[Amarcord] 10 bici che hanno fatto la storia della DH

[Amarcord] 10 bici che hanno fatto la storia della DH


Torniamo a parlare di storia della Mountain Bike, nello specifico di storia della DH, ripercorrendo 25 anni di questa disciplina attraverso alcune delle bici che hanno segnato la crescita e l’evoluzione della specialità discesistica (e non solo) della MTB. 10 pietre miliari che, per diversi motivi, si sono guadagnate un posto speciale negli annali della DH e nel cuore degli appassionati.

Gary Fisher RS-1

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La genesi dei Virtual Pivot

Nel lontano 1991, agli albori della disciplina, un genio visionario come il motocrossista Mert Lawwill rivoluzionò il concetto di sospensione della MTB, brevettando l’omonimo cinematismo Lawwill, primo sistema Virtual Pivot e progenitore di tutti i sistemi Virtual Pivot brevettati in seguito. La prima bici ad adottare questo sistema fu la Gary Fisher RS-1, che viene ricordata per un altro primato: si tratta della prima bici a montare freni a disco di serie, inclusi nel progetto di Lawwill, dato che la ruota segue un percorso leggermente differente dal carro, per via dell’infulcro virtuale, quindi non fu possibile utilizzare i tradizionali cantilever dell’epoca.

Ancillotti Scarab DH

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Sospensione e geometrie

Nello stesso anno in Italia si visse una storia simile. Alberto Ancillotti portò il suo know how di costruttore di moto in ambito MTB, sviluppando la passione per la DH insieme al figlio Tomaso, appena 14enne, alle prese con le prime gare. Ancillotti creò la Scarab DH, realizzando una versione “miniaturizzata” del sistema di sospensione Pull-Shock, brevettato da lui stesso circa 10 anni prima in ambito motociclistico. Si trattava del primo sistema ad attivazione pull applicato a una MTB e i vantaggi in termini di sensibilità e di efficienza ne fecero un punto di riferimento. Non solo la sospensione della Scarab DH ma anche le geometrie aggressive, particolarmente efficaci in discesa, furono ritenute all’avanguardia, ispirando negli anni a seguire diversi altri costruttori.

Verlicchi Bromont

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La bici da DH di massa

Sempre tra il 1991 e il 1992 una joint venture bolognese tra Verlicchi, storico e rinomato telaista specializzato in moto e auto e Marzocchi, ai tempi produttrice di sospensioni nel settore moto, diede vita alla prima bici da DH con produzione su larga scala. Prima su tutte l’italiana Sintesi, ma numerose altre aziende tra cui Kona, Iron Horse, Saracen, Haro e Rudy Project marchiarono e distribuirono il telaio Verlicchi da 55mm di escursione equipaggiato con sospensioni Marzocchi, che per questo progetto realizzò appositamente il primo ammortizzatore aria-olio in ambito MTB. Dave Cullinan vinse il mondiale di Bromont del 1992 su questo telaio marchiato Iron Horse, fornendo lo spunto per il nome della bici di serie, che fu una delle più vendute dell’epoca, grazie alla produzione di massa e alla vastissima distribuzione.

Intense M1

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Lunga escursione

1994. Un giovanissimo Shaun Palmer mostra sorridente la sua nuova arma: una Intense M1. Il telaio realizzato da Jeff Steber vantava un’escursione impressionante per quell’epoca. Con ben 5 pollici a disposizione, Steber praticamente raddoppiò l’escursione utile, rivoluzionando il concetto di sospensione posteriore e influendo sullo stile di guida dei rider, grazie anche alla guida irruenta di Palmer. La prima M1 utilizzava una forcella da 3 pollici di escursione, la più lunga disponibile ai tempi. Capostipite della serie M di Intense e delle varie versioni della M1 che passò dal semplice Single Pivot a un Single Pivot quadrilatero e in seguito a un Horst. Per molti anni la M1 fu il riferimento in DH, con numerosi marchi che, per essere competitivi, scelsero di rimarchiare i telai di Steber: Haro, Giant, Iron Horse, Mongoose, Muddy Fox, Devinci e Trek. In sella a una M1, tra il team Intense e i vari marchi citati, salirono sul podio atleti del calibro di John Tomac, Sam Hill (Campione del Mondo Junior 2002), Greg Minnaar (Campione del Mondo 2003), Chris Kovarik, Eric Carter, i fratelli Atherton, Mick Hannah, Brian Lopes e tanti, tanti altri.

