Etna 0 – 3300. Un sogno lungo una vita

Etna 0 – 3300. Un sogno lungo una vita

23/10/2014
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23/10/2014

Sono passati ormai 45 anni ma mi ricordo di quella giornata come se fosse oggi. Avevo 10 anni ed ero in vacanza con i miei genitori e i miei fratelli a capo Vaticano, vicino a Tropea. L’appartamento, costruito sulla alta scogliera che dominava il mare aveva un bel balcone esposto ad ovest. Ogni sera, dopo cena, mi sedevo sul balcone e aspettavo il tramonto. Emozionante, come ogni sera. Ma il bello veniva dopo. Velocemente la luce lasciava il posto all’oscurità, e l’inchiostro nero della notte colava su tutto. Ecco, quello era il momento che aspettavo. Laggiù in fondo, dall’altra parte del mare, proprio di fronte a me, cominciavano i fuochi d’artificio. Ma era tutto naturale. Era il vulcano Stromboli, a quei tempi particolarmente attivo, ed io ero attratto da quei colori in continuo e imprevisto movimento che bucavano la notte. Una sera mio padre mi vide e mi disse: ti piacciono i vulcani? Allora domattina andiamo sull’Etna, il più grande di tutti! L’indomani di buon’ora ci imbarchiamo per passare lo stretto, arriviamo a Messina e cominciamo a salire sulle pendici del vulcano. Sempre più su, lasciamo la macchina e proseguiamo a piedi. Siamo quasi a tremila metri, il vento è forte e indossiamo le giacche. Più su non si può andare, il vulcano è in movimento. Mi fermo e guardo la cima, con i suoi pennacchi di fumo denso e colorato, immaginando cosa ci possa essere li dietro al bordo del cratere….

Quaranta anni dopo sono di nuovo nello stesso posto, questa volta con un gruppo di amici biker conosciuti sul forum. http://www.mtb-forum.it/community/forum/showthread.php?t=176676   .  Abbiamo organizzato un fine settimana sull’Etna, con la speranza di riuscire a raggiungere la cima, il bordo del cratere sommitale. Ma anche questa volta niente, vedo la cima a poca distanza ma la montagna è irrequieta, più su non si può andare. Ci divertiamo lo stesso, anzi viviamo in assoluto una delle più belle uscite in mountain bike, scendendo sulla incredibile sabbia lavica. Ma il mio sogno di bambino anche questa volta non si è riuscito a realizzare.

Passano altri cinque anni, e il mio sogno torna prepotentemente alla carica. E’ giunto il momento di rompere gli indugi. Quest’anno devo arrivare in cima all’Etna! E siccome a me le sfide ”facili” non piacciono, la salita al vulcano deve essere fatta come dico io, partendo cioè direttamente dal mare, con un dislivello totale di 3300 metri.
Quest’anno poi ho un’arma in più a mia disposizione, la mia fida orsetta con le ruote cicce perfette per la soffice sabbia vulcanica. Contatto allora Sebastiano, il local anche lui dotato di fat bike e gli spiego il mio progetto. Anche lui è entusiasta dell’idea e mi guiderà fino alla cima. All’ultimo si aggiungono al gruppetto anche il compagno di mille avventure Robi e l’immancabile Jag. I due amici si informano sull’itinerario continuando a chiedermi quanti km saranno fino in cima, ma io evito risposte precise dicendo che ha organizzato tutto Sebastiano e che l’unica cosa sicura è che si parte dal mare e si arriva in cima al vulcano!
Arriva il giorno della partenza, impacchettiamo le bici, prendiamo l’aereo e in un attimo atterriamo a Catania. Sebastiano ci sta aspettando, carichiamo bici e scatoloni in auto, sembrava impossibile ma entra tutto al millimetro e partiamo verso Calatabiano, dove ho prenotato un B&B molto accogliente e ad ottimo prezzo, il Domus Candida gestito dal gentilissimo Alessandro. Prepariamo le bici, ci facciamo una bella pizza ai pistacchi di Bronte e a nanna, domani si parte all’alba e la giornata sarà lunghissima!
Sveglia alle 5.30 e alle 5.45 Alessandro entra in cucina con il pane caldo appena sfornato. Ospitalità sicula top level! Facciamo il pieno calorico con marmellate fatte in casa e miele biologico e l’ottimo padrone di casa ci consiglia di prepararci qualche panino da mettere nello zaino. Usciamo che è ancora buio e alle 6.30 puntualissimi siamo alla spiaggia di S. Marco. Quota zero. La cima è lassù, lontanissima, 3300 metri più in alto, ma questa volta sono concentratissimo, voglio e devo raggiungerla, sono 45 anni che la sogno!
Raccolgo una bottiglietta di acqua di mare da gettare nel cratere centrale e facciamo un paio di foto. Il sole non è ancora sorto, si parte!

