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[First Ride] Nuovo casco MET Roam

[First Ride] Nuovo casco MET Roam

31/05/2017
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31/05/2017

Nel video All Rides Leads to ROAM, i riders Veronika Widmann, Kilian Bron e Liam Moynihan indossavano il Roam, la nuova proposta di MET per l’all mountain.

MTB-MAG, unico media italiano presente all’evento, ha avuto la possibilità di testarlo in anteprima in una due giorni di riding sulle montagne che fanno da circondario alla sede centrale di MET, in Valtellina. Guidati dal responsabile Media & PR Ulysse Daessle, fra una sessione di riding e l’altra abbiamo quindi potuto visitare la sede stessa e scambiare due chiacchiere con chi si occupa delle varie fasi di sviluppo e test, attività che, a differenza della produzione, non sono state delocalizzate ed avvengono ancora in toto nella sede di Talamona (SO).

Il MET Roam in sintesi

Tipo: aperto
Utilizzo ideale: all mountain
Taglie disponibili: S (52/56), M (56/58), L (58/62)
7 colori
Versione MIPS: sì
Peso taglia M: 335 g / 360 g con MIPS
Crash replacement: sostituzione al 50% del prezzo di listino se il casco viene danneggiato a seguito di una caduta durante il periodo di garanzia.
Prezzo al pubblico consigliato: 150€ / 170€ versione MIPS
Disponibilità in negozio: settembre 2017

Il look del Roam è quello caratteristico per questa tipologia di caschi, più “coprenti” rispetto ai modelli concepiti per un utilizzo xc. L’esame visivo rivela la particolare attenzione posta alla protezione di due zone considerate critiche, vale a dire la parte posteriore della testa e le tempie. Un ulteriore accorgimento a livello di forma della calotta è stato preso per permettere alla testa di piegarsi all’indietro senza che il collo subisca compressioni.

La struttura principale del Roam, deputata all’assobimento degli urti, è in Polistirene Espanso (EPS). Uno shell in policarbonato la ricopre totalmente, garantendo protezione da graffi o piccoli urti accidentali e garantendo una maggiore durata.

La visiera è regolabile su tre posizioni senza dover agire su alcun meccanismo di sblocco. Molta attenzione è stata posta alla rigidità del materiale utilizzato, che se eccessiva può pericolosamente trasformare la visiera in una specie di molla che in caso di urto andrebbe a trasferire l’energia sul collo.

Buone notizie per chi agli occhiali preferisce la maschera: oltre alla totale compatibilità, quando la visiera è nella posizione più alta la maschera resta saldamente alloggiata sulla parte frontale del casco. Interessante anche il sistema di ritenzione, affidato a due clip laterali integrate nella visiera stessa, oltre che ad una apposita sagomatura ricavata nella parte posteriore della calotta. Non ci si è dimenticati neppure di chi usa dei più tradizionali occhiali, dato che le due feritoie ricavate nella visiera sono studiate in modo da alloggiare le stanghette nei momenti in cui gli occhiali non sono indossati.

Se oltre ad utilizzare la maschera avete i capelli lunghi, il Roam è definitivamente il vostro casco, essendo dotato di una apertura posteriore pensata per farvi passare i capelli raccolti a coda di cavallo.

In particolare quando non si è ben centrati all’interno di una determinata taglia, i meccanismi di regolazione della calzata sono di fondamentale importanza per garantire un elevato livello di confort. Questo non è però l’unico motivo per cui un casco da all mountain deve essere particolarmente curato sotto questo aspetto, dato che è destinato a stare sulla testa anche diverse ore di seguito nelle più svariate situazioni e condizioni climatiche. Su questo fronte è quindi stato svolto un grosso lavoro, con una cura dei dettagli che rasenta il maniacale ma sempre attenti al contenimento dei pesi.

Oltre ad una regolazione che agisce sull’intera perimetria del capo, troviamo una regolazione verticale su tre posizioni e la regolazione occipitale. A proposito di quest’ultima, da segnalare la perfetta sagomatura della parte a contatto con l’incavo della testa e l’adozione di due imbottiture gommose per un ulteriore confort del punto di contatto.

Alcuni costruttori stanno abbandonando la regolazione dei cinghietti sotto le orecchie. Sempre in nome della massima calzabilità, i tecnici MET hanno deciso di mantenere questa ulteriore regolazione.

