Israele: alla scoperta dei più bei singletrack nel deserto del Negev

Israele: alla scoperta dei più bei singletrack nel deserto del Negev

30/11/2018
Whatsapp
30/11/2018

Pensi a Israele. Difficilmente la mountain bike fa parte di questo primo ed istintivo pensiero. Ma siamo curiosi. Perché dunque non andare alla scoperta dei più bei trails nel deserto del Negev? Spesso si conosce già il posto dove andremo a mettere le ruote della nostra bici. Altre volte no. Come in questo caso. E allora cresce, e di parecchio, il desiderio di sapere come sarà la meta del nostro prossimo viaggio. Come saranno i trail, i panorami, l’atmosfera. Dopo tutto è ciò che può fare di un viaggio una grande esperienza da raccontare e da ricordare.

Il tutto è stato possibile grazie a Desert Bike Air, che ringraziamo di cuore. Si tratta di un gruppo di ragazzi israeliani che hanno deciso di valorizzare e far scoprire ai bikers di tutto il mondo cosa offra il loro paese, visto e vissuto stando in sella alla propria mtb. Desert Bike Air ha investito tempo e risorse per far vivere ai bikers un’esperienza unica nel deserto del Negev, nella parte meridionale del paese. Ottima organizzazione e cordialità dello staff, uniti a panorami unici e good riding hanno fatto di questo viaggio un’esperienza che ci sentiamo caldamente di consigliare a chi sia alla ricerca di luoghi esotici e inusuali da vivere in sella.

Dopo un briefing iniziale si parte. Il primo giorno ci aspettano circa 45 km, pochissima salita (150 m circa) e ben più discesa (sui 700 m)

Alla partenza il paesaggio è sconfinato. Dopo una prima parte su questo altipiano scenderemo di diverse centinaia di metri, saggiando le prime discese sui trails del Negev.

Strane figure si aggirano in bici. Il mitico Gil Rasta si rivelerà un personaggio tutto da scoprire.

Locations in stile Rampage lasciano a bocca a porta tanto quanto il paesaggio intorno a noi. Presumibilmente non sarà la linea da seguire.

Una delle nostre guide, Yotam Barneis, fa bella mostra del suo set up.

Dalla Germania con furore: Gustavo Enzler mette alla frusta una della belle Trek che lo staff ci aveva messo  disposizione.

 

Il clima del primo giorno è perfetto, grazie alle nuvole che non ci fanno arrostire al sole del deserto. La temperatura è di circa 21 gradi e c’è parecchia ventilazione. Si va via spediti. Il desert trail si snoda sinuoso come un serpente sul suolo desertico.

 

Ogni viaggio è un’occasione per conoscere nuove persone. Qui Gustavo e Guy aprono il gas nel flow israeliano

Lo stesso fa Yotam

Tutta la rete di sentieri dedicata alla mountain bike è segnata da questi omini con sopra il logo del desert trail. E’ dunque pressoché impossibile perdersi.

I temporali ci girano attorno ma riusciamo arrivare asciutti al primo campo dove passeremo la notte

Sistemazione tipica in tende berbere per la notte che sopraggiunge.

Birra e chiacchiere davanti al fuoco regalano good vibrations alla sera. Foto credit Ilan Shacham Photography.

 

L’indomani il paesaggio cambia:  più rocce e terra rossa, partiamo dentro un canyon dai mille colori. Oggi il menù prevede 50 km, con più saliscendi e paesaggi spettacolari.

  

Guy Lugrin se la gode saggiando la terra rossa.

 

Forme e colori continuano a mutare man mano che andiamo avanti lungo il sentiero. Buona parte dei trails passano su rocce non lavorate dall’uomo, che semplicemente ne ha sfruttato la morfologia al meglio per ospitare i sentieri.

 

Ovviamente non  mancano rogne meccaniche, ma grazie al nostro meccanico si riparte ogni volta senza problemi.

Nir Benjamini, fondatore del Desert Bike Air, si gode il trail nel canyon.

Nuovo modello di bike stand Park Tool, “Nature”

  

I sentieri ci fanno divertire alla grande, sono decisamente flow. La pendenza non è mai molta, perciò è meglio cercare di guidare pulito mettendo mano al freno il meno possibile per mantenere l’andatura. Personalmente mi sono divertito parecchio a pompare la bici alla ricerca della fluidità.

 

La vista è spettacolare. Si respira vastità. In fondo intravediamo le montagne al confine con la Giordania.

Relax in acqua termale a temperatura perfetta. Birretta d’obbligo per defaticarsi per bene. Foto credit Ilan Shacham Photography.

 

Dopo il bagno ci aspetta una bella cena a base di ottimo cibo locale.

 

Locals.

Il terzo giorno di riding prevede più salita, un bel caldo e circa 55 km di sentiero. Meta finale: la riserva naturale di Timna Park, nell’estremo sud di Israele. Lo staff non si fa cogliere impreparato e durante il sentiero avrà modo di garantire rifornimenti di acqua  e cibo.

 

L’ambiente continua a piacermi un sacco, ne approfitto per scattare un po’ di foto al caro Guy che si presta volentieri.

Una delle rare occasioni in cui ho beccato in bici uno degli altri fotografi local, Nitzan Papir.

 

Il riding continua allegro, facendo solo attenzione al fondo che si rivela un po’ infido.

 

La sera fa capolino, noi siamo ancora in sella perché non riuscivamo smettere di far foto a questi ambienti spettacolari.

Il mattino dopo sveglia alle 5 per un riding di un paio d’ore all’alba all’interno di Timna Park, giusto in tempo per prendere l’aereo per tornare a casa.

 

Oggi la nostra guida sarà Yaron Deri, gran personaggio impegnato nella costruzione di nuovi trail all’interno del parco. Grazie al lui abbiamo avuto la possibilità di provarli in esclusiva, dato che non erano ancora ultimati. L’intero trail sarà ultimato per la Samarathon mtb race prevista dal 13 al 16/2/2019. Per chi fosse interessato a parteciparvi trovate più info a questo link.

   

Luce e sentieri si rivelano ottimi per divertirsi e scattare un po’ di foto.

Un plauso all’organizzazione dei ragazzi di Desert Bike Air, davvero cordiali e disponibili. Si tratta di un tour assolutamente non estremo (e nemmeno vuole esserlo) bensì adatto a una moltitudine di bikers e viaggiatori. L’organizzazione puntuale permette di vivere davvero una bella esperienza in bici lontana dai ciò cui siamo abituati alle nostre latitudini. Per chi volesse portarsi la bici da casa: imballatela bene e preparatevi ai lunghissimi controlli di sicurezza al ritorno all’aeroporto di Tel Aviv. Oppure si può optare per una delle Trek nuove di pacca che lo staff mette a disposizione come noleggio. Qui il link al loro sito dove trovate tutte le info necessarie. Il prossimo tour è previsto in febbraio.

www.lucadeantonipictures.com

 

POTRESTI ESSERTI PERSO