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01/05/2014
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01/05/2014

Con l’occasione dei 125 anni di Mavic questa storica azienda francese ha aperto le porte dei suoi stabilimenti storici per mostrare alcune delle proprie attività. Dopo aver presentato alcuni suoi nuovi prodotti, come le Ksyrium celebrative dei 125 anni ed un nuovo completo maglia e pantaloncini sempre celebrativo (su cui torneremo) ci è stata permessa una bucolica uscita tra i vigneti del Beaujolais tra Lione (sede del primissimo stabilimento Mavic spostato negli anni ’60) e Saint-Trivier, sede dello stabilimento Mavic dal 1968 ad oggi.

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L’arrivo a questo stabilimento è coinciso con un pranzo all’interno dello stesso, la replica di ciò che accadde al termine della 19^ tappa del Tour de France 1977, che ebbe l’arrivo proprio qui e vide i corridori pranzare nello stesso capannone ospiti di Mavic.

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In questo stabilimento si producono oggi solo i cerchi in alluminio, mentre i cerchi in carbonio, mozzi, raggi e l’assemblaggio avviene in Romania, in un altro stabilimento di proprietà Mavic. Quindi tutti i cerchi che vengono prodotti a Saint-Trivier vengono spediti in Romania. Esistono altri due stabilimenti Mavic: uno in Asia per la produzione dei cerchi e ruote entry-level, ed uno in Francia ad Annecy-LeVieux, dove vengono assemblati i prototipi. I componenti dei prototipi, ovvero cerchi in carbonio, raggi e mozzi, vengono prodotti nei Mavic Labs ad Annecy, come vedremo in seguito. Il totale del personale per i 3 siti è di circa 600 persone. Ma veniamo quindi alla produzione dei cerchi in alluminio.

Un fornitore produce l’estruso in alluminio che compone la base del cerchio. Ogni pezzo è lungo 6mt. Ovviamente la larghezza o la forma dipende dal modello di cerchio.

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Ogni estruso in alluminio viene tagliato e diventerà 3 cerchi. Una volta tagliati vengono piegati automaticamente da una macchina

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I cerchi passano quindi ad alla postazione di saldatura. Ogni cerchio viene caricato manualmente su una macchina e viene saldato al laser. La macchina si chiude ermeticamente quando salda quindi non è possibile vedere in dettaglio il funzionamento

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Si può apprezzare il risultato della saldatura

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Nella postazione successiva il cordone di saldatura viene rifinito da una macchina che lo sgrossa.

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Dopo questo passaggio il cerchio passa ad un robot che non ci è stato assolutamente permesso di fotografare. Si tratta di una macchina sviluppata e costruita internamente da Mavic la cui creazione ha richiesto 3 anni. In pratica è un grande braccio snodabile (giallo!) che prende i cerchi e le posiziona su 3 macchine che praticano i fori per i raggi in passaggi successivi spostando ogni cerchio da una macchina all’altra in maniera automatizzata. Su ogni macchina ci sono dei sensori per valutare le tolleranze in tempo reale. Il tutto è abbastanza grande ed è posizionato in un’area recintata.

Una volta forati i cerchi vengono fresati per alleggerirli, sempre a seconda del modello. Per fare ciò vengono posizionati dentro delle macchine cnc a 4 e 5 assi. Uno alla volta da un operatore. Siccome le dimensioni dei cerchi non sono perfettamente costanti, questi torni prima di procedere alla fresatura misurano con un sensore lungo tutta la circonferenza del cerchio le tolleranze ed in base a queste si imposta automaticamente la fresatura e quindi la quantità di materiale da asportare. Anche queste macchine erano coperte da divieti foto, quindi eccovi almeno quella di un operatore 🙂

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Una volta fresati i cerchi vengono rettificati sulle piste frenanti. Questa operazione serve a rendere omogenea la superficie degli stessi ed togliere qualunque imperfezione, a cominciare dal piccolo “scalino” della giuntura di saldatura

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I cerchi a questo punto hanno preso la loro forma quasi definitiva

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Vengono quindi portati ad un’altra postazione cnc dove vengono rifiniti in vari particolari. Anche questa macchina era coperta da embargo fotografico (alcune macchine, e nemmeno piccole, erano interamente coperte da teloni per evitare qualunque rischio…). I cerchi dopo quest ultimo passaggio vengono controllati uno ad uno da un’operatore che ne prende alcune misure. Operazione che non viene fatta a campione, ma proprio su tutti i cerchi. Chiaro che si parla di quelli di alta gamma.