Sunn Radical

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Il dominio francese

Sempre nel 1994 fa la comparsa un marchio francese che rivoluzionerà il mondo della DH. Si tratta di Sunn, azienda fondata da Max Commençal, che nel suo anno di esordio con la Radical conquistò il titolo iridato grazie a François Gachet. Negli anni a seguire la Sunn Radical subì notevoli miglioramenti restando fedele al progetto iniziale: un Single Pivot indiretto pull con infulcro alto. Venne reclutato Olivier Bossard come tecnico delle sospensioni, con forcelle e ammortizzatori marchiati da Sunn, che si trasformò velocemente in un vero colosso nell’industria della MTB. Nel 1997 il team Sunn divenne un vero dream team, reclutando tutti i più forti rider francesi che segnarono un’epoca grazie ai loro primati di imbattibilità: tra loro spiccavano Nicolas Vouilloz, Anne-Caroline Chausson, Cedric Gracia e lo Junior Fabien Barel. Un susseguirsi di titoli iridati consacrò il team Sunn come il riferimento assoluto di quell’entusiasmante era della DH.

Specialized FSR DH

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Shaun Palmer e lo stile new school

Prima di avvicinarsi al mondo della DH nel 2009 con il progetto Demo che prosegue tuttora, Specialized ebbe un breve ma intenso approccio dal 1997 al 1999, con la Specialized FSR DH. Il brand americano strappò Shaun Palmer da Intense con un contratto da 300.000 Dollari annui… una somma spropositata per l’epoca. Chiaramente l’intenzione di Specialized fu quella di sfruttare l’enorme impatto mediatico di Palmer per lanciare il suo nuovo modello da DH, ma la cosa andò anche oltre le loro aspettative. Il nome del brand e della bici furono letteralmente schiacciati da quello dell’atleta: per tutti la Specialized FSR DH era la Palmer DH, la bici che più lo rappresentò durante la sua carriera in DH nonostante il lungo periodo su Intense. D’altra parte Palmer su quella bici lasciò davvero la sua firma: dovette imporsi, scontrandosi duramente con gli ingegneri di Specy, per ottenere delle modifiche al telaio di cui non era soddisfatto, tra cui la modifica dell’angolo di sterzo e l’adozione di cuscinetti sigillati al posto delle boccole. Queste modifiche arrivarono di serie solo nel 1999, dopo che Palmer ebbe modificato per 2 stagioni la bici da gara insieme al suo meccanico Joe Buckley per ottenere quello di cui aveva bisogno. Su questa bici Palmer ottenne ottimi risultati, a fronte dello strapotere di Nico Vouilloz di quel periodo, e consolidò l’immagine e lo stile che tuttora associamo alla DH moderna, con abbigliamento in stile MX e casco integrale aerografato.

Orange 222

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La bici dei campioni

Orange: il marchio britannico per eccellenza che all’inizio del terzo millennio è stato letteramente sinonimo di DH. Nessun brevetto proprietario e nessuna tecnologia all’avanguardia, solo un telaio realizzato interamente a mano in Inghilterra, estremamente semplice, incredibilmente rigido, molto leggero e con delle geometrie aggressive e azzeccate. Con la 222 e in seguito con la 223, Orange ha messo in sella una quantità innumerevole di Campioni con la C maiuscola. Inizialmente con il team Animal Orange, poi con il team Global Racing e in seguito con il team Orange ufficiale, nel corso degli anni sulla Single Pivot per antonomasia si sono susseguiti rider del calibro di Greg Minnaar, Steve Peat, Mick Hannah, Tracey Hannah, Missy Giove, Matti Lehikoinen, Brendan Fairclough, Andrew Neethling, Cesar Rojo e tantissimi altri, consacrando questa bici come pietra miliare della storia della DH.

Honda RN01

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Concentrato di tecnologia

“Nel 2004 è avvenuta una piccola rivoluzione nel mondo della DH. Uno dei marchi leader nelle 2 ruote a motori ha letteralmente fatto irruzione nel circuito UCI World Cup, con una bici che è stata prodotta solo in pochissimi esemplari destinati al team e mai commercializzata: la Honda RN01 G-Cross.” Così iniziava l’articolo che abbiamo dedicato alla Honda RN01, nel quale potete conoscere meglio questo gioiello da DH. Un concentrato di tecnologia, innovazione e know how, circondato da un’aura di mistero e di prestigio, con un’immagine di professionalità e stile che non si erano mai visti prima. La Honda RN01 ha aperto una piccola finestra sul futuro e ha definitivamente cambiato il concetto di MTB da DH, la cura dei dettagli e l’approccio alle competizioni.

