Marco pedala. Questa volta nel circolo polare artico.

Marco pedala. Questa volta nel circolo polare artico.

01/02/2014
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01/02/2014

Come ci si prepara ad una gara nel circolo polare artico in pieno inverno? Dove si trovano le motivazioni? Che materiale si usa? Marco Nicoletti, aka Yoda76, si racconta. Per chi non lo conoscesse, vi rimandiamo alla sua avventura alla Great Divide.

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MTB-MAG: Rovaniemi 150. Perché? Il tuo obiettivo è l’Idita bike?
Marco: Mah, non saprei. L’idita è una gara MOLTO estrema, al limite della sopravvivenza. Mi attira, certo, ma ha dei costi notevoli. Avrei bisogno di sponsor grandi per potermela permettere. Finora mi sono sempre gestito da solo le mie gare, con il supporto di amici e qualche sponsor tecnico mi sono destreggiato benone, ma il conto in banca ne risente sempre quando si inizia a pensare ad una avventura lontana da casa.
La Rovaniemi150 mi attira perchè è una gara estrema, essendo nel circolo polare artico può essere veramente severa (le temperature possono andare ben al di sotto dei -30°) ma è pensata per permettere ai neofiti di fare esperienza; ci sono infatti parecchi check point sul percorso, non troppo distanti l’uno dall’altro. Se non si fanno cavolate credo sia difficile mettere a repentaglio la propria incolumità.
Comunque non si scherza, a quelle temperature ogni mossa sbagliata la si paga! Mi attira molto il poter fare un anello unico di 150km, scongiurando “l’effetto criceto” che spesso compare quando si deve ripetere N volte lo stesso anello.

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MTB-MAG: Perchè uno che vive in Valle d’Aosta, d’inverno non va semplicemente a sciare? Lo scialpinismo ti porta dovunque tu voglia, nella natura. O lo sci di fondo.
Marco: beh, io sono uno sciatore! Nasco come fondista (ho fatto le gare dai 6 ai 15 anni) e adoro il telemark. Abitualmente faccio delle belle gite con le pelli, con gli amici. Nelle giornate di polvere adoro sfoderare i miei fat ski e fare dei fuoripista, ma la fat bike mi ha attratto. Dapprima come mezzo di allenamento, poi sempre di più, fino al punto che, attualmente, è la bike che uso di più in assoluto, anche in estate.
Io odio fare sport indoor, e quando “dovevo” allenarmi per qualche gara mi obbligavo a fare un pò di rulli, ma, in tutto l’inverno, accumulavo si e no 300km. Lo scorso inverno il mio sponsor tecnico (Raceware) mi ha dato in prova una Surly Pugsley e nei 4 mesi invernali ho fatto 1.000km sulla neve, scoprendo un mondo nuovo di allenarsi divertendosi. Da lì in poi è stato sempre più divertente usarla!

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MTB-MAG:  Come ti stai abituando al freddo che troverai durante la gara in Finlandia?
Marco: Per fortuna, facendo molti sport invernali, sono piuttosto insensibile al freddo. Ricordo di sciate a -27° a Tignes, di una gara di fondo, a 8 anni, a -32°. Quest’anno, purtroppo non ha fatto ancora del VERO freddo, ma sono piuttosto pronto. Proprio questa mattina mi sono fatto 4 ore nella neve a Cogne, con -11° per provare alcuni capi tecnici e, non ci crederete, ho avuto caldo!!!
L’abbigliamento tecnico (e collaudato) è fondamentale. Non ci si può improvvisare in nulla, ma mi è bastato trasportare un po’ di esperienza degli sport invernali per riuscire ad adattarmi in fretta. Ogni tanto dormo fuori, nel sacco a pelo, per abituarmici, e, visto che sono piuttosto meticoloso, cerco di perfezionare ogni cosa, compreso smagliare una catena o sostituire una camera d’aria senza mai togliere i guanti. A -30° se stai senza guanti 5 minuti perdi le dita!