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I cerchi sono pronti per essere anodizzati. L’anodizzazione avviene in un capannone attiguo, ma non è stato possibile visitarlo.Per alcuni cerchi l’anodizzazione avviene in due passaggi: una prima anodizzazione che rende il cerchio nero. Poi, per alcuni modelli, avviene una seconda fresatura, per esempio tra raggio e raggio, che riporta l’alluminio a vista, quindi il cerchio viene anodizzato una seconda volta con un trattamento trasparente.

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Alcuni cerchi, come noto, vengono anche verniciati

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Ai cerchi verniciati o anodizzati che siano vengono applicate le decals, ma non solo, infatti molte delle scritte che si vedono sui cerchi sono stampate. Per fare questo i cerchi vengono portati dentro una stanza sigillata, con temperatura e umidità controllata e li una macchina procede alla stampa. In alcuni casi questa operazione viene fatta in due passaggi, in base al colore del cerchio o della scritta, stampandone prima una bianca e poi sopra questa quella colorata. Tutti i raggi “colorati”, che riportano il modello, tipico segno distintivo di tante ruote Mavic, sono stampati con questo sistema. Ci è stato spiegato che altrimenti una decals dovrebbe essere talmente sottile che al primo colpo di idropulitrice se ne volerebbe via

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Le decals vengono applicate da delle operatrici che le applicano a mano. Pensate che su alcuni cerchi (Cosmic per es.) ce ne sono 12 a cerchio! L’operatrice, abilissima, non ha voluto essere fotografata, pertanto resta una foto dell’armadio decals da cui attinge

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Dopo questa operazione i cerchi vengono imballati e spediti in Romania per l’assemblaggio o ai distributori come cerchi sfusi

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Terminata la visita a Saint-Trivier ci siamo spostati ad Annecy, alla sede dei Mavic Labs. Un complesso molto grande dove si trova l’amministrazione ed i vasti laboratori dove vengono concepiti e realizzati tutti i prototipi, sia di ruote che di abbigliamento ed accessori. L’aver potuto accedere a questi locali è stata una novità assoluta, infatti è la prima volta che i media hanno potuto farlo. In compenso è stato imposto il divieto assoluto di fare foto, con tanto di scartoffie legali da firmare. Durante la visita era presente un fotografo ufficiale Mavic che ha scattato foto anche a richiesta. Prima di averle però sono state vagliate da chi di dovere in modo che non si veda niente di interessante per i concorrenti. Cosa comprensibile da un parte, ma frustrante dall’altra, in quanto è un posto davvero interessantissimo, con dozzine di laboratori e atelier realmente artigianali dove vengono realizzati da zero i prodotti, dalle scarpe ai cerchi in carbonio. Le foto che seguono sono quindi quelle ufficiali Mavic e ritraggono solo una minima parte di quello che si può vedere

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Addirittura molte macchine, come a Saint-Trivier, erano coperte da teloni. Tutti i macchinari sono realizzati internamente e tutti infatti riportavano etichette Mavic. Oltre alle macchine cnc per fare i mozzi, o le presse ed i forni per il carbonio ci sono praticamente tutte le macchine immaginabili per testare le ruote: rigidità verticale, laterale, torsionale. Macchine per misurare l’elongazione dei raggi, altre che simulano i carichi pedalando in piedi sui pedali, macchine che testano ad aggancio e sgancio i pedali per milioni di cicli. Una macchina enorme per misurare la resistenza a rotolamento dei pneumatici

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Macchine per misurare la temperatura dei cerchi in carbonio in frenata, ed altre uguali, ma che la misurano con il bagnato spruzzando acqua sui cerchi. Altre ancora che misurano la distanza di frenata a varie velocità. Una macchina che misura le tolleranze dimensionali delle piste frenanti dei cerchi in carbonio per copertoncino, cosa imperativa per evitare picchi di temperatura sui punti più in rilievo che potrebbero far cedere il cerchio (la tolleranza max è 0.125mm). Senza contare che si vedono in giro ruote di tanti concorrenti, che ovviamente vengono valutate allo stesso modo.

