[Test] Nuova Rose Soul Fire

[Test] Nuova Rose Soul Fire

05/08/2016
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05/08/2016

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Freeride, una parola oramai andata in disuso nel mondo della mountainbike, ma che riassume al meglio l’anima della nuova Rose Soul Fire.

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La Soul Fire 2 nasce infatti come bici da freeride, da enduro spinto o da bike park, una via di mezzo tra la classica bici da pedalare e la DH insomma. Una bici per girare in park, con i furgoni, tirare salti ed all’occorrenza risalire anche con le proprie forze. Una tuttofare insomma, ovviamente con forte propensione alla discesa. Con un montaggio tutto ad aria ed una trasmissione XT 1×11 con 42T posteriore però la Soul FIre 2 riesce anche ad essere portata in salita, permettendo quindi di raggiungere la discesa con le proprie gambe.

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Il telaio, in alluminio come da tradizione Rose, ha 180 o 190mm di escursione regolabile ruotando un eccentrico. Dobbiamo essere sinceri, enormi differenze tra le due posizioni non ne abbiamo riscontrate, probabilmente per due motivi. Innanzitutto 1cm in più non fa un’enorme differenza quando se ne hanno già a disposizione 180, in secondo luogo la marcata progressività della sospensione posteriore rende praticamente impossibile raggiungere il fine corsa. Quello che però si sente è una differente curva di compressione, più morbida nella prima parte con la sospensione a 190mm, un effetto simile all’utilizzo di spessori dentro l’ammortizzatore. Tra le due configurazioni abbiamo preferito quella a 180mm, più bilanciata con il comportamento della forcella.

A livello geometrico la Soul Fire è piuttosto moderna: angolo sterzo bello aperto (64,5°) ed angolo sella verticale (74,5°). Il top tube è piuttosto lungo (630mm nella taglia L da noi provata) e di conseguenza il passo (1232mm), nonostante un carro piuttosto corto (433mm). Il risultato è una bici lunga, molto stabile sullo sconnesso e sul ripido, da montare con una pipa corta ed un manubrio largo.

Lo schema di sospensione è un classico quadrilatero con giunto horst. Come su altre Rose da noi testate, la prima parte dell’escursione è decisamente morbida e questo rende la bici decisamente plush e sensibile sulle piccole asperità. Mano a mano che la ruota si muove però, la sospensione diventa sempre più progressiva, rendendo la bici stabile sugli atterraggi ed evitando pericolosi fine corsa o “insaccate”.

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L’ammortizzatore posteriore è un RockShox Vivid Air R2C. Un ammortizzatore più che azzeccato per questa bicicletta: più leggero di uno a molla (il tutto a favore di reattività e pedalabilità) ma comunque con un’ottima propensione discesistica. Non solo infatti lavora in maniera egregia anche sulle lunghe discese, ma grazie ad un’incredibile burrosità iniziale ed una marcata progressività, non fa rimpiangere in nessun frangente una sospensione a molla. Ci è poi molto piaciuta la possibilità di regolare in maniera indipendente il ritorno sull’ultima parte della corsa: è bastato chiudere di qualche click l’apposito registro “Ending Stroke Rebound” per rendere la bici molto stabile all’atterraggio dai salti ed eliminare il rischio di “scalciate” improvvise quando si affrontano denti o kicker ad elevata velocità.

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Anche la forcella è una RockShox, per la precisione una Lyrik RC da 180mm. La cosa che più ci è piaciuta del reparto sospensioni è il bilanciamento: con un paio di Token la Lyrik si è subito mostrata progressiva e plush al punto giusto, proprio come l’ammortizzatore posteriore. Una sicurezza insomma sui salti e sui tratti sconnessi. Molto soddisfatti insomma, anche se è la versione RC la Lyrik non ci è sembrata avere quasi nulla da invidiare rispetto alla sorella maggiore RCT2.

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Passiamo ora al reparto freni: una coppia di Formula T1 con dischi da 203mm. Molto potenti e più che affidabili sulle lunghe discese, non ci hanno entusiasmato per alcuni motivi. Innanzitutto, anche regolando la leva alla minima distanza, questa risulta molto lontano dal manubrio (si veda in foto).

