In questi anni il mondo MTB è molto cambiato. Dopo anni di boom per praticanti e gare amatoriali XC ed enduro e conseguente corsa all’oro delle case costruttrici, fra proposte ed evoluzioni di bici e componenti nuovi, ora gravel ed ebike, pur non incrementando considerevolmente i fruitori, hanno assorbito molte risorse produttive e di idee e le novità per le mtb tradizionali sono sempre meno. In questo panorama Orbea dimostra che sia nel ramo stradale che in quello MTB,crede ancora nelle bici tradizionali e alcuni mesi fa ha presentato la nuova Oiz, una full da XC della quale vi rimandiamo all’articolo di presentazione per le caratteristiche e innovazioni tecniche.
Poche settimane dopo ci ha fornito un esemplare del nuovo modello per un test di lunga durata, inviandoci il secondo modello in ordine di qualità dopo la M-LTD, ovvero la Oiz M-Team Factory. La bici in test, il cui prezzo di listino è di 9,499 euro, ci è giunta nella versione standard ossia come viene proposta in acquisto di default. Ricordiamo che sul sito è possibile personalizzare il colore e alcuni componenti upgradandola e/o customizzandola già in fase di acquisto con il programma MyO. Una possibilità che, come potrete leggere più avanti, è mai come stavolta molto importante e può fare la differenza per avere un mezzo adatto al proprio uso.

L’allestimento in test è stato dunque il seguente:
- Telaio Orbea Oiz Carbon OMX, Boost, BSA,UFO, I-line shock
- Freni Shimano XTR M9250 Hydraulic Disc
- Ruote OQUO Mountain Performance MP30 LTD
- Pneumatici M Pirelli Scorpion XC RC 2.40″ 120TPI ProWall/TLR
- Guarnitura Shimano XTR M9200 34T w/right side 4iiii Power Meter
- Serie sterzo Alloy 1-1/2″, Black Oxidated Bearing
- Manubrio OC Mountain Performance MP10 Carbon, Cockpit, Width 760
- Leve Shimano XTR M9250
- Blocco remoto OC Squidlock MP11, Suspension + Dropper
- Pignoni Shimano XTR M9200 10-51t 12-Speed
- Cambio Shimano XTR M9250 SGS
- Catena Shimano CN-9100
- Reggisella Fox Transfer SL Factory Kashima Dropper 31.6 150 mm
- Sella Selle Italia SLR Boost Elite 316 Ø7 mm
- Ammortizzatore Fox Float SL Factory 120mm Remote Push-lock Evol Kashima custom tune 190x45mm
- Forcella Fox 34 Float SL Factory 120, Grip SL, Remote-Adj Push to Lock, 15×110, Kashima



Peso rilevato in taglia L, senza pedali, senza portaborraccia e con ruote latticizzate: 10,4 kg.
La prova sul campo
Quando esce un modello nuovo è tutta una corsa, nel comunicato stampa e nei commenti degli utenti (a parte lamentarsi del prezzo), a paragonare il nuovo modello al vecchio. Pesi, angoli, geometrie, reattività.. Chi scrive ha testato nel 2023 il medesimo modello con sospensioni top e gruppo XTR (senza powermeter) della precedente versione ed ha come bici personale il medesimo modello del 2023 con trasmissione XT, ma identiche ruote (OQUO MP30 LTD) e sospensioni del modello in test.

Le sensazioni di guida e le differenze sono quindi, ben fresche e immediate anche col precedente modello. Detta così si penserà a differenze marginali. Non è proprio così. Esteticamente, per quel che vale, il nuovo modello è molto più bello. Linea più aggressiva, con il diverso disegno della zona dell’ammortizzatore e con attacco molto negativo (ben -18°) e manubrio integrato.

Un particolare a cui ritengo di dare molta importanza è, nel contesto generale delle geometrie, l’inclinazione del tubo sella. Le XC, full e anche front, negli anni, hanno molto evoluto e modificato questo particolare, anche se si tende spesso a guardare principalmente l’angolazione dello sterzo e il passo. Il precedente modello aveva un futuristico (per quando uscì) angolo sella di 76,5° per tutte le taglie, tanto da farci affermare che un tubo sella così verticale rendeva la Oiz forse la miglior full mai provata in salita. La nuova Oiz ha una angolazione variabile fra il massimo di 77° per la taglia più piccola e 76.7 per M e XL e 76.6 per la L in test.

