[Test] Trek Superfly 100 Elite SL

[Test] Trek Superfly 100 Elite SL

29/04/2013
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29/04/2013

Trek ci ha mandato direttamente da Waterloo una Superfly 100 Elite SL, una full da xc con ruote da 29 pollici. Una delle bici più calde della stagione in test!

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Una bici presentata in Europa ad agosto 2012 a Francoforte, la Superfly 100 Elite SL è il modello intermedio della gamma Superfly full da 29”, con un costo di listino di 5.199 Euro.
La Superfly 100 Elite SL avuta in test è montata sostanzialmente come da catalogo, che potete vedere qui, con l’eccezione di entrambi i copertoni che sonodei  Bontrager Team Issue 2.0 per camera d’aria (peso rilevato 481 gr. l’uno).
Peso della bici rilevato pari a 11,46 kg in taglia 19, inclusi pedali (Shimano pdm 520 da 374 gr. non forniti con la bici) e porta borraccia anche quello non di serie del peso di 62 gr.

Il telaio

Componente principale, il telaio Superfly 100 SL, è il cuore della bici ed è quello che caratterizza l’impronta del marchio Trek. Molte sono le particolarità su cui soffermarsi, segno di una cura ed una personalizzazione delle scelte progettuali e costruttive che fanno di Trek un punto di riferimento.

Il telaio Trek Superfly 100 SL, disegnato da Gary Fisher, è composto interamente da Carbonio OCLV Mountain ed è figlio di quello che Trek chiama “progetto Apollo”: due squadre di progettisti, ingegneri ed esperti di materiali inizialmente contrapposte fra loro per stimolare la creazione di un prodotto migliore e successivamente riunite, per confrontare e vicendevolmente implementare e completare il risultato del loro lavoro. Il risultato è stato un telaio che, sottoposto a test di resistenza e affidabilità in laboratorio e sul campo ha dato risultati per Trek soddisfacenti ottenendo, al contempo, un considerevole risparmio di peso rispetto al precedente modello, che si concretizza in un telaio full dal peso dichiarato, al netto dell’ammortizzatore, di appena 1650 gr..

Tra le specificità di Trek merita cenno in particolare il brevetto Trek ABP (Active Brake Pivot), consistente nel posizionare il perno posteriore concentrico al mozzo, onde rendere maggiormente indipendente la frenata e la forza della pedalata, rispetto all’azione della sospensione ed ottenere quindi una maggiore guidabilità in frenata e una minore dispersione dell’energia impressa sui pedali.

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Ancor di più tipico ed esclusivo è però un altro marchio di Trek, la geometria G2, ovvero un offset (distanza mozzo dal prolungamento a terra del tubo sterzo) di ben 51 mm. Soluzione ideata in origine da Trek, con la collaborazione di Fox, che ha prodotto forcelle dedicate con un avanzamento della testa della forcella di 44mm uniti a dei foderi specifici per ottenere altri 7 mm di avanzamento, importante per ovviare ad uno degli originari difetti delle bici con ruote da 29, ossia la scarsa manovrabilità alle basse velocità, e senza pregiudicare in maniera significativa la stabilità alle alte velocità.

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Le altre soluzioni proposte da Trek sono movimento centrale BB95, tubo sterzo conico (restringimento superiore a 1.1/8” rispetto all’1.5” inferiore) completamente integrato che elimina le calotte per lo sterzo, passaggio cavi opzionale interno o esterno nella parte inferiore del down tube e l’attacco direttamente al telaio del deragliatore senza aggiunte di materiale o fascette.

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L’allestimento

Come accennato in precedenza, la componentistica della bici testata, ad eccezione dei copertoni è quella indicata nelle specifiche del sito e in particolare:
– Forcella Flox Float 32 performance series CTD (Climb-trail-descend) da 100 mm di escursione,
– ammortizzatore Foax Float CTD da 6,5×1,5” entrambi senza regolazione remota, quindi con le leve sul componente.
– Gruppo completo Shimano XT con dischi da 160 mm (104 gr. l’uno), guarnitura doppia 38/26 e pacco pignoni 11-36.
– Attacco manubrio Bontrager Race X Lite da 110 mm +/-7°.
– Reggisella Bontrager Rhythm Elite, mm. 31.6, offset 0.
– Manubrio Bontrager Race X lite Carbon, Low riser 5mm sweep 9° lunghezza 669 mm.
– Sella Bontrager Evoke 3 con binari in titanio (230 gr.).
– Ruote Bontrager Race Lite Tubeless Ready Disc, con mozzo anteriore da 15mm e posteriore da 142×12 mm.
– Copertoni Bontrager Team issue 2.0 per camera (481 gr.).