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Questo costituisce sicuramente un problema per i rider con le mani piccole o abituati a tenere la leva vicina al manubrio per stringere meglio la manopola. Inoltre la distanza disco-pastiglie è estremamente ridotta e questo crea non pochi problemi nel centrare la pinza o quando il disco diventa anche solo leggermente storto, con la conseguenza di fastidiosi rumori di sfregamento in pedalata. E’ pressochè inevitabile che su di una bici da freeride il disco possa stortarsi e se si intende pedalare la Rose, il continuo zin-zin dello sfregamento dei dischi sulle pastiglie è fastidioso.

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Le ruote della Soul Fire 2 sono una coppia di DT E1700. Nulla da eccepire su questo ottimo set di ruote che, grazie anche ad un peso piuttosto ridotto, rende la bici leggera da pedalare, scattante e reattiva. Forse per un utilizzo 100% park sono un pochettino leggere, ma se si usa la Soul Fire anche per pedalare non si possono che apprezzare le ottime doti di scorrevolezza e l’elevata qualità costruttiva di questo componente. Ad ogni modo anche a fine test le ruote sono rimaste perfettamente dritte e centrate.

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Nonostante il design delle Rose sia sempre piuttosto semplice e lineare, sulla Soul Fire è stata applicata un’azzeccata protezione del down tube che ripara non solo il telaio da eventuali sassate, ma anche il tubo freno ed il cavo del cambio.

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Il routing di tubi e guaine è esterno, il tutto a vantaggio della facilità di riparazione e manutenzione. Con un multitool ed una tronchesina è possibile sostituire un cavo o una guaina anche sul terrazzo di casa o nel posteggio del bike park.

A livello di trasmissione la Soul Fire 2 monta un gruppo XT 1×11 con guarnitura Race Face Turbine con corona da 34T. Il pacco pignoni 11-42 è perfetto se si vuole pedalare la Rose in salita, anche se la corona da 34T è un pelino grandicella per pedalare una bici da 180mm su lunghi dislivelli. A nostro giudizio però in park il 34T è la soluzione ideale per non andare a lavorare troppo sui pignoni più piccoli nelle discese veloci.

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Completano l’allestimento della Rose il manubrio e l’attacco manubrio Spank colore blu elettrico. Pipa corta, manubrio da 35mm di diametro e 785mm di larghezza dalle ottime geometrie.

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Rispetto al montaggio di serie, sulla bici da noi testata è stato aggiunto il reggisella Reverb Stealth (251€ di sovrapprezzo), accessorio a nostro giudizio veramente indispensabile quando c’è da pedalare, anche solo per brevi tratti. Si potrebbe discutere sull’utilizzo del telescopico su di una bici da freeride, tuttavia, seppur si tratti di un componente in più esposto a rotture, quando il sentiero spiana o c’è uno strappo il salita, poter pedalare a sella alta fa davvero la differenza e rende la bici più fruibile e divertente anche su sentieri che non sono al 100% in discesa.

Discesa

Una bici come la Soul Fire da il suo meglio in discesa, per questo motivo l’abbiamo testata prevalentemente in quest’ambito. Dalle giornate di bike park alle furgonate su sentieri naturali, abbiamo messo sotto torchio la nuova Rose in quello che è il suo ambiente naturale: la discesa.

Sentiero artificiale

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Già dalla carta, con i suoi 180mm, la Soul Fire promette di essere un vero giocattolo in bike park. Giocosa, agile, maneggevole: perfetta per tutti i sentieri new school con salti, doppi, panettoni raccordati tra loro. L’elevata progressività delle sospensioni trasmette sicurezza quando si atterra e perdona parecchio anche quelle volte in cui inevitabilmente si sbaglia qualcosa. Un ottimo mix tra maneggevolezza e stabilità, la bici ideale per chi vuole “giocare” sui tracciati.

