Coast2coast Marocco dall’Atlante al Sahara, 2a parte

Coast2coast Marocco dall’Atlante al Sahara, 2a parte

16/12/2013
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16/12/2013

Giorno 4, da Do Bab Ali a N’koub

 (48 km e 400 metri di dislivello in salita, 750 in discesa)

 Dopo tre giorni di stretta convivenza il gruppo, anche se disomogeneo come età ed esperienza in bici, è piuttosto affiatato. Le battute si sprecano già di prima mattina e la lunga pedalata di ieri con arrivo in notturna, la cena all’aperto in mezzo al deserto e la notte trascorsa dormendo a stretto contatto col terreno hanno contribuito a cementare questo affiatamento. Il risveglio al camp è fantastico. Quello che non abbiamo potuto vedere ieri sera per l’arrivo con il buio lo vediamo adesso. Una serie di pinnacoli si ergono altissimi a poca distanza dalle nostre tende, e io non vedo l’ora di partire per poterli raggiungere.

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Durante l’ottima colazione, Ale Tedesco ci dice che ci avvicineremo ai pinnacoli in mountain bike fin dove sarà possibile pedalare, e poi chi vorrà potrà lasciare le bici e raggiungerli a piedi. Io e Alessandro ci guardiamo un attimo e ci capiamo al volo: a piedi? Si, con la bici in spalla però, perché una discesa dalla base di quei magnifici pinnacoli non ce la leva nessuno! Oltretutto li stiamo già guardando con occhio fotografico, pregustandoci degli scatti veramente particolari! Il sole spunta dalle montagne e si parte, breve pedalata fino alla fine della pista e poi ci dividiamo; i trailers lasciano la bici e partono di corsa, io e Alessandro procediamo con il “portage” e parte del gruppo aspetta il nostro ritorno.

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Dopo un primo tratto sconnesso, il sentiero diventa meno ripido e con nostra sorpresa possiamo riprendere a pedalare.

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Continuiamo a salire e ci avviciniamo sempre più al gigantesco pinnacolo.

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Ormai siamo vicinissimi e le proporzioni cambiano continuamente.

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Più su di cosi non si può andare, adesso lo aggiriamo.

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Appena arrivati dalla parte opposta, lo spettacolo è favoloso, sembra di essere in Arizona.

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Comincia adesso la discesa, studiamo la linea migliore e ci buttiamo sulla massima pendenza.

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Le gomme scivolano da tutte le parti, bisogna avere una sensibilità particolare e lasciare scendere la bici solo con qualche spostamento del corpo.

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La linea che abbiamo scelto si rivela quella giusta, le parti tecniche si alternano a quelle scorrevoli e scendiamo con il fantastico panorama degli altopiani deserti.

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Alessandro supera un ultimo gradone di roccia

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e poi ancora giù, “surfando” sulle gobbe naturali della base del pinnacolo.

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Adesso il sentiero passa tra infinite rocce e alla fine di questa fantastica esperienza ritorniamo sulla pista con un ultimo saluto a questa parte del deserto.

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Anche oggi il Marocco ci ha regalato panorami spettacolari che, credo, nessuno di noi si sarebbe aspettato!

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Proseguiamo lungo una bella valle con tante oasi e piccoli villaggi e poi risaliamo alcuni tornanti per portarci sull’altopiano dalla parte opposta, la valle è un incanto.

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Alla fine della salita un breve riposo con un po’ di calorie che ci vengono da datteri, fichi, noccioline e mandarini e riprendiamo a pedalare.

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Ci aspetta un lungo tratto in pianura, ma la temperatura è ottimale e procediamo spediti.

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Ogni tanto però una sosta all’ombra non guasta.

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Oggi la tappa non è lunga e in breve arriviamo alla strada asfaltata che ci conduce alla nostra meta, il paese di N’Koub.

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Poco prima dell’arrivo comincia la saga del simpatico Danilo, che impersonandosi nel mitico Baronchelli, compie un potente scatto per portarsi al primo posto proprio all’ingresso del paese. Arrivati all’albergo, ci aspetta un’ultima sorpresa, il paese infatti sorge ai margini di una vastissima e splendida oasi.

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Ci sistemiamo nelle camere, doccia e pranzo verso le 15 con l’immancabile Tajine. Pomeriggio libero con visita al paese e relax con il tipico Hammam, il bagno arabo rigorosamente separato per sessi.