Iron Horse Sunday

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L’era di Sam Hill

Dopo 15 anni di presenza nel circuito di UCI DH World Cup con bici prevalentemente prodotte da altri e rimarchiate con il suo logo, nel 2005 Iron Horse ha messo a segno una collaborazione con il progettista Dave Weagle, prendendo l’esclusiva del suo primo brevetto in tema di sistemi di sospensione: il DW Link. Una scommessa vincente che ha portato alla nascita della Sunday. Il team Monster Energy – Iron Horse – Mad Catz annoverava all’epoca diversi campioni tra cui un giovanissimo Sam Hill, 2 volte Campione del Mondo Junior. L’esordio della Sunday coincideva con la seconda stagione da Elite di Hill e i risultati iniziavano a fioccare, grazie a una bici che sembrava cucita addosso alle caratteristiche di guida del campione australiano, sempre alla ricerca del limite e della linea più audace. Il 2° posto sia ai Worlds che nella Overall di WC nel 2005, il titolo iridato e il 2° posto nella Overall nel 2006, ancora un titolo iridato e vittoria della Overall nel 2007 e il famigerato 3° posto ai Worlds del 2008 in Val di Sole, con la scivolata nella “curva Sam Hill” che lo ha costretto al terzo posto dopo una run da extraterrestre, consacrano Hill e la Sunday nell’Olimpo della DH. 4 anni di successi e di supremazia che hanno legato a doppio filo l’immagine di Sam con quella della Sunday, una bici che in quegli anni ha venduto migliaia e migliaia di esemplari in tutto il mondo, in una vera e propria Hill-mania.

Santa Cruz V10

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Il seme della DH moderna

Nel 1999 Santa Cruz ha acquisito da Outland il brevetto del sistema di sospensione Virtual Pivot Point, dando alla luce nel 2002 il primo modello di V10. Bisogna però attendere il 2005 per vedere sbocciare il potenziale dell’ammiraglia del marchio californiano, con la seconda versione del telaio. Nel contempo viene istituito il team Syndicate, con Steve Peat, lo spettacolare Nathan Rennie e un giovanissimo Josh Bryceland. I risultati, insieme a una particolare attenzione all’immagine e a un certo tipo di atteggiamento e di comunicazione, hanno subito reso il Syndicate uno dei team di spicco mentre il V10.2 veniva considerato un oggetto del desiderio, uno status symbol. 254mm di escursione, la più dotata in questi termini di tutto il circus della DH, un telaio leggero e rigido, dalle linee sinuose e completamente innovative, la rendevano sexy e desiderabile. Nel 2009 la terza versione del V10, simile alla precedente nelle forme ma ancora più snella e sinuosa, ha conquistato il primo titolo iridato di Santa Cruz grazie a Peaty, che si è finalmente laureato Campione del Mondo, dopo una lunga carriera di vittorie in World Cup. Lo stesso anno, in seguito al ritiro di Rennie, è entrato a far parte del Syndicate anche Greg Minnaar, che ha inserito definitivamente il V10 nei libri di storia della DH con una lunga serie di vittorie, che proseguono tuttora con la quarta versione in carbonio del V10, due volte iridata.

    1. Visto che le ho avute entrambe posso dire che non è vero che il V10 era la bici da Dh con più escursione perché il Foes Dhs Mono 2.1 faceva 256mm di escursione alla ruota e fu questo il motivo per cui vendetti Santacruz per passare a Foes….Pensa che testa di c…ero all’epoca

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            1. Ti ringrazio.Comunque se si osserva la Honda nei particolari e nel progetto complessivo tutte le altre bici,comprese quelle di oggi, sembrano dei giocattoli per bambini comperati al mercatone…..

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            2. @Velocity si vede che honda é un´azienda di un altro livello, peccato che non l´abbiano poi commercializzata, chissá quante ne avrebbero vendute..

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  1. Già sempre belli gli amarcord! Ma sinceramente alcune di queste bici non mi dicono proprio nulla, vogliamo mettere le Yeti ARC AS/LT dei vari Rockwell, Deaton e Giove o le GT LTS, STS, Lobo etc etc di Vouilloz, King, Peat e Migliorini o le Cannondale Super V e Fulcrum di Rockwell, Giove e Chausson ?! Giusto per dirne alcune eh…

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  2. bentornato Amarcord! è sempre un grande piacere!
    Un altro bell’articolo Frenk, ma ti devo muovere due piccole critiche:

    La prima è una grave mancanza: YETI!
    Il progetto portato avanti con il grande genio delle sospensioni Mert Lawwill ha generato una delle bici più belle della DH di tutti i tempi, e i risultati ottenuti con John Tomac e Missy Giove hanno elevato a leggenda il marchio, tant’è che il DH9, ultima evoluzione del progetto, è una di quelle bici che prima o poi farò entrare nella mia collezione

    La seconda è un insulto a tutti i grandi ingegneri e artigiani che hanno contribuito alla nascita ed evoluzione della DH, ed è inserire nell’elenco Specialized.
    Grande “industria” che non ha mai inventato nulla, e ha sempre rubato, copiato, brevettato per poi chiedere royalties su progetti non suoi. La FSR DH non è altro che una M1 rimarchiata (e Specy si è poi comprata il brevetto del sistema inventato da Horst Leitner)
    Specy ha sempre speculato sul mondo MTB comprando atleti che puntualmente non si trovavano con le bici che gli davano (da Palmer a Gwin passando per Hill) e gliele facevano riprogettare, ma non ha mai dato nulla alla MTB e alla DH in particolare.
    Se io fossi Steber, Weagle, Coimmencal, Ancillotti, sarei offeso dal veder messo sul mio stesso piano lo squalo di morgan hill

