Una settimana in Liguria – seconda parte

Una settimana in Liguria – seconda parte

04/03/2013
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04/03/2013

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Mercoledi 13 febbraio
Parcheggio il camper a Diano e mi sveglio con una bellissima alba. Si prospetta un’altra fantastica giornata di riding.

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Modoloale è riuscito a liberarsi anche oggi per tutta la giornata in modo da potermi guidare sui sentieri della superenduro di S. Bartolomeo. Cominciamo subito a salire su strada asfaltata verso la partenza della prima discesa, quella dei cinghiali, e subito scopro perché si chiama cosi.

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Si tratta di un bel sentiero verso il mare

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Con qualche tratto pedalato e delle strutture divertenti e mai troppo impegnative.

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Risaliamo adesso verso la partenza della seconda discesa lungo una bella strada immersa negli ulivi.

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Questo sentiero è completamente diverso dall’altro, più naturale e con tratti tecnici.

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Nei punti esposti a nord c’è ancora neve,

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mentre altrove la neve si trasforma in fango che sta cambiando il colore alle nostre bici

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Alla fine della discesa breve sosta rigeneratrice in riva al mare.

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Risaliamo per la terza volta con bel panorama sulla costa

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E dopo un panino e la riparazione di qualche guasto

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si riparte per il sentiero che forse più attendevo in questa settimana, quello verso Cervo con il famoso salto nel blu.

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Seguito da una bella piega direttamente sul mare

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Questo sentiero è veramente bello, asciutto e tutto con vista mare

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Arriviamo in fondo, ci cambiamo perché ormai è piuttosto caldo e risaliamo per l’ultima volta con bella vista su Cervo

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Salendo vedo i prati già in fiore, ecco finalmente la Liguria che mi aspettavo!

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Comincia l’ultima discesa, anche questa molto varia e con tratti impegnativi.

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Modoloale è cosi veloce che vuole entrare in autostrada!

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Poi ancora un tratto ripido e arriviamo di nuovo al mare.

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Giornata bellissima, i quattro sentieri sono tutti uno diverso dall’altro e uno più divertente dell’altro, e poi sono contento di aver conosciuto ancora meglio modoloale e di aver scoperto un nuovo, vero amico, grazie Alessandro!

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A proposito, non dimenticate di visitare il bellissimo www.mtbsanremo.it per tutte le info sulla mtb in Liguria.

Giovedì 14 febbraio
Dopo 5500 metri di dislivello pedalati in 4 giorni, decido di farmi una giornata meccanizzata, mi trasferisco perciò a Finale per prenotare una giornata di sole discese (non che le discese siano rilassanti, specialmente quelle di Finale se fatte a tutta, ma almeno mi risparmio la salita). Sento Silvia di Finale freeride ma mi dice che oggi non c’è gente che ha prenotato, telefono allora a Elica di Elisa Canepa e c’è giusto un furgone con un gruppetto di tedeschi che parte per le 9. Visto che oggi si scende solamente tiro fuori la mia fida Norco shore con la sua famosa gommazza anteriore da tre pollici, la carico sul carrello (con imprecazioni varie del guidatore, visto che la gommazza non entra nell’apposito portabici, ma ormai ci sono abituato) e partiamo verso Le Manie, dato che i sentieri alti non sono praticabili per troppa neve.
Arriviamo alla partenza del sentiero, scarichiamo le bici e vedo che i tedeschi sono tutti armati di bici da enduro, anche se abbastanza “spinte”. Ci mettiamo i caschi e gli enduristi teutonici si accordano con la guida: loro stanno davanti e lui chiude il gruppo. Strana cosa, penso, non dovrebbe essere la guida a guidare? Partiamo e ci metto poco a capire il perché di questa scelta: i tedeschi non sbagliano un bivio, anzi prendono delle varianti poco visibili, si vede che vengono qui spesso e ormai conoscono i sentieri meglio della guida! In più non si fermano mai, giù a cannone, riesco a stargli dietro solo perché guidare la norco è come guidare un treno su un binario, molli e si mangia tutto quello che incontra sotto le gomme. Il problema è che a me piace anche fare qualche bella foto, ma appena provo a tirare fuori la macchina fotografica dal taschino sullo spallaccio (e sono veloce a farlo), i crucchi mi spariscono subiti dietro una curva. L’unica soluzione allora è di assoldare la guida, che per fortuna è ancora più lenta di me, come modello e scattare una bella foto allo splendido sentiero vista mare.

