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La donna e il deserto: una pedalata alla ricerca di se stessa

La donna e il deserto: una pedalata alla ricerca di se stessa

01/01/2015
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01/01/2015

La donna sta pedalando nel deserto. Un deserto infinito, lungo più di 1200 km. Pedala e pensa. No ha nessuna fretta. Il deserto è li da millenni e altrettanti ne passeranno. E’ un deserto magico, variopinto, ogni giorno sempre diverso. Si passa dalle dune di sabbia infinita, alle rocce dai mille colori, al bianco accecante del sale e ogni tanto sbucano vulcani altissimi, qualcuno spento ormai da tantissimi anni e qualcuno ancora attivo. Quel deserto lo conosce piuttosto bene, ne ha già attraversato dei tratti a piedi, e proprio per questo ha scelto l’unica bici con la quale sa di poter pedalare in qualsiasi condizione di terreno. Una fat bike con ruote da 5 pollici. Inarrestabile come le vere navi del deserto, i dromedari.

La donna pedala e pensa alla sua vita. Una vita sofferta, dura, a tratti disgustosa. Una vita alla quale lei si è appesa con i denti, con tutto il suo corpo e con una grande forza di volontà, per non vedersi sprofondare nella banalità e nella miseria dell’anima. Ha scelto quel viaggio proprio per cercare dentro se stessa, per capire, per scavare nel profondo della propria mente. Pedalata dopo pedalata avanza sulla pista invasa dalla sabbia portata dal vento, e mentre va avanti la sua mente corre indietro nel tempo, fino ad uno dei primi ricordi rimasti indelebili: i suoi genitori, che lei avrebbe voluto più vicini ed invece erano spesso lontani.
Durante la settimana lavoravano e la domenica, da grandi appassionati di montagna, andavano sempre a camminare e scalare. A lei questo sembrava normale, ma cosa ne poteva sapere una bambina di quanto un genitore deve essere presente? E’ vero, qualche volta, crescendo, portavano anche lei, ma la maggior parte delle volte il papà andava da solo per raggiungere alte cime inviolate. La mamma, invece, pur essendo più presente, era molto severa per quanto riguarda l’educazione e la scuola. La bambina, pur non eccellendo in nessuna materia, non aveva problemi di rendimento scolastico. Ma la mamma pretendeva di più, molto di più, e cosi la bambina, non riuscendoci, si mise in testa di essere inadeguata.

Arrivando alle scuole medie poi, la ragazza era stata presa di mira da un paio di professori che pretendevano da lei l’impossibile, rafforzando cosi il suo senso di inadeguatezza.
Intanto, crescendo, nei fine settimana usciva un po’ più spesso con i suoi genitori per lunghe gite in montagna. E spesso facevano lunghi viaggi in paesi lontani. Camminavano tutto il giorno, e anche questa era una cosa che avrebbe segnato la sua vita, questa volta però in positivo.
La ragazza praticava molti sport, ed era anche piuttosto dotata. I primi risultati a livello agonistico non tardarono ad arrivare, ma anche in questo campo i suoi genitori pretendevano di più, sempre di più. Le piaceva correre, nuotare, andare in bicicletta e si allenava molto, ma per i genitori non era mai abbastanza, lei doveva eccellere anche in questo campo e la costringevano ad allenamenti sempre più lunghi ed impegnativi.
Intanto il deserto comincia a cambiare forma, dalle infinite dune di sabbia spuntano formazioni rocciose sempre più alte e dalle bizzarre forme. E’ bellissimo pedalarci intorno, rilassante, la mente corre libera negli spazi infiniti. E ricorda. Ricordi remoti e alcuni rimossi che pian piano ritornano a galla.

Era al liceo al quale, con grande forza di volontà, aveva voluto iscriversi. Perché alla fine delle medie una “simpatica” professoressa aveva consigliato ai genitori di farla iscrivere al massimo al biennio di una scuola professionale. Di più secondo lei non ne avrebbe avuto le capacità. L’autostima ringrazia! E invece no, liceo ed anche con discreti risultati, se non fosse per il paio di soliti professori per i quali lei non capiva niente. Ma a lei piaceva studiare, capire, viaggiare. Imparava a conoscere il mondo apprendendo la storia, la geografia, la filosofia, l’arte oratoria. Tutte cose che più avanti si sarebbero rivelate molto utili.
In lontananza l’inconfondibile profilo di un vulcano compare all’orizzonte. Il perfetto tronco di cono si staglia maestoso nella rossa luce del tramonto. E’ ormai buio quando ne raggiunge le pendici e si accampa nell’oasi. E’ stanchissima, una cena frugale e a letto. Prima di addormentarsi continua ad indagare su se stessa.