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    1. Una precisazione, è vero che Tomac abbia contribuito al marchio Yeti, ma Tomac su una Yeti da DH non ha mai corso. Nel 1991 l’anno del Ciocco, Tomac era già in Raleigh, vinse l’XC e arrivò secondo in DH con la stessa bici (front).
      Su Specy e DH potrei anche essere d’accordo, ma che Specy in generale non abbia dato nulla alla MTB mi pare un poco azzardato…

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    2. Ben detto. S e’ il male per il ciclismo. Qui negli stati uniti, stanno facendo di tutto per spingere le mtb con motore elettrico. La conseguenza della commercializzazione di massa, sarà la chiusura di molti percorsi, e probabilmente targhe e assicurazioni. Hanno iniziato la loro fortuna clonando una ritchey in giappone. Peccato che la bici in loro possesso aveva la forcella sbagliata…
      In ogni caso vendono prodotti di bassa qualità ed alto prezzo. Come molte-ma non tutte eh!-compagnie americane, spendono molti piu soldi in pubblicità ed immagine che in progettazione. Qui sono considerate biciclette per neofili o sprovveduti.

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    3. Ti ringrazio per i complimenti @teoDH, però un paio di precisazioni devo farle anche io.

      Riguardo al punto 1: la prima Yeti con sistema Lawwill è stata la DH4 nel 1996. Missy Giove era già in Cannondale da 2 stagioni mentre Tomac, come già detto da @valleyman, aveva già divorziato da Yeti dalla fine del 1990. In ogni caso, la prima bici a montare il sistema di Mert Lawwill è stata la RS-1 e bisogna prendere atto che è da quella bici che si sono sviluppati TUTTI i sistemi Virtual Pivot.

      Riguardo al punto 2: non entro in merito alla tua battaglia personale contro Specialized dato che sono pareri personali, però tra questi pareri ci sono anche delle affermazioni circa dei fatti inesatti. Specialized acquistò il brevetto Horst nel 1994, subito dopo che Horst Leitner lo depositò ufficialmente. Leitner lo cedette a Specialized proprio perchè svilupparono insieme il progetto sul primo prototipo di Stumpjumper FSR nel 1993. Fu Steber a pagare le royalties per poterlo usare sulla versione Horst della M1 realizzata nel 2000 (3 anni dopo la FSR DH), prima di passare nel 2004 al VPP con la M3. Detto questo, se hai letto bene l’articolo ti sarai reso conto che ho inserito la FSR DH per celebrare Palmer più che la bici stessa, che è quanto successo realmente in quell’epoca: la gente in quella bici non vedeva Specialized, non vedeva un marchio o un modello, vedeva Shaun Palmer!

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      1. Io vedo mancare la GT LTS, che proprio per il connubio design/vittorie secondo me ci stava a pennello. Da Voiulloz a Peat se non erro hanno scritto pagine della DH su quella bici/team…
        Per il resto tutto azzeccato secondo me, anche se io da “vecio” Palmer lo associo ad Intense tutta la vita… 😉

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      2. Prendo atto delle inesattezze, ero convinto che il primo progetto lawwill fosse in Yeti per il carro (non aveva sviluppato prima anche una forcella?), ma evidentemente mi sbaglio, così come ero certo che la prima lawwill uscita fosse ancora guidata da tomac e giove…
        Quanto a specy, anno più o anno meno, il discorso non cambia, non ha mai inventato nulla, sempre ha copiato…

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    1. la rs1 è di preciso un sistema mcpherson…

      la M1, NON nacque con il sistema FSR ( che è poi un parente povero del mcpherson), quindi ad INTENSE non fu rubato nulla

      che specialized non ha dato nulla alla mtb downhill…. beh… insomma….

      se turro meteor era una ciofega a livello ingenieristico (e che non ha vinto niente…. boh..mah..) la sintesi era peggio ancora….
      Dave Cullinan ci vinceva… avrebbe vinto con tutto… ma tutti i possesori si accorsero ben presto che non era la bici a fare i miracoli…. perlomeno la meteor quando la facevi correre era un treno su un binario (se non ti spaccava una caviglia prima)

      Ancillotti, creò l’era moderna della Downhill….

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  3. beh, allora ditemi cosa specy HA DATO alla MTB, un progetto, un innovazione, un particolare…
    Ci penso e ci ripenso, ma non mi viene in mente nulla… nemmeno se allargo all’XC, a dire il vero nemmeno se allargo alla BDC…

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      1. Ned lo hanno preso a suon di soldi da un altra marca… minsembra propio ROSS. Ground control, umma gumma, le selle… bravo, questi sono i primi prodotti S… sono state disegnate da steve potts e charlie cunnimgham.