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Finiamo la discesa, aspettiamo il furgone perché naturalmente a questa velocità siamo arrivati prima noi e risaliamo. Durante il tragitto sfodero il mio tedesco a dire il vero un po’ maccheronico e scopro che uno è il campione tedesco superenduro, adesso capisco il perché della loro velocità, vabbè ho capito che mi aspetta una giornata tutt’altro che rilassante, lo dicevo io che in discesa non ci si riposa!
Saliamo, scendiamo, risaliamo, pronti via chi si ferma è perduto, per fortuna posso approfittare di un guasto meccanico per scattare un’altra foto e riposarmi un po’.

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Dopo 5 discese (che solitamente si fanno in tutto il giorno), decidono che è bene fermarsi a mangiare e noto con piacere che qui in trattoria se la prendono con più calma che sui sentieri!

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Ripartiamo, adesso ci spostiamo verso Feglino per cambiare tipologia di sentieri, belli anche questi solo che qui c’è neve e dove si è sciolta c’è il fango, dopo altre 5 discese torniamo a Finale conciati per bene, noi e le nostre bici. Alla decima discesa senza respiro della giornata sono alla frutta, saluto i ragazzi di Elica e i tedeschi e torno al camper, meritata doccia e partenza per Genova, dove domani è in programma il giro dei Forti.
Arrivo a Genova e parcheggio nel tranquillo e panoramico piazzale delle Mura Cappuccine (grazie a ivo67 per la preziosa info). Appena spento il motore mi telefona enry le fou: “esco adesso dall’ufficio, ho fatto gli straordinari per poter venire domani a guidarvi, passo un attimo a salutarti”. E cosi conosco anche enry, che mi da indicazioni per come arrivare al ritrovo di domani e dove mangiare una buona pizza. Giretto per Genova, vera pizza napoletana e a letto a riposare le stanche membra.

Venerdì 15 febbraio
Nonostante le ottime indicazioni di enry le fou ci metto un po’ per arrivare al Peralto. Prima il traffico, poi il navigatore che con le strade cosi strette e ravvicinate va nel pallone, poi devo passare un ponticello di legno con portata max 2.5 t (il camper fa 3.5 t) mi fido e passo, poi c’è un arco con segnato H max 2.60 m (il camper è 3 m), ma passo anche qui e finalmente arrivo alla famosa casetta rossa di via Peralto. C’è già un bel gruppone, metà lombardi con vecchi amici che sono venuti a trovarmi e metà naturalmente local. Mentre tiro fuori la bici arriva anche jose mr doctor e possiamo partire. Cominciamo il classico giro dei forti di Genova di cui ho sentito tanto parlare, che però dovrà essere adattato alle condizioni dei sentieri ancora pieni di neve.

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Saliamo con la città sullo sfondo

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Poi passiamo vicino al primo forte

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Saliamo su una panoramica collina dove scattiamo la foto di rito

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E cominciamo una ripida discesa con bella vista sul forte successivo

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Discesa tecnica e in parte innevata, le facciate ma anche il divertimento non si contano

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Saliamo su salita tecnica verso la cima

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E ci buttiamo giù dall’altra parte

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(ci buttiamo è proprio letterale, perché anche qui i ruzzoloni non si contano!)

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Poi un bel sentiero esposto a nord e perciò completamente innevato con scalinata finale.

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Le nostre due guide enry e jose cambiano spesso itinerario a seconda della neve ancora presente, si cammina molto e si pedala un po’ meno, ma è lo spirito goliardico della giornata a farla da padrone.

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Adesso una bella discesa su terreno asciutto e secco

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Torniamo a vedere la città

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E alla fine una risalita asfaltata prima della meritata pausa pranzo nel locale di fiducia delle guide, con lasagnette al pesto a dir poco fantastiche.