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Saliamo per la splendida ma anche molto impegnativa valle dell’Alcantara, arriviamo a Castiglione e poi prendiamo la ciclabile in leggera discesa verso Linguaglossa.

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Mangiamo qualcosa, troviamo l’ultima fontanella sulla strada e ripartiamo. Il cielo è perfettamente limpido. Dopo un tratto in asfalto prendiamo una mulattiera molto scassata, tratti ripidissimi si alternano a tratti in piano. Un po’ si spinge e un po’ si pedala, il fondo è molto smosso e il consumo energetico altissimo.

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Inoltre fa caldo, siamo a metà ottobre ma fa molto caldo. Guardo il gps. Sono più di 4 ore che pedaliamo e siamo solo a quota 1100. E abbiamo già fatto 1400 metri di dislivello. Del resto non posso lamentarmi, sono io che ho chiesto a Sebastiano di salire evitando il più possibile le strade asfaltate, e lui mi ha accontentato. E allora continuiamo a salire, a mezzogiorno arriviamo al rifugio Brunek a 1400 metri. Una breve pausa, riempiamo le borracce e mangiamo un cornetto alla crema. Purtroppo Jag non è riuscito a digerire l’abbondante colazione e fa molta fatica a tenere il passo, ma stringe i denti e con calma viene su. Usciamo dal bosco e arriviamo alle prime colate di lava, il bello arriva adesso.

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Eccoci a Piano Provenzana, 1800 metri, sono già passate le 13. Qui troviamo gli amici happykiller e Massimo che ci hanno preceduto. Per caso arriva anche il local Bandw e facciamo una foto tutti insieme.

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Una fetta di torta, ultimo rifornimento di acqua minerale fino alla cima e ripartiamo sulla strada sabbiosa lunga 9 km che arriva oltre i tremila metri.

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Jag intanto butta fuori tutto quello che gli bloccava lo stomaco e non vuole mollare, ma è piuttosto debole. La strada sale subito con delle dure rampe in mezzo alle colate laviche e il panorama si fa sempre più spettacolare.

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La cima però è ancora molto lontana, abbiamo fatto già più di 2000 metri di dislivello e ce ne sono altri 1500.

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Ma noi non ci facciamo intimorire, nonostante la stanchezza supplementare accumulata nella parte bassa.

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Continuiamo a pedalare in mezzo a bocche eruttive vecchie e nuove e il contrasto fra l’azzurro del cielo e le mille sfumature della scura roccia è entusiasmante.

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A 2000 metri ci fermiamo a riposare qualche minuto all’ombra dell’ultimo albero, poi solo sole, implacabile nonostante la stagione, fino in cima.

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Procediamo in ordine sparso, ognuno con il suo passo, è questa l’unica possibilità di arrivare in cima. Cespugli gialli e appuntiti fanno contrasto con il nero della sabbia lavica.

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La strada sale con ampi tornanti, ma la pendenza resta sempre alta.

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Pedaliamo adesso direttamente sulla nera lava, la mia orsetta galleggia benissimo e sale agile.