Durante il liceo ebbe la prima relazione seria con un ragazzo. Non era una persona che l’attraeva particolarmente, anzi, fisicamente non le piaceva proprio. Ma a quel tempo a lei interessava più la testa che l’aspetto fisico, e quell’uomo aveva una parlantina che l’attirava. Inoltre aveva molti anni più di lei e questo, inconsciamente, l’attirava ancora di più. Con lui incominciò a viaggiare, medio oriente, Thailandia e tanti altri paesi. Sempre viaggi organizzati autonomamente. Purtroppo, un po’ alla volta, quella persona non si dimostrò quello che lei si aspettava, anzi proprio l’opposto. I viaggi in quei paesi lontani servivano a procurarsi droghe leggere, che naturalmente faceva assumere anche a lei. In più era dedito alla pornografia, e anche lei era costretta a guardare. Ogni tanto, entrando nella sua stanza, lo vedeva masturbarsi eccitato da qualche rivista erotica. Tutto questo durò anni ed anni, e lei cominciava a non riuscire più a distinguere il bene dal male. Le volte che lui le chiedeva di fare del sesso, lei doveva “farsi” per riuscire a sopportare lo schifo che provava. Solo l’università le permetteva di pensare di stare vivendo una vita quasi normale. Ma, anche qui, un po’ alla volta si accorse che raccomandazioni ed esami pilotati erano la normalità. Finche un giorno, erano passati tanti anni, ormai sopraffatta dallo schifo e dal disgusto nei quali stava sprofondando, non si sa come, trovò il coraggio di dirgli: non ti amo, basta, basta, basta. Lo urlò guardandolo un’ultima volta negli occhi e continuò ad urlarlo finche non ebbe più voce. Basta, basta!
La donna si sveglia nel cuore della notte madida di sudore e si mette seduta cercando di scacciare questo terribile incubo. Si guarda intorno. Milioni di stelle la fissano dall’alto e di fronte a lei una bella luna sta sorgendo proprio dietro al vulcano. Si veste, piega il sacco piuma e lo ripone nella borsa da bikepacking. Accende la luce frontale e nel pieno della notte comincia spingere la sua fat bike su per il vulcano. Non è altissimo, ma ci vuole qualche ora per arrivare in cima. E’ ancora buio, appoggia la bici e si rannicchia sul bordo del cratere. L’interno del vulcano è illuminato da strani riflessi di un blu fosforescente, come dei lampi che improvvisamente si spengono e riaccendono. E’ sola, di notte, in cima ad un vulcano e in mezzo al deserto, ma non ha paura, è semplicemente affascinata da questo spettacolo naturale. In attesa dell’alba ricomincia a pensare.

Dopo essersi lasciata finalmente con quello squallido individuo, riuscì a trovare un lavoro con il quale poter almeno avere una indipendenza economica. Continuò a viaggiare, era stata ormai in tantissimi paesi del mondo a piedi o in bicicletta, da sola o con amici. Nei periodi di ferie portava in giro degli amici per tutto il mondo. Organizzava tutto lei, biglietti aerei, alloggi, transfer e permessi. E sul posto li accompagnava nei siti più belli e sconosciuti. Al ritorno erano tutti concordi nel dire che vacanze cosi particolari e ben organizzate non ne avevano mai fatte. Del suo lavoro in Italia era abbastanza soddisfatta, ma anche li cominciarono i primi problemi: dopo tanti anni di lavoro avrebbe voluto prendere delle decisioni in autonomia, invece i superiori glielo impedivano sistematicamente, in più le solite invidie fra colleghi cominciarono ad aumentare. Non ci pensò su due volte, lasciò quel lavoro sicuro per continuare a fare quello che più le piaceva, viaggiare. Lasciò la sicurezza per l’ignoto, ma cosi avrebbe potuto vivere appieno la sua vita. Contattò varie agenzie turistiche e finalmente, dopo molte difficoltà, iniziò una collaborazione con quella che meglio si adattava ai suoi tipi di viaggi. Cominciava una nuova vita, meno sicura ma più soddisfacente.