Non meno interessante è l’atelier dove viene sviluppato e realizzato l’abbigliamento. Una vera e propria sartoria

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Anche qui con un coté tecnologico: ci sono alcune macchine autocostruite, come una per misurare la distanza tra le ossa ischiatiche che è servita per sviluppare il nuovo fondello 3D dei pantaloncini Mavic. Una specie di cuscino in materiale di densità variabile tramite l’aggiunta di microsfere in plastica che, una volta il tester seduto sopra, viene messo sotto vuoto per permettere di misurare in un arco di tempo la distanza tra i punti di pressione.

Presente anche un atelier dove vengono prodotte le scarpe. Con migliaia di campioni di tessuti, chiusure, pezzi in carbonio, che vengono combinati tra loro, provati e testati. Test che vengono effettuati sui caschi ad esempio. Accessorio che spesso viene liquidato come “un pezzo di polistirolo”, ma che invece è tutt altro che semplice da realizzare, sia per definirne il design, che tutto l’assemblaggio (scocca, chiusure, imbottiture: sono decine di pezzi) sia per i crash test veri e propri, che per passare l’omologazione EU e soprattutto USA devono resistere a vari impatti contro incudini di forme differenti (piatta, sferica, cuneo) in vari punti del casco stesso, oltre alle prove si scalzamento frontale e posteriore, per verificare che le chiusure tengano. Per misurare questo vengono utilizzate delle finte “teste” con dei collimatori laser in vari punti per misurare esattamente di quanto viene spostato il casco rispetto alcune linee predefinite. Impressionante anche l’utilizzo di queste finte teste, che pesano mediamente come teste vere (un po’ macabro tenerle in mano) su cui vengono montati i caschi e vengono issate a varie altezze per poi essere fatte cadere di colpo sulle incudini. Un accelerometro all’interno delle teste ne misura l’accelerazione. Il casco per essere omologato non deve proiettare pezzi che si stacchino  e deve limitare l’accelerazione a 300G con una caduta da 2,30mt di altezza. Situazione che simula un impatto a soli 25km/h!!!

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Tutte le macchine presenti in questi laboratori, da quelle per la produzione dei cerchi in carbonio a quelle per la produzione delle scarpe (non quelle test ovviamente) sono esattamente le stesse che vengono usate per la produzione in Romania (o in Cina per le scarpe), in modo che sia possibile definire anche i protocolli ed i tempi per la produzione.

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Nel complesso una realtà che finalmente rende piena giustizia del concetto di “ricerca e sviluppo”, che in questo caso è sicuramente la realtà tra quelle che ho potuto visitare tra le più impressionanti.

Bon Anniversaire Mavic!

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g0ldr4k3
g0ldr4k3

grazie del reportage…ovviamente mavic e’ mavic….

Fabio Allegrini
Fabio Allegrini

Strano ho sempre pensato che le scarpe della mavic venissero prodotte dalla Salomon dato che hanno moltissimi punti in comune

Ser pecora
Ser pecora

Salomon e Mavic fanno parte dello stesso gruppo, Amer Sports, quindi si, hanno punti in comune.

MassimoParrini
MassimoParrini

Molto interessante.Comunque state tranquilli mentre leggevo l’articolo mi sono messo sotto ad un telo e non ho permesso a nessuno di fotografarlo

jumperlevo
jumperlevo

Complimenti a mavic…peccato che sia francese e non italiana!

locolcia
locolcia

Non è neanche francese, come detto da @Ser pecora fa parte del gruppo Amer Sports che è….Finlandese:
http://www.amersports.com/about-us

xzy
xzy

In Italia ormai nemmeno le decals possiamo fare a questi livelli…un paese svenduto

gasate
gasate

Non sapevo che mavic facesse parte di un gruppo, interessante che sia finlandese,

Devastazione
Devastazione

Mi farebbe molto piacere poter dire di non aver mai avuto un problema con i loro cerchi,ma non e’ mai stato cosi’. Certo i caschi e l’abbigliamento sono davvero belli,ma non staro’ certo a verificarne l’effettiva validita’. Per me Mavic non esiste.

