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[Amarcord] Storia di Campagnolo nella MTB

[Amarcord] Storia di Campagnolo nella MTB

27/12/2013
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27/12/2013

Autore: Francesco Mazza

La rievocazione di questa settimana è dedicata alla storia di Campagnolo e alla sua fugace apparizione nel mondo della Mountain Bike.

Chi non conosce Campagnolo? Marchio storico nato a Vicenza e diffuso in tutto il mondo, da sempre leader nel mondo per la produzione di componenti dedicati al ciclismo. Un simbolo del vero Made in Italy, che tuttora produce la sua intera gamma nella Comunità Europea, seguendo pedissequamente il principio per cui il know-how deve crescere laddove ha le sue radici.

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Campagnolo fu fondata nel 1933 dal ciclista professionista Tullio Campagnolo, che sentì il desiderio di dare seguito alla sua invenzione risalente al 1930, che ancora oggi tutti noi utilizziamo sulle nostre biciclette: lo sgancio rapido. Il suo scopo fu quello di favorire i ciclisti nelle operazioni di cambio di rapporto che, prima del suo brevetto, veniva effettuato smontando la ruota tramite grossi dadi a farfalla, per poi rimontarla dal lato opposto, dov’era presente un secondo pignone di diversa dentatura.

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In continua evoluzione per fornire prodotti competitivi per agonisti e amatori, Campagnolo continuò a produrre numerose invenzioni che si rivelarono fondamentali per la storia del ciclismo. Nel 1935 creò il primo cambio a bacchetta, che consentì di utilizzare inizialmente 2 pignoni sullo stesso lato del mozzo, per arrivare in seguito a 5, velocizzando le operazioni di cambio, che tuttavia dovevano ancora essere eseguite a bici ferma, allentando il mozzo tramite lo sgancio rapido e riposizionandolo con la giusta tensione della catena.

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Nel 1949 ci fu la vera svolta. Campagnolo presentò il primo cambio a parallelogramma con comando remoto, azionato da due cavi, evolutosi poi nel 1951 nel modello Gran Sport, azionato da un cavo singolo. Il progenitore del cambio che troviamo tuttora su ogni bicicletta.

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L’azienda Campagnolo negli anni a seguire proseguì la sua ascesa, facendosi apprezzare non solo per le innovazioni tecnologiche e per i risultati nelle competizioni, ma anche per il design e per l’approccio aziendale, che la vide distinguersi per qualità e servizi.

All’inizio degli anni ’80, con la produzione in piena crescita, inserì in catalogo anche alcune guarniture specifiche per il BMX con anodizzazioni in vari colori, dimostrandosi ancora una volta all’avanguardia.

Nel 1989, a 6 anni dalla scomparsa del fondatore, la Campagnolo approdò al mondo dell’off road, con i primi gruppi dedicati alla Mountain Bike. Il gruppo top di gamma prese il nome di Euclid e dopo alcuni mesi venne affiancato da un secondo gruppo di livello inferiore, di nome Centaur. Notiamo i comandi cambio integrati alla leva del freno, che vennero adottati solo diversi anni dopo dai concorrenti.

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Nel 1990, oltre a rinnovare l’Euclid e il Centaur, presentarono un terzo gruppo con il nome di Olympus, che si andò a interporre tra i due, come gruppo di media gamma. Nel 1991 Campagnolo rende disponibile in tutti i suoi gruppi il comando cambio Bullit, integrato nella manopola, ispirato alla prima versione dei GripShift di Sram.

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Nel 1992 la leggerezza cominciava a diventare un must anche nella MTB e Campagnolo si adeguò. Dei tre gruppi dell’anno precedente sopravvisse solo il Centaur, che conservò la posizione più bassa della gamma. Per la media gamma venne presentato l’Icarus, dal nome eloquente, mentre per l’alta gamma decisero di creare un parallelismo con il gruppo Record, storico top di gamma stradale, chiamandolo Record OR, acronimo di Off Road. Vennero inoltre introdotti 4 modelli di cerchi da MTB.