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Con i suoi ca 15kg la bici è molto leggera e su muove molto facilmente in aria. E’ facile whippare, inclinarla ed è facile farle “prendere aria”, ovvero tende facilmente a salire in alto quando la si pompa sul kick dei salti. Un vero giocattolino!

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Anche sulle brake bumps o sui tratti sconnessi le sospensioni lavorano alla grande: con un’elevata sensibilità iniziale mangiano molto bene questo tipo di asperità. Ovviamente non ci si deve aspettare la stabilià di una bicicletta da DH, ma la Soul Fire è una bici da freeride ed il suo punto di forza è la maneggevolezza più che la stabilità. Ad ogni modo, grazie al passo molto lungo ed all’angolo di sterzo aperto, la bici rimane comunque molto stabile, sia sul veloce e sul ripido, sia in aria, trasmettendo sicurezza e voglia di spingere sempre di più.

Sentiero naturale

In realtà, più che in park, eravamo curiosi di testare la Soul Fire durante una “furgonata” in uno di quegli spot dove si gira su sentieri più naturali rispetto a quelli del classico bike park. Per questo motivo siamo stati a girare a Finale Ligure.

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Chi è solito frequentare queste località sa benissimo che qui i sentieri sono molto diversi da quelli dei bike park. Non solo il terreno è meno liscio, spondato, meno lavorato, ma spesso ci sono anche tratti da rilanciare e pedalare. E’ proprio qui che la Soul Fire da il meglio di se: grazie alla sua leggerezza ed alle sue geometrie, la Rose è perfetta per questi sentieri. Non solo infonde sicurezza sul veloce e sul ripido, ma si rilancia perfettamente quando c’è da spingere sui pedali.  Reggisella in alto e via: la bici prende facilmente velocità e si superano strappetti in salita o tratti in piano senza troppi problemi.

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Rispetto ad una bici da enduro, sui sentieri naturali la Rose paga qualcosina in termini di maneggevolezza: passo più lungo, sterzo aperto non aiutano certo nelle curve strette o nel guidato, così come quando c’è da pompare o da lavorare tanto di braccia e gambe i generosi 180mm tendono ad assorbire non poco l’energia che scarichiamo sulla bici.
Di contro quando c’è un tratto ripido basta puntare dritto e lasciar correre: la bici passa sopra qualsiasi cosa.

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Quello che infatti stupisce è l’incredibile capacità delle sospensioni di mangiarsi ogni tipo di ostacolo. Ecco che quindi basta mollare i freni per prendere velocità ed ogni radice, pietra, gradone viene divorato dalle sospensioni della Soul Fire. Quella che prima era una linea azzardata diventa nient’altro che una linea dritta da prendere a cannone.

Decisamente promossa a pieni voti su questa tipologia di sentieri: chi vuole una bici orientata alla discesa che non ti costringa a scendere a piedi appena c’è uno strappetto in salita, può trovare nella Soul Fire una valida alleata.

Salita

Nonostante la generosa escursione, pesata sulla bilancia, la Soul Fire fa segnare 15kg. Un peso che non si distacca troppo da quello di una bici da enduro e che ci ha fatto venire voglia di provare a pedalarla.

Va fatta una premessa: la Soul Fire non nasce come bici da enduro, quindi non è pensata per essere pedalata per lunghi dislivelli. Ciononostante abbiamo voluto metterla alla prova anche in un contesto che non è proprio il suo.

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Se da un lato l’assenza di una piattaforma stabile si fa sentire in salita, dall’altro la Soul Fire sale meglio di quello che può sembrare sulla carta. Bisogna solo chiudere la compressione al massimo per limitare un pochettino l’effetto bobbing. Va pedalata con calma, sempre da seduti, ma con la dovuta pazienza abbiamo affrontato anche giri da 1000-1500m di dislivello. Non ci si deve ovviamente aspettare la resa di una bici da all mountain o enduro, però la sospensione quando deve lavora bene: ci ha ad esempio stupito la capacità di assorbimento degli ostacoli sulle salite tecniche.

