telai tutti completamente a mano, e su ordinazione, quindi facendo tutte bici su misura!

Date un’occhiata al sito se volete, perchè meritano davvero!

http://www.borderbike.it/home-ita

vortex69
vortex69

Molto bella complimenti.

Folgore
Folgore

un articolo da leggere e guardare con ammirazione per qualità del testo e chiarezza delle immagini.
e’ un sunto di quello che è per me la bicicletta. sudore, passione e sacrificio.
premettendo che è sola curiosità e un aspetto assolutamente secondario su questo mezzo, a quanto si ferma la lancetta sulla bilancia?
per conoscenza e condivisione, un artigiano zona milano le fa in legno
http://www.gswoodenbikes.com/
complimenti ancora e auguri

Simone Giordano
Simone Giordano

grazie mille. il telaio si ferma a 2.7kg (senza averci fatto troppo caso in realtà al momento di progettare e realizzare). la bici devo dire va veramente bene, molto meglio del ferro che avevo montato prima..

jimmy27
jimmy27

un mio amico l’aveva già fatta nel 2010

http://www.selvatiko.com/sito12/pdf/BambikeBlog.pdf

Simone Giordano
Simone Giordano

come gia’ detto, ne trovi in giro per il mondo migliaia…probabilmente fatte dagli anni 50 in avanti…nessuno si e’ inventato niente..ci sono solo modi diversi di farle, e ognuno fa il suo viaggio nel farle..

SCUBIKER
SCUBIKER

Tanto di cappello! Hai fatto un grandissimo lavoro. Complimentoni!

minion
minion

Complimenti per l’ingegno e la dedizione.la bici non mi piace esteticamente…. ma ti invidio!

 

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