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[Test] Ruote Bontrager Rhythm Pro TLR Disc 27.5

[Test] Ruote Bontrager Rhythm Pro TLR Disc 27.5

21/02/2016
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21/02/2016

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KeithBontrager

Keith Bontrager, fondatore dell’omonimo marchio, era a suo tempo giunto alla conclusione che un componente non può essere contemporaneamente leggero, economico e solido. Il “Teorema di Bontrager” prevede quindi che, date le tre citate caratteristiche, bisognerà per forza sceglierne due rinunciando alla terza. Bontrager decise di scegliere leggerezza e solidità, filosofia che Trek si è impegnata a mantenere dopo aver acquisito il marchio nel 1995.

A distanza di oltre vent’anni da queste vicende, la componentistica Bontrager è nota soprattutto perché abbondantemente utilizzata sui modelli del colosso americano, mentre sembra avere meno appeal sul mercato dell’aftermarket.

Se ad esempio chiedete consiglio per un buon paio di ruote in carbonio per uso enduro, è poco probabile che le Bontrager Rhythm Pro siano fra le prime opzioni suggerite. In questo test vedremo se meriterebbero maggiore considerazione…

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Le Rhythm Pro TLR Disc sono ruote in carbonio tubeless ready espressamente sviluppate per utilizzo enduro. Disponibili anche in versione 29”, per la versione da 27.5” da noi testata Bontrager dichiara un peso di 1585 g (a fine test i pesi da noi rilevati per le ruote complete di flap e valvole). Il look sobrio con grafiche discrete non entusiasmerà gli amanti della componentistica “eyecatcher”, in compenso si adatta a qualsiasi bici senza creare arlecchinate di dubbio gusto.

Caratteristiche principali

_Cerchi in carbonio OCLV – larghezza esterna 29mm, larghezza interna 22,5mm

_28 raggi ant./post. DT a testa dritta con nipple Alpina

_Mozzi Rapid Drive ad innesto rapido

_Stacked Lacing, angolatura dei raggi specifica per una ruota più rigida

_Cerchi TLR (Tubeless Ready)

_OSB (Offset Spoke Bed)

_Compatibilità: Disco ISO a 6 viti, 135/142 OLD post. QR/15 OLD ant., Shimano/SRAM 10 speed e SRAM XD 11 speed (corpo ruota libera venduto a parte)

_Ruote complete di nastro TLR Bontrager, valvola TLR e perni intercambiabili

_Nessun limite di peso per il ciclista

Configurazione del test

_perno passante da 15 mm all’anteriore/142×12 mm al posteriore

_corpetto XD con pacco pignoni SRAM X1 11V

_dischi Formula da 203/180 mm.

_coperture Bontrager SE5 2.3” sia all’anteriore che al posteriore. Si tratta di pneumatici da circa 950 g di peso espressamente concepiti per un utilizzo enduro e derivati dal modello G5 da DH. Pressione di 2.0-2.2 bar al posteriore e 1.7-1.9 bar all’anteriore.

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La ruote sono state montate su due delle bici che utilizziamo per i test della componentistica, vale a dire una Rose Uncle Jimbo 2015 ed in seguito sulla versione 2016 (in foto), ed utilizzate per circa quattro mesi. Il test si è svolto sia su tracciati tipicamente enduro che su sentieri più tecnici e lenti, in entrambi i casi prevalentemente su fondi molto rocciosi.

Analisi statica

Collage cerchio

I cerchi delle Rhythm Pro sono realizzati in collaudato carbonio OCLV, lo stesso utilizzato da Trek per i telai. Per una più equilibrata distribuzione delle forze sui due lati sono asimmetrici con profilo marcatamente a “V”, il che favorisce anche la resistenza agli urti verticali che si scaricano sui fianchi. A favore della solidità è anche la (relativamente) contenuta larghezza. Troviamo infatti 29 mm esterni e 22.5 mm di canale interno, valore quest’ultimo adeguato per le coperture che si utilizzano abitualmente in ambito enduro, ma che si sottrae all’attuale tendenza verso canali interni sempre più larghi.

Collage valvola

I cerchi sono dotati di flap in materiale plastico sagomato e non del classico nastro dei kit di conversione. Per permettere alle valvole un perfetto alloggiamento sul fianco fortemente inclinato, il cerchio è dotato di un’apposita sagomatura. Altrettanto curato è l’alloggiamento all’interno del cerchio, che però non riesce ad impedire alla valvola di ruotare quando si serra l’anellino di bloccaggio. Per far sì che la valvola resti correttamente alloggiata, è quindi necessario tenerla in posizione durante il serraggio e non più toccarla una volta montato il copertone. Visto che ciò non sempre è possibile, una volta montate le coperture ed aggiunto il liquido sigillante abbiamo volutamente smanettato sulla rotella senza però rilevare evidenti perdite di pressione.