Il 1993 resta immutato per quanto riguarda la suddivisione di gamma e modelli, con qualche piccola miglioria ai singoli componenti. Nella foto di seguito è illustrato il gruppo completo Record OR 1993.

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Se nel ciclismo su strada di quegli anni Campagnolo fu il riferimento assoluto, sia come vendite che come affidabilità e performance, nella MTB non riuscì a ottenere lo stesso prestigio, surclassato dai nipponici Shimano e Suntour che credettero sin dall’inizio nell’off road, forse anche per cercare nuovi mercati, dato che quello stradale era dominato dalla stessa Campagnolo. Per questo motivo, nonostante importanti collaborazioni con top team del calibro di Yeti, Klein e Gary Fisher, e nonostante l’elevata qualità dei componenti prodotti, Campagnolo nel 1994 decise di rivalutare la propria presenza nel mondo della Mountain Bike. Inizialmente questo si tradusse nella cancellazione della produzione dei gruppi di media e bassa gamma. Nel 1996 interruppe anche la produzione del gruppo Record OR, proseguendo con la produzione dei cerchi, che terminò l’anno successivo. Si chiuse così definitivamente la breve avventura del marchio Campagnolo nel circus della MTB.

Campagnolo si è recentemente riavvicinata al settore MTB tramite il marchio Fulcrum, di sua proprietà. Dal 2008 infatti Fulcrum produce ruote complete per la Mountain Bike, dal Cross Country alla Downhill, con numerosi riconoscimenti sulla qualità dei prodotti.
Chissà se un giorno rivedremo anche un gruppo Campagnolo sulle nostre “biciclette da montagna”?

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clyteius
clyteius

fantastico, bellissimo articolo!

a.ron.mtb
a.ron.mtb

bell’articolo che testimonia una volta ancora la miopia industriale italiana; un marchio, leader incontrastato nel proprio mercato, che non sa sfruttare il trend di mercato nascente (mtb) e da leader si trasforma nel corso degli anni in inseguitore visto che Shimano domina anche nella strada.
per non parlare di Sram, partita nei primi anni 90 con il grip shift, sistema semplice e di basso costo, e ora diventato il marchio più innovativo nelle trasmissioni visto che in 3 anni ha rivoluzionato il mercato imponendo prima la guarnitura doppia (era ora) e poi addirittura il monocorona.

sunrider88
sunrider88

Sram marchio innovativo?Non mi sembra non hanno inventato nulla solo levato pezzi raccontandoci di grandi novità e convincendo di ciò molti come si evince dal tuo invio.

Marco Toniolo
Marco Toniolo

“solo levato pezzi” é la barzelletta dell’anno. Vai a rileggerti uno degli articoli tecnici su come è fatto un XX1.

Francesco Bucciantini

…io ho una bici restaurata con cambio campagnolo a bacchetta (come quella della foto), mozzi ruota campagnolo e guarnitura Cinelli!!! 70 anni di pedalate e sono sempre li…FANTASTICI…

FabryLorenz
FabryLorenz

Sehnsucht!

giancazaza
giancazaza

In effetti la di foraggiare i giappi un po mi infastidisce … anche se bisogna ammetterlo … dei miei componenti XT non posso certo lamentarmi

Duck170
Duck170

(Ammesso che nn ricordavo tutto ciò). Mi sono sempre chiesto come mai una ditta simile nn facesse nulla x la mtb! Speriamo bene!

Barista
Barista

Riempie di orgoglio sapere che tutti le moderne trasmissioni devono la loro nascita ad un genio Italiano!
E i copioni sarebbero solo nipponici..tze!

g0ldr4k3
g0ldr4k3

beh con fulcrum a mio avviso stanno facendo un gran lavoro, sono al secondo paio di ruote con quel marchio e sono quelle che preferisco di piu’…dopo aver avuto dt, mavic, custom…..

giumafrapa
giumafrapa

bell’articolo.Io possiedo ancora un deragliatore !

sunsetdream
sunsetdream

Un paio di cerchi campagnolo Atek sono ancora sotto una mia bici. Se campagnolo producesse ancora per la mtb il mio sram finirebbe in una bella scatola pronto per essere venduto, non ci penserei un attimo. Viva Campagnolo e viva l’Italia!