Insomma, sebbene non nasca come bici da pedalare, la Soul Fire 2 sale molto meglio di quello che ci si potrebbe aspettare ed estende notevolmente il range di utilizzo di questa bicicletta, non limitandolo alla sola discesa. Con la Soul Fire ci sentiremmo perfettamente in grado di affrontare una gara di enduro, magari una freeride marathon come la Megavalanche, ad esempio.

Conclusioni

Il freeride è morto? Assolutamente no, la nuova Soul Fire ne è la prova. Una bici giocosa, agile, maneggevole, divertente in park. Una bici per saltare, fare qualche trick e divertirsi la domenica con gli amici e giocare tra sponde, doppi, passerelle e salti. Una bici più agile e meno fisica di una DH, sicuramente più adatta di quest’ultima ai percorsi new school dei bike park moderni. E’ però sui sentieri naturali che la Soul Fire da il meglio di se: più agile e maneggevole di una DH nello stretto, più pedalabile e meno fisica da guidare, l’impostazione della Rose è perfetta per le giornate con i furgoni in spot come Finale Ligure, Sanremo, Molini e chi più ne ha più ne metta.

Una bici molto polivalente insomma, adatta non solo alla discesa ma che all’occorrenza può essere anche pedalata in giri più enduro.

Tra i punti di forza, non possiamo che evidenziare l’ottimo allestimento in relazione al prezzo: con soli 3325€ ci si porta a casa una bici montata di tutto rispetto (XT 1×11, Lyrik, Vivid, DT E1700, Reverb Stealth) e che, come dimostra il test, funziona anche bene.

A chi la consigliamo? La Soul Fire è una bici da freeride, una bici adatta a chi vuole un mezzo discesistico che sia più leggero di una bici da DH. Una mtb adatta ad ogni tipo di sentiero (naturale o artificiale), che non ti uccide se devi affrontare una salita e che permette di affrontare in tutta tranquillità tutti i rilanci che si trovano sui sentieri. Molto polivalente, adatta sia al park che alla furgonata ed all’occorrenza anche a qualche giro più enduro, a patto di prendere le salite con la dovuta calma.
Il montaggio è sicuramente votato più alla leggerezza che alla robustezza, ma è comunque adeguato alla destinazione d’uso della bici. Tutti i componenti sono di comprovata qualità ed affidabilità.

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Specifiche

Modello testato: Rose Soul Fire 2, con upgrade del reggisella telescopico Reverb
Taglia testata: L (rider 183cm)
Peso: 15kg senza pedali
Prezzo: 3375€ (3075€ prezzo base +251€ ugrade reverb + 49€ spedizione)
Dove acquistare: Rose Bikes

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MassimilianoCangialosi
MassimilianoCangialosi

Farete un test su queste ruote e1700 ..ho cercato ma nn ho trovato..me sembrano interessanti per trail e qualche gara enduro

Paolo M.
Paolo M.

Azz, fin troppo cattiva ….. bella però, molto! (y)

valeduke
valeduke

Mi piace !

Claudio66
Claudio66

Ciao Daniel, Bella bici e bell’articolo che mi da lo spunto per una riflessione sull’abbondanza di tipologie disponibili di mtb. Certe nicchie di fatto fanno emergere i limiti delle proposte più ” generaliste”. Poter scegliere fra tanta abbondanza è certo un fattore positivo per l’acquirente, ma in questa direzione non basta più avere 2 bici…. ne servirebbero 4 o 5 ! Naturalmente scherzo ma la mtb per fare tutto è ormai una chimera ? O forse la soluzione non è la tipologia di mtb ma la testa di chi la usa ? Tu ne provi molte, quante ne possiedi ? O quante ne vorresti avere ??