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Si fa fatica a ricominciare a pedalare, ma ripartiamo perché dobbiamo scoprire ancora un po’ di sentieri

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Una lunga e fangosa forestale ci riporta al Peralto.

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Eccoci di nuovo al punto di partenza, una parte del gruppo ci saluta e adesso enry le fou e jose mr doctor non stanno più nella pelle perché vogliono farci scoprire i loro sentieri e sono giustamente orgogliosi di quello che hanno creato con deep bike.
Ore e ore di pulizia, taglio e tracciatura di nuovi sentieri per rendere questa collina sopra Genova un vero parco divertimenti

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Si possono scegliere molti sentieri diversi uno dall’altro e con varie difficoltà

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E tutti perfettamente tenuti

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Ogni tanto si trova qualche struttura artificiale, rampette, doppi, sponde, ma la maggior parte dei sentieri è naturale con vista sul mare e sulla città.

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Alla fine di questo primo sentiero un lungo ripidone veramente da paura,

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ma per come è stato lavorato si percorre senza problemi con un minimo di tecnica.

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Arriviamo a valle, ci complimentiamo con i bravi tracciatori e risaliamo, prima su mulattiera e poi su asfalto in mezzo alla boscaglia fino alle auto.
Si è fatto orma un po’ tardi, i lumbard ci salutano e iniziano il loro viaggio di ritorno verso il “triangolo” lecchese, siamo rimasti solo in tre ma non rinunciamo ad un ultima discesa al tramonto per scoprire un altro fantastico sentiero. Curve e controcurve, drop naturali, doppi, enry conosce il sentiero a memoria, scende velocissimo e io non posso che seguirlo fidandomi di quello che fa lui. Ci beviamo la discesa in un attimo e quasi al buio risaliamo per l’ultima volta. Arriviamo al camper e non posso fare altro che ringraziarlo per questa fantastica giornata e promettergli che ritornerò per vedere anche gli altri sentieri che hanno tracciato con tanta pazienza e perizia.
Riparto subito verso il camping Fossa Lupara di Sestri levante dove mi potrò concedere una meritata doccia e dove è fissato l’appuntamento con i ragazzi di Deep bike che domani mi faranno scoprire i sentieri di Sestri.

Sabato 16 febbraio
Visto che anche ieri km e dislivello sono stati tanti, oggi mi concedo una giornata furgonata, anche perché a Sestri levante posso rimanerci solo un giorno e ho voglia di scoprire tutti i sentieri dei dintorni, di cui mi hanno sempre parlato bene. Appuntamento al campeggio, perciò sveglia con calma, colazione e tiro fuori il bestione da discesa. Al furgone ritrovo enry e jose e faccio la conoscenza di altri amici, ivo67, che ringrazio per avermi consigliato il piazzale dove ho pernottato a Genova.e di reorla e player e altri (scusatemi non mi ricordo il nome ma in una settimana ho conosciuto cosi tanti nuovi biker che è quasi impossibile ricordarsi di tutti!).

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Il simpatico Maurizio di Deep bike ci guida con il suo furgone lungo le strette salite dell’interno e si destreggia alla perfezione negli incroci millimetrici con le auto. Lungo la strada superiamo tantissimi biker tutti con bici da enduro e caschi integrali, da queste parti fra un po’ ci sarà la gara di superenduro e tutti sono qui per allenarsi e provare i sentieri. Arriviamo in cima e ci prepariamo per la prima discesa. L’atmosfera è più rilassata di quella di Finale con gli scatenati enduristi tedeschi, ma quando si parte la velocità è la stessa, anche perché affrontiamo subito il famoso “toboga”. Alla fine di questo tratto il sentiero diventa più tecnico e ci si ferma per fare qualche bella foto vista mare

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E per documentare i passaggi più impegnativi.

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Qui a Sestri i sentieri sono perfetti e asciutti, sia perché questa è una zona più secca rispetto a Genova e sia per il tipo di terreno più roccioso.

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Risaliamo ancora proviamo un altro sentiero, questa volta diverso con qualche tratto più pedalato, poi ancora un altro esposto a nord un po’ più fangoso, in ogni caso tutti goduriosi.