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        1. Ti sembra male, prima di correre con Specialized Overend correva per Schwinn, in ogni caso è uomo immagine Specialized da sempre ed è stato il primo Campione Mondiale XC della storia in sella ad una Stumpjumper Epic Ultimate nel 1990 a Durango.
          Comunque Umma Gumma era la mescola delle gomme, Piranha il casco ultraleggero, altro che selle…

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    1. vogliamo forse parlare della prima 29 pollici da enduro, a cui si sono accodati quasi tutti gli altri marchi a livello di geo? Giusto per citarne una, di innovazione, anche se la mia preferita degli ultimi tempi è lo SWAT system nel telaio.
      E non ditemi che quel cesso di Niner WFO è venuto prima, perché c’è un abisso fra le due bici.

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      1. appunto, non ha inventato nulla, le 29 am c’erano da un po’, ha solo modificato le geometrie, peraltro l’enduro si è poi spostato sulle 27.5… lo swat system sarò sincero, sono andato a vedere cos’è…
        Gli attrezzi nel telaio li mettevo sulla mia bianchi thomisus, negli anni 90 e faceva anche da spallaccio portabici…
        ripeto, associare specy a gente del calibro di lawwill, steber, weagle, ancillotti, è un insulto a questi ultimi!

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      2. Scusate l’ O.T. …ma poi Marco (ho chi realmente sa rispondere) sei sicuro che la Enduro 29 sia stata la prima bici enduro da 29″ e non semplicemente progetto contemporaneo alle “coscritte” Remedy e Trailfox???
        Grz!

        P.S. Bell’articolo.

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        1. mi sembra proprio di si: http://www.mtb-mag.com/nuova-specialized-enduro-da-29-pollici/
          Ai tempi mi ricordo che non c’erano Trailfox e Remedy 29 alla SE di Finale 2012, in cui giravano le Speci Enduro della presentazione (ancora top secret, o quasi).
          Infatti la Trailfox è uscita ad agosto 2013: http://www.mtb-mag.com/bmc-trailfox-nuova-enduro-29er/. È stata presentata ai giornalisti praticamente un anno dopo la Speci Enduro.

          La Remedy 29 è uscita a maggio 2013, ma non era ancora da enduro (140mm): http://www.mtb-mag.com/trek-nuove-fuel-ex-29-e-remedy-29-progetto-project-one-per-personalizzare-le-bici/

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            1. Marco sei poco preparato sulla bici, ma a far battune fai ridere anche me 🙂

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            2. Ci sarà stata anche una ditta di ami da pesca che aveva in magazzino una enduro da 29 pollici dal 2005, però l’hanno nascosta bene fra le esche vive e le canne (da pesca), haha.

              Ma dove sarebbe sta lenz del 2005?

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        2. Marco, basta che cerchi lenz behemoth 2005 interbike
          Ne hanno vendute tante. E ancora le vendono. Poi 10 anni dopo qualcuno si è svegliato una mattina… come al solito l’hanno copiata male, abassando la bb, per renderla più facile da guidare. Infatti tutti i pro che la usano, aumentano l’escursione con lo scopo di alzare la bb.

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            1. Nel 2004 le cose erano diverse… 120 era come 160 ora. 120 era long travel.
              Short stays long travel 29.
              C’erano appena i copertoni da 29, figurati le forcelle. Ovvio che 10 anni dopo i numeri cambiano.
              Poi Enduro o no, se alla “S Enduro 29” non alzi la bb i giri da “enduro” te li scordi.

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          1. Non capisco perche’ continui a fare ironia ed offendere per discreditare le opinioni non allineate con la tua. Sono vecchiotto, e le cose me le ricordo bene.

            La tabella non significa nulla. Bb drop e bb height su una full sono numeri non precisi.
            Vanno bene per le rigide.
            Io le ho provate entrambe le biciclette, sia la Lenz, sia la Enduro. La seconda si abbassa molto di più, una volta che ci sali su. Sulla seconda, i pedali sbattono. Sulla prima no. Provale entrambe magari. Che S abbia copiato la Lenz per short stay-long travel-29er non ci sono dubbi. Cosi come la stump era una copia (sbagliata) della ritchey. E la roubaix e’ una copia della Serrotta. E… andiamo avanti fino a domani

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            1. E io ho capito che hai interessi a protegere la s. Forse ne hai una. Forse hai un negozio. Forse fanno pubblicità su una rivista dove scrivi e non va bene screditarle. O forse ci lavori?
              Anzi ho visto che scrivi per questo sito, quindi tutto chiaro. Continui ad offendere per screditare la mia opinione, mi sembra un comportamento un pochino debole. Ma quanta gente ha queste S con tutti questi pollici giu ?

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      3. Haha. La 29 da enduro… l’hanno copiata dalla LENZ. Tra l’altro sbagliando la geometria, abbassando la bb. Lo swat non so cosa sia, stanne certo che se non lo hanno copiato, non dura molto.

