Approccio agli ostacoli – visualizzazione (feat. Ale Barbero!)

Approccio agli ostacoli – visualizzazione (feat. Ale Barbero!)

28/03/2013
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28/03/2013

Concetto di Fasi

Quando parlo di Fasi intendo zone temporali, ben delineate e precise, nelle quali posso dividere una azione.

 

Nel concreto un ostacolo su un sentiero, per essere affrontato, prevede un certo numero di fasi. Pensiamo ad un tronco di traverso in mezzo al sentiero, ipotizziamo di volerlo saltare. Avrò una fase che potremo definire “approccio”. In tale fase identifico l’ostacolo e mi preparo a oltrepassarlo. Avrò poi una fase di “ingresso” sull’ostacolo in cui inizio i movimenti che mi portano ad oltrepassare l’ostacolo. Nel caso del tronco andrò ad alzare la ruota anteriore per fare un bunny hop come spiegato nel topic apposito. Avrò a seguire una fase di “svolgimento”, il momento in cui oltrepasso il mio ostacolo. Nel caso del tronco sarà dato dall’alzare anche il posteriore e prepararsi ad attutire l’impatto della bike che torna a terra. Infine avrò una fase di “Uscita” dall’ostacolo. In questa parte ho superato l’ostacolo e mi appresto ad guidare la bici per allontanarmi da esso. Nel caso del tronco significa atterrare con le due ruote oltre al legno e riprendere la posizione. In futuro (prossimi articoli) andremo a sviscerare tutte queste fasi e a capire come gestire al meglio ciascuna di esse.

 

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Lascio spazio alle bellissime foto che Alessandro Barbero mi ha mandato tanto in questo tipo di articoli c’è poco da fotografare!

 

Oggi ovviamente parliamo della Fase 1, forse la più importante, l’approccio.

 

L’approccio all’ostacolo, la visualizzazione

 

Utilizzerò le parole approccio e visualizzazione in modo diverso, l’approccio è la fase, il tempo, con la quale ci avviciniamo all’ostacolo, la visualizzazione comprende invece tutto l’insieme di sensazioni e pensieri che andremo ad avere durante questa fase. Come vedremo questa parte racchiude al proprio interno una serie di elementi. Partiamo dal presupposto che una buona visualizzazione della linea, della velocità di ingresso, dei movimenti da fare, stanno alla base del successo nel superamento dell’ostacolo.

 

Durante l’approccio sono proprio queste le variabili da valutare, sono quegli aspetti che dobbiamo valutare e analizzare al meglio. Il tempo necessario a raggiungere l’ostacolo dovrà essere utilizzato dal nostro cervello per scegliere, in ordine, le sopracitate possibilità.

 

Per prima cosa la linea da seguire, da scegliere in base al percorso e alla propria condizione tecnica-fisica, nonché in base ai propri gusti o alla convenienza in caso ci si trovi in gara. Scelta la linea dobbiamo valutare al meglio la velocità di ingresso. Come avviene per i salti, anche su tratti tecnici o curve una velocità di ingresso troppo alta, o troppo bassa, può penalizzarci e rendere il passaggio troppo ostico o addirittura infattibile. Queste due fasi preliminari sono di fondamentale importanza perché, quella che per me può essere una linea facile per qualcuno sarà ardua, e viceversa. Per farvi un esempio in zone tecniche io amo spesso saltare intere zone disconnesse o passaggi tecnici ricercando atterraggi adeguati al salto, magari saltellando da una parte all’altra del percorso. Altri preferiscono invece attutire tutte le asperità cercando la linea più diretta possibile o che gli permetta di non staccare mai le ruote da terra.

 

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Allo stesso modo la velocità è un elemento fondamentale, tornando all’esempio appena fatto la velocità di cui avrò bisogno io per saltare una zona tecnica sarà sicuramente diversa da quella ottimale per “galleggiare” sulle asperità, che verrà perciò scelta da chi opta per questo tipo di linea. Come vedete la velocità è diretta conseguenza della linea scelta. Per questo sarà fondamentale sceglierla in un secondo momento, cioè dopo aver deciso la linea. Ecco perché vi parlavo di “scegliere in ordine” in precedenza.