L’aurora, uno dei momenti più emozionanti che si possano vivere. Improvvisamente una sottile striscia arancione separa nettamente in due parti il cielo e la terra, che solo fino a pochi secondi prima erano come un corpo unico, scuro come l’inchiostro. E un po’ alla volta, guardando verso est, il cielo comincia a schiarirsi e le stelle si spengono una ad una. La donna è li, rannicchiata in cima al vulcano, e da quella altezza questo fenomeno è come moltiplicato nella sua bellezza. Ancora qualche minuto in trepida attesa ed ecco l’alba, prima il cielo si tinge di tutte le gradazioni dell’arancione e poi, quasi in punta di piedi, uno spicchio di sole fa capolino all’orizzonte. E’ un attimo che sembra infinito. Poi il sole, sempre più prepotentemente, si arrampica nel cielo cambiando colore infinite volte nello spazio di pochi secondi. E con la luce del nuovo giorno ecco che anche il vulcano si mostra in tutto il suo splendore, con il gigantesco cratere perfettamente delineato. Il fondo del cratere è ricoperto da un bellissimo lago color smeraldo. L’acqua del lago contiene grandi concentrazioni di acido solforico, che fa reazione con i fumi sulfurei e di notte diventa blu fosforescente. Uno spettacolo unico al mondo. Tante, troppe emozioni nel giro di pochi minuti, la donna richiude gli occhi cercando ancora dentro di se.

Si era messa con un altro uomo, anche questo aveva parecchi anni più di lei, e condividevano l’amore per i viaggi. Ma anche in questo caso dopo parecchio, troppo tempo, si era accorta che non poteva essere l’uomo della sua vita. Scopri che lui la tradiva spesso e neanche troppo di nascosto e un giorno lui se ne andò. Altri anni buttati al vento in attesa di un amore mai conosciuto. Certo, bisogna dire che lei non era una ragazza comune. Mesi e mesi, a volte anni passati a vivere in paesi lontani, dormendo magari su una stuoia di palma o sul pavimento di una capanna costruita col fango, l’avevano inselvatichita, e lei si trovava sicuramente più a suo agio dormendo sotto le stelle piuttosto che in un comodo letto. Difficilmente un uomo “normale” si sarebbe innamorato di questa ragazza “selvaggia”. Nei momenti che trascorreva a casa, ogni tanto brevi e ogni tanto più lunghi, di stare ferma proprio non ne voleva sapere, e usciva a camminare anche per tutto il giorno, solo cosi riusciva a scaricare la sua iperattività di ragazza selvaggia.
La donna riapre gli occhi, ormai il sole è un disco alto nel cielo, dà un ultimo sguardo all’interno del vulcano, sale sulla bici e comincia una di quelle discese memorabili, che per sempre rimangono impresse nella mente di un biker. La bici dalle gomme larghe scivola leggera lungo le pendici del vulcano. La sabbia scura si solleva come lo spruzzo di una fontana. L’aderenza è perfetta, la bici non affonda ma procede spedita verso la base del vulcano. Curve, controcurve, è bastato prenderci un po’ la mano e il divertimento aumenta con la velocità. Non c’è nessun ostacolo, non c’è bisogno di pensare a niente, la bici corre libera nello spazio infinito. E anche la mente corre libera.

Aveva avuto delle relazioni con uomini sposati, che le chiedevano di aspettare, le dicevano che lei era una donna vera, che fra un po’ si sarebbero separati dalla moglie….e alla fine naturalmente era lei che rimaneva con un pugno di mosche. Si accorse che la sua vita era ad un bivio, era caduta in basso, aveva conosciuto lo schifo e la depravazione, e i suoi sensi di colpa e inadeguatezza, cominciati da piccola e inculcati ingiustamente da genitori e professori si erano ingigantiti con gli anni. Cominciò allora un durissimo lavoro di psicanalisi, i dottori scavavano dentro di lei senza pietà. Anni e anni per cercare di ricostruire il suo rapporto con la vita, una dura battaglia per uccidere il falso essere interiore. Anni. Per scoprire che una delle cause principali del suo disastro erano proprio loro, gli amati genitori. Straziante. Ma liberatorio. Finora la sua era stata una vita in salita, aveva dovuto combattere contro tutto e contro tutti. Solo grazie alla sua straordinaria forza di volontà e voglia di vivere era riuscita ad arrivare fino a questo punto e lentamente a risorgere. Come in bici, dopo la salita c’è sempre la discesa

