[Test] Trek Remedy 9 29

[Test] Trek Remedy 9 29

09/10/2013
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09/10/2013

Sulla reale necessità tecnica di “rottamare” il formato 26″ in ambito all mountain/enduro si può discutere finchè si vuole, ma di fatto è ciò che sta avvenendo e da questo punto di vista Trek non fa eccezione. Il risultato è che la Remedy con ruote da 26″ da noi testata solamente un anno e mezzo fa non esiste più, soppiantata dal nuovo modello ora disponibile con ruote 650B (27.5″) oppure da 29″.

Cambiano anche l’escursione, la quale scende da 150 mm a 140 mm, ed ovviamente le geometrie ora adattate ai nuovi formati ruota. In questo test ci occuperemo del modello superiore fra i due disponibili nel formato 29″, vale a dire la Remedy 9 29. Lo stesso modello era stato provato in anteprima da Marco ad inizio giugno. Le sue impressioni le trovate qui, così come la spiegazione di certe scelte tecniche adottate da Trek (l’aver rinunciato alle forcelle di tipo DRCV, ad esempio).

Qui trovate il test della versione da 27.5″.

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Analisi statica

Il telaio della Remedy 9 29″ è realizzato con una lega di alluminio denominata da Trek Alpha Platinum ed il colore, l’unico disponibile, è quello naturale di questo materiale lucidato. La doppia curvatura del tubo obliquo, di maggior impatto dal vivo che in foto, permette all’ammortizzatore di poter “flottare” verso il basso durante la compressione e determina un’ampia zona di congiunzione fra l’obliquo stesso ed il top tube prima che questi si congiungano a loro volta al generoso tubo sterzo conico. Sulla parte inferiore dell’obliquo è inoltre presente un’ampia e robusta protezione in materiale gommoso, decisamente più efficace delle pellicole trasparenti spesso utilizzate.

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Le finiture della Remedy non presentano particolari fronzoli ma sono ben curate sul piano funzionale e c’è tutto quel che serve. Fra i dettagli maggiormente apprezzati citiamo la scelta di adottare il routing interno solamente per i cavi del cambio, lasciando totalmente esterno quello del freno. Ciò significa non dover armeggiare con tronchesini, olio e spurghi vari nel caso in cui si dovesse per qualche motivo sostituire l’impianto frenante.

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Troviamo poi l’attacco ISCG, la predisposizione per il passaggio cavo del telescopico sia esterno che di tipo Stealth, una protezione fissa in gomma sul fodero inferiore lato catena, un massiccio sterzo conico ed al posteriore il perno passante da 12 mm con battuta da 142 mm. Perno passante che, per permettere l’alloggiamento dello snodo ABP concentrico al mozzo, sul lato della leva di chiusura sporge in modo piuttosto anomalo ed è perciò maggiormente esposto ad urti nei passaggi risicati fra le pietre. Forse un sistema di chiusura a vite, pur se un po’ meno veloce del quick release, sarebbe preferibile.

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Il top tube ben sloopato permette di rimuovere gli spacer posizionati sotto lo stem senza che le leve freno vadano ad interferire con il top tube stesso, possibilità che abbiamo sfruttato ribassando così la posizione di guida (in origine erano presenti due spessori da 10 mm sotto lo stem). Sempre grazie alla marcata inclinazione del TT si ottiene inoltre un basso valore di standover, a tutto vantaggio della maneggevolezza della bici fra le gambe.

Se da molti punti di vista l’attuale Remedy è quasi un’altra bici rispetto alla vecchio modello con ruote da 26″, a livello di sospensione posteriore Trek continua invece a credere nello schema di tipo full floater con ABP ed ammortizzatore Fox DRCV a camera variabile. Invariato rimane anche il dispositivo Mino Link, un eccentrico che permette di spostare il punto di infulcro fra fodero superiore e biella di rinvio dell’ammo e perciò determinati valori geometrici della bici. Se questa sfilza di acronimi non vi dovesse dire molto niente paura: sia alla pagina della Remedy già linkata ad inizio articolo che nel nostro test della vecchia Remedy trovate maggiori spiegazioni. Se poi voleste approfondire ulteriormente, vi segnaliamo questo pdf scaricabile dal sito Trek. Come anticipato, è invece scomparsa la forcella con tecnologia DRCV in favore di una Fox Float CTD da 140 mm di travel di tipo standard.