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        1. @AttilioLazio Cos’ha di strano un movimento centrale alto 352 mm da terra su una bici di quel tipo? Un conto sono i punti di vista, un altro i dati oggettivi.
          Gli haters di Specy dovrebbero poi argomentare tecnicamente per quale motivo queste bici sarebbero dei cessi. Utilizzano uno schema di sospensione stracollaudato e comune a parecchi altri marchi (sui quali stranamente non fa schifo), e geometricamente parlando non mi pare presentino particolari stranezze. Al limite si potrà dire che non brillano per originalità, ma da lì a fare schifo ne passa.

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          1. Non ho detto che fanno schifo. Sono discrete. Ma c’è molto di meglio a parità di prezzo. Ho detto che negli Stati Uniti, sono considerate biciclette da neofila. E che curano molto piu l’immagine che l’aspetto tecnico. E che copiano idee altrui (spesso male) e le rivendono per loro. Che poi in Italia sia il contrario e le bici si comprano ancora al negozio e’ un altro conto. Sulla geometria ho risposto sopra. Non esprimo opinioni almeno che non abbia provato i veicoli. Poi sono solo le mie impressioni.

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            1. @AttilioLazio La tua spiegazione sulle geo sarebbe che l’altezza del mc su una full è un parametro privo di significato? Siamo a posto…
              E per quanto riguarda lo schema della sospensione ed il suo comportamento che spiegazioni hai?

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            2. Marco Franzi, non ho detto che l’altezza e’ priva di significato. Scusa se non sono stato chiaro. Ho detto che non e’ accurato misurare l’altezza della BB come misura di riferimento universale.
              E’ una misura associata con le bici da corsa di una volta. Tutte piu o meno con cerchi e copertoni delle stesse dimensioni.
              Su una mtb, l’altezza statica della BB varia a seconda delle ruote e copertoni montati. Un copertone 2.3 puo essere piu alto o basso a seconda della marca e modello. O puo essere misurata con un 2.1, 2.5 etc. Quindi varia in base alle ruote.
              Montandolo su un cerchio piu largo o stretto, la misura cambia ancora. Troppe variabili per essere una misura di riferimento universale.
              Ma soprattutto le varie sospensioni hanno comportamenti e sag diversi. Alcune viaggiano piu alte, altre piu basse.

              La BB drop sarebbe una misura piu accurata che oltrepassa il problema ruote, ma non quello del comportamento della sospensione e del sag.

              Sulle tabelle i numeri possono essere modificati ad hoc…

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    2. S’d ha trasformato la mtb da giocattolo per hippie a prodotto di massa. Probabilmente senza Sinyard non saremmo qua a parlare di mtb, o forse qualcun altro avrebbe fatto quello che ha fatto lui ed ora leggeremmo che la Sbaraguazz “non ha fatto nulla alla mtb” 😉

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      1. Ti prego… quelo che leggi sulle riviste e molto diverso dalla realtà. te lo dico perche gli hippy di cui parli, li conosco di persona. La ross -mi sempra propio loro- avevano una mtb sul mercato allo stesso tempo della S. E ne hanno vendute piu o meno lo stesso numero. Solo che la ross è scomparsa e la S con gli anni ha cambiato la storia. Se dici a quegli “hippy” che grazie a S ora andiamo in mtb, ti mettono le mani addosso.

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  4. Mike Sinyard, il fondatore di Specialized Bicycle Components è nella Mountain Bike Hall of Fame. E’ pure citato nel film Klunkerz delle origini della MTB.
    La StumpJumper è esposta nel museo di storia americana.

    L’articolo è una bomba…bravo Frenk!

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    1. La motivazione sarà che Sinyard è quello che ha messo in piedi il più alto numero di cause legali nel mondo del ciclismo?

      Poi cosa c’entra la stumpjumper? è una normalissima bici da XC, che specy sia sempree stata brava a vendere non lo metto in dubbio, ma sono sempre in attesa di capire cosa abbia inventato, creato di nuovo, anche la trbo levo è forse la emetb per eccellenza, ma siamo sempre al copia/incolla

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      1. Cosa c’entra? Hai scritto “beh, allora ditemi cosa specy HA DATO alla MTB” e ho risposto! Una sua bici esposta al museo per informazione culturale
        Ahah e mi avrai dato sicuramente anche un voto negativo…stammi bene e ciao!

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        1. @ymarti, è raro che dia rep negative, lo faccio, per scelta, solo quando qualcuno scrive qualcosa di offensivo di oggettivamente errato su una discussione tecnica, non vado all’asilo da un pezzo! e no, non ho dato rep negative a nessuno in questo post, sono opinioni, e fortunatamente ognuno è libero di averle e di esprimerle.