cheyax
cheyax

Sinceramente io penso che rispetto al passato ogni bici sia adatta per fare tutto: le sospensioni sempre migliori che si pedalano bene anche senza piattaforma stabile, le geometrie delle bici da XC che permettono di superare senza problemi tratti scoscesi e estremamente scassati, quest’estate ho fatto un giro sul Catinaccio descritto in un articolo e il sentiero 601 sul lago di Garda con la front da 100mm e sono riuscito, senza dubbio più lento e stanco di quelli con l’enduro, ma sono comunque fiero di essere rimasto sulla bici dove uno con 160mm di escursione davanti e dietro è dovuto scendere, penso che se uno ha un minimo di manico sullo scassato con le geometrie moderne possa andare quasi dappertutto, senza dover tornare giù da forestali o rotolando, tralasciando i salti oltre il metro (anche se sempre con quella bici ho fatto un drop di quasi 2 metri) e cose assurde da world cup. più o meno il discorso vale anche al contrario, ormai con i componenti leggerissimi, le sospensioni ottimizzate per la corona da 32 che squattano molto di meno si possa prevedere di fare giri da 2000m di dislivello anche con una endurona. Io penso che grazie ai miglioramenti tecnici (telescopico sulla bici da XC in primis) dalla tua bici non dipenda il giro da fare ma la velocità sulle varie sezioni. Poi tra poco con le nuove bici da XC con 66/67° di angolo sterzo che si iniziano ad intravedere (pole link, unno stanno iniziando a mostrare… Read more »

85549
85549

alla fine rimane un discorso di coperte: dove la vuoi più lunga? Dove più corta? Mettendo in conto che, come giustamente scrivi, anche bici “corsa lunga” oggi sono pedalabili.

Daniel Naftali
Daniel Naftali

Io sono per la filosofia dell’avere una sola bici, montata bene. Ho avuto più bici contemporaneamente, ma alla fine prendevo sempre e solo una sola, quella che mi piaceva di più.
Forse una bici come la Soul Fire se girassi di più in bike park potrebbe essere l’unica seconda bici che comprerei, giusto per non rovinare più del dovuto la bici da enduro che oggettivamente con un uso intensivo di bike park alla lunga patisce.

Worldbike Formia

Non sono mai stato un fan delle Rose, ma devo dire che questa mi piace e mi pare davvero una mossa azzeccata: con tutti gli altri produttori concentrati a sfornare prodotti simili e appartenenti all’inflazionata categoria delle “endurone”, questa mtb da freeride potrebbe essere il vero anello di congiunzione tra il mondo delle DH e quello delle trail bike.

Waugh
Waugh

Una Capra col link più lungo?

Pietro.68
Pietro.68

bellissimo il parasassi sagomato con la sede per i cavi.
Era ora che qualcuno pensasse a questa soluzione piuttosto che ai cavi nel telaio.

nicola47
nicola47

Sono d´accordo, neanche io ho mai apprezzato questa moda del passaggio dei cavi interni ad ogni costo

Paolo M.
Paolo M.

Non c’è niente da fare,
l’ammo in orizzontale aumenta l’estetica positiva del 70% 😉

peli1989
peli1989

Un giorno sarà mia….bellissima

cheyax
cheyax

Sarebbe interessante una comparativa tra le poche bici da freeride pedalato ancora in commercio

luke1975
luke1975

Gran bel mezzo. Siete riusciti a risolvere quei problemi menzionati nell’articolo coi freni formula? Anche io ho avuto simili disagi coi miei cr3.. Addirittura con ruota posteriore rimasta frenata in fonda alle discese.

paxtic75
paxtic75

bellissima davvero tanto di cappello,io x il blue non ci faccio tanto quello color pastello mi riferisco,ma devo essere sincero le finiture in blue elettrico sono una chicca su un colore così che aiutatemi mi sembra un misto tra giallo e verde,ricordano parecchio la mia peugeottina quando ero 20enne le finiture blue elettriche un salto anche nel passato che oggi si tramuta sulle 2 ruote,ma questa è solo una cosa estetica ma anche l’ occhio vuole la sua parte,è 4 mesi che sono un pò nel mondo dell’ enduro ma devo essere sincero un mezzo così sarebbe nella lista dei desideri…..

Daniel Naftali
Daniel Naftali

Purtroppo ridurre la distanza leva-manubrio è impossibile, è proprio una caratteristica di questi freni. Si potrebbe ovviare avvicinando il punto di contatto delle pastiglie, ma su questa versione di freni non c’è questa regolazione.
Il problema dello sfregamento è anch’esso irrisolvibile e dovuto alla scarsa distanza tra le pastiglie ed il disco: appena quest’ultimo si storta, va a sfregare e fa rumore. Finchè giri in park o con i furgoni non è un problema, ma quando pedali diventa fastioso. Inoltre su una bici da freeride è difficile che il disco sia perfettamente dritto, appena la metti su di un furgone ed un pedale si mette male, il disco perde subito la sua perfetta centratura.