Se la capacità di ben adattarsi alla forma del capo tramite le opportune regolazioni è fondamentale, la ventilazione non è da meno. Il Roam è dotato di 22 fori, ma soprattutto è molto curato nella canalizzazione dell’aria, sia superiormente che lateralmente. E’ infatti questo l’aspetto realmente importante, più che il numero di prese in sé.

Per favorire la stabilità, l’area di contatto delle imbottiture interne è ampia. Una struttura di collegamento retata fa sì che la circolazione dell’aria non venga compromessa.

Il Roam sarà disponibile anche in versione MIPS, con una versione di quest’ultimo studiata in modo da minimizzare i lati negativi di questa tecnologia, cioè maggiore peso e minor ventilazione. Prendetela come una info “off the record”, ma ci è parso di capire che in MET non ritengono il MIPS una cosa così fondamentale. Il mercato però lo richiede, da lì la decisione di proporre il Roam anche con questa tecnologia.

Terminata la presentazione del Roam e goduta l’anteprima del video All Rides Lead to Roam, è cominciata la visita alla sede MET. Il discorso si è presto esteso al mondo dei caschi a 360°, ed è stato interessante scoprire quante piccole sottigliezze, dettagli ed accorgimenti nascondano questi oggetti all’apparenza piuttosto semplici.

MET vanta 30 anni di esperienza nel mondo dei caschi ed è in questo campo che è conosciuta, ma con il nome di Bluegrass l’attuale produzione spazia anche alle protezioni per il corpo.

Ad illustraci i vari passaggi che portano alla nascita di un nuovo modello è l’Ing. Matteo Tenni, il “padre” del Roam.

Un nuovo casco nasce come “idea” al computer, ma è comunque fondamentale creare un prototipo da poter toccare con mano. Nella foto qua sopra vediamo il prodotto di una notte di lavoro della stampante 3D. Non si tratta ovviamente di un casco vero e proprio, bensì della realizzazione “solida” di ciò che prima esisteva solamente sotto forma di file.

In fin dei conti il compito primo di un casco è quello di proteggere le nostre teste, quindi eravamo tutti curiosi di visitare la sala delle torture per questi preziosi oggetti, vale a dire quella che ospita la macchina per i crash test.

Il ruolo di aguzzino spetta a Cesare Della Marianna, il quale trascorre le giornate massacrando allegramente caschi.

Sulle vittime designate vengono evidenziati i punti critici che dovranno essere sottoposti al crash test. MET compie dei test interni che vanno oltre quelli richiesti per ottenere le necessarie certificazioni per poter immettere un casco sul mercato. Al di là dei test di laboratorio, per loro è importante poter analizzare i caschi provenienti da incidenti reali.

Ed ecco la macchina per i crash test. Il casco viene infilato sulla testa metallica, la quale scende in caduta libera da una determinata altezza su di un incudine. Degli accelerometri trasmettono ad uno strumento il valore di accelerazione nel tempo, il quale non dovrà mai superare una determinata soglia. La figura tipica che si ottiene è quella che vedete sulla schermata dello strumento, con il limite massimo ammesso (in questo caso 250 G) definito dalla linea rossa.

Nella sequenza qua sopra vedete un casco sottoposto ad un crash test. Il botto è abbastanza impressionante, come si può dedurre dal fatto che Cesare si tappa le orecchie (prima che qualcuno lo chieda: di norma indossa apposite cuffie). Un singolo casco viene sottoposto ad una serie di cadute di questo tipo; nel caso del casco in foto siamo arrivati fino a cinque ed il casco era ancora integro. Tutto questo potrebbe apparire eccessivo, ma la vista di un Parachute rientrato da un crash reale avuto da un ragazzo francese ci ha lasciati abbastanza impressionati…

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Sul campo

Per ogni giornalista è stata messa a disposizione una Sunn Kern LT, il modello da enduro della casa francese, e protezioni e guanti Bluegrass. Ovviamente tutti indossavamo il Roam, seppur non definitivo in alcuni piccoli dettagli.

Ospite d’onore in questa due giorni di riding è stata Isabeau Courdurier, la francesina volante che sta facendo molto bene in EWS.