akhen
akhen

Da felice possessore di ruote fulcrum posso solo fare i complimenti a Campagnolo.Non si sa mai cosa può succedere nel mondo mtb… Con fulcrum si sta riavvicinando e con ottimi risultati,in barba a mavic dt e custom messe insieme!!! PS: ho appena ordinato un paio di red metal xrp 650 e nn vedo l’ora di usarle!!!!!!!!

ymarti
ymarti

Bella cosa sapere che fulcrum è campagnolo

monorotula
monorotula

Peccato!

crab
crab

Un genio !!!!! Uau ho le fulcrum sulla mia dh.

Sbomballaro
Sbomballaro

se è vero che nessuno dei grandi marchi BDC targati Italia ha sfondato nell’OR, non stupisce che anche l’italianissima Campagnolo abbia fallito in questo campo.
Bell’articolo, interessante.

simo89
simo89

Bellissimo articolo! E tutto parte come sempre dalla nostra Italia.

andre72
andre72

Wou ! Che storia !! E incredibile pensare che è partito tutto da qui

Tetsuo
Tetsuo

Nei primi ’90 sbavavo sulle yeti montaste campagnolo….speriamo in un ritorno alla grande nel mondo dell’off road; un po’ di sano agonismo tra marchi non può che farci bene

Dan75
Dan75

Bell’articolo. Per quel che mi riguarda ho da un paio d’anni 2 ruote Fulcrum e lo ritengo uno degli acquisti migliori che abbia fatto.

Jacopo.p.
Jacopo.p.

mi rimane un dubbio, visto che comunque bisogna fermarsi a che scopo mettere il rinvio dello sgancio rapido così in alto? io, dopo averne visti vari modelli in una mostra itinerante questa estate, mi ero fatto l’idea che quel cambio con le leve si usasse in movimento, allentando leggermente lo sgancio rapido, e poi cambiando marcia con l’altra leva, per poi richiudere lo sgancio una volta ingranato il secondo rapporto….

ciò

Francesco Mazza
Francesco Mazza

L’utilizzo consigliato era a bici ferma, tuttavia alcuni ciclisti professionisti erano riusciti a raggiungere sufficiente abilità per cambiare in corsa, seppure con diverse difficoltà, ma ottenendo così dei vantaggi su tutti quelli che erano costretti a fermarsi per effettuare la cambiata. Ovviamente in caso di problemi con la cambiata in corsa, si sarebbero dovuti comunque fermare per sistemare il marchingegno, quindi avrebbero perso ancora più tempo.

Honda13
Honda13

Non era così difficile da usare. Da piccolo usavo una Bianchi del 48′ di mio nonno con il cambio corsa Campagnolo e su strada liscia (asfalto) riuscivo a cambiare in corsa senza grossi problemi. L’unica difficoltà era, per me che avevo 13 o 14 anni, arrivare con la mano alle leve soprattutto a quella di posizionamento della catena che era più corta.

Jacopo.p.
Jacopo.p.

grazie

il salva
il salva

bravo! hai ragione! in più bisognava fare una mezza pedalata indietro! il tutto veniva eseguito molto spesso in salita! ora è un pò più semplice.. ma che bei tempi!

il salva
il salva

con una leva si allentava lo sgancio rapido, con l’altra si cambiava rapporto (sempre in corsa) ruotando i pedali all’indietro perchè il deragliatore era posizionato in alto e non in basso come oggi..Quindi in salita se volevano accorciare rapporto dovevano o fermarsi oppure pedalare all’indietro!

aluigi
aluigi

Il funzionamento del cambio a bacchetta denominato “cambio corsa” era stato studiato per una cambiata in movimento non da fermo se pur con numerose difficoltà la cambiata avveniva tramite l’allenamento della leva superiore e il movimento della leva sottostante per “selezionare” la cambiata nel 1950 venne messo sul mercato un nuovo modello denominato “Parigi rubaix” in onore della vittoria di Fausto Coppi all’ omonima corsa di quell’anno;il funzionamento era ad una sola leva che apriva lo sgancio e permetteva la selezione del rapporto.

