Assorbire dossi-radici-ostacoli in generale

Assorbire dossi-radici-ostacoli in generale

Jack Bisi, 13/09/2012
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Jack Bisi, 13/09/2012

La scorsa settimana abbiamo visto come superare un avvallamento. Per contro oggi vedremo come assorbire un dosso o un ostacolo.
Nella pratica del fuoristrada tutto può essere considerato dosso o avvallamento. Le parti di un percorso che normalmente sono definite “scassate”, non sono altro che un susseguirsi di dossi-avvallamenti. Ovviamente sono di diversa entità, grandezza e frequenza. Per farvi vedere però questo concetto ho deciso di non usare un dosso artificiale per spiegarvi il concetto fotograficamente, ma una grossa radice trovata a Morzine.
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Come vedete questo passaggio rappresentato nelle foto di Yari, è piuttosto difficile. Si tratta infatti di anticipare al meglio la radice e mantenere la linea (mettere le ruote su quella piccola parte di radice in discesa), pena: il cappottone.
Avremmo potuto fare le stesse foto utilizzando un grosso masso, o un dosso artificiale, o una pietra o tronco. Tutto ciò che esce da terra può essere quindi visto come un dosso e vanno affrontati nel modo che vado a spiegare (con qualche variante che vedremo man mano che le lezioni si faranno di livello più avanzato, per esempio su questa radice ritratta in foto l’uscita era ripida e quindi il corpo è andato ad arretrare, se avessimo un dosso in piano non ne avrei avuto bisogno).
Insomma abbiamo voluto utilizzare queste foto per farvi capire quanto sia fondamentale questa tecnica nel riding di tutti i giorni, dove ci troviamo davanti ostacoli di varie entità e fattura.

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Approccio
Come al solito iniziamo dalla prima fase per analizzare al meglio ogni movimento.
La posizione di partenza è sempre la medesima, quella che ormai chiamo “base”. Braccia piegate con gomiti larghi, gambe leggermente flesse col sedere alto (e non seduti sulla sella!!), tronco inclinato in avanti a caricare l’anteriore.
Prima che la ruota anteriore impatti nel nostro ostacolo o nella parte di salita del dosso andremo a stendere le braccia. Questo permette di per sé alla ruota anteriore di avere meno carico su di essa quando inizierà la fase di salita/impatto, e permetterà a noi di avere la massima escursione possibile per assorbire il nostro ostacolo. Nell’articolo della scorsa settimana sugli avvallamenti vi ho parlato dei nostri arti come sospensioni intelligenti. Ebbene anche qui vale la medesima regola. Più i nostri arti lavorano e anticipano il l’ostacolo meno sarà la velocità persa nel passarlo.
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ATTENZIONE. Notate bene che non vi ho detto di arretrare o di scaricare la ruota anteriore durante il passaggio dell’ostacolo, ma prima. E sì perchè se io scarico l’anteriore su una radice come quella in foto, magari un po’ umida, non posso che scivolare di lato e cadere. Allora l’alleggerimento della ruota anteriore avviene PRIMA dell’ostacolo, o meglio nella parte in cui la ruota anteriore va ad impattare contro il nostro dosso.

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Superamento
Quando la ruota anteriore si trova all’apice del nostro dosso dovremo andare a ricaricarla per dare grip nella fase di discesa. Inoltre è necessario che a questo punto del nostro dosso noi si possa scaricare la ruota posteriore per farla salire senza impedimenti. Dovremo quindi avanzare con le spalle ed il corpo per ricaricare l’avantreno. In questa fase è importante non esagerare con i movimenti per non innescare una rotazione in avanti (il famoso cappottone!).
Mentre quindi la nostra ruota anteriore supera l’apice del dosso e viene nuovamente caricata dal nostro peso, il posteriore risulterà scarico. Per caricare l’anteriore infatti avremo dovuto piegare le braccia (gomiti larghi!) e stendere le gambe. A questo punto anche la nostra sospensione naturale posteriore (le gambe) è pronta a darci tutta l’escursione possibile e quindi a farci “incagliare” il meno possibile contro l’ostacolo.

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Uscita
Eccoci alla parte finale del nostro ostacolo. Adesso la ruota posteriore è in cima alla radice, e l’anteriore è scesa dall’ostacolo e sta per arrivare sul sentiero. In questa fase quindi dovremo concentrarci per riavere il prima possibile la nostra posizione “base”. Abbiamo detto che in cima alla nostra radice si piegano prima le braccia (quando l’ant è al’apice) e poi le gambe, quando il post è all’apice. Una volta superato l’apice con le singole ruote gli arti addetti vanno quindi a ristendersi, ricercando al meglio la posizione che ci interessa avere, e cioè quella “base”.
ATTENZIONE. Nelle foto risulto molto arretrato. Come ho anticipato prima questa radice si trovava su un pezzo discretamente ripido e aveva quindi un’uscita molto più lunga dell’entrata, nonché più ripida. In quella zona la posizione base è quella che assumo io poiché siamo sul ripido (puntata sui ripidoni e sugli scaloni in discesa). Ovviamente se fossimo sul piano o in leggera discesa la posizione che dovrei andare ad assumere è quella spiegata nei primi articoli (posizione in sella).
Dopo aver quindi superato l’apice stendiamo prima braccia e poi gambe per poi ripiegarle leggermente una volta superata anche la fase di discesa dell’ostacolo. In questo modo usciremo dal nostro ostacolo essendo già pronti per frenare, curvare, affrontare un nuovo ostacolo.

Ingrediente segreto… sguardo lontano
Questo come avrete notate è l’ingrediente segreto per un sacco di tecniche in bici. La stabilità che può donare questo aspetto della nostra posizione in sella è incredibile. Se noi infatti ci fissassimo con lo sguardo sull’ostacolo che stiamo affrontando, sicuramente saremmo meno stabili, andremmo ad innescare movimenti sbagliati (esempio classico caricare l’anteriore prima che questo abbia passato l’apice del dosso, rallentamento assicurato e anche rischio cappottone o comunque rischio di andare con la pancia o il petto contro il manubrio in caso di alta velocità). Ricordatevi che noi dobbiamo allenare questi movimenti affinchè essi siano assolutamente naturali per noi e ci vengano dall’istinto. Non dobbiamo pensare al movimento che stiamo facendo, ma il nostro cervello, col nostro sguardo, dovrà già essere avanti, alla curva o all’ostacolo successivo. Dobbiamo preparare il superamento prima ancora di essere in procinto di farlo. Il nostro cervello ci dirà che lì c’è quel dosso da superare e il nostro corpo dovrà farlo in automatico, nel mentre il nostro cervello ci dirà già a cosa prepararci una volta usciti da questo ostacolo.

Jack

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