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Arriviamo al bivio per l’ossevatorio, siamo a 2800 metri e ci aspettiamo per ricompattarci e decidere cosa fare. Sono ormai quasi le 15. Sebastiano e Massimo decidono di arrivare all’osservatorio e poi tornare indietro, per loro arrivare ai tremila è già una vittoria. Noi continuiamo e Jag ci segue, oggi è lui l’eroe di giornata, pur con lo stomaco stravolto non vuole mollare. Affrontiamo l’ultimo tratto, adesso la strada gira intorno al vulcano e dal lato nord ci portiamo su quello ovest. Ad un certo punto i miei due compagni guardano l’ora e dicono: “non ce la faremo ad arrivare in cima, è troppo tardi, arriviamo alla fine della strada e poi torniamo”. Io minimizzo, arriviamo in fondo poi vediamo, ma dentro di me sono sicuro che mai e poi mai arriverò ancora una volta sotto la cima senza salirci. Piuttosto ci arrivo al tramonto e scendo da solo col buio, tanto mi sono portato le luci, ma in cima ci arrivo. Piuttosto faccio tutta la discesa su asfalto, una delle cose che meno mi piacciono in assoluto, ma in cima ci arrivo. Oggi la mia missione è quella. Eccoci alla fine della strada a 3100 metri, sono le 16 e da questa altezza sembra che il sole sia ancora alto. Parliamo con il guidatore di uno shuttle, l’ultimo che per oggi è arrivato quassù e ci dice che a piedi da qui in circa 25 minuti si arriva in cima. Avanti allora, entro le 16.30 ci saremo!

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Ci carichiamo le bici in spalla, il sentiero non è ripido, si riesce anche a fare qualche pezzo pedalato e alle 16.20 siamo in vetta!

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Fra l’altro tutto è perfetto, il tempo è sereno, il vento soffia dalla parte giusta allontanando da noi i forti fumi di zolfo e gli ultimi escursionisti sono appena scesi, lasciandoci soli a godere della cima.

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Mi avvicino e rovescio nel cratere centrale la bottiglietta di acqua di mare. Dopo 45 anni il mio sogno si è finalmente realizzato!

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In tre siamo arrivati in cima, Jag purtroppo non ce l’ha fatta, è rimasto indietro e si è fermato poco più sotto. Facciamo qualche foto intorno al cratere e cominciamo la discesa spettacolare proprio sul suo bordo.

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Il vento crea effetti spettacolari modificando la direzione del fumo che esce dal cratere.

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Vorremmo restare qui ancora tanto, è tutto fantastico, ma purtroppo sono già passate le 16.30 e fra due ore sarà buio.

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Io e happykiller abbiamo le luci, Robi invece no e allora dobbiamo portarci il più in basso possibile prima che cali la sera. Scendiamo direttamente sulla sabbia lavica, si salta, si piega, si va velocissimi.

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Interpretiamo le linee a nostro piacere, altro che sentieri da seguire, questo è il top per qualsiasi biker!

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Scendiamo adesso veloci sulla stessa strada dalla quale siamo saliti, ma guardando in giù il panorama cambia completamente, altri crateri si offrono alla nostra vista.

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Ad un certo punto happy killer trova una deviazione verso le piste da sci, una scarpata ripidissima di lava completamente smossa.
Lui, con casco integrale e protezioni, si butta senza paura e con pochi problemi arriva in fondo. Io non ho l’ìntegrale e neanche le protezioni questa volta, ma non posso essere da meno. Mi butto senza paura, ma la pendenza è veramente esagerata. A metà cado e rotolo per qualche metro sulla lava.

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Poco male, io non mi sono fatto niente e cosi ho testato il telaio in carbonio sulla dura lava!
Arriviamo alla fine della strada, adesso un bel sentiero sugli aghi di larice ci conduce in basso verso il Citelli. Da qui partirebbe un bellissimo sentiero nel bosco, ma purtroppo è quasi buio e dobbiamo scendere veloci su asfalto. Arrivati al primo paese salutiamo happy killer che ha parcheggiato qui la macchina e continuiamo verso il mare. Ormai siamo al buio e con la mia luce illumino la strada anche per Robi. Si scende, si scende, 3300 metri di dislivello sono veramente infiniti. Eccoci al mare, sono ormai le 20, ce l’abbiamo fatta! Guardiamo i gps, 120 km e 3700 metri di dislivello. Che giornata incredibile. Al B&B ritroviamo Jag, doccia e cena tipica siciliana. Domani Graziella ci porterà a fare un giro sui Peloritani con bagno finale nel mare ancora caldissimo, la giusta conclusione di un sogno durato una vita.

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Sognate. Coltivate i vostri sogni. E i vostri sogni si realizzeranno!

Il video: https://vimeo.com/109400008