Rose Italia
Rose Italia

e a chi non piacciono i Formula… abbiamo il configuratore che permette ad esempio i SRAM Guide a +14€ oppure gli Shimano XT senza sovraprezzo.

Una precisazione sul peso della bici : alla bilancia 14,80 Kg (senza pedali).

Buona giornata
Sergio

anthony
anthony

Ciao Sergio,
Su questo telaio sara’ possibile montare i nuovi ammortizzatori metrici?

Rose Italia
Rose Italia

ciao,
al momento, da quel che mi risulta, non ci sono metrici con tale interasse…
ciao
Sergio

mancy
mancy

“Fotocopia” della capra. Quest’ultima però (con le stesse caratteristiche della ROSE in prova) costa 500 euro in meno.

ruzeno62
ruzeno62

Scusa, è vero che ci assomiglia, è anche vero che la capra costa meno ed è montata meglio, ma dire che ha le stesse caratteristiche è sbagliato. Le escursioni cambiano, le geometrie cambiano, il peso cambia (la rose sembra più robusta) e da quanto ho letto anche la risposta del cinematismo cambia (forse per il vivid). Io se dovessi scegliere, visto che pedalo in salita con calma, anche se amo la capra, un pensierino a questa lo farei, malgrado il costo maggiore.

Daniel Naftali
Daniel Naftali

Ti sbagli, la Soul Fire è molto più orientata alla discesa della Capra, sono due bici diverse anche come destinazione d’uso: la Capra è un’enduro e si pedala bene anche su dislivelli importanti, la Soul Fire una freeride e da il meglio di se in discesa.

Rose Italia
Rose Italia

o forse è il contrario? la bici da freeride pedalato, Rose la ha in catagolo dal 2010.
buona giornata
Sergio

BoccaS
BoccaS

Gran bella bici!!!! Quel giorno che mi avanzeranno 2 soldini sicuramente sostituirò la mia specialized enduro in alluminio (che ha ormai 5 anni e sfiora i 16 kg) con questa. Ottimo lavoro, mi piace anche il colore.

Dario
Dario

“Innanzitutto 1cm in più non fa un’enorme differenza quando se ne hanno già a disposizione 180″…..18:)

erich78
erich78

Io ho la Soul Fire 2015 e per un anno l’ho utilizzata come unica bici: ci ho fatto giri XC di 70 km, Maxiavalanche Cervinia e DH tipo la World Cup o la IXS di Pila, va davvero bene ovunque e la sua caratteristica principale è la robustezza (sacrificando un po’ il peso). Ora la vendo perché mi sono comprato un DH per i park e cerco un enduro un pelino più leggero per divertirmi in ogni caso nelle discese. La consiglio vivamente a chi cerca una bici unica e desidera andare forte in discesa…sacrificando un pochino i tempi di risalita!

muoversi
muoversi

Possiedo una SF 2014 26″ ottimo mezzo modificata a molla con Marzocchi 66 e shox EXT Arma molto divertente e facile da guidare ma quando vai in certi park tipo PlanCorones e ti fai 10000 mt di discesa in giornata anche con una buona preparazione fisica e meglio un DH !

Biaggialberto86
Biaggialberto86

Bel mezzo davvero. Un’informazione. Un reverb da 125mm montato su una taglia M, secondo voi, ci sta? Intendo a livello di lunghezza. Il Seat tube è 445. Per la mia altezza dovrei tenere il reverb a zero (tutto basso). Sarà possibile farlo o la piega del telaio lo impedisce?

Rose Italia
Rose Italia

Puoi farlo senza nessun problema. Il reggisella telescopico entra per interno nel piantone.
Per maggiori info puoi scrivere anche a [email protected]
ciao
Sergio