15/10/2012
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15/10/2012

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Il primo sabato di ottobre ormai da anni è dedicato ad un lungo tour, possibilmente in alta quota, in modo da chiudere degnamente la stagione estiva. Da inizio settembre Robi, Mirko ed io cominciamo a pianificare il giro, che deve avere le seguenti caratteristiche: almeno 2500 metri di dislivello e lungo…..mah, i km non li contiamo, ci interessa di più il dislivello, comunque bisogna pedalare tutto il giorno, questo è l’importante, e naturalmente in ambienti spettacolari di alta montagna.
Mirko per quest’anno vorrebbe scoprire qualche nuovo itinerario nelle Dolomiti, allora io lo accontento subito, visto che ho già praticamente pronto un itinerario che dovrebbe essere molto panoramico nel gruppo del Catinaccio. Gli amici mi affidano allora l’organizzazione e io mi metto subito all’opera, visto che studiare nuovi itinerari è una delle cose che mi piacciono di più. Il Catinaccio si erge maestoso a soli venti chilometri da Bolzano ed è visibile dalla città. Il Rosengarten, giardino delle rose, come viene chiamato dalla popolazione di lingua tedesca, è una delle montagne più famose delle Dolomiti. I primi uomini a salire sulle sue cime furono, forse, migliaia di anni fa i cacciatori mesolitici all’inseguimento di camosci. Per l’ascensione scelsero probabilmente i pendii meno ripidi, ed è per gli stessi pendii che adesso si può salire anche in bicicletta.
La zona la conosco, dato che sono salito al passo Principe un paio d’anni fa, quella volta però sono sceso verso il rifugio Bergamo e la valle di Ciamin., mentre questa volta la mia intenzione sarebbe di scendere per la valle d’Antermoia e la val di Dona. Il giro però è un po’ troppo corto, circa 2000 metri di dislivello per 7 ore di pedalate, bisogna allungarlo un po’ per arrivare a stare tutto il giorno in sella! Niente di più facile, visto che sulla mia agenda è già un po’ di tempo che mi sono segnato di provare il sentiero del Masarè (Hirzweg), dal rifugio Fronza fino al rifugio Roda di Vael. Adesso mi serve solo un bel sentiero per scendere verso la val di Fassa dalla val de Dona, e anche qui niente di più facile, basta mettere un post in mtb-forum e subito qualche esperto della zona consiglia i sentieri migliori! Grazie allora a pirs75 e piero.naldesi che mi hanno consigliato il bel sentiero, non segnato sulle carte, che dalla val de Dona arriva a Pramolin e poi scende a Campitello. Ecco, il giro adesso dovrebbe essere perfettamente a punto, partenza fissata dal passo Costalunga per le 7.30 e ritorno verso le 17.30, e in mezzo pedalare e ancora pedalare, ma anche godersi il panorama e fare qualche bella foto. Cominciano adesso le frenetiche consultazioni meteo, qualche giorno prima della data fissata è previsto il passaggio di una perturbazione fredda proprio per sabato, siamo scoraggiati perché uno dei punti forti del tour è proprio il panorama di alta montagna che sarebbe completamente nascosto dalle nuvole, invece il venerdì le previsioni cambiano completamente, la perturbazione è posticipata alla domenica e per sabato il sole dovrebbe regnare incontrastato con temperature al di sopra della media stagionale. Perfetto. O quasi perfetto, visto che venerdì Mirko, proprio lui che aveva pensato alle Dolomiti, ci dice che per problemi scolastici dei figli non potrà essere dei nostri. Accidenti che peccato, e adesso che si fa, rimandiamo anche noi alla prossima settimana? Robi ed io ci guardiamo un attimo, ci pensiamo un paio di secondi e visto che con Mirko siamo amici da tanto tempo…..decidiamo naturalmente di partire lo stesso l’indomani!
Alle 6.15 passo a prendere Robi sotto casa e in un’ora siamo nei pressi del passo Costalunga. Alle 7.30, puntualissimi siamo pronti a partire, mentre un cavallo si avvicina con curiosità al mio cavallo “d’acciaio”.

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Prendiamo la strada per il passo Nigra, cercando di sfruttare il più possibile il sentiero che corre parallelo alla strada, e poi la forestale che sale verso la malga Messner. Da qui saliamo al rifugio Fronza, in parte pedalando (poco)

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e in parte con la bici in spalla (tanto). Prima del rifugio incrociamo una strada che sale lungo la pista da sci, non segnata sulla mia vecchia carta, e in effetti ci accorgiamo che saremmo potuti salire sempre pedalando. Poco male, un quarto d’ora con la bici in spalla è poca roba, per fortuna siamo abituati a ben altro!
Eccoci così finalmente al rifugio Fronza, da qui parte il sentiero 549 del masarè che in falsopiano arriva fino al Roda di Vael.

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Il sentiero si dimostra subito divertente, tratti stretti si alternano a tratti più larghi e scorrevoli, poi qualche tratto a spinta, sempre dominati dalla magnifica Roda di Vael e con sullo sfondo il massiccio del Latemar.