Ebbene, per quanto marginale la differenza, il risultato è che la nuova Oiz in salita va ancora meglio. Soprattutto sulle pendenze più impegnative, la sensazione di spinta efficiente e perpendicolare sui pedali è ancora più marcata e questo fa si che anche nei tratti smossi ed impegnativi si riesca a mantenere spinta, trazione e aderenza, dove magari con altre bici si mette il piede a terra o per l’alzarsi dell’anteriore o viceversa, volendo tenere l’anteriore basso, per perdere efficienza di spinta avanzando molto nella posizione in sella.
Parlando di trazione ed aderenza, non si può non far cenno all’eccellente resa dei Pirelli Scorpion che in un po’ tutte le condizioni, anche quelle viscide, non tradiscono, soprattutto se, vista la carcassa e i fianchi più sostenuti di altri pneumatici, li si usa a quei 2/3 decimi di bar in meno che non compromettono l’affidabilità, facilitando comfort e trazione. Ogni gomma ha la sua pressione migliore, che è in funzione non solo delle dimensioni, ma appunto anche della carcassa e dei fianchi. Per quanto possa sembrare arcaico come metodo, con la giusta esperienza, si impara più premendo con le dita a capire se la pressione è corretta, che col manometro, specie se questo sballa da una pompa all’altra.

Come nel precedente modello, dunque, la resa in salita senza quasi mai mettere piede a terra o affaticare troppo solo qualche distretto muscolare, è la caratteristica che impressiona di più e che in una gara può regalare qualche decina di secondi importanti. Dal punto di vista della reattività la nuova Oiz è ottima, ma non troppo diversa dal precedente modello ed anche la manegevolezza nello stretto riscontrata su segmenti tortuosi e guidati di riferimento test è eccellente. Le sospensioni si bloccano perfettamente quando serve, lavorando forse meglio nel comparto ammortizzatore, in maniera più uniforme e progressiva e meno brusca (al netto dei setting ovviamente).
In tal senso il cavo dell’ammortizzatore, risulta abbastanza disagevole nella regolazione vista la sua posizione incavata nel telaio, qualora sia da regolare la tensione del filo per un miglior bloccaggio.

In tal senso, la vecchia soluzione di un registro posto sulla guaina in uscita dal comando, può essere un ottimo ed immediato rimedio nonostante le viti di regolazione dei cavi inserite nel comando remoto. Notevolmente migliorato il nuovo comando Squidlock, le cui due leve agiscono, la grande su entrambe le sospensioni e la piccola sul telescopico.

La posizione intermedia dell’ammortizzatore ha una differenza di taratura più marcata rispetto al tutto aperto e dunque si può meglio sfruttare la compressione intermedia di quando si pedala seduti su sconnesso moderato.
Veniamo a dove la nuova Oiz è notevolmente diversa dalla precedente: la discesa. In discesa, con la configurazione standard, la Oiz è piuttosto impegnativa. Molto agile e maneggevole, anche per l’ulteriore avvicinamento fra sella e manubrio, conseguenza di due angoli sella e sterzo più convergenti (76.6 vs 76.5 e 66.8 vs67) ha una guida molto dispendiosa per le braccia, soprattutto sulle discese lunghe. L’attacco con inclinazione -18°, analogamente a quello che avevamo trovato sulla Dogma XC Pinarello, porta molto il peso del rider sull’anteriore e se questo in salita è un vantaggio trascurabile perché è sufficiente piegare più o meno le braccia, in discesa rende la Oiz faticosa da condurre. Se non si guarda ad aspetti puramente estetici, diventa molto importante la configurazione in acquisto. Optando per un attacco classico, dunque non integrato al manubrio, è disponibile quello con inclinazione o° o -6°, analogo alla versione precedente, che rende la Oiz molto più versatile sulle discese lunghe. In tal senso sarebbe auspicabile la produzione di un attacco integrato con inclinazione -6 e 0° non solo disgiunto, tale da accontentare anche i puristi estetici.
Dei copertoni si è già detto in termini di trazione e aderenza in salita al posteriore. Anche in discesa, sebbene generalmente preferisca una differenziazione di modello fra anteriore e posteriore, pensati per un uso, a parte il rotolamento, profondamente diverso, i Pirelli Scorpion garantiscono una ottima e soprattutto prevedibile (non ti molla di botto) tenuta laterale ed efficienza in frenata in un po’ tutte le condizioni. Spesso queste doti cozzano un po’ con la scorrevolezza, ma nel caso specifico una scolpitura centrale meno pronunciata, ma ben progettata, coniuga abbastanza bene trazione, frenata e scorrevolezza, anche su terreni mediamente viscidi.