 

Ora che abbiamo messo i presupposti per una buona riuscita arriva la parte più ostica. La visualizzazione dei movimenti da fare. Vi sarà sicuramente capitato di vedere nei video (o dal vivo) rider che prima di una discesa, in bici o sci, mimano le curve ad occhi chiusi e ripercorrono mentalmente il percorso. Quello non è altro che una visualizzazione a lungo termine, nel senso che invece di visualizzare il singolo ostacolo loro riescono a visualizzare l’intera prova di discesa. Ovviamente questo non è possibile per percorsi sconosciuti o per gare come granfondo o superenduro in cui i tracciati sono molto lunghi e spesso cambiano con il passaggio dei concorrenti. Questo tipo di gesto dà l’idea di cosa significhi, ad alti livelli, avere una buona visualizzazione di ciò che andiamo a fare. Per quanto riguarda la guida “a vista”, o su percorsi lunghi e non completamente momorizzabili, sarà fondamentale dunque sviluppare la capacità di far lavorare i nostri sensi in anticipo sull’ostacolo, così come sarà fondamentale cercare di istruire il nostro cervello a lavorare sempre più velocemente, a scegliere al volo l’opzione giusta o, in ogni caso, scelta una linea, ad adattare le altre variabili a quella scelta.

 

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Per caso mentre scrivevo questo articolo mi è capitato in casa Alessandro Barbero. Per chi non lo conoscesse il ragazzo è da anni al top della scena mondiale del BMX e gira il mondo per gare, eventi ecc. Molti l’avranno visto in tv, in questo periodo, durante la finale del programma televisivo “Italian’s got talent”. Ad ogni modo per essere al top in una disciplina come la bmx freestyle bisogna avere una capacità di visualizzazione straordinaria. Non ci sono passaggi tecnici o percorsi sconosciuti, ma ci sono una mole di dati spaventosi nell’analisi dei movimenti da fare. Pensate ai trick pazzeschi che i pro come Alessandro sono in grado di fare. Non sono altro che il risultato di un allenamento costante che prevede anche la capacità di scindere ogni singolo movimento, di capire il momento esatto in cui farlo, e di tenere sempre attivi i sensi per capire quando qualcosa sta andando storto e bisogna far partire “il piano B”.

 

Chiediamo quindi a lui, in quanto esperto, di spiegarci un po’ come fare a sviluppare al meglio queste capacità.

 

Ciao Ale, stiamo parlando di visualizzazione, del processo per il quale, quando stiamo per saltare, andiamo a vedere nella nostra testa le linee, i trick, i salti. Te che riesci a fare trick super complessi (pensiamo all’italian job, trick inventato da Alessandro che consiste di una rotazione di 360° del corpo con due tailwhip, cioè far girare la bici tenendola dal manubrio, in direzioni opposte, prima da una parte e poi dall’altra.) come riesci a combinare la difficoltà dei movimenti con il poco tempo in cui stai in aria? Raccontaci un po’ quale è il tuo training al riguardo e come possiamo migliorare.

 

Devi imparare ad allenare la mente, a pensare più in fretta. Bisogna esercitarla girando in bici, non ci sono training specifici. Per qualcuno è una dote, ad altri risulta più difficile ma comunque girando tanto in bici si allena anche la mente ad elaborare più velocemente le manovre da fare. Per quanto riguarda trick complessi, come in molti sanno, vengono provati prima in gomma piuma. Sarà fondamentale, nel momento in cui andiamo a replicarlo “sul duro”, ricordare perfettamente movimenti e tempistiche che utilizzavamo nel foam pit. Spesso la paura porta a velocizzare i movimenti o a sballare le tempistiche. Sarà invece necessario riuscire a ricreare perfettamente i movimenti con cui chiudevamo il trick nella gomma in piena sicurezza e con piena confidenza. Fondamentale sarà anche imparare a sbagliare, saper gestire l’errore. Questo aspetto ti dà sicurezza perché sarai sempre a tuo agio sapendo come uscire indenne da un eventuale errore.

 

Quando devo fare un trick difficile cerco sempre di visualizzarlo come fosse una sequenza di immagini. Hai presente le sequenze sui giornali, ecco così. Cerco di vedere lo stacco, poi il movimento che devo fare per mandare il trick, tutti i movimenti sequenziali durante l’ampiezza ed infine l’atterraggio.