Collage raggi

I raggi utilizzati sono dei DT Swiss a doppio diametro e testa dritta, quindi massima rigidità assiale e conseguentemente massima efficienza in termini di trasmissione delle forze e di risposta in fase di frenata. Durante il test non se ne è mai presentata la necessità, ma la sostituzione ha tutta l’aria di essere semplice e veloce. Anche perché, come vedremo più avanti, la rimozione del corpetto completo di pacco pignoni è quanto di più immediato si possa immaginare. Il particolare alloggiamento dei raggi sulle flange del mozzo, da Bontrager chiamato Stacked Lacing, fornisce un ulteriore contributo in termini di rigidità laterale grazie alla favorevole angolatura dei raggi rispetto al piano ruota. Un pizzico di italianità è infine dato dai nipple Alpina in alluminio.

Collage mozzi1

Le teste dei raggi trovano alloggiamento nelle sette flange per lato ricavate nei mozzi di generoso diametro. Il mozzo posteriore è dotato di una ruota libera con 54 punti di ingaggio sul quale vanno ad agire in contemporanea tre denti, ognuno dei quali presenta a sua volta un profilo a tre denti. L’angolo di ingaggio ottenuto è quindi di circa 6.5°: non un record, ma comunque un valore in grado di garantire un innesto molto pronto.

Collage mozzi3

Smontare la ruota libera è facilissimo, basta infatti tirare il pacco pignoni verso l’esterno ed il gioco è fatto. Cosiderando che non vi sono guarnizioni in materiale gommoso a garantire la tenuta stagna, nutriamo qualche dubbio sulla perfetta resistenza all’ingresso di acqua e sporcizia. Vista la facilità di accesso alla ruota libera, è quindi consigliabile aprire e lubrificare quella volta in più per mettersi al sicuro da spiacevoli inconvenienti. Ciò detto, durante i primi tre mesi di utilizzo non abbiamo mai pulito e lubrificato il meccanismo, non trovandolo particolarmente sporco quando poi vi abbiamo messo mano. Per onore di cronaca va detto che il periodo è stato piuttosto secco e le uscite in condizioni di bagnato poche, condizione che invece abbiamo incontrato con maggiore frequenza durante l’ultimo periodo di test.

Collage mozzi2

Le ruote ci sono state consegnate con i pneumatici già montati, pneumatici che abbiamo poi smontato e rimontato senza incontrare particolari difficoltà e senza dover ricorrere al compressore (una bella spalmata di acqua saponata sui bordi del pneumatico semplifica comunque la vita e facilita il posizionamento del tallone). Durante i primi tempi la tenuta non era perfetta, e per quanto la perdita di pressione non arrivasse a dare fastidio nel corso di un’uscita, bastava un giorno con le ruote a riposo perchè si rendesse necessaria una pompatina. Nonostante le due coperture identiche, la perdita era maggiore dalla ruota posteriore, e riposizionare il pneumatico non ha eliminato l’inconveniente. Con il passare del tempo il fenomeno si è comunque ridotto di molto, richiedendo il ripristino della pressione molto più saltuariamente.

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Sul campo

Reattività, questa è il termine giusto per descrivere la prima sensazione trasmessa da queste ruote. Le caratteristiche di rigidità del carbonio, enfatizzate dal profilo dei cerchi, dagli accorgimenti costruttivi e dalle coperture non troppo larghe, esaltano infatti la risposta sia in fase di rilancio che, soprattutto, nei cambi di direzione. Le Rhythm Pro non sono le ruote adatte a chi ama avere un’elevata impronta a terra data da coperture utilizzate a pressioni molto basse, non fosse altro che la larghezza dei cerchi poco si adatta a pneumatici dalla sezione esagerata. Se però vi piace la guida attiva e precisa, scegliere linee pulite e “galleggiare” sugli ostacoli piuttosto che confidare nella capacità dei pneumatici di “spalmarvisi” sopra, queste sono le ruote adatte. L’angolo di ingaggio contenuto offre un ulteriore contributo, ma soprattutto si fa apprezzare nel tecnico lento, assieme alla precisione chirurgica con cui la ruota anteriore va dove viene indirizzata.