Infatti sta scendendo. La discesa da uno dei vulcani più belli del mondo. Con calma, assaporando ogni attimo di questa favolosa discesa, arriva ai piedi del vulcano. Guarda per un attimo in alto, da dove è partita, e con un grosso sospiro di soddisfazione riparte per il deserto infinito. Pedalata dopo pedalata, respiro dopo respiro, sente che la sua anima e la sua mente si stanno liberando e le capita per la prima volta una cosa molto strana, che non aveva mai vissuto. Si sente scivolare fuori dal proprio corpo e lo vede pedalare dall’esterno, vede lei stessa pedalare ma lei non è li, si sta osservando.

Ormai la ragazza era diventata donna. Un giorno, in un piccolo albergo del nord Africa, lo vide. Trasalì. In quel momento senti qualcosa dentro di se, come una stretta allo stomaco. Come se si conoscessero da molto tempo si salutarono. Quella sera l’uomo scese nella hall. Rivedendolo, lei provò la stessa sensazione di prima. Anche l’uomo aveva sentito che c’era qualcosa in lei, e non era solo il suo splendido sorriso, c’era dell’altro, ma non capiva cosa. Cominciarono a parlare, lei aveva una bellissima voce. Una voce che dimostrava meno anni dell’età che aveva raggiunto. L’uomo sarebbe stato li per ore a sentirla parlare e vederla sorridere. Scoprirono di avere degli interessi comuni, i viaggi, la bicicletta, la visione della vita. Si sedettero con calma sul divano. Parlarono per ore e mentre parlavano si guardavano negli occhi e sorridevano. Lentamente, senza neanche accorgersene, le loro gambe e le loro braccia si stavano avvicinando e intrecciando, fino a che i loro visi si trovarono a pochi centimetri uno dall’altro.

Si guardarono ancora una volta intensamente, chiusero gli occhi e si baciarono. Un bacio infinito, caldo, le loro lingue si intrecciarono senza sosta. Nella stanza di lei si spogliarono e fecero l’amore, proprio li ai piedi del letto, su una stuoia di palma. Quella notte fu fantastica per entrambi, fecero l’amore infinite volte, in una maniera cosi dolce e completa come mai avevano provato. Mentre l’uomo non aveva avuto tante esperienze, lei aveva vissuto una vita sessuale molto aperta e nel tempo era diventata disinibita. Molto disinibita. Quella notte insegnò molte cose all’uomo e lui contraccambiò con sensibilità e dolcezza infinite. Dopo una notte cominciarono a conoscersi abbastanza bene, sia dal lato sessuale che per le loro esperienze di vita. Al mattino l’uomo dovette partire. Si salutarono. Lei sapeva che lui era sposato, ma le era chiara anche un’altra cosa: insieme loro erano potenzialmente molto pericolosi!

Nel mese che segui si rividero molte volte e in varie situazioni, fecero e rifecero l’amore imparando ogni volta qualcosa di più dell’altro, fecero lunghe camminate insieme, lunghe pedalate e specialmente parlarono tanto, dei loro bisogni, delle loro voglie, del loro passato e delle loro passioni. E più parlavano e più scoprivano di avere tantissime cose in comune. Era passato solo un mese, ma sembrava un anno da quanto era stato intenso. E un po’ alla volta la loro passione si trasformò in amore.

Pedalata dopo pedalata, la donna è arrivata alla base di un altro vulcano. Si mette la bici in spalla e comincia salire. A differenza dell’altro, questo vulcano non lo conosce. Proprio per questo vuole arrivare in cima il prima possibile, la sua voglia di esplorare e conoscere è grandissima. Passo dopo passo, minuto dopo minuto, la cima si avvicina sempre di più. Ci sono volute molte ore e molta fatica, ma la salita non l’ha mai spaventata, ci è abituata. E alla fine arriva sul bordo del cratere. Quello che si presenta ai suoi occhi è uno spettacolo che mai aveva visto nella sua lunga vita di viaggiatrice. L’interno del cratere è un enorme calderone di magma scoppiettante, grandi bolle rosse e arancioni si gonfiano e spariscono improvvisamente. La lava fumante crea delle onde come se fosse mare aperto. I fumi sulfurei fuoriescono abbondanti dalla grande bocca, e solo il vento da est li tiene ad una distanza tale da permetterle di respirare. Lei è immobile, come paralizzata da questa enorme dimostrazione di forza della natura. Sente come se il calore del vulcano volesse entrare dentro di lei. Solo dopo qualche minuto riesce a riprendersi e a fare qualche passo sul bordo del cratere, per godersi appieno lo spettacolo.

