Angolo sterzo da 64°, ha un senso?

Angolo sterzo da 64°, ha un senso?

23/07/2016
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23/07/2016

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Questa settimana ha fatto molto clamore la presentazione della nuova Trek Slash 29, con un angolo sterzo di 65°. Per una 29 pollici un valore quasi record, che a molti ha fatto storcere il naso.

Il caso volle che proprio da venerdì scorso il sottoscritto sia in giro su una front con 140mm di escursione, ruote da 29 pollici ed un angolo sterzo di ben 64°. Avete letto bene: sessantaquattro. Vi ho fatto 7 uscite sui sentieri di Punta Ala e mi sento di dire che ormai vi ho preso la mano, e sono ora in grado di togliere il fattore emotivo tipo “È un camion da girare” dalle effettive impressioni di guida.

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La bici è una Fast Forward della tedesca Last Bikes, taglia M. Non vi tedierò con il montaggio e le caratteristiche statiche, perché lunedì seguirà il test dettagliato. Inoltre la Last ci ha mandato il solo telaio, il resto sono componenti che avevamo già, a parte il reggisella telescopico Uptimizer, ultimato con color-match proprio per questa bici (il migliore in circolazione, a parere di chi scrive).

Torniamo all’oggetto di questo articolo: l’angolo sterzo super aperto. Innanzitutto va detto che non si sceglie un particolare del genere senza adattare la geometria della bici, nel suo complesso. Ed ecco che troviamo dei foderi posteriori estremamente corti, resi ancora più corti dalla nostra scelta di avvicinare la ruota il più possibile al tubo piantone, grazie ai forcellini posteriori regolabili. Scelta resa possibile dal terreno secco ed asciutto, che non presenta problemi per lo spazio fra gomma e telaio.

Il cambiamento delle geometrie, in costante “apertura” negli ultimi anni, è quello che rende possibile aprire l’angolo sterzo. Senza questo accorgimento, la bici sarebbe veramente un TIR. Un ruolo fondamentale lo gioca la Forward geometry, introdotta da Mondraker anni fa e accolta da parecchi marchi. Un reach più lungo, abbinato ad un manubrio largo (780mm quello sulla Fast Forward) e ad uno stem corto, “pianta” la bici giù per bene, mentre il manubrio costringe il rider a portare le spalle più in avanti, a causa dell’apertura delle braccia.

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Sul “piantare giù la bici” si intende il fatto che il reach più lungo compensa il carro posteriore più corto, ed evita che la ruota anteriore si stacchi dal suolo troppo velocemente sul ripido. Lo stem corto è la condizione necessaria per mantenere una certa agilità ed immediatezza di sterzo.

64° dicevamo. La prima sensazione, è quella di uno sterzo molto nervoso se non si carica l’anteriore. Pedalando senza mani si nota subito quando la ruota davanti sia “difficile” da tenere dritta. Una prova che può sembrare banale, ma che invece la dice lunga sul carattere di una bici del genere. Sul campo, la controprova, in particolare in salita: le curve strette e tecniche richiedono un grande impegno da parte del rider, o un “aiutino” come quello di una forcella ad escursione variabile. Non è un caso se sulla FF potete vedere una Fox Talas 140-110mm. E non è neanche un caso se Trek ha scelto una Pike Dual Position sulla nuova Slash.

Bisogna prenderci la mano, da qui non si scappa: durante le prime uscite ho fatto molta fatica a dare la giusta direzionalità alla bici in salita. Poi, piano piano, ho iniziato a mettere sempre più energia nel torso e nelle braccia, diminuendo la loro passività (relativa, si intende). La cosa è divertente, e anche molto allenante.

Puntando la bici verso la discesa, le cose non cambiano molto: è sempre necessario caricare l’anteriore costantemente per non andare dritti. La ricompensa la si ha in termini di stabilità sul veloce e facilità nel tenere le linee, anche sui pezzi scassati (e stiamo parlando di una front). Non fatevi ingannare dai numeri: girare la bici è facile, anche sullo stretto, grazie al carro molto corto. Un sentiero come “The Guardian”, che era una prova della EWS  di Punta Ala nel 2013, sembra fatto apposta con i continui cambi di direzione nella parte alta e i salti in velocità in quella bassa.

Sul lento ripido, dove uno si aspetterebbe le maggiori difficoltà, è invece dove ne ho trovate di meno (esempio: parte alta sfondata dalle moto del “Tre Dita”). Proprio perché il peso è già tutto sull’anteriore, dare direzionalità alla bici è facile, e i 1-2 cm di interasse in più difficilmente daranno fastidio, anche sui nose press.

Un’ultima nota: quello che viene a mancare ad una bici del genere è la facilità di “pomparla” in aria, in primis di alzare l’anteriore. In questo caso la forward geometry unita ad uno sterzo molto aperto, come detto prima, “piantano” la bici per terra e ci vuole molta forza e manico per alzarla.

Tirando le somme, uno sterzo così aperto non preclude il divertimento. È un altro modo di guidare, più fisico, ma che non deluderà i rider smaliziati e pronti a provare qualcosa di nuovo.

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