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Al reparto freni e trasmissione troviamo il gruppo XT di Shimano, una garanzia in quanto a funzionalità ed affidabilità. Come di consuetudine per la casa di Waterloo abbonda poi la componentistica Bontrager, marchio di proprietà Trek. Di casa Bontrager sono anche ruote e coperture, entrambe tubeless ready e molto apprezzate da questo punto di vista. Un po’ meno apprezzato è invece il collarino reggisella privo di quick release, nonostante il reggi telescopico limiti alle sole situazioni più “estreme” (ed a certe corporature) la necessità di riposizionarlo.

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La posizione in sella è piuttosto raccolta in rapporto alla taglia e le quote di stem e piega – rispettivamente 80 mm e 750 mm – adeguate al tipo di bici. Settare il SAG delle sospensioni è operazione semplice ed immediata, avendo però l’accortezza di seguire la procedura specifica prevista per l’ammo di tipo DRCV (trovate anche questa nel test della vecchia Remedy, ma non temete: non è nulla di complicato). A livello di regolazioni, solita velocità del ritorno a parte, entrambe le unità ammortizzanti consentono di settare tre diversi livelli di frenatura in compressione identificati dalle lettere CTD (Climb-Trail-Descend) con il livello di frenatura che ovviamente decresce passando dalla posizione C alla D. La forcella è inoltre dotata di una ghiera per la taratura fine della frenatura quando in posizione Trail. Il reggi telescopico Reverb di tipo Stealth completa la panoramica della componentistica fondamentale, mentre a livello di peso globale abbiamo rilevato 13.4 Kg: nulla di esaltante ma neppure drammatico.

 

Salita

Probabilmente non è un caso se Trek ha scelto per il Float una frenaura in compressione che, quando in posizione “Climb”, è tale da poter essere scambiata per un blocco (di fatto non lo è). Il carro della Remedy non è infatti dei più stabili, o per dirla in modo meno diplomatico bobba in modo evidente se l’idraulica del Float viene lasciata in posizione Descend (non nascondiamo una certa soddisfazione nel constatare che evidentemente non avevamo preso un granchio quando nel test della Remedy 26″ avevamo giudicato la frenatura troppo blanda). Posizionata quindi la levetta magica in posizione Climb, grazie alla favorevole posizione in sella ed alle coperture scorrevoli la bici sale bene rispondendo in modo efficace anche alla pedalata in fuorisella. Il peso non da record, quello delle ruote compreso, non la rende ovviamente la bici ideale per gli scatti più nervosi, ma non è certo questo il campo di utilizzo ideale per una full da 140 mm di travel e  ruote da 29″.

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Sul ripido il limitato affondamento della sospensione ed il tubo sella bello verticale aiutano a mantenere la direzionalità senza dover ricorrere ad equilibrismi o doversi continuamente spostare in punta di sella. La verticalità del seat tube sarà ulteriormente apprezzata da chi viaggia con un elevato fuorisella, dato che non si troverà con il peso troppo spostato sul posteriore e la bici ingovernabile.

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Se sullo scorrevole la Remedy se la cava egregiamente ma non fa strappare i capelli, sul tecnico ci ha invece sorpresi in positivo, in particolare per la facilità con cui scavalca anche gli ostacoli più alti ed impegnativi. La motricità è infatti molto buona, il carro non insacca eccessivamente e la buona altezza da terra del movimento centrale permette di mantenere una pedalata rotonda e costante senza che i pedali impattino troppo facilmente il suolo. Una guida un po’ più attiva è invece richiesta sui tornantini chiusi e ripidi, dove l’affondamento della sospensione posteriore e l’angolo sterzo relativamente aperto si fanno maggiormente sentire.

Mentre sui fondi scorrevoli la differenza non ci è parsa marcata, sul tecnico la guida diventa più impegnativa posizionando il Mino Link su “Low BB” (quindi angolo sterzo e sella più distesi e movimento centrale più basso).

 

Discesa

Condizionato dalle quote geometriche rilevate prima di montare in sella, devo ammettere che il timore di dover usare per qualche tempo un mezzo con la reattività di una petroliera era piuttosto forte. Giunto all’inizio della prima discesa con questo brutto presentimento, sono bastate una manciata di curve e qualche compressione del sentiero per far svanire ogni timore di quel tipo. Nonostante le ruote da 29″, la generosa quota di interasse ed un angolo sterzo decisamente disteso per una 29″, la Remedy è infatti una bici reattiva e tutt’altro che macchinosa da condurre nel guidato. Merito della geometria da Trek denominata G2? In particolare della forcella con valore di rake più alto della norma abbinata al valore di chainstay (relativamente) contenuto? Difficile dare una risposta certa e definitiva, probabilmente da cercare in un azzeccato mix fra geometrie, risposta della sospensione posteriore e buona rigidità d’insieme.

