09/12/2013
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09/12/2013

David Richter è un veterano della guerra in Afghanistan. Dopo 1 anno di terapia per sindrome da stress post-traumatico, una malattia comune per chi ritorna da quei luoghi di villeggiatura, ha aperto un negozio di bici nella sua città natale, Cochrane, un paesino non lontano da Calgary in Canada.

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Il negozio è orientato alla bici da corsa, già dal nome: Café Roubaix, dal nome della mitica città francese capitale dell’Inferno del Nord come viene chiamata la zona del temibile pavé, i ciottoli su cui tutti i grandi campioni hanno sudato sangue.

David ha voluto fare del suo negozio la classica boutique in cui trovare materiale di alta gamma, proponendo anche componenti custom, come delle ruote con cerchio in carbonio montate con mozzi a scelta. Café Roubaix le decals messe sul cerchio per far riconoscere la provenienza.

Idea buona? Forse, fino ad un paio di mesi fa, quando un’azienda con trascorsi in merito piuttosto noti grazie alle testimonianze su internet, ha fatto causa a David Richter.

Motivo? Il nome e marchio Roubaix è registrato per “biciclette, telai di biciclette e componenti di biciclette, come manubri, forcelle anteriori e pneumatici“. Come recita la registrazione.

Ecco che quindi Mr. Richter è caduto dalla parte del torto e rischia una causa, nel caso voglia farla, che i suoi avvocati stimano in un costo di 150.000$.

Cosa resta da fare quindi se non cambiare nome? Niente forse, ma per un piccolo negozio che si è fatto “un nome” partendo da zero cambiare ragione sociale vuol dire ripartire da zero. Visto che il suo proprietario afferma di aver venduto abbastanza ruote anche via internet.

Dall’altra parte c’è un’azienda che afferma che, viste le regole legali del Canada in merito, non difendere la proprietà intellettuale che si detiene equivale a perderla.

Il popolo internettiano però al momento sta al fianco di Richter e del Café Rouabix, offrendo supporto legale gratuito e manifestando la propria insofferenza verso un’azienda che viene percepita più come “bullo” che come qualcuno che fa valere i propri diritti. Verso un piccolo negozio canadese che ha scelto il nome di una città francese. Un nome probabilmente considerato patrimonio del ciclismo e non di chi ha pagato per registrarlo.

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Aggiornamento 11 dicembre 2013

Mike Sinyard di Specialized è andato di persona nel negozio di Dan per scusarsi, come si vede in questo video: