[First ride] Nuova Yeti SB165

[First ride] Nuova Yeti SB165

Marco Toniolo, 16/07/2019
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Marco Toniolo, 16/07/2019

Yeti presenta la SB165, una bici da enduro con ruote da 27.5″ e, come dice il nome, 165mm di escursione posteriore abbinati ad una forcella da 180mm di corsa. Il brand del Colorado definisce questa tipologia di bici “rip bikes“, cioé mezzi pensati per essere agili e facili da pompare sugli ostacoli, strizzando l’occhio anche all’uso in bike park. Il sistema di sospensione è il collaudato Switch Infinity. Durante la presentazione a Bovec, in Slovenia, ho avuto modo di far parlare il product manager e l’ingegnere responsabile per la cinematica (sottotitoli in italiano). Eccovi dunque tutti i dettagli della SB165:

Come detto nel video, la SB165 nasce per un uso con ammortizzatore a molla. Il carro è infatti molto progressivo, proprio per ovviare alla linearità intrinseca della molla. Fra tutte le Yeti, questa è la più progressiva in assoluto.

Geometria

Nessun compromesso: angolo sterzo molto aperto, angolo sella verticale, offset della forcella cortissimo (37mm), reach molto lungo.

Sui sentieri della Matadown con la SB165

Ho potuto provare la SB165 per un’intera giornata sui sentieri della Matadown, vale a dire sul Monte Maggiore o Matajur che dir si voglia, al confine fra Slovenia e Italia. Per tagliare la testa al toro dico subito che me la sono pedalata per circa 700 metri di dislivello in salita, con parte tecnica finale. Io stesso ero molto scettico sulla performance di una bici del genere in salita, ma mi sono ricreduto una volta arrivato in cima: sono stato sempre in sella senza problemi. Avevo già apprezzato lo Switch Infinity in passato, nel caso della SB165 però sono rimasto veramente a bocca aperta per quando il carro stesse alto nel travel e per come la molla (senza chiudere la compressione con l’apposita levetta) aiutasse a copiare bene ogni asperità ed offrire trazione “malgrado” le ruote da 27.5″.

Non solo, l’anteriore è facile da tenere attaccato al terreno, senza dover assumere posizioni improbabili in punta di sella. Qui aiuta l’angolo sella di 77°, senza ombra di dubbio. Sul fatto che sia montata una forcella da 180mm in combinazione con un ammortizzatore da 165mm ha già detto tutto l’ingegnere nel video, ed é sempre stata una delle caratteristiche che mi è piaciuta di Yeti, perché personalmente trovo che al retrotreno non vi sia bisogno della stessa escursione della forcella, ed il motivo ora è stato spiegato tecnicamente.

In ogni caso, questa non è una trail bike. Arrampica bene per la tipologia di bici, ma non la consiglio a chi voglia farsi grandi giri pedalati. Rimanendo in casa Yeti, meglio una SB150 o 130, con ruote da 29 pollici, geometrie meno estreme ed escursioni più contenute.

La quintessenza della SB165 è la discesa, possibilmente veloce e scassata. Più la si lascia correre, più si gode, come anche l’angolo sterzo di 63.5° lascia pensare. Ho provato una taglia L, con reach di 480mm, per me che sono alto 179cm. Può sembrare una misura esagerata, eppure mi sono trovato a mio agio. Il reggisella telescopico da 150mm non aveva praticamente fuorisella, cosa logica con il mio cavallo (sella – movimento centrale) di 76cm. Il peso dell bici così montata si aggirava sui 14.5 kg.

È una bici che richiede una guida molto attiva, vale a dire che è vietato dimenticarsi di tenere il peso ben in avanti sopra il manubrio, altrimenti la direzionalità ne risente immediatamente. Mi è capitato un paio di volte di arretrare quando arrivavo veloce e c’era una breve rampa ripida da superare di slancio, senza quasi pedalare.

Il reparto sospensioni è una libidine pura. Al di là della Fox 36 Grip2, che uso regolarmente anche su altre bici, ancora una volta lo Switch Infinity si è dimostrata una di quelle sospensioni che lavorano bene in ogni situazione senza bisogno di aiuti da piattaforme varie. Come già detto nell’ambito della salita, è sempre ben alta nel travel e, in questo caso, ha una progressività che non fa rimpiangere un ammortizzatore ad aria, perché è piuttosto difficile arrivare a fine corsa. Sul fatto della sua durata nel tempo, ho avuto in prova per quasi un anno una Yeti con il “vecchio” Switch Infinity, meno protetto dell’attuale, senza mai accusare un problema.

Il percorso della Matadown è piuttosto veloce e con pochi tratti tortuosi, motivo per cui non posso dire molto su come si comporti nello stretto. In ogni caso, nelle poche curve lente e tecniche, sono riuscito ad impostare la mia linea bene, anche grazie alle ruote da 27.5″, che conferiscono la dovuta agilità ad un mezzo con così tanta escursione. Era da tanto tempo che non salivo in sella ad una 27.5″, visto che mi piacciono molto la trazione e la poliedricità delle 29″ moderne, ma mi sento di dire che le ruote più piccole hanno ancora un motivo di esistere per una tipologia di bici come questa, votata più al divertimento che non alla conquista della vetta.

Allestimenti e prezzi

Anche per la SB165 Yeti propone due tipi di telaio in carbonio, il Turq e il C. Il secondo è leggermente più pesante (220 grammi in taglia M) ma più economico.

La SB165 sarà disponibile da settembre 2019.

Prezzo telaio Turq: 4.499 Euro
T1 XT: 8.299 Euro
T2 X01: 8.699 EUro
T3 XX1: 9.699 Euro

Prezzo C1 GX: 6.299 Euro
C2 X01: 6.799 Euro
Per le C series non è possibile acquistare il telaio da solo.

I dettagli del telaio

Il cuore del sistema Switch Infinity.

Lo spazio nel carro posteriore con un Maxxis Minion DHR II da 2.4″.

Guidacatena One Up Components.

Passaggio cavi interno con guida.

Ammortizzatore a molla. Qui si possono risparmiare ancora dei grammi optando per la molla arancione di Fox, che Yeti non mette nei primi montaggi per farsì che non ci sia una spesa eccessiva nel caso il cliente ne volesse una di un’altra durezza.

Tutto l’hardware dello Switch Infinity è uguale su tutte le Yeti, a parte la biella.

Attacco pinza freno.

Reach lungo, stem corto, offset forcella cortissimo.

Per non fraintendere: questa è una Yeti SB165.

Bash Ring. Ha un senso su una bici così votata alla discesa.

Non ho mai toccato quella levetta per la regolazione al volo della compressione. È sempre rimasta aperta, anche in salita.

C’è spazio per una borraccia. Provato di persona.

Per chi se la fosse persa, eccovi l’intervista ai due proprietari di Yeti, registrata proprio durante la presentazione stampa in Slovenia:

Yeti Cycles
DSB Bonandrini