CPGANG a caccia di linee Freeride in Spagna

CPGANG a caccia di linee Freeride in Spagna

Staff, 11/11/2021

Ancora gasati dalle immagini di una Red Bull Rampage pazzesca, Nick Pescetto, Jonny Livorti ed io (Luis Biscaldi) decidiamo di partire in cerca di una vera esperienza Freeride in Spagna.

Prendere un volo per lo Utah non è un’opzione ma per fortuna il nostro amico spagnolo Alvaro Penades ci parla di uno luogo non lontano da Valencia dai paesaggi desertici che ricordano proprio gli sfondi iconici della Rampage.

freeride spagna

Foto: Nick Pescetto

Questo luogo si chiama Teruel ed è la pronvicia più piccola della Spagna con appena 35 mila abitanti. Le ore di viaggio si equivalgono a quelle per andare in Utah solo che al posto di un comodo aereo partiamo con i van carichi di bici, cibo, attrezzi da lavoro e attrezzatura fotografica.

La gaseria è alta, come ogni volta che si parte verso una nuova meta in cui girare in bici. Dicono che la fortuna premia i coraggiosi: si parte!

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Giorno 1

Il bello di arrivare di notte in un luogo che non si conosce è la sopresa che ti aspetta alla prima luce del mattino. A dire il vero il chiaro di luna (quasi piena) della sera prima ci aveva già spoilerato il paesaggio suggestivo che sembra il set di un film Western.

La prima mattina decidiamo di perlustrare l’area a piedi partendo dal nostro campo base. I van sono parcheggiati su un letto di un fiume completamente arido e alcune possibili linee si intravedono davanti a noi. L’area è molto vasta, vale la pena esplorarla.

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Alvaro ci raggiunge non appena finiamo di fare colazione perché ci vuole mostrare le linee che ha già sceso in bici in passato. Ci racconta che ne esistono solo 3 e che al momento non è a conoscenza di nessun’altro che abbia girato in bici in quella zona a parte lui. L’area infatti è maggiormente frequentata da enduristi in moto. Alvaro stesso l’ha scoperta proprio durante un escursione in moto per poi tornare con la bici. Le 3 linee si chiamano “Blue”, “Red” e “Black”, non c’è bisogno di chiedergli il perché. Dopo qualche ora a girovagare sui calanchi siamo tutti d’accordo che il terreno è meglio delle aspettative. Uno strato di terra dura e pietrosa lascia spazio ad un terreno morbido sotto, quanto meno si riesce a controllare la frenata.

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A pomeriggio inoltrato decidiamo di spingere le bici fino in cima alla “Red” line per testare finalmente il terreno. Proviamo la linea a spezzettoni e quando acquisiamo confidenza con il terreno decidiamo di puntare alla vetta per scenderla tutta da cima a fondo. Per tutto il pomeriggio abbiamo la sensazione di essere come in un videogioco, una specie di paradiso per Freeriders.

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Al tramonto Nick decide di far volare il drone. Il terreno già rosso di natura diventa di una tonalità ancora piu accesa con l’ultima luce del giorno e vengono fuori delle immagini da paura. Niente male come prima giornata!

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Giorno 2

La missione della seconda mattina è riuscire a costruire un piccolo canyon gap trovato da Nick durante la perlustrazione del giorno prima. Io mi dirigo per primo a ripulire la zona dell’atterraggio. Non so se la mia eccitazione nello spalare sia data dalla voglia di saltare o dalla sfida di trasformare una visione in qualcosa di concreto. Ben presto mi raggiungo anche Nick, Jonny, Michele, Alvaro e anche Hector Saura (nostro amico storico di Barcellona) arrivato la sera prima.

Verso primo pomeriggio il nostro Canyon gap sembra pronto, bagnamo la rampa ed è l’ora di provarlo! Alvaro è come sempre il più gasato, non c’è nemmeno bisogno di chiedersi chi sarà il primo a saltarlo perché lui ha già la frase pronta: I GO.

Il salto funziona! Inizia così una session di salti e foto in cui Jonny e Nick che invertono i ruoli da fotografo a rider in continuazione con l’obiettivo di portare a casa degli scatti epici! Riusciamo a collegare una piccola linea al Canyon gap per rendere il tutto ancora più “Freeride”.

Per la prima volta in quel momento sento realizzato il nostro obiettivo di un “Freeride road trip”: esplorare nuove zone in bici con i tuoi migliori amici, visualizzare delle linee mai fatte, costruirle e infine girarci.