Ad organizzare il servizio shuttle ed a farci da guida sono invece i ragazzi di 360valtellinabike. Loro anche il compito di organizzare il pernottamento nel rifugio di montagna dove trascorreremo la notte, ma soprattutto di trovare qualche bel sentiero che sia stato risparmiato dalle impreviste nevicate della notte precedente e da quelle in arrivo in serata.

Superando qualche piccola difficoltà, tipo un ingorgo su una stretta stradina di montagna con un camion stracarico di legna, raggiungiamo la partenza del primo trail.

Il fondo fradicio non è di quelli che trasmettono la migliore confidenza, e sulle sezioni di radici in contropendenza il rischio di un collaudo involontario del Roam è abbastanza concreto. Purtroppo anche il migliore dei caschi non protegge le caviglie, ed a farne le spese è il simpatico collega spagnolo che ne rompe una alla prima discesa. Gli toccherà spendere buona parte della giornata fra il disastrato Pronto Soccorso di Morbegno e quello di Sondrio.

Personalmente ho sempre avuto un ottimo feeling con i caschi MET, che trovo estremamente comodi. Il Roam conferma la regola, e dopo un attimo ci si dimentica di averlo in testa. Nonostante alcune regolazioni richiedessero un po’ di attenzione nel manovrarle in quanto pre-serie non definitive, l’aggiustabilità è ottima e la calzata molto fasciante. La ventilazione mi è parsa molto buona, tanto è vero che, a dispetto dell’elevata umidità, gli occhiali non si appannano più di tanto.

Chi è meno tradizionalista ed indossa la maschera apprezza invece la possibilità di sollevarla sul casco durante le frequenti pause a cui eventi di questo genere costringono. La visiera è uno di quei dettagli dei quali ci si dimentica totalmente quando svolge bene il suo lavoro. Se invece è mal dimensionata o non sta al suo posto diventa un discreto fastidio. Quella del Roam ha la giusta lunghezza per non interferire con la vista e mantiene alla perfezione la posizione. Molto comodo non dover agire su registri di blocco, per una reale regolazione “on the fly”.

Comoda anche la possibilità di regolare il tensionamento del cinghietto sotto il mento a casco indossato, possibilità che spesso sfrutto per allentare un filo in salita e serrare maggiormente in discesa.

A fine giornata il Roam è promosso, e se è vero che il buongiorno si vede dal mattino direi che ci siamo.

La nostra avventura non finisce però qui, ed è sotto l’inizio di una bella nevicata che raggiungiamo il Rifugio Bar Bianco in Valgerola, dove trascorreremo la notte. Notare le sdraio pronte per le giornate di sole della stagione estiva alle porte (!)

Da buona atleta professionista Isabeau sembra piuttosto impressionata dalla quantità di alcolici che i local riescono ad ingollare fra una chiacchiera e l’altra.

Dimostrando una positività ed uno spirito fuori dal comune, anche l’amico spagnolo ci ha nel frattempo raggiunti. Sotto una nevicata che non mostra cenni di cedimento ci si avvia finalmente verso le brande. Un inizio di maggio decisamente particolare, dopo un inverno fra i più aridi degli ultimi anni.

Al mattino realizzo che forse l’idea di portare la maschera non sarebbe stata delle più peregrine.

Il programma originale prevedeva di salire ad una quota maggiore, allungando così la già lunga discesa. La foto qua sopra, scattata nei primi metri di discesa sotto il rifugio, credo però parli chiaro sulle possibilità di spingersi più in alto.

Fortunatamente la neve cede velocemente il posto ad un fondo fradicio ma che non ci impedisce di divertirci su un sentiero che alterna un bel flow (cosa non comune da queste parti) a qualche passaggio un po’ più insidioso sulle rocce. Il Roam conferma le ottime impressioni avute il giorno prima: comodo, ben realizzato, stabile e ben areato. Speriamo di poterne avere in futuro uno per un test più approfondito sul lungo termine.