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Quattro, cinque discese, comincio a conoscere meglio i nuovi compagni, sono tutti simpatici e si crea il giusto feeling.

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Purtroppo il freno posteriore della norco arriva a fondo corsa, cambio le pastiglie che in effetti sono giunte alla frutta ma il freno non riparte, probabilmente si è formata una bolla d’aria nell’impianto. Pazienza, mi faccio l’ultima discesa con calma solo con il freno anteriore (cosa non semplicissima su questi tipi di sentieri) e durante la pausa pranzo cambierò bici prendendo la canyon.
Eccoci alla trattoria per il meritato pranzo, ci possiamo riposare e ricaricare in attesa delle discese pomeridiane.

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Debitamente rifocillati alla maniera ligure, torniamo al furgone e sto per tirare giù la norco dal carrello quando mi accorgo che il freno è perfettamente funzionante. Si vede che stando in posizione verticale la bolla d’aria è salita, tanto meglio, possiamo subito ripartire.
Il bravo Maurizio ci riporta in cima e ripartiamo per un’altra discesa.
Curve, tecnico, vista mare, tutto molto bello, ci stiamo divertendo alla grande e siamo di nuovo alla partenza. Ora di nuovo giù per il velocissimo toboga, improvvisamente sento però che il freno arriva di nuovo a fine corsa, tento allora di frenare con l’anteriore ma il terreno è molto secco e polveroso e la bici scivola via, quando mi rialzo sento un certo dolore al mignolo ma penso ad una normale contusione e con calma arrivo alla fine della discesa. Maurizio, molto disponibile, mi riporta al campeggio dove sostituisco la bici. Altro giro altra discesa, scendiamo molto veloci per poter fare l’ultimo giro della giornata prima del tramonto. Ultima salita, dopo una decina di discese siamo tutti piuttosto stanchi e ce la prendiamo con calma

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Il sentiero è proprio controluce e certe curve si fanno quasi alla cieca

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Eccoci nel tratto più bello e impegnativo

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Il sole sta tramontando e la luce è perfetta per le ultime foto

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Non può naturalmente mancare la foto di gruppo

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E ripartiamo verso il mare con l’ultimo raggio di sole.

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Giornata splendida, compagnia affiatata, cibo ottimo, sentieri divertenti, cosa volere di più da una giornata in bici? Scarichiamo le bici al buio e ci salutiamo come vecchi amici. Domani sera devo essere a casa, ma una mezza giornata a Rapallo riesco ancora a farmela. Enry e Jose non possono venire, allora Maurizio mi organizza per l’indomani una mezza giornata guidata con Gaetano, altro pilastro di deep bike, appuntamento alle 9 alla funivia di Rapallo.

Domenica 17 febbraio
Al risveglio il dito è piuttosto gonfio, per fortuna è il mignolo ed è quello che viene usato di meno. Mi fermo con il camper nel parcheggio della funivia di Rapallo, lascio Luca alle prese con i suoi libri e conosco il simpatico Gaetano. Con lui c’è un altro genovese, Andrea e due ragazzi di Alessandria che hanno chiesto a Deep bike una mezza giornata guidata. Facciamo un abbonamento per due salite e prendiamo la funivia, dalla quale si gode una splendida vista su tutto il golfo.

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Arrivati in cima, saliamo brevemente verso il santuario

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Dopo un tratto pedalato inizia il bel sentiero curato direttamente dai ragazzi di Deep bike, molto divertente, curve e controcurve, tratti ripidi, sponde, saltini, proprio ben fatto.

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Nonostante la recente nevicata, il terreno è anche piuttosto asciutto e tiene bene, certo, bisogna saper condurre la bici in un certo modo, ma seguendo la guida è tutto più facile. La seconda parte è su veloce mulattiera e poi su asfalto si torna alla funivia. Ci stanno aspettando anche altri due ragazzi di Como, risaliamo e scendiamo su una variante del sentiero precedente, anche questo molto divertente. Dobbiamo aspettare un po’ i due ultimi arrivati che evidentemente non si trovano molto a loro agio in questo tipo di sentieri piuttosto tecnici e da guidare con grinta. Risaliamo pedalando fino al santuario

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e prendiamo la bella mulattiera

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Che arriva ad un punto di ristoro con splendida vista sul mare.