gotto
gotto

tre bike fa, avevo delle fulcrum 3, ottime!! (apparte che ogni poco dovevo stringere qualche raggio). ma rigidissime e sempre precise. Ho iniziato a pedalare con un gruppo Campagnolo e un telaio Columbus, altra bella storia, ancora ricordo il piacere.

gotto
gotto

dimenticavo, oggi ho sram e mavic……chissà perchè

anacron
anacron

La qualità dei gruppi campagnolo sulle bdc è indubbia. Ma anche qui la leadesrhip, in termini di fatturato ovviamente, è tutta Shimano con SRAM che segue a ruota. Mi spiace dirlo ma quando hai un fatturato che è meno di un quinto del tuo concorrente più diretto (Campagnolo circa 125 milioni SRAM, 500 milioni $, Shimano 2,5 Miliardi $) e operi in un paese dove non esistono fondi di inverstimento degni di tale nome con una situazione politica complicata (per non dire di merda) e che per questo tiene lontano i fondi di investimento degni di tale nome. Presto o tardi anche la qualità verrà meno è tutto il resto diventerà solo amarcord.

sunsetdream
sunsetdream

Hai ragione

Martina6184
Martina6184

Non centra la situazione del paese. La responsabilità è solo della direzione di Campagnolo, che si è lasciata sfilare il primato nella bdc e non si è organizzata adeguatamente per rimanere nella mtb. I fondi di investimento non devono arrivare dal paese, ma dal proprio fatturato.
Farà pure prodotti di qualità, ma riesce a campare solo grazie al nome. Senza quello venderebbe poco o niente.

Cris89
Cris89

Articolo molto interessante! Grazie!

teoDH
teoDH

Ferrari fattura meno di Ford… ma é eccellenza, Campagnolo fattura meno delle multinazionali concorrenti, ma produce qualità per una nicchia di mercato…
La MTB é un mercato talmente ridotto e in cui la nicchia non esiste, in quanto é giá nicchia, e sostenere una linea MTB per un’azienda come Campagnolo non sarebbe remunerativo… io conosco i numeri di Fulcrum MTB, e sono ridicoli se paragonati a quelli BDC

Marco Toniolo
Marco Toniolo

Ti sbagli sui numeri mtb/bdc. La strada ha più visibilità, ma in media le aziende vendono più mtb. Senza contare che i numeri si fanno sulla bassa gamma.

Martina6184
Martina6184

Se i numeri di Fulcrum MTB sono ridicoli rispetto a quelli BDC vuol dire che non è entrata sufficientemente nel mercato MTB: il mercato BDC è certamente più grande di quello della MTB, ma di certo quest’ultimo non è una nicchia visto che è oltre la metà di quello della BDC e ogni anno guadagna terreno.
Mi piacerebbe sapere se Campagnolo fa ricerche di mercato, ma son sicuro che la risposta è negativa.

Lord Soth
Lord Soth

Un pezzo di storia.
Grazie per questo bell’articolo

enricoSP
enricoSP

Bello l’articolo e le foto vintage! Però avrei una precisazione: il primo Grip Shift uscì nel 1988, Greg Herbold lo montò sulla bici che vinse il primo DH World Championship nel 1990 e di lì esplose la sua popolarità anche spinta da MBAction che leggo (edizione rigorosamente americana!) dal 1988 e ho tutte le copie!
Pertanto Campagnolo copiò solo l’idea con almeno 3 anni di ritardo.
Il Grip Shift Io lo montai sulla mia prima Yeti Ultimate del 1989 comprata in USA.
Quanto a Campagnolo purtroppo, se va avanti così non potrà che affondare… ho attualmente una Cannondale Supersix da strada con il miglior Campagnolo Super Record 11v *azzi e mazzi ex squadra corse (Kreuziger) mentre sulla precedente Kuota avevo Dura Ace 10 v,; bene: netta superiorità del Dura Ace come precisione e regolarità di cambiata, “feeling” delle leve eccetera (entrambi i cambi sempre a posto e ben regolati, sono maniaco!)