La session sul canyon gap va alla grande e in un batter d’occhio inizia a calare il buio. Appena iniziamo a radunarci tutti attorno ai van noto un bagliore in lontananza, è la luna. Quella sera il bagliore era particolarmente pazzesco quindi mi allontano dal van e mi arrampico su di una cresta, in quel momento mi accorgo che stava sorgendo la luna piena. Mi ricordo subito che Nick mi aveva detto di voler scattare foto con la luna piena così torno di corsa al van e gli dico di preparare la macchina fotografica perché l’occasione è perfetta.

Giorno 3

Dopo aver trascorso due giorni nella stessa location senza vedere anima viva decidiamo che è il momento di spostarsi. Alvaro ha in mente una linea non lontana dove poter fare una discesa tutti assieme. Guidiamo appena 10 minuti prima di parcheggiarci a bordo strada in cima ad un altopiano di campi di terra argillosa, troppo aridi per essere coltivati.

Spingiamo la bici per qualche centinaia di metri sul ciglio di un canyon fino a quando davanti a noi si apre la valle incantata. È il paesaggio più suggestivo al quale ci troviamo davanti fino a quel momento e in lontananza mi sembra di intravedere la linea di cui ci aveva parlato Alvaro.

Mi ricorda le linee che si sciano in neve fresca e da vicino sembra essere meno ripida e più larga di quanto non sembri da lontano. Decidiamo di partire tutti assieme!

A fine giornata l’energia è alle stelle. Salutiamo Hector che dovrà tornare a Barcellona e carichiamo il van per la nostra prossima tappa: Bikepark La Fenasosa.

Giorno 4

La Fenasosa non è un Bikepark qualsiasi. Situato nel parco nazionale “Serra Mariola” si tratta di una collina privata con un castello di proprietà di una famiglia che da qualche decennio produce vino e costruisce alcuni dei trails più divertenti al mondo! La Fenasosa è infatti da molti anni meta dei team Spagnoli di DH ma anche squadre europee che migrano al sud della Spagna per allenarsi con un clima favorevole e un sacco di salti. Si perché la Fenasosa è un paradiso per quelli a cui piace staccare le ruote da terra.

La prima mattina ci raggiungono Bienvenido Aguado e Gustavo Alcojor, entrambi amici di vecchia data e rider super talentuosi, seppur con stili molto diversi. I due conoscono bene il park e ci guidano sulle linee così da non doversi fermare a guardare i salti più di tanto.

Il salto del Pino è una delle creazioni più recenti del park, opera di Nico Vink il quale ha trascorso parecchio tempo a La Fenasosa durante gli ultimi mesi. Sappiamo però che non è quella la linea di cui tutti parlano… si chiama infatti FOXY Line la linea più celebre del park ed anche quella opera di Vink.

La Foxy Line è una linea davvero incredibile con tratti  “DH” alternati a panettoni che penseresti siano da motocross. La linea è molto lunga e fisica (o forse semplicemente siamo noi a non essere allenati ahah) ma la parte finale è quella che vi lascerà senza fiato. Una serie lunghissima di panettoni con diverse opzioni si sviluppa lungo un corridoio in mezzo al bosco. Non ci basteranno 3 o 4 giri per capire il vero potenziale di questa incredibile opera di Vink.

Giorno 5

Veniamo sorpresi da un’inaspettata pioggia. Seppure pronti ad aspettare un miglioramento capiamo che il meteo non è dalla nostra e decidiamo in fretta un piano per poter approfittare dei nostri ultimi due giorni di viaggio. Si decide così di tornare in direzione Barcellona, precisamente a Berga (circa 1,20h a nord) per provare per la prima volta 4Riders Bikepark, un park privato che opera con 2 mega shuttle da 25 bici ciascuno, diventato meta popolare per la community di riders di Barcellona e dintorni. Assieme a noi viaggia anche Bienvenido e una volta arrivati a destinazione ci raggiungono due vecchi amici: Sergi “Topo” Valenzuela and Jose “Tibu” Sanchez.

Dopo il primo giro in park capiamo subito di essere nel posto giusto con la compagnia giusta! Il resto della giornata lo passiamo su 2 sentieri (dei 5 totali in park) per via dei salti fighissimi che sappiamo non potremo più trovare una volta rientrati in Italia. Con strutture così non c’è da stupirsi del fatto che Barcellona sforni così tanti talenti.

Grazie per aver seguito la nostra avventura! Speriamo che questo racconto possa ispirare il vostro prossimo viaggio “Freeride” in sella alla vostra bici.

Per qualsiasi info e suggerimento sull’itinerario e i Bikepark da noi visitati non esitate a contattare Instagram @CPGANG

Foto di Nick Pescetto, Jonny Livorti e Hector Saura.

 

Commenti

  1. Complimenti Luis! Davvero un bel freeride report!
    Spiace che dobbiate andare in Spagna per avere opportunità di riding di questo genere, pur avendo un territorio simile alla Spagna.