[Test] Orbea Occam AM M-LTD

[Test] Orbea Occam AM M-LTD

Mauro Franzi, 30/05/2016
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Mauro Franzi, 30/05/2016

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La Orbea Occam AM M-LTD è una delle bici inserita nella comparativa fra sette modelli trail con ruote da 27.5” pubblicata ad inizio marzo. Nella classifica finale ha strappato un brillante secondo posto, per cui ben volentieri abbiamo accolto la proposta di tenerla per un test più approfondito.

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La casa spagnola propone la Occam AM in ben sei allestimenti, tre con telaio in carbonio e tre in alluminio. L’escursione alla ruota posteriore è di 140 mm sia per le versioni alluminio che per quelle in carbonio, mentre i prezzi partono dai 2099 Euro della H50 fino ad arrivare ai 7099 Euro della M-LTD oggetto di questo test. Un prezzo tutt’altro che abbordabile, ma che quantomeno trova giustificazione in un montaggio di prim’ordine. Interessante la possibilità di cambiare alcuni componenti rispetto al montaggio standard.

Il telaio

Disponibile anche in arancione lucido, la colorazione canna di fucile opaco punta più sull’eleganza che sull’appariscenza. La biella di azionamento dell’ammortizzatore che avvolge il seat tube e la posizione dell’ammo quasi integrata nel top tube rendono la vista laterale pulita e filante. Quelli estetici non sono però gli unici vantaggi di un design di questo tipo, dato che si ottiene anche un angolo ben aperto fra i foderi del carro e perciò vantaggioso ai fini della rigidità. Ovviamente si paga qualcosa dal punto di vista del baricentro, più alto rispetto a quello che si otterrebbe posizionando leveraggi ed ammortizzatore più in basso.

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La sospensione è un monocross assistito privo di snodi fra i foderi, i quali divergono al comprimersi dell’ammortizzatore sfruttando la flessione dei foderi superiori. Altri costruttori sfruttano lo stesso principio, ma solitamente per gestire escursioni inferiori. In ogni caso si tratta di una tecnologia utilizzata anche in altri campi e che, a detta di Orbea, non compromette in alcun modo l’affidabilità o la durata nel tempo del telaio. Considerando che viene offerta garanzia a vita, evidentemente sono abbastanza sicuri di quanto affermano.

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Visivamente i foderi superiori non presentano zone “deboli” deputate alla flessione, la quale si distribuisce di conseguenza su buona parte della lunghezza dei foderi stessi. Staccando l’ammortizzatore e comprimendo il carro a mano, la resistenza opposta dalla deformazione elastica è ben percepibile, ma trascurabile rispetto alle forze in gioco nell’utilizzo sul campo.

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Leggerezza e rigidità non vanno molto d’accordo, ma l’eliminazioe degli snodi posteriori gioca a vantaggio di entrambe le caratteristiche. Sul fronte rigidità un ulteriore contributo è dato dall’adozione dello standard boost. Il perno passante da 148x12mm si avvita mediante chiave esagonale. La sporgenza della testa è minima e mantiene il design molto pulito.

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I dettagli sono molto curati e nulla è fuori posto o lasciato al caso. Le protezioni sul fodero e sotto l’obliquo sono integrate, discrete alla vista ma funzionali. Una piastrina metallica sul fodero basso protegge il telaio in caso di risucchio della catena, mentre una piastra fissata al telaio protegge quest’ultimo in caso di caduta catena. Il passaggio cavi è interno, ben realizzato sia dal punto di vista del percorso che della cura nei punti di ingresso ed uscita del telaio.  L’ampia luce del triangolo principale permette di alloggiare comodamente un portaborraccia. Sul seat tube troviamo l’attacco direct mount per un eventuale deragliatore, quindi nessuna paura se la singola non fa per voi.

Le geometrie

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Le geometrie della Occam non presentano evidenti anomalie, ma su un paio di valori vale la pena spendere due parole. Uno di questi è l’orizzontale virtuale abbastanza corto, il che potrebbe apparire strano considerata la quota di reach che, al contrario, è persino oltre la media. La spiegazione va cercata nel seat tube bello verticale, che di conseguenza determina una posizione di guida piuttosto raccolta (lo stem da 50 mm contribuisce, ma da specifiche dovrebbe essere da 70 mm). Sulla taglia L in test, con il Reverb da 125 mm totalmente esteso e posizionato alla massima altezza consentita, la distanza del piano sella dal movimento centrale è di circa 81 cm. Considerato che la bici è disponibile nelle sole taglie S-M-L, la versione da 150 mm di travel ci starebbe sicuramente meglio, ma purtroppo non è fra le alternative previste in fase di acquisto.  Indipendentemente dalla possibilità di aumentare la quota di fuorisella, si tratta comunque di un telaio sul quale le persone oltre i 185 cm di statura potrebbero sentirsi un po’ “strette”. E 185 cm è effettivamente la statura limite indicata sulla size chart di Orbea, evidentemente ritenendo che i più alti  si dovrebbero orientare sulla versione TR della Occam, con travel posteriore di 120 mm e ruote da 29″.