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      2. Il termine Stumpjumper negli Stati Uniti per diverso tempo è stato sinonimo di mountain bike, dici poco? Ai tempi, non esistevano ancora XC, All Mountain, Enduro etc etc.
        Ma la DH si!!! Vedi Repack!
        Che tu lo voglia o no Specialized ha fatto la storia della mountain bike, una parte certo, magari anche piccola, copiando, può darsi… Del resto non è stata la prima e neanche sarà l’ultima!
        Una cosa è certa, di sicuro non hai una Specy!!! 🙂

        P.S.
        Anche io avevo il borsello per gli attrezzi che faceva da spallaccio portabici, anzi ce l’ho ancora, e sai di che marca è??? :-)))

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        1. Ha, le vedove della specialized!
          Il fondatore non e’ un ciclista. Ha comprwtonuna bici da ritchey, portata in giappone e clonata. Pero la bici in questione aveva la forcella sbagliata.
          Negli stati uniti, stumpjumper non significa mtb, stanne sicuro.
          Il motivo perche molte riviste compiacienti parlano di s, è perche spendono molti soldi
          In pubblicita.

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  5. Boh…lawwill ha messo un normale sistema di sospensione automobilistico su una bici… dopo si sono accorti che i svantaggi c’è ne erano quanti te ne pare….
    ….stebber ..vabbe’ ha saldato due semi gusci d alluminio , ma la sospensione l’ha sempre pagata, in specialized (che odio come i broccoli) tra leghe di metallo, sviluppo componentistica, anche esplorazione (ruota da 24″ dietro….che faceva cagare )…
    …poi il demo. .
    …sarà anche uno sbaglio della natura, ma ha messo 3/4 della popolazione gravity in cima ad un dirupo per buttarsi giù. …

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  6. bell’articolo! Come detto da altri, avrei speso 2 parole sulla GT lts Lobo se non altro per la sua costruzione e anche la cannondale con vpp e forca headshock con cuscinetti a rulli con cui missy Giove si è fatta conoscere era una roba futuristica ( che poi fosse efficacie è un altro discorso).

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  7. @AttilioLazio Il valore di bb drop serve appunto a quello, ed in ogni caso Specy indica chiaramente con che gomme e cerchi è presa la misura dell’altezza. Ah già, dimenticavo che le tabelle darebbero taroccate, a tuo dire.
    Il sag e l’affondamento in pedalata ce l’hanno tutte le bici. Ti risulta che le Specy richiedano valori di sag superiori alla norma o che soffrano in modo particolare di squat?

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    1. Hai chiara la differenza tra bb height e bb drop? Mi sembra di si?
      Come si fa a paragonare l’altezza BB di una marca o modello, rispetto un altro, se le ruote cambiano di molto il valore?
      I valori sag cambiamo parecchio dal 15% al 30%. Poi e’ questione di preferenze.
      Ed anche il movimento del carro e’ diverso da sistema a sistema. Il 10% sag su un VPP abbassa la bici in maniera diversa del 10% sag su Single Pivot.

      L’ enduro avra anche una BB alta sulla carta, ma quando ci sali su, e’ molto piu bassa di una Banshee Phantom che “sulla carta” ha una BB piu bassa.

      Si le tabelle, alcune volte sono “modificate”. Soprattutto per quel che riguarda la max grandezza consentita della gomma posteriore.
      Le S pedalano ok, magari fatti un giro su una Yeti o Ibis o Santa Cruz o anche Giant e Trek. Pedalano meglio in salita? Mi sembra di si.

      Ma siete tutti sul libra paga? :)))

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      1. @AttilioLazio
        _Differenza fra altezza del mc e bb drop: sì, una vaga idea ce l’ho.
        _Specy ti dice che altezza hanno le sue bici con un determinato pneumatico e ruote, se hai letto le tabelle. In ogni caso è indicato anche il bb drop, che nel caso della Enduro 29 non mi pare così scandaloso (19 mm).
        _Il sag che varia dal 15% al 30%? Magari per diverse tipologie di bici, altrimenti dimmi qual è quel modello da enduro che richiede un sag del 15%.
        _Quanto il sag abbassa una bici rispetto ad un altra non dipende strettamente dallo schema della sospensione, ma semmai dall’andamento del rapporto di leva (assunto che lo si misuri sull’ammo e non, come in linea teorica andrebbe fatto, alla ruota). Al limite mi potrai dire che certi schemi hanno degli andamenti “caratteristici”, ma anche questa affermazione lascia il tempo che trova. L’unico discorso plausibile sarebbe quello del comportamento della sospensione sotto l’influsso della pedalata, ed allora rifaccio la domanda alla quale non hai risposto: ti risulta che l’FSR patisca più di altri schemi di questo problema? Quindi tutte le bici che adottano un giunto Horst (davvero tante, al di fuori degli USA)soffrono di questo problema e richiedono altezze del mc kilometriche?
        _Premesso che con l’altezza del mc non c’entra una mazza, stai affermando che Specy tarocca le tabelle per quanto riguarda la masssima sezione consentita per la gomma posteriore? E quale sarebbe questo valore (taroccato) per quanto riguarda la Enduro? Sulla tabella delle geo non lo trovo. In ogni caso alloggia coperture fino a 3.0″ in formato 650b. Dici che è una balla e si incastrano?
        _Occhio che magari ne ho pedalate più di te di bici di altre marche.
        _Sì, sono sul libro paga di Specy, ho un negozio Specy e presidente di uno Specy fan club 🙂 In realtà non ho mai avuto una Specy in vita mia e neppure sono bici che mi attirano particolarmente, ma non per questo gli tiro addosso merda con motivazioni infondate.