 

 Giorno 5, da N’Koub a Zagourat

 (85 km e 500 metri di dislivello in salita, 800 in discesa)

Colazione con pane berbero sulla splendida terrazza dell’albergo,

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la gigantesca oasi all’alba è ancora più spettacolare.

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Io e Alessandro ieri sera abbiamo adocchiato un sito particolare ai limiti del palmizio e appena svegli abbiamo preparato in fretta la valigia. Vogliamo sfruttare una mezz’ora prima della partenza per farci una bella pedalata sulle dune di sabbia compatta che separano l’oasi dal villaggio. E abbiamo fatto bene, perché anche qui il divertimento non è mancato,

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e le foto fatte con le luci dell’alba hanno sempre un fascino particolare.

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Seguiamo adesso un bel sentiero ai limiti dell’oasi e ci ricongiungiamo con il gruppo che si appresta alla partenza. 

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Dopo un tratto in piano, cominciamo a salire sugli altopiani che racchiudono la gigantesca valle dove abbiamo dormito.

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Più si sale e più il panorama diventa interessante e le montagne cominciano ad assumere forme caratteristiche.

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Il gruppo si sgrana, ognuno sale al proprio passo, meglio non forzare anche perche oggi la tappa sarà piuttosto lunga.

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Poco prima di arrivare in cima troviamo un bel sentiero esposto e naturalmente una deviazione è d’obbligo.

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Il primo passo è raggiunto, ci ricompattiamo e ripartiamo dopo aver ammirato lo splendido panorama. Eccoci in discesa, dalla pista principale si staccano alcuni single track che ci ispirano molto, ci piacerebbe esplorarli, ma non abbiamo molto tempo e perciò seguiamo solo quelli che riportano alla pista principale.

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Siamo di nuovo in una grandissima vallata desertica, ci sono solo sabbia e sassi in grande quantità.

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Ecco la in fondo la seconda catena montuosa che dobbiamo superare, in breve siamo alla base delle colline e ricominciamo a salire.

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La salita non è ripida ma abbastanza lunga, il tempo passa però velocemente fra una chiacchiera e l’altra, senza contare poi il divertimento che crea “Baronchelli” che vuole andare a conquistare anche il gran premio della montagna.

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Arrivati al passo, il panorama che ci si presenta è a dir poco spettacolare e affascinante!

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Le rocce rosse formano anfiteatri naturali di incomparabile bellezza e le foto si sprecano.

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Ci attardiamo un po’ prima di cominciare la discesa, ma ne vale sicuramente la pena, anche perché le foto ci aiuteranno a ricordare la bellezza di questi posti.   L’atmosfera che qui si è venuta a creare sarà un ricordo indelebile in ognuno di noi, e questo nessuna foto potrà ricostruirlo. Ripartiamo a malincuore dal passo,

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ma la lunga e divertente discesa che ci aspetta ci aiuta a staccarci da questo posto meraviglioso.

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La valle è bellissima e si scende sempre contornati dalle caratteristiche rocce rosse.

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Eccoci in fondo, un tratto in pianura e la in fondo scorgiamo una piccola oasi con vicino il fuoristrada dei nostri cuochi.

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Buona notizia, dopo queste emozioni una bella sosta per riempirci la pancia è quello che ci vuole! Arriviamo all’oasi e visto che i cuochi stanno finendo di cucinare, ne approfittiamo per qualche bello scatto fra le dune.

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E poi finalmente relax all’ombra delle alte palme, questa è proprio una di quelle oasi che ci si immagina quando si pensa al deserto!

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Come al solito l’atmosfera è rilassata e le battute si sprecano, specialmente sul cibo che, per quanto buono e ben cucinato, risulta piuttosto ripetitivo agli occhi di noi italiani, abituati a grande varietà di pietanze. Ripartiamo per l’ultima parte, una breve salita

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e quando la strada comincia a scendere notiamo un bel sentiero in mezzo alla pietraia che taglia un lontano tornante, cosi i più tecnici non si lasciano scappare questa ghiotta occasione.

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Adesso il finale di tappa, dopo il passaggio in un caratteristico villaggio,

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prevede un lunghissimo tratto in piano in mezzo al deserto. Cerchiamo di metterci in fila indiana per fare meno fatica, si crea allora un “trenino” molto veloce tirato da Giovanni “il passista”, seguito dal nostro anestesista palermitano Salvatore (60 anni ma sul campo non li dimostra per niente) e da Enrico, l’ingegnere che da 20 anni si auto costruisce bici elettriche, ma quando c’è da pedalare non è secondo a nessuno. Per conto mio, con la mia pesante bici da enduro non posso certo fare l’andatura, cosi mi accontento di mettermi in coda a questo veloce gruppetto sfruttandone la scia.