“Ti amo” le disse l’uomo. Lei rimase ammutolita, passarono lunghi interminabili secondi, forse minuti, prima che riuscisse a rispondere. “E’ la prima volta nella mia vita che qualcuno me lo dice”. Questa volta fu lui a rimanere impietrito:”la prima volta, vuoi dire che nessuno degli uomini con cui sei stata te l’ha mai detto?” “Proprio cosi, nessuno me l’ha mai detto, e io non ho mai provato per nessuno quello che sento per te” disse lei “se questo è amore allora è una cosa fantastica, quello che sento dentro di me in questo momento è un vulcano pieno di magma ribollente”

La donna guarda ancora una volta lo spettacolo all’interno del vulcano e comincia a scendere. Questa discesa è ancora più divertente dell’altra, su sabbia finissima, sembra quasi di scendere sulla neve. E così curva dopo curva, fino in fondo al vulcano, provando sensazioni mai provate prima. Ogni tanto si ferma e si volta a guardare la scia lasciata dalla bici. Curve perfette, una dietro l’altra, come un’infinita sinusoide nera. Aveva provato sensazioni simili solo quando era salita in sci alpinismo sull’Etna in inverno e, nella infinita discesa, aveva tracciato una lunghissima e perfetta sinusoide, quella volta naturalmente bianca.
I due amanti continuarono a vedersi sempre più spesso e la loro intesa cresceva sempre di più. Si abbracciavano a lungo, si baciavano, si accarezzavano. Dopo aver fatto l’amore, a lui piaceva tantissimo vederla addormentarsi fra le sue braccia, gli faceva una tenerezza incredibile. Stesso sentimento che provò quando, prima di doversi lasciare per qualche tempo, la donna selvaggia pianse lacrime d’amore e di tristezza. Anche se lui non poteva garantirle una vita tranquilla, a lei andava bene anche così, le piaceva vivere quei momenti cosi intensi e quell’amore che mai aveva provato nella sua vita.

Deserto e ancora deserto, a perdita d’occhio, ma la donna adesso pedala con il sorriso sulle labbra. Un sorriso vero, sincero, aperto. Un sorriso bellissimo. Pedala senza fatica, leggera, libera, rilassata. Ancora un giorno e arriverà all’oceano, alla fine di questa lunga pedalata, di questo percorso introspettivo alla ricerca di se stessa. Nel deserto, da sola, ha scacciato le sue paure e adesso si sente forte, matura, pronta a vivere la seconda parte della sua vita con sicurezza. Da sola o con qualcuno. Ha conosciuto finalmente l’amore, e questo le ha dato una carica e una fiducia incredibili. Il lunghissimo deserto è terminato, adesso passa attraverso una grande striscia verde di palme e arriva all’oceano. Con la sua fat bike pedala sulla sabbia bianca e finissima fino al pontile che si getta nell’acqua color smeraldo. Fine della pedalata e inizio di una nuova vita. Sul suo volto il bellissimo sorriso ma anche una lacrima. Lui sarà la, sul pontile, che la sta aspettando?

[img]http://fotoalbum.mtb-forum.it/image.php?id=1007009&s=800&uid=1523[/img]

Ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale.

Grazie a lifeintravel.it per la foto.

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desmowave
desmowave

Ma neanche una riga riguardo la gara in Chile!?

Tupi 60
Tupi 60

bella storia. Ottima narrativa. grazie di averla condivisa con tutti noi.
Grazie Nonno!!!

User99
User99

Invece a me non è piaciuta per nulla… una mediocre rassegna di cliché e luoghi comuni legati assieme da una discreta retorica, il tutto ben condito con un po’ di fatbike… mah…

ismael9178
ismael9178

L’idea di dedicare alla narrativa sulla bici un po’ di spazio è ottima, diciamo che l’inizio non è pessimo, ma va tenuta l’idea

menollix
menollix

Mi unisco anch’io a chi ha trovato il racconto una lunga rassegna di luoghi comuni…

albertocave
albertocave

Più che altro, le troppe virgole, hanno dato, come dire, un aspetto scandito, che secondo me ha rovinato la storia, più tipo elenco del telefono, piuttosto che un intreccio di vicende, seppur interessanti.