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        1. Io dico una cosa, tu ne rispondi un altra. Mi sembra di star a combattere con mia moglie.
          Il mio punto e’ semplice.

          1::: Qualcuno in un post ha detto che S ha “inventato” la ShortChainstay-LongTravel-29er. Come dice S. stessa.
          2::: I fatti dicono che qualcun altro ha “inventato” tale bici 10 anni prima. E ne ha vendute tante. Ed e’ ampiamente documentato.

          Io le ho provate entrambe. La S non mi e’ piaciuta rapporto a la bici che hanno copiato, anche perche’ e’ piu bassa. Poi se non avessi provato il “real deal” magari mi sarei fatto una S.
          Tutte opinioni personali.

          Se poi ci metti che i moderatori hanno messo pollici giu per nascondere i miei commenti…
          Qualcosa non quadra.
          Se in italia avete il mito della S. etc. ti dico che qui sono considerate bici della domenica.
          Specialmente nel nord california, nella loro “casa”.

          Se poi mi dici che hai vissuto in Marin e Santa Cruz per 20 anni e la tua opinione e’ diversa, nulla da dire.
          Tutto qui.

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            1. Prendo atto che non voi leggere. Spigazioni ne ho date tante. Mi sembra di essere stato molto chiaro. Poi parliamo di bici, a me anche una graziella va bene.

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  8. Ohhhh…. Welcome back Amarcord e grazie @Francesco Mazza! Articolo da salvare tra i preferiti, io avrei inserito anche la Cannondale Fulcrum ma va bene lo stesso!
    Per quanto riguarda Specy, tra le innovazioni non citate ci sono le sospensioni con piattaforma inerziale (Future Shock/Brain) e l’autosag. Che piaccia o meno come marchio é personale, dire che non innovi (o innovi meno delle concorrenti dirette, non dei “boutique bike brands” che non devono garantire l’industrializzazione necessaria a vendere grandi numeri…) non é intellettualmente onesto 😉

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  9. Dai su, torniamo sul pezzo, abbiamo capito che nel paese del presidente con una polenta in testa, Specy è una bici da supermercato copiata da quelle cinesi.

    Qualche nota sulle bici presentate:
    grazie a dio, Ancillotti lasciò perdere quella specie di Earles, la Sunn Radical secondo me ha fatto iniziare l’era moderna delle dh, Honda, a parte la furbata del cambio inscatolato (abbiamo fatto le congetture più astruse su cosa racchiudesse il Gearbox) ha introdotto le lamiere idroformate.

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    1. “Quella specie di Earles” a cui aveva applicato il sistema Pull Shock è sta messa da parte perchè il sistema non consentiva di andare oltre i 10cm di escursione , nessun altro motivo, perchè era una gran forcella con una grande sensibilità iniziale grazie al rotolamento su astucci a rulli,una idraulica moderna,una escursione incredibile per l’epoca , in cui le altre avevano solo 4/5 cm ,una sensibilità iniziale ed una scorrevolezza che ci voleva un elefante seduto sopra per farla partire,una rigidità insufficente,spesso con dei semplici elastomeri o comunque una idraulica primitiva in confronto ad un ammortizzatore già allora ,del tutto simili a quelli che verranno fuori dieci anni dopo Per il resto come si puo’ vedere tutte le soluzioni tecniche principali attuali, erano già presenti nella nostra del 91/ 92 : grande escursione rispetto alla concorrenza,grande sensibilità iniziale delle sospensioni,doppio freno a disco ,sistema progressivo indiretto con azionamento pull, Posizione bassa e centrata di tutte le masse per un baricentro ottimale,posizione del fulcro forcellone in linea con la catena, ammortizzamento olio molla sia per l’anteriore che il posteriore,geometrie ed angoli di sterzo ecc! La Scarab Evo ha nel suo DNA tutte queste anteprime tecniche senza sconvolgimenti è stata sempre una evoluzione Ancillotti , che non ha mai rinnegato le scelte della capostipite, proprio per questo motivo: perchè erano già avveniristiche!Il perchè è semplice Venendo dalle moto a differenza degli altri, l’evoluzione della mtb era un film già visto, di cui sapevo il finale che infatti è stato quello!

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