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Le ruote da 29″ in abbinamento ai 140 mm di travel ingurgitano con facilità ogni tipo di ostacolo, anche quelli che a prima vista non verrebbe molta voglia di “prenderli di punta”. Se poi si volessero ulteriormente enfatizzare le prestazioni discesistiche, soprattutto sul fronte della stabilità, basta spostare il Mino Link nella posizione che determina geometrie più distese, anche se raramente ne abbiamo sentito la necessità e quando l’abbiamo fatto ci è parso che la differenza fra le due posizioni fosse meno marcata di quanto si percepisca in salita.

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Sulle discese in stile vert colpisce il limite di ribaltamento molto elevato, ed un ulteriore aiuto viene dalla bassa quota di standover e dalla possibilità di inserire totalmente il telescopico nel tubo sella. Le discese estremamente lente e tortuose sono tuttavia l’unico ambito dove talvolta abbiamo percepito la Remedy come una bici “ingombrante”, ma parliamo di situazioni limite sia per velocità che per tortuosità.

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La sospensione posteriore della Remedy è molto sensibile e la progressività azzeccata permette di sfruttare bene il travel senza che la sospensione vada troppo facilmente a finecorsa. Finchè si staccano le ruote da terra sfruttando le irregolarità del terreno si può viaggiare con tranquillità anche con valori di sag oltre il 20%, se invece ci si spinge su salti o drop veri e propri conviene non andare oltre quel valore. Dopo qualche esperimento ci siamo attestati su un 20% scarso di sag: la bici è più reattiva anche in fase di rilancio e la sensibilità della sospensione non fa patire più di tanto il setting sostenuto.

A proposito dell’ammortizzatore Fox Float CTD, va rimarcato che anche in discesa l’intensità dei tre livelli di frenatura ci è parsa molto azzeccata: su “Trail” si mantiene un discreto assorbimento con un plus di sostegno e reattività, mentre la posizione “Descend” lascia lavorare al meglio il carro della Remedy ed è l’arma da giocare sui fondi rotti. Bene anche la forcella, la cui curva di progressione ben si sposa con quella della sospensione posteriore non facendo rimpiangere la mancanza di una unità di tipo DRCV.

La componentistica Shimano XT non smentisce la sua fama di affidabilità e funzionalità neppure in discesa, sia sul fronte freni che trasmissione. Tutto funziona alle perfezione, la catena è sempre al suo posto e per tutta la durata del test nessuno dei due componenti ha mai richiesto alcun intervento di regolazione o manutenzione.

Non del tutto convincenti invece le coperture, a nostro giudizio non all’altezza delle elevate prestazioni discesistiche globali. Se sui fondi compatti ed asciutti non abbiamo avuto particolari problemi, non altrettanto si può dire quando abbiamo trovato situazioni più difficili tipo fondo poco consistente, smosso o roccia umida. In frenata, in particolare, le Bontrager XR3 hanno accusato qualche perdita di grip di troppo. La struttura non particolarmente sostenuta non permette tra l’altro di mettere una pezza scendendo di pressione, pena il rischio di flessioni eccessive o qualche colpo di troppo ai cerchi.

 

Conclusioni

Salita o discesa che sia, ciò che maggiormente sorprende della Remedy 9 29″ è quanto sia difficoltoso trovare un ambito che la sappia veramente mettere in crisi. Particolarmente indicata per chi ama spingere in discesa non volendo (o potendo) rinunciare alle salite tecniche ed impegnative.

 

Pesi e geometrie rilevati (tg. 19″)

Interasse**: 1181 mm – 1179 mm

Angolo sterzo**: 67.0° – 67.5°

Corsa anteriore: 140 mm

Corsa posteriore (valore dichiarato): 140 mm

Interasse/corsa ammortizzatore: 197 x 57 mm

Altezza movimento centrale**: 350 mm – 360 mm

Peso senza pedali:  13.420 kg

Peso ruota ant completa*:  1879 g

Peso ruota post completa*:  2360 g

* = ruota in ordine di marcia, quindi incluse coperture, dischi e pacco pignoni. Sono esclusi i perni di fissaggio.

** = il valore cambia a seconda della posizione del Mino Link

 

Prezzi

Bici completa: 4183 €

trekbikes.com

 

Tutte le foto in azione sono di bikerdipezza

 

 

 

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