Waugh
Waugh

Problemi pure io con i mozzi…silurati e passato a Fulcrum, in 1 anno e mezzo zero problemi…e poi dicono di noi itaniani…

Devastazione
Devastazione

Esatto,i problemi di Mavic sono tutti nei mozzi,quando iniziano a dare problemi ( perche’ e’ matematico che li danno !! ) non ne esci piu’. E le ruote che mi sono arrivate con i raggi da controllare appena scartate nuove di pacca ? Lasciamo perdere….
Concordo sui Fulcrum. Avuto i Racing 3 sulla mia prima bici e ci ho fatto di tutto,mai un problema,nulla di nulla.

menollix
menollix

Io ho avuto un treno di crossride disc, quindi entry level. Ma sono stati cerchi che ricomprerei ad occhi chiusi. In 2 anni di strapazzi mai una centratutra, mai un raggio saltato. Sui modelli di alta gamma non mi esprimo.

xzy
xzy

Io ho avuto più di una serie di cerchi Mavic e tutti questi problemi che elencate non li ho mai riscontrati

rajo
rajo

10 anni di Mavic nessun problema. Ora con Crossmax continuo ad esser soddisfatto.
Alcuni amici hanno avuto piccoli problemi con i mozzi corsa ma dopo 10 15 mila km.
Fulcrum comunque indistruttibili!

KATARRUSO
KATARRUSO

Mavic e una chiesa.
La sua esistenza vuol dire ciclismo.
Siamo a livelli storici di campagnolo bianchi ecc.
I cerchi mavic sono come comprare Audi o BMW.
Ok esistono altri marchi con pesi e caratteristiche diverse.
Ma mavic ha una qualità indiscutibile siano cerchi scarpe abbigliamento o caschi.
Ora il nuovo zaino enduro race costicchia ma sembra furbo.

Mi piacerebbe vedere qualcosa di più di un colosso come mavic.
Volenti o nolenti le dinamiche di produzione industriale sono quelle. Non avete idea della Romania quanta produzione di carbonio faccia per ditte italiane.
Mavic Romania dicono che faccia solo assemblaggio.

Ciau

locolcia
locolcia

Leggi meglio l’articolo:
“….mentre i cerchi in carbonio, mozzi, raggi e l’assemblaggio avviene in Romania”

sunrider88
sunrider88

Cerco di acquistare prodotti e non marchi e Mavic sembra oscillare verso la seconda.Perchè mettersi a fare abbigliamento quando hai Salomon nel tuo gruppo
che e già nel setttore?I due marchi automobilistici che citi sono la stessa cosa creo un marchio e lo appiccico a qualsiasi prodotto per abbindolare il pollo consumatore,almeno io la penso così.

rajo
rajo

mai provato abbigliamento Mavic?

Fabrizio Nespoli
Fabrizio Nespoli

@locolcia

Essendo lo stabilimento principale in Francia e lavorandovi prevalentemente francesi non ci sono dubbi che Mavic sia un’azienda Francese. Farà anche capo ad una holding Finlandese ma non confondiamo proprietà e nazionalità..

Ser pecora
Ser pecora

Esatto, altrimenti l’Inter sarebbe una squadra indonesiana…

Cervino
Cervino

Ser, se non ti sei fatto una pedalata dalle parti di Annecy hai fatto il viaggio a vuoto!