 

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Mi pare molto interessante anche il concetto che hai espresso sul fatto che, passando dalla gomma piuma al duro, si rischia di cadere in errori strani, dati forse dalla paura. Senza andarci ad impelagare in situazioni quali trick o salti estremi lo stesso concetto può essere adeguato al riding quotidiano in mtb. Quello che voglio dire è che nonostante la tecnica sia la medesima, per esempio, conosco molta gente che riesce a scendere tranquillamente da drop di mezzo metro/ un metro, ma non farebbe mai salti analoghi con ampiezze superiori. Come detto la tecnica è la stessa, le conseguenze in caso di errore molto diverse. Potrebbe essere questa paura a bloccare molte persone su passaggi alla loro portata ma che li fanno uscire dalla loro comfort zone? Come fare a vincerla?

 

Chiaro, bisogna sempre fare le cose gradatamente. Poi c’è sempre un momento in cui bisogna cercare di spingere i propri limiti, sbloccarsi è importante. Capita a tutti gli atleti di non trovarsi a proprio agio in determinate situazioni. Ci sono trick su cui mi alleno da anni, ma ancora non mi trovo a mio agio nel farli perchè non so come sbagliarli anche se li faccio sempre perfetti in gomma, voglio rendere mio il movimento. Chiaramente la paura fa parte del nostro gioco quindi credo che sia giusto che ci sia e si debba a imparare a gestirla al meglio.

 

Prima di essere dentro all’azione bisogna imparare a parlare a se stessi, è importante essere confidenti, dirsi: “ son capace e ora faccio così ora faccio cosà”. Se sai di aver fatto abbastanza esercizio, e sai di essere in grado di affrontare qualcosa, bisogna mettersi in testa che chi conduce il gioco sei tu e se sei un rider abbastanza esperto sai che certe cose puoi farle. Ovviamente ci vuole tempo e allenamento, non è che dall’oggi al domani riesce tutto.

 

OK ultima domanda. Alla stregua della guida in mountain bike anche te, girando il mondo con la tua BMX, ti trovi ad affrontare ostacoli di diverso tipo. Ogni quarter o rampa è diverso da un altro, su salti grossi in particolare ci sono problematiche di sicurezza, non si può andare per gradi, o salti e vai di là o ti schianti. Allo stesso modo nel percorrere sentieri in MTB ci si trova di fronte continuamente a nuovi ostacoli, a nuove situazioni da affrontare. Magari ci troviamo di fronte ad un terreno e non sappiamo quanto tiene, ad un salto e non sappiamo a che velocità dobbiamo prenderlo, ad un passaggio tecnico e non sappiamo quanto cercherà di disarcionarci dalla bicicletta. Come fare insomma a capire al volo tutti questi aspetti del riding “a vista”?

 

Nei park capita sempre di trovarmi di fronte grossi box o strutture nuove. Per prima cosa cerco di farmi un’idea della velocità analizzando la struttura, poi arrivo a “media velocità” e salto tenendomi basso, come se dovessi fare un salto da race (Ndr, nel bmx race tutti cercano di compiere la parabola più bassa possibile in aria per fare meno strada e perdere meno tempo possibile). Questo mi permette di affrontare la struttura senza rischiare. Una volta capito la velocità e le sensazioni che da la rampa in pochissime run sono pronto ad approcciare il salto alla velocità giusta e a pomparlo per raggiungere il massimo air time e sparare i miei trick. In generale comunque, come dicevo all’inzio, è l’esperienza che conta in questo caso. Dopo tanti anni di riding diventa istintivo capire al volo tutti i parametri da tenere in considerazione e diventa molto più semplice analizzare e azzeccare al volo la velocità di un salto, o la curva di un quarter.

 

Ok quindi riassumendo andare per gradi, parlare a se stessi per accrescere la convinzione nei propri mezzi, accumulare quanta più esperienza possibile perchè quella è l’unica scuola.

 

Grazie Ale per il tuo tempo e i preziosi consigli, ti vedremo presto di nuovo in TV?.

 

Grazie a te. Chissà forse. Ciao fratello, ciao a tutti.

 

Ingrediente segreto: Sguardo lontano.

 

É l’ingrediente segreto di molte puntate perché è uno degli elementi più importanti della guida. In questo caso tenere lo sguardo lontano, andare a ricercare gli ostacoli permette di aumentare il più possibile la fase di approccio, quindi significa lasciare più tempo al nostro cervello di elaborare i dati che arrivano dalla vista e di scegliere linea, velocità e di visualizzare i movimenti come spiegato.

 

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