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La prova sul campo

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Il test si è svolto in 9 uscite diverse per un totale di 345 km, su percorsi ben noti, per poter percepire al meglio le qualità della bici in confronto ad altre testate nei medesimi frangenti, e novità assoluta, anche in una gara xc, il cui percorso ritenevo potesse meglio essere interpretato con la Trek piuttosto che con la mia abituale bici da gara (Scott Spark Limited da 26”).
Nel resto dei percorsi, tratti scorrevoli, lisci o sconnessi cambi di pendenza repentini, salite pedalabili, discese lente tortuose e guidate, sono state le situazioni in cui la Trek Superfly 100 è stata messa alla prova.

Le sensazioni sono state eccellenti sin dai primi colpi di pedale, a dimostrazione di come Trek abbia adottato un pacchetto di soluzioni tecniche azzeccate per fornire al racer un mezzo scattante, rigido e reattivo. Bloccando l’ammortizzatore posteriore non si percepisce il benchè minimo assorbimento e la bici ad ogni colpo di pedale risponde reattiva e scattante alla stregua di una front. La Superfly, rimane comunque una full che, per peso e soprattutto geometrie, sul liscio e sul comodo paga comunque qualcosa. In particolare l’angolo di sterzo da 70°, peraltro nella media per le full, se in discesa risulta un vantaggio per una posizione più guidabile e sul ripido per mantenere un peso più centrale sul mezzo, in salita o comunque sullo scorrevole pedalato penalizza leggermente aerodinamicità e gesto pedalato.

La differenza è tutto sommato abbastanza minima e ben compensata nei tratti tecnici in discesa dove la Superfly, seppur mantenendo un impronta corsaiola e quindi piuttosto nervosa, risulta piacevole e divertente da guidare, ma redditizia al tempo stesso, sia nei tratti guidati veloci che in quelli più scorrevoli ma tecnici, anche grazie ad una ottima progressività delle sospensioni.
Non direi che si mangi gli ostacoli come nulla fosse e, nonostante le ruote da 29, una linea più pulita rimane preferibile da seguire, però rigidità e reattività consentono di riprenderne il controllo del mezzo abbastanza rapidamente.

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Sia nei curvoni in appoggio che nei repentini rilanci, dimostra un’ottima efficienza.

La quasi totale assenza di fango, dopo un inverno in cui ce ne è stato a vagonate, non ha mai messo in crisi la tenuta dei copertoni Bontrager Team Issue 2.0, che mi son sembrati buoni sia in trazione al posteriore che in tenuta laterale all’anteriore. Un peccato che la bici in test, seppur allestita con cerchi tubeless, montasse copertoni per camera (481 gr. rilevati) e camere d’aria (183 gr. rilevati l’una).
Una soluzione tubeless, peraltro facilmente opzionabile già all’atto dell’acquisto, consentirebbe un risparmio di peso di circa 150 gr. totali che, risparmiati sulle parti periferiche delle masse rotanti, sarebbero un vantaggio abbastanza cospicuo in termini prestazionali. Da considerarsi, fra l’altro, anche una maggiore affidabilità e resistenza alle forature ed la possibilità di viaggiare senza pizzicare a pressioni più basse, quindi con miglior trazione e comfort.

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Perfettamente efficiente è il gruppo XT e in particolare i dischi da 160mm che, uniti ad un impianto frenante ben modulabile e non brusco, sono una opzione azzeccata e sufficiente all’uso per cui è pensata la Superfly. Ottimi come sempre i comandi XT nel duplice azionamento push/pull della leva più piccola, così come cambio e deragliatore, rapidi e secchi nella cambiata ed efficienti anche in situazioni sotto sforzo.