La dotazione di serie del reggisella telescopico rende la Oiz più completa e versatile per chi lo preferisse anche o per affrontare percorsi trail più impegnativi con passaggi tecnici che nelle gare raramente si trovano. Di base ritengo una escursione di 10 cm più che sufficiente in ambito xc. Volendo mantenere l’attacco con inclinazione -18°, ecco che il 15 cm trovato sulla bici in test, e opzionabile in acquisto in alternativa al 10 cm, trova maggiormente un proficuo utilizzo.
Rimane da fare un cenno sulla dotazione di serie del 4iiii Powermeter. Cosa possa dare un tale strumento in termini di pianificazione ed esecuzione degli allenamenti specifici o nella misurazione dell’intensità dell’uscita, piuttosto che nella gestione di uno sforzo prolungato, non è più un segreto per nessuno. Avendolo sulla MTB si può notare che razza di swattate si danno quando c’è da superare qualche dentello e qualche rampa e, sulla scorta di questo dato, impostare un allenamento specifico. Tuttavia questi sono dati fondamentali se si usa con costanza la MTB anche per gli allenamenti extragara e quindi su percorsi che consentono l’esecuzione di lavori specifici, cosa che in offroad non è facile trovare. Se, come per molti agonisti, la maggior parte dei lavori specifici vengono fatti con la bici da corsa su strada, l’utilità di questo strumento viene un po’ meno e in tal senso sarebbe auspicabile poterlo inserire come opzionale, ovvero poter scegliere una guarnitura normale, investendo il risparmio economico in componenti che possano essere pienamente sfruttati in relazione all’uso che se ne vuole fare, piuttosto che semplicemente ad avere un prezzo di acquisto base più basso.

Conclusioni
La Orbea Oiz è una full da XC a tutti gli effetti, ulteriormente migliorata in salita rispetto al precedente modello e che in discesa ha quella versatilità nell’adattarsi a chi fa discese più lunghe, piuttosto che percorsi XC puri e più nervosi.
Come le migliori full moderne, il gap in salita rispetto alle front è pressoché nullo, per geometrie e ottimo bloccaggio delle sospensioni e anzi, sullo sconnesso, comfort e trazione la rendono superiore. È importante valutare che percorsi si fanno di solito e scegliere una configurazione adatta sia per escursione del telescopico che per l’inclinazione dell’attacco e manubrio.
Pro
- Geometrie del telaio
- Allestimento rispondente al tipo di bici proposto
- Rapporto qualità/prezzo
Contro
- impossibilità di opzione attacco/manubrio integrati con angolo attacco diverso.


se io orbea ti vendo qualcosa incluso nella bici (il power meter) poi tu non lo acquisti da qualcun'altro, quindi io ci guadagno
semplicemente se il tuo livello o la tua filosofia di mtb non necessita di power meter puoi benissimo comprare la versione M-PRO da 7300 euro montata tutta xt di2, sospensioni kashima e ruote carbon, ti risparmi ben 2200 euro di listino
la m-team factory la vedo come la bici con una filosofia di darti tutto il top del top, cambio xtr (che va esattamente come l'xt) , ruote mp30ltd (che vanno esattamente come le mp30 team), reggisella con stelo kashima (che va esattamente come il fox con stelo nero) , guarnitura con power meter (che per tanti utenti vale come quella SENZA power meter, visto che non lo usano).
secondo me se uno è disposto a spendere questi 2200 euro in più, alla fine una casa fa bene a darti tutto il top possibile
è come se vincessi 10 milioni alla lotteria , vado in concessionaria e voglio una bmw M5 full optional (190 mila euro) e il venditore mi spinge invece a comprare una serie 5 base (65 mila euro) perché per il mio utilizzo non cambierebbe niente.