MTB-MAG: Come ti motivi a salire in sella d’inverno?
Marco: Nel modo più semplice del mondo: mi diverto. Non ho mai fatto nulla che non mi divertisse, posso azzardare a dire che non mi sono mai allenato (o almeno non nel senso reale del termine). Io mi diverto veramente mentre sono fuori a pedalare, che piova, nevichi, ci siano 40° o il vento. Semplicemente mi piace stare fuori e assaporare l’ambiente che mi circonda, la natura, i suoi colori, i suoi profumi. Credo di essere un po’ romantico sotto questo punto di vista! Se una cosa non mi diverte più semplicemente smetto di farla (come lo sci di fondo per esempio, dove se non ti alleni veramente non vai lontano!)

MTB-MAG: Bike Check. Che bici userai in Finlandia?
Marco: Per questo vi rimando al mio sito, dove ho spiegato nel dettaglio ogni scelta tecnica adottata sulla mia bike.

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MTB-MAG: Cosa ti porti dietro quando pedali in Finlandia?
Marco: Il sacco a pelo da -30° è obbligatorio (anche se preferirei non fermarmi a dormire), così come il materassino isolante. Porterò un coprisacco in goretex se dovessi bivaccare mentre nevica (niente tenda questa volta, una tenda VERA da poter montare nella neve è pesante e ingombrante, poi ci sono sempre i check point per potersi riposare). Una sacca idrica da 3 litri che tengo attaccata al corpo, sopra il primo strato intimo, in modo che l’acqua non si geli, un fornelletto a benzina con una tazza in titanio e un thermos per farmi del the caldo, cibo per almeno 5/6000 Kcal; non alimenti energetici, li odio, ma nocciole, mandorle, noci, cioccolato, cubetti di parmigiano, carne essicata.
Bisogna prendere alimenti che non si ghiaccino, se no sarebbe impossibile assumerli duarante la gara! Ovviamente tutto l’abbigliamento tecnico, pensando ad ogni condizione climatica, dal freddo estremo al vento, alla nevicata. Quindi intimo caldo (io uso tantissimo la lana merino), mid-layer termico, e strato esterno caldo. Tutto senza wind stopper, non lo sopporto, se non sui pantaloni. Poi un guscio antivento e il kit Goretex per la pioggia/neve.

Ho ricevuto un piumino sintetico che tiene un caldo pazzesco da una ditta polacca (Cumulus, che mi ha anche fornito il sacco a pelo) e un pantalone corto nello stesso materiale. Ai piedi scarpe da trekking invernale (le danno per -15°) abbinato a pedali flat, e delle ghette in Goretex, in modo che nei tratti in cui si dovrà spingere la bike non mi entri la neve nelle scarpe. Sempre ai piedi indosserò uno o due calzini in merino più uno nuovo che ho scoperto per caso. È un calzino in mix di lana merino e pelliccia di opossum e tiene un caldo folle!

Sulla bike avrò dei “pogies” che sono delle grosse moffole attaccate al manubrio in cui infilare le mani. Pare che a -25° si riescano ad usare con un guanto estivo. Comunque mi porto dietro anche dei guanti più caldi!

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MTB-MAG: Guardando indietro, cosa pensi di aver sbagliato alla Great Divide per costringerti a ritirarti? Qui trovate il report.
Marco: Tante cose credo. In primis la testa. Credo di aver accusato la pressione che si era creata su di me, la troppa pubblicità, il voler andare forte a tutti i costi. Ero là per cercare di stare davanti (e ci stavo riuscendo) ma non avevo mai pedalato per 18 o più ore al giorno per tanti giorni. Non conoscevo le risposte che il corpo potesse darmi e quando ho iniziato ad infiammarmi ho cominciato a “pasticciare” spostando sella, plachette dei pedali.
Arrivavo da una prestazione incredibile realizzata in Grecia, dove alla Hellas Trans Mountains sono stato in sella per quasi 40 ore senza fermarmi ed ero certo di essere invincibile. Mi sono sbagliato. I limiti ci sono per tutti, più o meno alti, ma ci sono, ed è importante conoscerli e rispettarli. Si può alzare l’asticella un pò alla volta, ma non si può credere di poter pedalare 16 giorni a quei ritmi senza conseguenze. Non avevo mai provato a fare una cosa così; ho fatto esperienza, ora mi sento più forte!