Ritengo sia rivedibile e un po’ al limite in ambito amatoriale la scelta della rapportatura con la corona anteriore da 26 denti, potendo essere, nei tratti più impegnativi, un po’ troppo dura da spingere. Alle basse velocità, l’inerzia delle ruote da 29, il peso del mezzo e la pendenza, lascerebbero preferire un 24 denti anteriore tale da poter garantire di salvare la gamba.

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Ultima menzione va alle sospensioni. La mancanza dei comandi remoti è una comodità la cui mancanza si è fatta sentire. Certo, con un po’ di pratica ci si abitua agevolmente ad azionare blocchi e sblocchi senza distogliere lo sguardo, ricordandosi anche la direzione di blocco e sblocco, in particolare quando il selettore è nella posizione intermedia di trail. Ma in frangenti di repentine variazioni di condizioni rimane molto preferibile la possibilità di avere il comando remoto per un azionamento immediato, rimanendo con le mani in presa sul manubrio.

Riguardo alle prestazioni, nulla da dire, per ammortizzare le asperità con gradualità e copiare l’andamento del terreno senza affondare repentinamente, la Fox Float 29 è eccellente, così come l’ammo posteriore che, oltre ad ammortizzare, quando è bloccato è perfettamente rigido. Non così la forcella purtroppo. Come anche in occasione del test della Lee Cougan Crossfire, anche in questo caso la forcella in modalità Climb non blocca affatto e anche la differenza tra Climb e Trail è veramente minima. Dalla foto sotto si vede l’affondamento dell’O-ring, facendo peso col corpo con la forcella “bloccata”.

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Appare a questo punto evidente come questa caratteristica sia una precisa scelta della casa Fox.
Questa é dal mio punto di vista una scelta poco condivisibile. Chi gradisce non bloccare, può rimanere in posizione “Trail” senza problemi. Del resto è una soluzione intermedia pensata appositamente per tutte quelle situazioni dove un blocco o uno sblocco totale non sono la soluzione migliore, per esempio in presenza di fondo dissestato in salita o in pianura. Ma trovo che un un bloccaggio quasi totale sia un’opzione irrinunciabile su una bici da XC. Da seduti il fenomeno è quasi inavvertibile, ma in piedi sui pedali, quando si tiene un ritmo elevato, o la pedalata si fa scomposta per repentine variazioni del terreno, il bobbare della forcella rimane oltremodo fastidioso.

Inconvenienti riscontrati

Nessuno. La bici è giunta in perfetta efficienza e così si è mantenuta al termine di tutte le uscite effettuate.

Conclusioni

La Trek Superfly 100 Elite SL è un’ottima bici da gara, rigida e reattiva quando si tratta di pedalare, guidabile e ben allestita quando si tratta di affrontare tratti tecnici, anche per chi è meno bravo tecnicamente. In particolare può certamente essere un’ opzione da tenere in considerazione per gare lunghe e tecnicamente impegnative (mi viene in mente il SellarondaHero), o comunque per percorsi tipo lo Stoneman, quindi distanze lunghe che possono sconfinare dall’ xc al trail.

I piccoli inconvenienti (mancanza di copertoni tubeless, comandi remoti delle sospensioni) sono facilmente ed economicamente ovviabili. In ottica competizione, specie quelle più brevi al di sotto delle 3 ore, il peso rimane troppo elevato e ritengo che andrebbe in qualche maniera upgradata.
Dell’importante risparmio di peso (150 gr.) con la soluzione tubeless si è detto. Si può limare dalla sella (230 gr)., dai pedali (374 gr.) e dal porta borraccia (62 gr.). Eliminando qualche fronzolo come il paracolpi sotto al downtube e il paracatena sullo stelo presenti nella bici in test, con un manubrio (peraltro già carbon) più corto e un reggisella carbon, si potrebbe arrivare ad un peso sui 10.5 kg che ritengo un po’ la linea oltre la quale una bici da gara prettamente XC  non dovrebbe andare per non essere penalizzante.

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Prezzo bici completa: 5.199 Euro.
Prezzo telaio: non venduto singolarmente in Italia.
Trek