Non scendere troppo con la pressione dei pneumatici è un buon modo per evitare di distruggere i cerchi, in particolare il posteriore. A meno di situazioni particolari, i 2 bar abbondanti da noi utilizzati con delle coperture come le Bontrager SE5 sono un valore in grado di proteggere abbastanza efficacemente il cerchio. Questo non significa che le Rhythm Pro non abbiano prese la loro dose di botte e sollecitazioni, anche perchè hanno visto molta più roccia che tenero sottobosco. Fatta questa premessa, non mi era mai capitato un set ruote che, in mesi di utilizzo, non perdesse almeno un minimo la centratura, non necessitasse della ritensionatura di qualche raggio o di dover registrare i mozzi. Senza il minimo intervento di manutenzione, le Rhythm Pro girano invece come il giorno in cui sono state montate, la tensionatura dei raggi è ancora uniforme ed i mozzi non hanno preso alcun gioco. Anche a livello estetico, fatto salvo che le grafiche adesive inesorabilmente si rovinano se colpite dalle sassate, i fianchi dei cerchi hanno retto molto bene.

Conclusioni

Il “Teorema di Bontrager” parla chiaro: l’alta qualità ha un costo, in questo caso abbondantemente oltre la soglia dei 2000 Euro. Inutile nascondere che non sono necessarie ruote in carbonio di questo livello per affrontare con soddisfazione anche i più scassati tracciati enduro o le più tecniche discese alpine. Se però siete alla ricerca di un set ruote al top, sia in termini di prestazioni che di solidità ed affidabilità, le Rhythm Pro hanno tutti i numeri per meritarsi un posto in cima alla lista delle candidate.

Pesi rilevati e prezzi

Peso ruota anteriore con flap e valvola: 784 g
Peso ruota posteriore con flap e valvola: 918 g

Prezzo ruota posteriore: 1199.99 Euro
Prezzo ruota anteriore: 1099.99 Euro

trekbikes.com

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ivanbue
ivanbue

Una domanda che esula dal test, il problema della caduta della catena quando si pedala indietro si presenta anche nella configurazione del test, cioè cambio XT M8000 e casetta Sram?

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@valentino Sì, e d’altro canto è abbastanza logico, visto che la cosa è dovuta alla linea catena della singola Shimano e la posizione del pacco pignoni resta invariata.

freesby
freesby

Domanda leggermente ot… Le gomme come si sono comportate? Uso da un anno le xr3 e xr2… Trovo abbiano una buona tenuta sopratutto nel lento su pietre e radici bagnate.. volevo provare la serie se… Grazie!

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@freesby Saranno oggetto di un test dedicato. Comunque ti anticipo che mi sono piaciute molto.

polreinero
polreinero

@Mauro Franzi Come mai secondo te queste ruote (così come quelle di altri produttori) non seguono la tendenza del canale largo? Evidentemente non viene considerato come un difetto in termini di prestazioni…Detto questo sembrano belle ruote, molto ben curate nella costruzione sia per il cerchio che per i mozzi e la meccanica interna.

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@polreinero I motivi possono essere vari, sia di natura tecnica che non, e magari una combinazione di più d’uno. Così sui due piedi:
_non è una tendenza ancora affermata in modo incontrovertibile, e magari molti produttori stanno alla finestra per vedere che piega prende il mercato. Questo credo valga soprattutto per chi “produce in casa”, o quantomeno su proprie specifiche, meno per chi assembla utilizzando parti di altri marchi.
_cerchi più stretti, a parità di peso, consentono costruzioni più solide. Per ruote espressamente dedicate ad un utilizzo enduro non è un parametro da sottovalutare, specie se, come in questo caso, non vengono indicati limiti di peso del biker.
_cerchi molto larghi hanno senso con coperture di sezione generosa, quindi grande impronta a terra e possibilità di utilizzare pressioni più basse, ma anche ulteriore incremento di peso (a pari solidità del pneumatico) e minore reattività. Diciamo che ci si avvicina al concetto dei formati plus, che però a non tutti piacciono, specie in ottica race.

Carlettorusso
Carlettorusso

Per la mia esperienza il canale da 23 circa è l’ideale con la grande maggioranza di coperture disponibili al momento, guardando la prestazione pura in ottica enduro per chi fa gare. Con il canale più largo e gomme “normali” si ha più grip in frenata e nel tecnico, ma nei cambi di direzione la bici è un po’ più pigra e nelle curve lunghe (in cui si piega un po’) diventa più imprevedibile la gomma, parte via in modo più scorbutico. Ora ho gomme Maxxis WT specifiche per cerchi larghi (mantengono la forma tonda) e devo dire che il cerchio largo ha il suo perchè, rende la spalla della gomma più stabile, permette pressioni inferiori ma non si hanno i problemi che ho scritto con gomme strette. Resta il peso in più da valutare caso per caso ovviamente……

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@Marcopazzo Sono d’accordo con te, un canale da 23 mm permette di utilizzare coperture sufficientemente larghe ed al contempo avere un cerchio con un buon equilibrio fra robustezza e solidità. Questo se si parla di gare, dove reattività e leggerezza hanno un peso abbastanza determinante.
Se invece si parla di uso all mountain, o comunque discese più lente e tecniche, anche cerchi e coperture più larghi hanno il loro perchè. La perdita di reattività è comunque abbastanza percepibile, e me ne sono ben accorto passando dalle ruote/coperture di questo test alle nuove ruote che sto provando: cerchi in alu da 29 mm di canale interno sulle quali ho montato delle Schwalbe da 2.35″.