Le sospensioni

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L’ammortizzatore Fox Float DPS Evol è collegato alla biella di rinvio tramite una sorta di prolunga la quale ruota su cuscinetti, eliminando quindi l’attrito dato dalle boccole e l’usura delle stesse. Si tratta comunque di un ammortizzatore standard, sia per interasse e corsa che per l’attacco. Il registro della compressione ha tre posizioni, con la “firm” che corrisponde praticamente ad un lockout. Un secondo registro permette un aggiustamento di fino della posizione open su tre diversi livelli. Un ulteriore livello di personalizzazione è offerto dal kit di spacer per modificare la progressività, offerto con un sovrapprezzo di 45 Euro. Come vedremo in seguito, si tratta di un acquisto consigliabile.

La forcella Fox 34 Float Factory da 140 mm di corsa è scorrevole ed offre la giusta progressività (in ogni caso modificabile agendo sugli air spacer). Analogamente all’ammortizzatore, il registro della compressione a tre posizioni offre una frenatura che è sostanzialmente un blocco nella posizione firm. In posizione open un registro a ben 22 posizioni permette un aggiustamento di fino della frenatura. Il sostegno dell’elemento elastico è comunque molto buono anche sul ripido, e raramente è stato necessario chiudere la compressione oltre i 6-7 click dal tutto aperto.

Il montaggio

Collage ruote

Poco più di 1400 g di leggerezza e reattività, così possono essere descritte le ruote DT Swiss XMC 1200 Spline. Positive anche le impressioni per quanto riguarda solidità ed affidabilità. Oltre a non aver avuto alcun problema, le ruote hanno infatti tenuto perfettamente sia la centratura che il tensionamento dei raggi. Curata la scelta delle coperture, differenziate sia per tassellatura che per sezione. Più che adeguata per la tipologia di bici la High Roller da 2.4” montata all’anteriore, mentre con la Ardent da 2.25” si è puntato più sulla scorrevolezza che sulle doti di trazione.

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Bella e leggera la singola Race Face Next SL, ma 28 denti su una bici di questo tipo sono troppo pochi ed è frequente trovarsi “corti” anche nei trasferimenti in piano. In fase di acquisto sono comunque proposte varie opzioni, doppia compresa. La bici in test montava una cassetta XTR 11V 11-40t, quando da specifiche dovrebbe invece montare una XT 11-42t.

Collage cockpit

Pulito ed ordinato il cockpit, con tutti i comandi posizionati in modo ottimale e nessun problema di convivenza fra collarino del freno anteriore e quello del Reverb. La piega in carbonio da 760 mm di larghezza è perfetta per una bici di questo tipo.

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L’attacco del freno posteriore è post mount per dischi da 160 mm, mentre davanti è montato un disco da 180 mm. Gli Shimano XTR hanno confermato le doti di affidabilità e modulabilità degli impianti della casa giapponese. La potenza frenante non è invece nulla di entusiasmante, seppur sufficiente per la tipologia di bici. Da registrare anche qualche irregolarità nella corsa delle leve sulle discese più lunghe, anche se la cosa non ha mai creato reali problemi.

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Qualche problema l’abbiamo invece avuto con la sella, ma soprattutto con il reggisella telescopico. La Fozik Gobi M5 non si è rivelata particolarmente comoda, ma la cosa potrebbe essere soggettiva. Meno soggettivo è invece il fatto che il Reverb da 125 mm di corsa si abbassasse di qualche millimetro ogni volta che veniva caricato dopo averlo alzato. Con una seconda pressione sul comando la posizione veniva recuperata, dopodichè il problema non si presentava più (fino al successivo abbassamento/rialzo).

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Salita

La Occam sui fondi scorrevoli viaggia talmente spedita che è difficile credere di trovarsi su una full da 140 mm di escursione, anche se, come nel mio caso, il primo impatto è avvenuto dopo una settimana trascorsa in sella a delle ottime trailbike. La posizione in sella abbastanza raccolta in realtà non è quella tipica di una scalatrice, ma sono diversi i fattori che compensano ampiamente: il peso globale molto basso, la leggerezza e reattività delle ruote, le sospensioni sostanzialmente bloccabili e la scorrevolezza della copertura posteriore. Anche grazie alla buona rigidità del carro, posizionando le sospensioni su “firm” è quasi come pedalare una rigida, persino in fuorisella.