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MTB-MAG: Rifaresti la Great Divide?
Marco: Sì, la rifarei. ma non per vincerla o per dimostrare chissà cosa a chissà chi, semplicemente perchè mi è rimasto sullo stomaco non aver visto le distese di sabbia del Wyoming, o le montagne del Colorado. Esserci andato così vicino e non averle viste mi pesa molto. Tornerei solo per quel motivo.
No, non ci tornerei perchè, conoscendomi, so che alla fine mi farei prendere dallo spirito agonistico e tornerei, seppure con maggiore attenzione, ad esagerare. Un viaggio così non può essere affrontato guardandosi continuamente alle spalle per vedere se sopraggiunge un avversario. Forse sarebbe una bella idea riprovarci come ITT (Individual Time Trial) partendo da solo un giorno a caso. Credo che per la mia testa possa essere la soluzione migliore.

MTB-MAG: Cosa è scattato in te per spingerti a ricercare i tuoi limiti in bici?
Marco: Fare km e ore in sella è come mangiare gli orsetti gommosi: quando inizi non smetteresti mai. “Solo” 5 anni fa se pedalavo 60km in mtb tornavo a casa disfatto dalla fatica, ma poi ho iniziato ad allungare sempre di più le mie uscite, per vedere se riuscivo ad unire due giri conosciuti, poi tre, poi quattro. Ho provato una sei ore in singlespeed, poi 12, poi 24. Però, come ho detto prima, ci deve essere tanto divertimento. Pensare di fare 8-10 ore in mtb, “solo” per allenarmi no, non lo farei mai.
Cerco il mio single track preferito, lo percorro, ne unisco un altro, ne scopro di nuovi, mi fermo a fare qualche foto. Il fatto di spingermi sempre più in la credo che sia intrinseco dell’essere umano. Quando riesci a fare una cosa, e a farla bene, cerchi di più. Ho pedalato una singlespeed per 24 ore filate alla 24h di Finale, quando ho visto com’era “fare il giro dell’orologio” sono rimasto folgorato. Poi ho scoperto com’è “farlo per due volte di seguito” e mi è piaciuto ancora di più. Si passano dei momenti di euforia e degli altri di sconforto, si impara a gestire la fame, la sete, il sonno. Si ha un controllo completo del proprio corpo. Mi piace proprio questo! Vi rimando a questo post che scrissi sul mio blog, spiega bene l’effetto che provo a fare quello che faccio.

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MTB-MAG: Come si abbinano allenamento e lavoro?
Marco: Ho sempre il lunedì e il giovedì mattina liberi. Credo che siano 5 anni che non faccio altro che pedalare in quei giorni. Certo, rinunci alle altre cose, a volte mi alzo alle 4 del mattino, pedalo fino a mezzogiorno e alle 14 in punto sono in officina a lavorare. Ci vuole costanza ma, come detto, se ci si diverte è più semplice. Una volta a settimana, il mercoledì sera, si fa l’uscita in notturna con gli amici e, almeno una o due volte al mese faccio “il lungo” che in genere consiste nello stare in giro per i boschi dalle 8 alle 12 ore.
Ogni tanto una uscitina di un’ora e mezza a pausa pranzo sulla bici da strada, e ogni tanto vado al lavoro in bici (30km tra andare e tornare), ma sempre cercando vie “secondarie” e mai per la strada più diretta. Riesco a fare 54km per tornare a casa quando, per la via principale sono solo 14.

MTB-MAG: Grazie Marco e in bocca al lupo in Finlandia!

La Rovanemi150 si tiene il 14-15-16 febbraio 2014