Solitamente una bella discesa termina di fronte ad una fresca birra. In questo caso tutti hanno preferito un caldo cappuccino…

Grazie al team MET per questa divertente due giorni, alle guide di 360valtellinabike ed ai cortesi gestori del Rifugio Bar Bianco!

met-helmets.com

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giancazaza
giancazaza

lo specy che ho adesso è alla frutta un casco prima o poi lo devo comprare
mettere un roam vicino al mio parachute? … si ci potrebbe stare, mi piace
vediamo se lo specy regge fino all’autunno

C
ChristianR

Anche io con i MET che ho avuto mi sono sempre trovato molto bene.
Pare più specifico, ma trovo anche che si sovrapponga al Parabellum che come estetica è tre spanne sopra.
Francamente non capisco perchè questi design stile vaso da notte vadano così per la maggiore…

Z
Zucchi

Come estetica non so, ma come praticità della fibietta di chiusura per me al momento è e rimane l’Alpina il punto di riferimento e non so perché gli altri non si inventano una cosa simile: Mentre tutti montano fibbie con un solo scatto di chiusura l’Alpina monta fibbie regolabili su un percorso di ca. 3 cm.

G
gabrireghe

intanto è bello scoprire (non lo sapevo) che MET è italiana, non so perché ma pensavo fosse francese. Articolo molto carino e divertente, provo un po di invidia per il lavoro del giornalista-tester (ancora una volta). chi detiene il brevetto del MIPS? anche io penso comunque che non sia così fondamentale.
volevo sapere se anche in fase di creazione 3D a computer del casco si tengono in considerazione dei criteri di protezione/sicurezza o, in questa fase, ci si preoccupa solo di dare una forma corretta e un design che piace. Cioè per esempio quando faccio il modello 3D decido in un certo punto di farlo spesso un tot per avere tot deformazione e tot protezione in caso di urto o demando tutta questa analisi ai soli crash test successivi alla fase di disegno.
magari domanda banale ma volevo sapere

B
bicidiAle

Mi associo allo stupore per l’italianità di MET (non sapevo manco io) e all’invidia per il ruolo di tester.
Mi sembra che la tendenza ad alzare e accorciare le visiere le renda sempre più inutili dal punto di vista funzionale
So che vado fuori tema ma… un parere su questa Sunn?

gargasecca
gargasecca

Volevo chiedere 3 cose:
1) da quando fanno il crash remplacement?
2) che cos’ è il MIPS
3) copre di più del precedente Parabellum?
Grazie

gargasecca
gargasecca

[QUOTE="muldox, post: 8149395, member: 20"][USER=6401]@gargasecca[/USER]

1) Francamente non ho chiesto da quando lo fanno, ora però c'è.

2) E' una tecnologia che protegge dagli impatti che generano una rotazione del casco. Vedi qui: http://www.mipsprotection.com/technology/

3) Direi di sì, anche se dovrei mettere i due caschi affiancati per una risposta più dettagliata (cosa che in futuro forse riuscirò a fare)[/QUOTE]



Grazie, ti ho fatto queste domande perchè ho avuto un Parachute…e lo ruppi solo scivolando dalla bici e NON me lo cambiarono nonostante li contattai e mandai le foto, parlo di Marzo 2011.

Poi…ora mi vado a leggere il link che mi hai mandato.

Per ultimo…utilizzo il Parabellum e ho comprato il nuovo Parachute…che non ho ancora utilizzato.

Ecco…il Parabellum sabato scorso non mi ha coperto bene sulla tempia dx…e ho preso un sasso.

Fortuna nulla di grave…solo un bel livido-gonfiore sopra la zona dell' orecchio e dolore se premo…ma ho trovato il casco poco "coprente" in quella zona…probabilmente l' integrale Parachute avrebbe fatto meglio…:prega:

Lucky86
Lucky86

io sapevo che bluegrass fosse italiana ma non parte del gruppo met. sono felice che lo sia perchè gli integrali bluegrass sono superlativi e a prezzi molto alla portata rispetto ai concorrenti.
questo met non mi piace troppo come estetica però sono contento dell’innovazione e dei test.

G
giuseppegiuseppe

L’articolo mi è piaciuto ma ancora di più i commenti! Bravi tutti!
Anch’io non sapevo che bluegrass e met fossero la stessa azienda… Interessante

akko69
akko69

è da qualche anno che esiste il crash replacement di Met/Bluegrass… io l’ho scoperto 2 anni fa durante l’EWS di Finale chiedendo direttamente al loro stand.

strano che Isabeau si stupisca dell’alcool…
😉

gargasecca
gargasecca

[QUOTE="muldox, post: 8149413, member: 20"][USER=6401]@gargasecca[/USER] Se guardi le immagini laterali del Roam noterai che la zona tempia è ora ben protetta. Chiaramente il Parachute offre un altro livello di protezione, non fosse altro che è un integrale, ma per quanto leggero e ben areato non è un casco che terrei sulla testa in salita o che mi poterei per un giro all mountain.[/QUOTE]


Difatti preferisco il Parabellum…il Parachute l' ho preso per uscite + "freeride".