Ci sono sentieri spettacolari sul Mont Verier (quello a sinistra del lago, guardandolo da Annecy) o sul Semnoz (quello di destra, con possibilità di risalita meccanizzata con bus di linea), oppure farsi semplicemente il giro del lago su asfalto, con una ciclabile bellissima sulla sponda destra e alcune salite da fare sulla sponda sinistra (come il Col de la Forclaz).

basol
basol

Report molto interessante anche se giustamente filtrato … i cinesi sono dietro ogni angolo ! Grazie

locolcia
locolcia

@maquantiandreacisono :
BAH quando un azienda francese viene acquisita (o fa parte di un gruppo) e l’acquirente é straniero (in qsto caso finlandese) secondo te rimane sempre un’azienda francese???
Per me no anche se i lavoratori restano principalmente francesi.
Allora tutte le aziende italiane acquisite da aziende estere le definisci ancora italiane??
Allora perché ci si scandalizza quando si sentono notizie di questo genere??

Io no!

E comunque x me l inter é indonesiana mica italiana…

Se ci convinciamo di ciò allora é giusto svendere tutti i marchi italiani tanto restano in Italia ma comandati e gestiti da stranieri…ma son dettagli….

Magari ho interpretato male i post…lo spero.

Buon 1maggio

raven
raven

idee un po confuse eh?

locolcia
locolcia

Son benvenuti i chiarimenti, dammi il tuo!

locolcia
locolcia

Ahh e se qualcuno mi chiarisce dove va a finire la reputazione che si da in questi post clikkando sulla manina verde o rossa….
Dove li vedo? Io i miei non li vedo da nessuna parte.

Grazie chiuso OT

200mm
200mm

Non ho capito bene…il casco per essere omologato deve resistere ad un impatto a soli 25km/h??? Ma non è un po’ troppo poco?

locolcia
locolcia

Dimenticavo:
I prodotti usciranno pure col marchio Made in France, e ci mancherebbe, ma alla fine il fatturato aziendale sarà inglobato nel gruppo finlandese….e quindi saranno loro a dire bravi o meno e gestire il tutto.

Ovviamente potrei sbagliarmi non conosco nel dettaglio la situazione.

sunsetdream
sunsetdream

Possiedo casco e cerchi mavic, sia da strada che da mtb. E mi piacciono, fanno bene il loro lavoro ed il marchio Mavic mi piace. Mi trasmette un senso di praticità e solidità, pochi fronzoli ed efficienza. Bene bene, bel reportage, grazie.

sunrider88
sunrider88

Non pensi che la tua affermazione sia un attimo irrazionale?

xzy
xzy

Se ragioni con taratura monotematica: ‘marchio’ = ‘presa per i fondelli’, non penso ci sia molto da discutere

sunsetdream
sunsetdream

Perché irrazionale? Ogni marchio trasmette un messaggio ai suoi clienti e a me Mavic piace e mi trasmette le sensazioni che ho descritto. Per me il marchio e’ importantissimo, e Mavic e’ un marchio super importante. I prodotti che produce sono all’altezza di ciò che il marchio trasmette. Saluti

ossarotte77
ossarotte77

ho avuto 2 set di ruote mavic crossline e con entrambi buttati per problemi al mozzo posteriore….

RenaBiker
RenaBiker

Esteticamente bellissime… ma non ho mai visto cosi tanti problemi come con MAVIC, mozzi soprattutto, raggi che saltano e cerchi piegati…. e tra l’ altro COSTANO di più della concorrenza…..
Poi effettivamente concordo con chi CRITICA che un’ azienda che è specializzata in cerchi debba fare caschi, scarpe ed abbigliamento…. non ha molto senso…. ognuno faccia ciò che sa fare…. forse avrebbeno meno problemi con quello che dovrebbe saper fare bene….
RenaBiker.

pablos
pablos

4 set di ruote mtb top di gamma in cinque anni e 4 set di ruote con problemi ai mozzi, in un caso mandate in assistenza e ritornate come quando partite, dopo tre mesi e mezzo non ho ancora risolto…direi che di possibilità gliene ho date.

valeduke
valeduke

Io ho gli enduro da 26 e vanno bene l ant e male il post, per mozzo e debolezza cerchio e cerchio stretto. Attendo escano gli Sx da 27.5 ……
Avete avuto notizie nella visita di qualche uscita nel 27.5 con SX o similari ? Grazie

