20/10/2014
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20/10/2014

Davide Sottocornola ha appena finito la sua ottava stagione di Enduro, con l’ultima gara di EWS a Finale Ligure. La sua 25^ posizione, in una gara in cui hanno corso i rider più forti, dimostra quanto i rider italiani siano diventati forti ma anche quanto sia diventata dura la competizione nelle gare enduro. Stare in cima alla classifica non è più come una volta. Oggi un rider come Davide, per stare al top ha bisogno di un atteggiamento e di un piano di allenamento professionali, oltre chiaramente ad andare molto forte. Ci siamo incontrati con lui a Punta Ala per farci spiegare quanto sia difficile essere un biker professionista e mantenersi competitivo.

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Davide Sottocornola prepara la sua Rocky Mountain per un giro.

Quante stagioni di gare hai fatto finora?

Ho gareggiato per otto stagioni.

Com’è cambiato il livello delle competizioni negli ultimi anni?

Rispetto ai primi anni, il livello non si è solo alzato, ha fatto un balzo enorme. Parlo del modo in cui si corre, della qualità delle bici ecc. I percorsi sono più difficili, e per stare in testa – anche in Italia – sono necessari un allenamento estremamente buono ed un sacco di concentrazione.

In molti pensano che essere un rider sponsorizzato sia forte perchè si ricevono bici gratis ed un sacco di materiale. Però probabilmente non pensano al tempo che è necessario investire ed alle difficoltà con cui confrontarsi per diventare biker sponsorizzato. Quanto è difficile soddisfare i tuoi sponsor?

Gli sponsor vogliono che tu vinca, ma come dicevo prima non è facile perchè il livello è cresciuto veramente tanto, la pressione è forte.

Parliamo di gare internazionali. Quanto è difficile il passaggio dalle gare nazionali a quelle internazionali?

Guardando alle gare internazionali si vede che lo stile delle gare cambia rispetto a quelle nazionali: le gare EWS sono diverse, quindi per prima cosa bisogna adattarsi. A Finale sono arrivato 25° perchè le prove erano simili alle gare nazionali in cui avevo corso in precedenza. Fuori dall’Italia le speciali diventano veramente lunghe, il che significa che bisogna investire più energie ed adottare uno stile di guida diverso. Le gare internazionali non possono essere confrontate direttamente con quelle nazionali.

In questo senso quindi è una buona cosa?

Si, soprattutto se consideri che quando si guarda ai nomi di quelli che stanno davanti, sono nomi veramente importanti, alcuni dal mondo della DH, biker e campioni di un livello veramente alto.

Quindi cosa bisogna fare per entrare nella top ten?

A Finale c’erano speciali in cui ero nel gruppo di testa. Questo mi ha dato un buon feedback sul mio stile di guida, tralasciando i rider più famosi davanti. In gare come Finale è possibile finire nella top ten, quello che conta è essere ben allenati, convinti di quello che si può raggiungere e rilassati sulla bici. Ho le qualità per stare a quel livello, ma non è facile.

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Per Davide ogni giro in bici è allenamento.

Tutti dicono che la prima prova speciale di Finale era proprio difficile, sei d’accordo?

Non proprio, si trattava soprattutto di tecnica, in alcune sezioni era quasi trial. Un sacco di curve strette ecc.

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Le sue abilità nelle curve più strette lo hanno aiutato a raggiungere un buon piazzamento a Finale.

Cosa farai adesso fuori dalla stagione di gare? Ad esempio adesso sei qui a Punta Ala per divertimento o per allenarti?

In questo periodo, dopo l’ultima gara, impiegherò il mio tempo con corsi di tecnica di guida e simili.

Abbiamo notato che di recente hai cambiato bici. E’ stato difficile spostarsi da una Santa Cruz ad una Rocky Mountain?

No, non proprio, e vi spiegherò perchè. All’inizio, quando provi la bici per le prime volte, ci vuole qualche giro per adattarsi. Una volta che ho trovato la giusta posizione sulla bici, il cambiamento diventa un vantaggio. Mi sono trovato più veloce ed il feeling era più enduro, mentre la bici precedente sembrava più una All Mountain, seppur adattata. Al livello delle gare di Enduro, Santa Cruz aveva bisogno di fare più attenzione alle sospensioni per adattarsi alle velocità a cui corriamo, ma adesso ha risolto con la nuova Nomad. Era una bici che richiedeva attenzione alla posizione ed alla scelta delle linee per dare il massimo in una gara Enduro di alto livello. Con la Rocky Mountain sembra più di stare nella bici che sulla bici, il che mi dava un feeling più rilassato ad alta velocità.

Come ti preparerai per la prossima stagione?

Penso che andrò in Cile per fare la gara Andes Pacific, farò parecchia bici da strada e lavoro in palestra intorno a Finale e più a sud. Lavoro con il mio personal trainer ed assieme misuriamo le mie prestazioni e cerchiamo di migliorarle. C’è sotto un programma serio per stare all’altezza del livello delle gare.

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Secondo Davide la nuova bici è più stabile e confortevole in sezioni difficili ad alte velocità.

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Spesso ci vuole anche preparazione mentale per superare in velocità le sezioni rocciose.