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Ancora un tratto pedalato e cominciamo a scendere sul lungo sentiero, circa una decina di km, che ci porta fino a Chiavari.
Sono già le 11.30 e notiamo che i due comaschi sono piuttosto in difficoltà con il sentiero tecnico. Sia Andrea che io dobbiamo essere di ritorno per le 13, cosi ci mettiamo d’accordo con Gaetano di proseguire da soli, mentre loro verranno giù con calma. Seguo allora Andrea, ottimo biker sia in salita che in discesa, sull’impegnativo ma divertente sentiero verso Chiavari, ci facciamo un tiratone con pochissime e brevi soste e dopo un’ultima lunghissima e ripida scalinata, piuttosto dolorosa per il mio mignolo, arriviamo a Chiavari. Qui ci salutiamo dandoci appuntamento a Merano dove ogni tanto lui passa per lavoro, io torno a Rapallo, mi tocca una mezz’ora di pedalata lungo l’Aurelia con anche un discreto dislivello. Per fortuna è domenica e il traffico e scarso, cosi mi posso godere anche la splendida vista di questo tratto di costa. Alle 13.30 sono al camper, mi cambio velocemente e mi preparo un panino da mangiare durante il viaggio perché alle 17 dobbiamo già essere a Verona dove Luca deve prendere il treno per Padova, sua sede universitaria. Durante il viaggio ripenso alle mille emozioni di questa settimana ligure. Ai nuovi amici, ai nuovi sentieri, alle specialità liguri, alla neve, al sole, al mare. E alla potenza del forum, con il quale ho potuto organizzare al meglio tutte le uscite trovando tanti biker disponibili non solo a guidarmi sui loro terreni ma anche a consigliarmi per la sistemazione in camper e ad invitarmi a mangiare a casa loro.
Sono venuto in Liguria anche per cercare anche il caldo, invece la settimana è stata piuttosto fresca, forse la più fredda di tutto l’inverno, perché solitamente da queste parti si esce in pantaloncini corti tutto l’anno. In ogni caso c’è stata una sola giornata brutta (se una giornata di neve si può considerare brutta), per il resto sempre sole, perciò non posso certo lamentarmi.
Ho già da adesso tutte le date fissate per un’altra settimana in Liguria in modo da poter vedere tutti i sentieri che non sono riuscito a fare causa neve: a Varazze sul Beigua e sulla Gava, sui sentieri nei dintorni di Savona, in val Bormida nel regno dei cinghialtracks, a Sanremo sui sentieri alti, a Campo Ligure, a Finale sui sentieri alti, a Genova Righi, a Sestri Levante sui sentieri del Bracco. Insomma ce n’è per sempre e sarà la giusta scusa per poter rivedere molti nuovi amici!
Liguria , terra dolce e aspra allo stesso tempo, stretta tra il mare e le catene montuose delle alpi e dell’appennino. Terra da amare. Terra da rivedere.

Appendice
Pochi giorni dopo il mio ritorno sono all’ospedale di Merano, per una visita ortopedica prenotata da tempo. Il dottore mi guarda per caso il mignolo che è ancora gonfio: “mmmh, non mi piace per niente, facciamo subito una radiografia”. Risultato: frattura pluriframmentaria intraarticolare base falange v dito. Operare subito! Mi ingessano e due giorni dopo torno in ospedale per l’operazione, riduzione aperta e fissaggio con placca viti, chiusura con 11 punti, gesso per un mese.

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Adesso sono qui con la mano ingessata, non ho mai avuto male, ne prima ne dopo, e mi hanno messo un gesso mallet (come i pedali ;-)) dove posso già muovere tutte le dita e cominciare la riabilitazione che sta procedendo ottimamente. Non pedalo da due settimane, ma è la prima volta che questa situazione non mi pesa per niente: ho passato una settimana in Liguria cosi intensa, con 320 km pedalati, 8000 metri di dislivello positivo e 16000 metri di dislivello negativo che mi sta bastando per tutto il mese!

Qui la prima parte http://www.mtb-forum.it/community/forum/showthread.php?t=256917