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Dopo svariati km, ormai in vista della città, decidiamo di fermarci per aspettare gli altri e ci sdraiamo sulla sabbia ascoltando i rumori del deserto.

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Dopo esserci ricompattati entriamo in città, come spesso succede il primo edificio che si incontra è una scuola, che qui sono tutte molto decentrate. Ci fermiamo a parlare con i ragazzi che vogliono subito provare le nostre bici.

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Attraversiamo tutta la lunghissima città di Zagourat

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e finalmente arriviamo al nostro albergo, la tappa è stata lunga e stancante ma anche ricca di emozioni. Cena  base di …..Tajine, visita al centro dove il nostro uomo di mondo, il “dottor” Giuseppe, riesce a farsi aprire una pasticceria apposta per noi dove possiamo gustare specialità tipiche. Gran finale in un albergo vicino al nostro, visto che siamo riusciti a scoprire che sono forniti di birra, che qui è molto difficile da trovare dal momento che gli alcolici sono (o dovrebbero essere)  vietati.

Giorno 6, da Zagourat a Askjour

 (54 km e 100 metri di dislivello)

 Si parte verso sud, oggi arriveremo al Sahara! Qualche km su strada asfaltata e arriviamo all’ultima grande città prima del deserto, Tamegroute, sede di un importante mercato.

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La gente vi arriva con tutti i mezzi, dall’asino, al cavallo, ai camioncini stracolmi di persone.

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Molti arrivano anche a piedi, da molto lontano. In effetti questa è una cosa strana, vista con l’occhio europeo. Ogni tanto, nel bel mezzo di lande desertiche, incrociamo qualcuno che cammina da solo e viene spontaneo chiedersi: ma da dove viene? E dove va? A vista d’occhio infatti non si vede la fine della pista ne da una parte ne dall’altra! Vivendo però nel deserto anche solo per qualche giorno, impariamo che il tempo ha un altro significato rispetto al nostro: i ritmi sono più calmi, più lenti, non c’è fretta di arrivare in un posto, ma neanche di partire. Spesso si sta seduti anche tutto il giorno davanti a casa, aspettando che qualcosa succeda! Il mercato è veramente grande, uomini donne e bambini girano, guardano, contrattano.

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Si trova di tutto, dai banchetti dell’usato (ma usato veramente tanto!) agli incantatori di serpenti,

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dalle carni esposte al caldo e piene di mosche alla frutta esotica. Sarebbe bello fermarsi un po’ di più, ma dobbiamo ripartire. Lungo la pista ogni tanto spunta un piccolo villaggio con il caratteristico pozzo.

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Continuiamo verso sud, ormai Marrakech è lontanissima.

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Adesso la strada sale leggermente, è l’ultimo passo, l’ultima propaggine montuosa prima di arrivare al Sahara. Abbandoniamo la strada asfaltata e seguiamo una pista poco segnata. Ecco li in fondo il nostro fuoristrada che ci aspetta, anche oggi i nostri cuochi ci fanno trovare il pranzo pronto, a grande richiesta tanta pasta e poca verdura!

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E’ l’ultimo giorno di pedalate, ce la prendiamo con calma anche perché vorremmo che queste ultime ore non passassero mai  e un riposino è ben accolto da tutti.

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Ripartiamo, si scende su delle caratteristiche formazioni rocciose,

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poi si costeggiano delle colline stratificate,

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ma ormai siamo all’ingresso del Sahara, ecco le prime dune di sabbia sulle quali è difficile pedalare.

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Impegnativo ma anche molto divertente.

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Il sentiero corre fra dune e rocce e io mi cerco qualche bel passaggio tecnico.

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Improvvisamente appare un piccolo villaggio nel mezzo del deserto, e c’è pure un piccolo negozietto fornito di bibite fresche, sembra un miraggio ma per fortuna è tutto vero!

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Ancora un po’ di km in mezzo al deserto ed entriamo in una lussureggiante oasi che termina con un villaggio.