Fabrizio Nespoli
Fabrizio Nespoli

@locolcia

Innanzitutto credo che vada premesso che sia il mio che il tuo sono punti di vista, non penso certo di avere più ragione di te o di dire la cosa giusta ma solo di esprimere la mia opinione. Detto questo, per me un’azienda è del territorio in cui nasce e della gente che ci lavora, un proprietario straniero può prendersi fatturato e utili ma, se non la sradica dalla sua terra e dalla sua gente, questa identità rimane intatta. Poi capisco che qualcuno possa avere un punto di vista diverso e ritenere a ragion veduta che l’Inter sia Indonesiano, Ducati e Lamborghini Tedesche e a questo punto spero anche che le Chrysler siano auto Italiane ..una volta che siamo noi a prendere e non ad essere defraudati.. :)))
Mi scuso con tutti per aver lasciato che il mio nazionalismo dilagasse in un bel reportage su Mavic.. adesso me ne sto zitto 😉

locolcia
locolcia

Assolutamente! questo è solo uno scambio di vedute…in effetti non è un argomento molto semplice e definito…accetto sicuramente il tuo punto di vista anche se diverso dal mio!

Alla prox!
Ciao!

Ser pecora
Ser pecora

Non è questione di radici e terra (anche, ma non mi pare il punto). I “gruppi” che posseggono vari marchi ne possiedono la quota principale di azioni, che poi vengono messe in relazione con uno scambio di know-how e processi produttivi (tendenzialmente “i gruppi” raggruppano società dello stesso settore infatti). Le società controllate restano indipendenti però, in particolare dal punto di vista della tassazione. Amer Sports pagherà le tasse sugli utili dove ha la sua sede legale, ma Mavic paga le sue in Francia, i lavoratori degli stabilimenti francesi sono sottoposti alla regolamentazione del lavoro francese, etc…quindi pensare che Mavic sia “finlandese” o Wilson (altra azienda Amer Sports), con sede a Chicago, sia anche lei finlandese non mi sembra corrisponda alla realtà.

E se domani Amer Sports vendesse le proprie quote Mavic alla Dorel, per es. non è che allora diventa Canadese il giorno dopo. O come la Brooks, di cui potete leggere una visita qui, sia “italiana” perché acquisita da Selle Royal, quando i suoi prodotti, know-how, forza lavoro e dirigenti sono tutti in UK ed inglesi.

Che poi ci siano paesi che vendono tutto invece che comprare è un altro discorso ed indicatore.

locolcia
locolcia

Ri-posto un OT al quale nessuno mi risponde e non so dove postare la domanda:

“Ahh e se qualcuno mi chiarisce dove va a finire la reputazione che si da in questi post clikkando sulla manina verde o rossa….
Dove li vedo? Io i miei non li vedo da nessuna parte.

Grazie chiuso OT”

Ed è inutile che mi date la rep negativa tanto non la vedo (a parte nel post).

AlessioT
AlessioT

Articolo molto interessante e dettagliato per quanto possibile nel rispetto del segreto professionale, articolo talmente articolato e completo che l’unico errore ortografico (un si al posto di un di parlando di test sui caschi) direi che lo si può tranquillamente perdonare.
Un sentito ringraziamento a chi ha dedicato il tempo necessario alla stesura dell’articolo.

DOCTOR.AP
DOCTOR.AP

Deluso dai deemax ultimate 2014.
Nuovi di pacca dopo sole 9 discese a Sestri Levante, che non è il Tamaro, i raggi della ruota posteriore mi si sono smollati completamente.
La sera mi metto a tirare i raggi e noto che i nipli hanno un filetto, a mio avviso, troppo largo di passo per cui lo svitarsi è praticamente inevitabile.
Ma li testano i prodotti prima di venderli?

Marco Toniolo
Marco Toniolo

c’era il frena filetti?

DOCTOR.AP
DOCTOR.AP

no nemmeno una traccia di frena filetto.
Ma avrebbero dovuto metterlo da fabbrica?

 

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