Grazie…:°°(:

Lucky86
Lucky86

[QUOTE="muldox, post: 8149431, member: 20"][USER=50891]@Lucky86[/USER] Sì, stessa famiglia di MET in tutto e per tutto. Durante la visita ho chiesto a Metteo Tenni se il livello qualitativo fosse diverso e mi ha confermato che la qualità è la stessa. Credo che il marchio Bluegrass sia stato creato per pure esigenze di marketing, dato che la linea di prodotti è maggiormente orientata al gravity rispetto a MET.[/QUOTE]

grazie per il chiarimento

S
santacruzbk

Io utilizzo da diversi anni un Met kaos Ultimalite. Ne ho apprezzato particolarmente gli inserti in gel non rivestito presenti sulla fronte.
Questi ultimi non si inzuppano e vanno ad incanalare il sudore della fronte verso le tempie.
Su questo modello non mi sembra di vederli, mi confermi la cosa?

lollo72

Ho avuto (ed ho ancora) un Met Parachute prima serie , attualmente però utilizzo un Bell Super 2r MIPS ; sono entrambi ottimi caschi per l’uso che ne faccio (il Bell è più pratico nella rimozione della mentoniera) , ma dall’esperienza avuta con questi ultimi due caschi difficilmente prenderei in considerazione un casco senza mentoniera (preferibilmente amovibile) per un mio futuro acquisto , rimanendo in ambito all-mountain enduro freerider e park .

G
GDIB

mi piace, lo proverei molto volentieri per affiancarlo al Lupo.
Unico aspetto che non mi piace a prima vista è che il sistema di regolazione e fissaggio dei cinghietti è lo stesso del Lupo e immagino anche degli altri. Per me è un minus. è facile che si rompa e non sono mai riuscito trovare una regolazione ottimale. se va bene la posizione dei cinghietti il fermo batte sull’attaccatura della mandibola e mi da fastidio, se metto il fermo in modo che non mi dia fastidio i cinghietti rimangono troppo larghi. dovrebbero studiare qualcosa di migliore

SandroRiz
SandroRiz

Io ho il Golden Eye Bluegrass (che pensavo fosse stata un’acquisizione e non da sempre un sottomarchio…) e confermo la bontà della protezione nuca/tempia: volevo sperimentare quale è il limite del Turbo di Bosch su una rampa da 40° o più e ho capito che il limite è la gravità!! Ribaltato all’indietro come un cretino ma grazie a casco e zaino evoc si è risolto in una risata!

8
8mat7

ho usato il Terra, gran casco ma perdeva il colore…
uso il Parabellum, gran casco ma a volte mi da fastidio sulla nuca il sistema di ritenzione…
userò il Roam? le premesse sembrano buone, e se online avrà prezzi più accessibili ci farò un pensiero

canyon67
canyon67

Ciao Mauro, volevo sapere se anche tu oltre il diretur avevi provato lo Smith Forefront ed in tal caso se brevemente mi davi una tua opinione su una comparazione tra i due caschi.
Grazie.

mcpelo68
mcpelo68

finalmente anche MET è riuscito a far un casco che esteticamente mi pace con le linee più ricercate.. interessante la soluzione anche x la mascherina! non vedo l’ora di toccarlo e vederlo dal vivo!!!slurp

tipstricks

[QUOTE="mcpelo68, post: 8151652, member: 4529"]finalmente  anche  MET  è riuscito  a far un casco  che esteticamente  mi pace  con le  linee  più ricercate..  interessante la soluzione anche x la mascherina! non vedo l'ora di  toccarlo e vederlo dal vivo!!!slurp[/QUOTE]

Gli manca solo la parola… no, l'attacco per Gopro come sul Parachute, allora sarebbe perfetto!

mcpelo68
mcpelo68

[QUOTE="tipstricks, post: 8153000, member: 71903"]Gli manca solo la parola… no, l'attacco per Gopro come sul Parachute, allora sarebbe perfetto![/QUOTE]