Carlettorusso
Carlettorusso

si esatto, io ho cerchi con canale interno da 30, prima avevo Magic Mary 2.35 SG davanti e Michelin Wild Rock’r2 2.35 dietro, erano molto squadrate, soprattuto la michelin, ora con minion dhf e dhr WT va mooooooolto meglio, un po’ grazie alla forma tonda e un po’ per il peso inferiore

polreinero
polreinero

@Mauro Franzi Grazie per le spiegazioni, attendo il test delle gomme!

stons65
stons65

Secondo voi da cosa potrebbe dipendere l’iniziale mancanza di tenuta della pressione? Porosità della gomma? Valvola male assestata? Chiedo perché ho rilevato lo stesso problema con altra marca per altro uso (xc-e sempre al posteriore) e anche qui risistemare il tutto non ha sortito gli effetti voluti!
Come a voi ora si è sistemata da sola ma il dubbio mi è rimasto…

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@Fbf Potrebbero essere le due cose che hai menzionato, oppure una non perfetta tenuta sul cerchio. Se la perdita è rilevante ed hai un po’ di pazienza potresti fare la classica prova del catino. Se anche non vedi delle bolle nell’immediato, lasciando la ruota immersa e ricontrollando dopo un po’ di tempo dovresti vedere dove le bolle restano “attaccate” (se non vuoi immergere i mozzi provi una parte di ruota per volta).
Io mi ero ripromesso di farlo con le ruote in test, ma visto che il problema si è praticamente risolto da solo ho lasciato perdere.

stons65
stons65

Ottimo suggerimento, se si verifica nuovamente provo!

Velocity
Velocity

Questo teorema di Bontrager mi sembra tanto semplice quanto denso di significato…Ogni tanto leggere qualcosa del genere, aldilà di tante teorie strampalate che si sentono è un vero piacere…Sul discorso canale largo/stretto -robusto fragile in un altro articolo era stato fatto notare che con l’aumento della sezione non necessariamente diminuisce la robustezza (vedi telai Liteville) però io resto convinto che 19mm xc e 21/23 am/enduro sia ancora la scelta migliore tra affidabilità prestazioni e robustezza….

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@Velocity Occhio che il tubo di un telaio è una cosa ben diversa dal cerchio di una ruota, sia per la direzione delle forze che vi agiscono che per le caratteristiche di robustezza intrinseche alla struttura. Prendi il classico esempio della lattina di Coca Cola: grande resistenza alla compressione ed alla trazione in senso longitudinale, ma se immagini di aprirla dandole il profilo di un cerchio, è facile figurarsi che i fianchi sarebbero ben poco resistenti.
Un cerchio più largo, a parità di peso, materiali e bontà costruttiva, non potrà mai essere solido come uno più stretto.

AlfreDoss
AlfreDoss

Più che altro mi chiedo come mai non utilizzino un profilo del cerchio hookless, vista la tendenza dei costruttori di cerchi in carbonio e la superiorità (sembra così) in fatto di robustezza di tale profilo.
Anche a livello di costi di produzione sembra essere favorevole.
Riguardo ai raggi straight pull comincio a nutrire dubbi, dopo che sulle mie ruote, con mozzi di altra marca, per cambiare un raggio devo smollare quello successivo per poter sfilare la testa del raggio non mi sembra una grande genialata, ma forse dipende anche dalla disposizione delle sedi raggi sul mozzo.
Certo è che la superiorità di tale soluzione tecnica resta tutta da dimostrare, nonostante non nego che siano più belli da vedere.

Velocity
Velocity

È quello che ho sempre sostenuto pure io,mi pare logico e quasi scontato…difatti io resto su misure più strette con le quali non ho mai avuto problemi di rotture, bozze ecc.

rimirkus1975
rimirkus1975

Il canale interno “stretto” e la valvola con sede dedicata, potrebbero dare qualche problema se si utilizzano sistemi tipo Procore ?

Mauro Franzi
Mauro Franzi

@lollo72 Purtroppo non ho mai usato il Procore e non ti saprei dire. Forse @marco lo sa.

Marco Toniolo

La larghezza interna del cerchio deve essere almeno di 23mm per il Procore, e già così finisce che la gomma all’interno viene raspata per bene dal Procore. Meglio dal 25 in su