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Grazie per la precisazione, correggo il dettaglio nell’articolo. Ho cercato ulteriori informazioni ed effettivamente risulta che l’invenzione del Grip Shift Sram nella sua prima versione risalga addirittura al 1987, mentre l’effettiva commercializzazione è datata al 1989. Herbold però vinse i Worlds del ’90 con gruppo Shimano e passò a Sram subito dopo la sua vittoria iridata.

enricoSP
enricoSP

Nelle foto che ho trovato (http://www.triridemtb.com/wp-content/uploads/2012/03/greg-herbold-1990-durango-champs.jpg; http://moranphoto.photoshelter.com/img/pixel.gif) Greg ha già i Grip Shift montati a Durango 1990 (allora si parlava solo di Grip Shift, SRAM non esisteva ancora come società). (nella prima foto per la verità H-Ball è senza numero per cui potrebbe essere pubblicitaria e fatta dopo la gara, nella seconda li ha montati, (il primo modello come ho avuto io sulla Yeti http://fcdn.mtbr.com/attachments/vintage-retro-classic/84467d1118932901-grip-shift-cx-dt-gs1.jpg, ma è durante il dual slalom e non in DH)
Sicuramente Greg montava il resto del gruppo Shimano sia prima che dopo il WC del 1990, anche perchè allora Grip Shift faceva solo i manettini ed esclusivamente dedicati a sostituire i manettini Shimano (i vecchissimi thumb shifters da spingere a “senso” con il pollice finché non entrava la marcia giusta, altro che indexed shiftting!), il resto del gruppo lo trovavi solo da Shimano e al top c’era solo l’XT, altro fabbricante che faceva qualcosa per il fuoristrada all’epoca era Suntour, poi c’erano vari artigiani americani ex ingegneri spaziali che si erano messi a fare pezzi CNC in quanto disoccupati dalla spending review della NASA.

Francesco Mazza
Francesco Mazza

La foto che hai linkato non fa riferimento ai mondiali di Durango ma è successiva.
A questo LINK trovi maggiori dettagli sulla storia dei Grip Shift, con tanto di commenti e pareri dello stesso Greg Herbold, con un riferimento specifico ai mondiali di Durango e alla sua successiva partnership con Sram.
Ritengo la fonte attendibile e il testo più che esaustivo. Ciao.

Antonio Calzolato

Caro Francesco Mazza, ti do una mano per rispondere a ‘lucanervi’ sull’evoluzioni delle cambiate e in particolare su quel grande artigiano che fu Tullio Campagnolo. Nei primi tempi si applicavano alla ruota posteriore due rapporti, uno per lato (si era costretti ad allentare i bulloni), Galletti, un corridore dei primi Giri d’Italia, applicò ai bulloni delle levette a farfalla ( appunto i “galletti”). Seguirono fondalmentamente due correnti: entrambe con più rapporti tutti sullo stesso lato, ovviamente quello della volantina anteriore, ma con filosofie diverse per far passare la catena da un rapporto all’altro: a) continuando a pedalare in avanti, con un sistema di deragliatore posto prima dell’innesto della catena sui rapporti (primo il Simplex poi la notevole evoluzione Campagnolo in seguito alcuni copiatori ottimizzatori) – b) pedalando all’indietro con i deragliatori posti all’uscita della catena dai rapporti (primo il Vittoria poi la notevole evoluzione Campagnolo a due aste ed in seguito ad una asta con doppia funzione). L’ingegno dell’artigiano vicentino Tullio Campagnolo si è espresso su più fronti, il blocco ad eccentrico per fermare i perni ruota alle forcelle, sotituendo così dopo tanti anni i ‘galletti’, ma ‘il genio’ si espresse in particolare con le forcelle posteriori ‘a cremagliera’ che, abbinate agli assi dentati dei perni ruota posteriori, permettevano alla ruota, una volta sbloccata, di posizionarsi, pedalando all’indietro per la cambiata, in modo da tenere la catena sempre in tensione qualsiasi fosse il rapporto inserito, oltre al fatto che nel movimento avanti/indietro di assestamento la ruota non perdeva il centraggio;… Read more »