Ni (non è né un sì né un no) .. perché sinceramente x quanto mi  riguarda,un attacco della camera sul casco…con quello che successe a suo tempo  a Schumi ….sinceramente la camera l'attacco da un'altra parte, non  si sà mai!:oops:

mcpelo68
mcpelo68

[QUOTE="muldox, post: 8153081, member: 20"][USER=71903]@tipstricks[/USER] Nella parte superiore della calotta del Roam è ricavato un incavo per il passaggio dello strap di fissaggio della helmet cam senza che interferisca con le imbottiture.[/QUOTE]

buono a sapersi:prost:

gargasecca
gargasecca

[QUOTE="muldox, post: 8153484, member: 20"]Correzione all'articolo: se danneggiato a seguito di una caduta durante il periodo di garanzia, MET offre un nuovo casco al 50% del prezzo e non gratis come precedentemente scritto nell'articolo (ora corretto).

Scusate per l'errore ma ci era stata fornita l'informazione sbagliata e non è dipeso da noi.[/QUOTE]

Ma infatti mi sembrava strano…grazie della precisazione.

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gargasecca
gargasecca

Arrivarto ieri sera, davvero deluso.
Il casco è enorme…è il mio 4° MET…non potendolo provare ho preso la stessa taglia degli altri, ovvero una L
Tenete presente che anche il Parabellum e il Parachute li ho comprati su Internet a scatola chiusa senza provarli…calzano a pennello.
Risultato…sembra il cartone del panettone in testa.
Poi, brutta forma, cinghiette economiche che sono integrate nel polistirolo e non nella "rete" di regolazione dell' interno del casco, sistema posteriore decisamente peggiorativo rispetto a quello del Parachute e del Parabellum in mio possesso.
La parte frontale manca dell' inserto "gommoso" che ho invece nel Parabellum.
Anche stretto a morte, balla, tra la rete di stringimento e il casco ci entrano le dita della mani…lo rendo subito.
Fortuna che il reso è gratuito, domani lo porto da Bartolini.
🙁

gargasecca
gargasecca
muldox

Magari dovresti provare quello della tua misura, prima di dire che il casco fa schifo. Altrimenti è come comprare un paio di scarpe n.45 quando si porta il n.41 e poi dire che sono deludenti.


Aspetta, ho premesso che:
1) li ho sempre comprati online senza provarli
2) è il QUARTO MET che acquisto…e sono tutti in taglia L

Quindi, per tornare al paio di scarpe…se porto 45…posso spaziare tra 44 e 46 asseconda della marca…ma se la marca resta quella, a meno di cambiare completamente la misurazione come fece Shimano…direi che posso fidarmi no?
Detto questo, al di là della grandezza davvero esagerata…confrontandolo con il Parabellum e il Parachute che ho, entrambe sono del 2016, è qualitativamente inferiore, quindi direi anche ben sovraprezzato.
Tutto il sistema di chiusura e di tensione del casco lo trovo inferiore.
L' unica cosa interessante era la visiera.
Ma ripeto…sono rimasto IO deluso…e volevo solo testimoniare la mia esperienza…tutto qui.
Cmq lo rendo domani, se vuoi ti faccio le foto stasera per farvi vedere bene le differenze.
:prost:

Marco Toniolo
gargasecca

Aspetta, ho premesso che:
1) li ho sempre comprati online senza provarli
2) è il QUARTO MET che acquisto…e sono tutti in taglia L

Quindi, per tornare al paio di scarpe…se porto 45…posso spaziare tra 44 e 46 asseconda della marca…ma se la marca resta quella, a meno di cambiare completamente la misurazione come fece Shimano…direi che posso fidarmi no?
Detto questo, al di là della grandezza davvero esagerata…confrontandolo con il Parabellum e il Parachute che ho, entrambe sono del 2016, è qualitativamente inferiore, quindi direi anche ben sovraprezzato.
Tutto il sistema di chiusura e di tensione del casco lo trovo inferiore.
L' unica cosa interessante era la visiera.
Ma ripeto…sono rimasto IO deluso…e volevo solo testimoniare la mia esperienza…tutto qui.
Cmq lo rendo domani, se vuoi ti faccio le foto stasera per farvi vedere bene le differenze.
:prost:

