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[Test] Ammortizzatore X-Fusion Vector Air HLR: il Tuning di BSC

[Test] Ammortizzatore X-Fusion Vector Air HLR: il Tuning di BSC

16/07/2012
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16/07/2012

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Nel test dell’X-Fusion Vector Air HLR avevamo menzionato la possibilità di avere il tuning personalizzato da parte di Bike Suspension Center, distributore per l’Italia del marchio taiwanese. Il tuning viene offerto a costo zero nel caso di acquisto diretto presso di loro di un ammortizzatore nuovo, il che rende questa opportunità molto interessante per chi avesse necessità specifiche, siano esse legate a gusti o esigenze personali piuttosto che alla tipologia di carro su cui dovrà lavorare l’ammortizzatore.

Pepi Innerhofer, titolare di BSC, si è detto disposto ad effettuare un tuning sull’ammortizzatore del test in base alle nostre richieste. Detto, fatto: in pochi giorni l’ammortizzatore è partito alla volta di Cermes (BZ) e tornato con le modifiche concordate.

La nostra richiesta era di una minor frenatura in compressione, a maggior ragione perchè i registri del Vector agiscono con efficacia ed è quindi un peccato lavorare costantemente a registri totalmente aperti “sprecando” in un certo senso la possibilità di una taratura di fino. Lo spostamento dell’intero range di lavoro non avrebbe inoltre dato alcun problema dal punto di vista della stabilizzazione in fase di pedalata, dato che chiudendo i registri si raggiunge una frenatura che va ben oltre il minimo necessario.

L’intervento di BSC si è concentrato sulla compressione low speed più una “leggera modifica alle valvole principali” (parole di Pepi) senza andare ad intervenire sulla compressione high speed. Il motivo di questa scelta – ci è stato spiegato – è duplice:

_i due circuiti non sono totalmente separati, intervenendo sulla low speed si va quindi a lavorare anche sul comportamento della high speed

_su questo tipo di ammortizzatore BSC non ha ancora avuto la possibilità di sperimentare le varie combinazioni di tuning possibili. Procedere step by step è perciò il metodo migliore per isolare e quantificare l’effetto delle singole modifiche

Un ulteriore intervento è stato quello di rendere più fluido il registro del rebound, la cui scomodità di accesso ne rende problematico l’azionamento a mani nude.

Veniamo ora al dunque, e cioè ai riscontri a tuning avvenuto: il comportamento è oggettivamente cambiato, con una minor frenatura percepibile sia comprimendo la sospensione a bici ferma che una volta in azione, frangente nel quale il carro ne ha guadagnato in comfort e sensibilità alle andature ridotte. Aumentando la velocità e l’entità degli impatti il comportamento dell’ammortizzatore era già del tutto soddisfacente prima che venisse modificato, comportamento positivo che è stato confermato. Chiudendo totalmente il registro low speed la frenatura non è più così marcata, ma ancora più che sufficiente per eliminare qualsiasi fenomeno di bobbing. Per chi desiderasse un ammo granitico, chiudendo il registro high speed in aggiunta al low speed si ottiene un livello di frenatura che ci è parso simile a quello che si otteneva precedentemente chiudendo totalmente la sola low speed. Si tratterebbe comunque di un settaggio abbastanza inutile secondo noi, a maggior ragione se si pensa al tipo di bici su cui un ammortizzatore come questo dovrebbe ragionevolmente trovare impiego.

Vista l’efficacia delle regolazioni e l’ampio margine di lavoro, una ulteriore riduzione della frenatura avrebbe reso l’ammortizzatore ancora più “godibile” permettendo di spostare il punto di lavoro ottimale verso il centro del range di regolazione. Al di là dello specifico tuning richiesto, il punto fondamentale era però capire se l’intervento avesse avuto un reale effetto, esperimento indubbiamente riuscito da questo punto di vista.

bikesuspension.com

Foto Marzia Fioroni

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