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Siamo all’ombra, a 2300 metri la temperatura è piuttosto bassa, ma lo splendido paesaggio delle Dolomiti che spuntano dalla nebbia mattutina ci fa dimenticare il freddo e cominciamo a godere i panorami che solo queste zone sanno offrire.

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Il gps è utilissimo, ma è sempre meglio portarsi dietro una mappa cartacea!

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Ecco che adesso il sentiero comincia a girare intorno alla punta sud della Roda di Vael e finalmente arriva il sole, possiamo cosi godere di una splendida vista sulle dolomiti Trentine.

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Sul sentiero perfettamente pedalabile, arriviamo cosi al famoso monumento a Christomannos.
Quest’uomo è ricordato come un personaggio leggendario, a lui va attribuito il merito di aver costruito la grande strada delle Dolomiti fra Bolzano e Cortina e di lui si dice che riuscì a scalare l’Ortles in abito da sera e scarpe laccate. Nato a Vienna da una famiglia greca nel 1854, per sfuggire alla persecuzione turca si trasferì a Merano. Ebbe cosi l’onore di accompagnare la principessa Sissi in passeggiata dal lago di Carezza al Catinaccio. E proprio qui fu eretto, dopo la sua morte avvenuta nel 1911, un monumento: un’enorme aquila in bronzo che simboleggia la lungimiranza.

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Ci avviciniamo adesso al rifugio Roda di Vael, con le torri del Vajolet sullo sfondo.

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Arrivati al rifugio ci concediamo un breve pausa stesi sul prato con il sole mattutino che comincia già a scaldare.

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Ascoltiamo in silenzio le voci della natura. I gracchi saltellano vicinissimi a noi, quasi volessero conoscerci. E’ un momento intenso di serenità e pace. La natura risalta in tutta la sua bellezza e in questa situazione è più facile capire l’essenzialità dei valori semplici.
Valori che con la bicicletta è ancora più facile scoprire.
Il giro però è ancora lungo e dobbiamo ripartire. Un sentiero in ripida discesa ci porta fino all’alta via di Fassa.

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Prima del bivio due simpatici asinelli si avvicinano senza timore.

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L’alta via di Fassa è un divertente sentiero in falsopiano, con qualche tratto un po’ esposto,

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qualche tratto da fare a spinta e begli scorci verso le cime ovest del Catinaccio.

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Arriviamo adesso al rifugio Negritella e da qui prendiamo il facile sentiero per il rifugio Gardeccia. Il sentiero al momento è vietato alle bici, ma vista la stagione e i pochissimi escursionisti presenti, decidiamo lo stesso di percorrerlo. Eventualmente basta scendere sulla forestale prendendo poi il primo bivio a sinistra per risalire al Gardeccia.
Alla fine del sentiero siamo nella valle del Vaiolet e decidiamo di fare una piccola pausa prima di affrontare l’impegnativa salita verso il rifugio Principe. Mangiamo qualcosa e facciamo scorta d’acqua fresca alla sorgente.

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Riposati, cominciamo a pedalare sulla ripida forestale che porta fino al rifugio Preuss. Dopo una curva, ci appare la dura realtà, il rifugio è li in alto che domina incontrastato e Robi mi chiede ironicamente: ma dove è l’ascensore?

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La strada si inerpica con tratti al limite della possibilità di pedalare e stretti tornanti, ma con tanta pazienza superiamo i 300 metri di dislivello fino al rifugio Preuss. Adesso ci aspettano ancora 350 metri su sentiero in parte pedalabile fino ai 2600 metri del passo Principe.

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Anche qui tratti ripidissimi si alternano a tratti dove si può rifiatare e guardare il magnifico panorama.

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Adesso siamo completamente circondati da cime alte 3000 metri, la cima Catinaccio, le torri del Vaiolet, la croda di Ciamin, il catinaccio d’Antermoia solo per citarne alcune.

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Salire con gli occhi immersi in questo spettacolo ci fa dimenticare la fatica e in breve arriviamo al rifugio Principe.

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Purtroppo al passo, come spesso succede, si alza un vento fastidioso e visto che siamo completamente sudati, ci fermiamo giusto il tempo per infilarci una giacca antivento e ripartiamo subito verso il passo d’Antermoia, ancora 170 metri di dislivello da fare quasi completamente a spinta.

Un primo tratto pedalato

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e poi bisogna caricarsi la bici in spalla e salire sul ripido sentiero, ma sempre con il sorriso sulle labbra pensando a cosa abbiamo intorno.

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L’ultimo tratto del sentiero si riesce a pedalare e da questa altezza la vista è splendida.

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Il sentiero corre proprio sotto alla cima del catinaccio d’Antermoia, che sembra poterci schiacciare in ogni momento.

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Ultimi metri di fatica che pedaliamo pensando alla lunga discesa che ci aspetta.

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Eccoci finalmente al passo, punto più alto del tour a 2770 metri.