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Sul ripido la direzionalità è buona nonostante il carro corto, dato che il tubo sella verticale aiuta a mantenere il baricentro avanzato. Nel superamento degli ostacoli la sospensione posteriore non insacca e non è affetta da pedal kickback. La frenatura intermedia dell’ammortizzatore è l’arma da giocare sul tecnico e ripido, mentre al diminuire della pendenza l’assetto e la resa restano molto buoni anche con il registro in posizione open. Un bel vantaggio in termini di confort per una bici concepita anche per le lunghe pedalate, oltretutto con l’opzione di poter calibrare di fino la frenatura mediante il registro secondario. Nel superamento dei tornanti più stretti, specie se ripidi, la Occam se la cava discretamente ma non è fra le più agili trailbike provate. Probabilmente lo stem da 70mm previsto dalle specifiche darebbe un aiuto in queste situazioni. Da segnalare infine qualche problema di trazione sui fondi più infidi a causa dello scarso grip della Maxxis Ardent, inevitabile rovescio della medaglia per una copertura molto scorrevole.

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Discesa

Le stesse doti di reattività riscontrate in salita si ritrovano sulle discese guidate e scorrevoli, dove la Occam è un autentico giocattolo da giostrare fra le curve. La sospensione posteriore offre un ottimo sostegno quando la bici viene schiacciata in curva, pompata o nei rilanci. La curva blu del rapporto di compressione che vedete più sotto, la quale determina una risposta progressiva-regressiva della sospensione, è la spiegazione di questo comportamento.

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Con un sag compreso fra il 25% ed il 30% – valore consigliato da Orbea e dalla stessa Fox – il Float Evol riesce a garantire una buona sensibilità nonostante la iniziale progressività del carro. Ciò che invece non riesce a contrastare efficacemente è la regressività finale, con il risultato che il finecorsa si raggiunge piuttosto facilmente.
Restando nel tipico campo di azione di una trailbike ciò permette di sfruttare al meglio il potenziale della sospensione, ma appena ci si spinge oltre è richiesta una guida molto pulita e leggera per non stressare ammortizzatore e telaio con sollecitazioni che alla lunga potrebbero dare qualche problema. L’inconveniente può essere aggirato riducendo il valore di sag a valori inferiori al 20%. Si perde però molto sul fronte del confort e la sospensione diventa piuttosto legnosa sullo sconnesso, soprattutto sulle discese molto lunghe dove il Float tende a surriscaldare indurendosi ulteriormente. Dopo varie prove abbbiamo quindi adottato un sag attorno al 25%, valore che offre il migliore equilibrio fra sensibilità, reattività e resistenza al finecorsa. Abbiamo aperto il Float per verificare se fossero presenti degli air spacer, trovandovi quello di volume intermedio. Se si ama spingere in discesa vale sicuramente la pena acquistare il kit completo e montare uno spacer di volume superiore.

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Come già rilevato nella comparativa fra trailbike, il veloce e sconnesso resta comunque il terreno dove le prestazioni della Occam calano rispetto a tutte le altre situazioni; o quantomeno quello che richiede una guida più reattiva ed attenta nella scelta delle linee per compensarne l’indole un po’ nervosa.
Per girare la Occam in nosepress basta poco più che il pensiero, e grazie al corto seat tube la sella scompare quasi fra le gambe. Tutto ciò, unito alla leggerezza del mezzo, permette di districarsi con grande facilità dalle situazioni più tecniche e tortuose. Buona anche la confidenza trasmessa nel superamento dei tratti più ripidi, grazie al buon supporto della forcella ed all’angolo sterzo sufficientemente aperto.

Conclusioni

Sulla carta questa versione della Occam dovrebbe avere un’indole più all mountain rispetto alla TR con ruote da 29”, ma l’anima di questa bici resta quella di una trailbike. D’altro canto non è un caso se nella comparativa si è lasciata dietro fior di trailbike “pure” anche in salita.
Grazie alla grande pedalabilità è quindi un mezzo perfetto per i lunghi itinerari alpini da molti metri di dislivello, con il plus della sicurezza data dai 140 mm di travel e geometrie sufficientemente aperte per affrontare in sicurezza i tratti tecnici.

Pesi e prezzo

Peso bici completa tg.L: 11,09 kg
Peso ruota anteriore completa*: 1815 g
Peso ruota posteriore completa*: 2075 g
* Ruote complete di pneumatici, dischi e pacco pignoni.

Prezzo bici: 7099 Euro

orbea.com
Orbea Occam

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