non ci vuole molto su…

Vedi l’allegato 265501

gargasecca
gargasecca
marco

non ci vuole molto su…

Vedi l’allegato 265501


Ragazzi , ma certamente per carità, ma se i vecchi riportano L 58/62…e il nuovo riporta la stessa cosa, o sono sbagliate le misure dei vecchi…o di questo nuovo, su.
Anche se avessi una circonferenza a "cavallo", si rischia con il più piccolo che il casco sia stretto.
Ma al di là di questo…indossato ieri sera davanti allo specchio, davvero sembra un panettone e ci entra una mano sia lateralemtne che dietro la nuca…cosa che NON accade con il Parabellum e tanto meno con il Parachute.
Poi le cinghiette posteriori in diagonale alle orecchie, nei vecchi fanno parte di tutta la struttura di tiraggio del casco mentre in questo Raom sono integrate senza regolazione nel polistirolo stesso, davvero economica come soluzione, così come la manopolina sulla nuca…
Su un casco da oltre 1 biglietto verde…su…non ci vuole molto a capirlo…

gargasecca
gargasecca

muldox Mi sono preso la briga di guardare che soluzione viene adottata da alcuni caschi che ho in casa (Endura, Giro, Specialized, Bontrager e 661). In tutti, ad eccezione del Bontrager che è pure il più vecchio, i cinturini entrano direttamente nella calotta. Se fai caso anche nel Parachute, per quanto il paragone non regga molto in quanto casco concettualmente diverso, i cinturini vanno poi ad innestarsi posteriormente nella calotta. A te che cosa fa dire che questa soluzione sia più economica? Che essendo affogati nel polistirolo, non possono essere regolati nella "calzata" come quando sono parte integrante di tutto il sistema di ritensione del ragno interno, e quindi sono meno a contatto con la parte dietro la nuca/orecchio restando + a "metà strada" tra casco e cranio. Anche smanettando sulla fibia che regge il cinghietto, quella della parte a "Y" per intenderci…non mi convince per nulla il miglior compromesso che ho trovato ieri sera smanettandoci qualche minuto. Oltrettutto per "+ economico" oltre a questo aspetto che ti dicevo, è tutto il sistema di fissaggio del ragno interno, manca sia la parte gommosa anteriore, che se non erro è diventata un "optional" e la rotella dietro è molto scarna, come pure la parte a contatto con la nuca che dovebbe stringersi dietro. Se metti vicino il Parabellum (che sarebbe il predecessore del Roam) con il Roam, già a colpo d' occhio te ne accorgi. Tornando sulla taglia, mentre con il Parabellum lo senti calzare normale, e hai la sensazione di… Read more »

Lucky86
Lucky86

gargasecca Che essendo affogati nel polistirolo, non possono essere regolati nella "calzata" come quando sono parte integrante di tutto il sistema di ritensione del ragno interno, e quindi sono meno a contatto con la parte dietro la nuca/orecchio restando + a "metà strada" tra casco e cranio. Anche smanettando sulla fibia che regge il cinghietto, quella della parte a "Y" per intenderci…non mi convince per nulla il miglior compromesso che ho trovato ieri sera smanettandoci qualche minuto. Oltrettutto per "+ economico" oltre a questo aspetto che ti dicevo, è tutto il sistema di fissaggio del ragno interno, manca sia la parte gommosa anteriore, che se non erro è diventata un "optional" e la rotella dietro è molto scarna, come pure la parte a contatto con la nuca che dovebbe stringersi dietro. Se metti vicino il Parabellum (che sarebbe il predecessore del Roam) con il Roam, già a colpo d' occhio te ne accorgi. Tornando sulla taglia, mentre con il Parabellum lo senti calzare normale, e hai la sensazione di avere un qualcosa sulla testa che ti protegge, con il Roam questa sensazione (a parità di taglia) non si ha proprio, è come se tu ti fossi messo sopra una scatola di cartone. Ancor + evidente con il Parachute, che sempre a parità di taglia ha una calzata ancora + avvolgente, non solo perchè integrale ma proprio nel complesso. Cercavo il sostituto del Parabellum perchè ne volevo uno un pochino + coprente e perchè ha 3 anni sulle spalle e la… Read more »

supereroe

Scusa una domanda……ma che circonferenza hai della testa ?

gargasecca
gargasecca
supereroe

Scusa una domanda……ma che circonferenza hai della testa ?

58 cm
Poi capelli corti e senza foular indossato

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