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Siamo in ottobre, ma di freddo per adesso neanche l’ombra, anzi un caldo sole ci accompagna anche quassù.
Dormire potrò abbastanza dopo la morte: lasciate che possa vedere il sole e possa riempirmi di luce… da morto patirò la sua assenza.
Raoul Schrott, Gilgamesh

Siamo stanchi ma felici, poter ammirare un panorama come questo è una cosa che non ha prezzo e il fatto di essere arrivati fino a quassù in sella alle nostre amate mountain bike ci rende ancora più orgogliosi. Ci sediamo su un sasso, mangiamo un panino, mastichiamo lentamente per poter prolungare lo spettacolo il più possibile, ma alla fine bisogna ripartire, e lo facciamo con una certa curiosità, perché abbiamo sentito che la valle di Antermoia è molto bella.
Cominciamo allora la discesa.

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La prima parte è piuttosto sassosa e smossa, ma sempre ciclabile

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e con piacere scopriamo che lo spettacolo che abbiamo lasciato al di là del passo continua anche di qua, e che spettacolo!

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Il sentiero scende fra due alte ali di roccia bianca e lasciamo che le nostre bici scivolino velocemente verso il basso, facendole scorrere sui tanti sassi che cantano al nostro passaggio.

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Arriviamo cosi nel vasto pianoro che precede il lago d’Antermoia, e pedalando verso il lago ci godiamo la vista della Marmolada che troneggia sullo sfondo.

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I laghi di montagna sono sempre belli, ma questo, che si trova a 2500 metri, è sicuramente è uno dei più emozionanti, sia per il magnifico colore turchese sia per le fantastiche montagne che lo circondano.

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Se poi il sentiero che ci passa accanto è anche completamente ciclabile, allora siamo veramente vicini alla perfezione.

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Dopo il lago arriviamo al rifugio Antermoia, purtroppo già chiuso in questa stagione, dobbiamo allora rinunciare all’ idea di un delizioso strudel da mangiare in terrazza accompagnato da una fresca birra e continuiamo in leggera salita verso il passo di Dona.

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Al passo il panorama cambia nuovamente e la vista si apre su tutto il gruppo del Sella, mentre sotto di noi la valle di Dona scende come un gigantesco toboga.

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Il sentiero si fa di nuovo ripido e sassoso, ma sempre divertente.

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Perdiamo quota rapidamente e arrivati al passo Ciaragole, dopo tante ore senza vedere un filo d’erba, i sassi scompaiono di colpo e si scende sull’erba di prati infinti, ancora con la Marmolada davanti ai nostri occhi.

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A destra si apre la valle di Udai, ottima alternativa per chi cerca un sentiero ripido e tecnico per tornare in val di Fassa. Noi invece ci lasciamo alle spalle il Catinaccio e continuiamo per la val di Dona su strada forestale. Superiamo un altro rifugio già chiuso e quando la strada diventa ripida e cementata troviamo i cartelli del sentiero che ci è stato consigliato per arrivare a Campitello. Il sentiero risale di un centinaio di metri, con dei tratti a spinta ma nel complesso abbastanza pedalabile, sempre nel bosco. Si arriva cosi ai bei prati di Pra Molin, con bella vista sul gruppo del Sella.

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Adesso il sentiero si rituffa nel bosco, si passa in val Duron e poi si scende verso Campitello su un sentiero molto veloce e divertente, prima in terra e poi ancora su sassi smossi. Ecco che il sentiero esce dal bosco, diventa carrabile e siamo ormai in vista di Campitello.

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Al paese seguiamo la bella ciclabile di fondo valle verso Moena dove, come se ancora non bastasse, dovremo prendere la forestale che, con cinquecento metri di dislivello, ci riporterà al passo Costalunga da dove siamo partiti.

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A Pozza di Fassa, però, ci concediamo una sosta in un bar con cappuccino e gelato, strano abbinamento in effetti, ma quando si pedala per tante ore va bene tutto. Sono ormai le 15.30 e riprendiamo la strada per Moena. Diciamo che giusto sarebbe iniziare l’itinerario da qui, per non dover fare ancora una lunga salita a fine giro, ma specialmente in alta stagione è preferibile iniziare subito con il sentiero del Masarè, prima che questo si riempia di escursionisti che arrivano comodamente in quota con la seggiovia che apre alle 9. Saliamo allora lungo la bella e mai troppo ripida forestale. La giornata è stata lunga e ricchissima di emozioni, migliaia di immagini fantastiche sono impresse nelle nostre menti, salite pedalabili, ripide, con la bici in spalla, discese scorrevoli, tecniche sassose, su prato, nel bosco, laghi, passi, forcelle, rifugi, cime, cime e ancora cime che si stagliano nel cielo azzurro. E noi li in mezzo, come attori di uno straordinario film, che invece è realtà. Siamo piuttosto stanchi, forse più per le mille emozioni che per le difficoltà. Saliamo con calma, ogni tanto qualche breve sosta, parlando il tempo passa più veloce e cosi ci ritroviamo al passo. Alle 17.30, puntualissimi, siamo alla macchina e controlliamo il gps: 61 km e 2400 metri di dislivello. Una stretta di mano, anche questo tour è completato, e sicuramente rimarrà nei nostri ricordi come uno dei più belli mai fatti.

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itinerario e traccia : http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/8631