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Laggiù, dietro le palme, c’è la nostra meta. Ci fermiamo e ci guardiamo negli occhi. Abbiamo tutti voglia di arrivare alle tende e riposarci, ma sappiamo anche che tra un attimo tutto sarà finito. Ci sediamo sulla sabbia e guardiamo verso il tramonto, ripensando con nostalgia a questi fantastici 5 giorni di pedalate nel deserto e all’amicizia che si è creata fra di noi.

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E ora via verso la meta, in fondo abbiamo ancora molte ore da trascorrere insieme.

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Eccoci arrivati,

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un buon thè berbero per lavare la sabbia dalla bocca è quello che ci vuole.

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Doccia, cena all’aperto ed ecco che il gruppo dei romani si inventa una esilarante cerimonia di premiazione per tutti i partecipanti,

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con svariati premi a Danilo “Baronchelli”, vincitore di tutte le tappe aiutato dalla sua fida squadra di gregari. E alla fine ultima notte nel deserto, addormentandosi con il fruscio del vento nelle tende berbere e i raggi della luna piena che filtrano tra le larghe maglie. Spettacolo!

 

 Giorno 7, da Askjour a Marrakech

 L’alba nel deserto è sempre una esperienza fantastica! Dopo 5 giorni passati con il cielo perfettamente azzurro,  questa mattina vediamo le prime nuvole, giusto per rendere la foto più bella.

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Ultima colazione nel deserto,

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foto ricordo e poi via per il lungo trasferimento di ritorno verso Marrakech.

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Ieri sera è arrivato il nostro autista “Fangio”, speriamo in bene per il ritorno! Dopo un viaggio caratterizzato da sorpassi non troppo azzardati con sottofondo di musica marocchina e un finale con karaoke da gita scolastica, nel tardo pomeriggio siamo a Marrakech. C’è ancora tempo per visitare il centro storico con la gigantesca piazza Jāmiʿ el-Fnā, il suq e la Qasba.

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Cena (no tajine, per favore!), un salto nella gelateria “italiana” da Dino e a nanna.

Alla mattina colazione veloce perché dobbiamo ancora mettere le bici nei borsoni, saluti e baci con parte del gruppo che rimane in Marocco ancora per un giorno e arriva Fangio che in un attimo ci porta in aeroporto, addio Marocco, anzi arrivederci!

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Conclusione

 Nei tempi antichi Atlante era un Dio greco che viveva nel Mare Mediterraneo; era un titano che si batteva contro altri giganti e un giorno, dopo aver perso un’importante battaglia, andò a nascondersi sulle sponde dell’Africa: quando si distese per dormire, posò la testa in Tunisia e allungò i piedi fino a Marrakech.
Il letto era così comodo che non si svegliò mai più e diventò montagna. La neve visitava Atlante regolarmente ogni anno per mesi e lui pareva felice di sentirsi i piedi bloccati nella sabbia del deserto e ammiccava ai passanti la sua regale prigionia.
Adesso noi abbiamo appena terminato questo C2C Tour, qui tra l’Atlante e il deserto ad ammirare questa terra meravigliosa piena di sorprese, di meraviglie, di vita, di storia.
Siamo passati da scenari totalmente desertici a giardini dell’Eden, da immensi massicci di pietra basaltica, frutto di eruzioni vulcaniche preistoriche a fiumi che attraversano prati verdissimi.
Venire in Marocco é lasciarci l’anima, ti incanta, ti possiede.
Spazi sconfinati dove si accavallano immagini di territori diversi: ora ti sembra l’Arizona, ora il Kenya, poi ti sembra di stare sulla Luna…
Siamo arrivati fin verso sud, verso il deserto: Zagourat, il crocevia del Marocco al sud, paese ricchissimo, una metropoli nel deserto. Poi, ancora più sud fin dentro l’Africa intensa fatta solo di sabbia, fango e paglia, quella di Ait Isfoul, lì dove inizia il Sahara…. che avevo conosciuto qualche mese prima durante la Coast2coast Tunisia….   

(In corsivo citazione da Alessandro Tedesco, di coast2coast bike tours e redazione di bicilive)

E’ più bello il Marocco o la Tunisia, mi chiede ancora qualcuno. E io non so rispondere, perché sono due esperienze diverse, ma entrambe da vivere. Anzi so rispondere: andate a viverle con gli esperti acompagnatori di Coast2coast bike tour, e poi deciderete voi stessi quale è meglio, in ogni caso non rimarrete delusi!


Qui la prima parte  http://www.mtb-mag.com/coast2coast-marocco-dallatlante-al-sahara-prima-parte/

 

Qui il video https://vimeo.com/80577224

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