Vuole essere un’osservazione verso chi, pur non essendo uno scrittore, prova a raccontarci le sue emozioni in modo che possa farlo nella maniera più coinvolgente possibile.

l.j.silver
l.j.silver

nemmeno a me è piaciuto, ma proprio per niente, mal scritto e con contenuti di una banalita’ disarmante, nonche un certo bigottismo strapaesano…..

bikerciuc
bikerciuc

quello che conta non è il dove, il come o con quale mezzo ci si arriva…quello che conta è il viaggio.
Lo dico perchè nell’equilibrio di questo racconto, secondo me, le “pennellate tecniche sulle caratteristiche della bici” sono un po’ tirate per i capelli…o per tasselli… Ci sarebbero state tutte nella narrazione, pur romanzesca, di una spedizione che mettesse in luce primariamente il fatto sportivo piuttosto che quello umano…
In un racconto di vita, poco conta che si guidasse una 127 o una BMW, conta il percorso dei protagonisti ed, in questo caso…l’Ammorre…
A MENO CHE…a meno che… il tutto non sia una metafora per descrivere l’innamoramento dell’uomo per la fat che ha il suo vissuto alle spalle…: un telaio concepito tipo con la tecnologia 15 anni fa, una gommatura che spancia un po’ come talvolta la pelle di quelle donne che hanno storie interessanti ed intense da raccontare, e la capacità incomprensibile al navigatore, al poeta… a colui che le vede angeliche… di risultare bellissime e speciali pur nella loro ordinarietà….
Parola di poeta, ubriacone e navigatore…donne così ne esistono…
bk’ciuc

ecox
ecox

Veramente imbarazzante questo racconto, alla quarta riga mi sarei tirato una martellata sui gioielli di famiglia.

Inoltre ho vissuto l’incubo che la protagonista si trasformasse nella Salsa, la mitica ORSETTA.

pablos
pablos

Beh dai, l’ intento va premiato, ma comunque affrontare tali argomenti in poche righe risolve il tutto in un calderone!E poi una narrativa così descrittiva fa molto manuale d’ istruzioni, le cose vanno scoperte un pò più dal carattere del personaggio credo, e da ciò che fa, quindi qualche paginetta non basta.

gotto
gotto

E’ un semplice racconto rilasciato in un momento di ammirazione…e per tale penso debba essere interpretato. Niente effetti speciali, solo emozioni personali..ormai non più. Va bene Nonno, grazie, ho apprezzato.

gotto
gotto

Secondo me il Nonno….dopo tante montagne ha intenzione di spararsi un bel deserto….ovviamente in sella alla sua fat… 😉 Allora buon viaggio Nonno! 🙂

colleenhamer
colleenhamer

Secondo me non è male.
Come prima puntata della rassegna HARMONY BIKERS non è niente male ….

lumaca
lumaca

Non capisco perchè dare spazio a questa cosa in stile harmony.
A me non è piaciuto nemmeno nei contenuti.
A fine lettura rimpiangevo Il ser pecora con i suoi racconti arguti e divertenti.

marco bot 00
marco bot 00

Un pensiero a SirPecora ammetto di averlo fatto pure io…

lumaca
lumaca

Kaima stessa idea quasi in contemporanea o-o

The leg
The leg

Nonnocarb hai tanti talenti.
Forse non quello della scrittura narrativa (pubblico e la bike come co-protagonista non ti hanno aiutato)
L’importante era provarci. La prossima sfida sarà riprovarci.
Pollice alto per l’iniziativa coraggiosa.

newtonheron97
newtonheron97

Maurizio, preferisco decisamente quando ci racconti ore e ore di epiche salite e migliaia di metri di dislivello…

Maurizio Deflorian
Maurizio Deflorian

Amici grazie comunque a tutti! Nessuna pretesa di saper e voler scrivere un romanzo, sono solo….emozioni. E non pretendo certo che tutti possano capirle. Alatul habibi!

tostarello
tostarello

magari con un altro titolo, tipo 50 sfumature di rosa, avrebbe riscosso un successone 😉

ciao!

l.j.silver
l.j.silver

meglio 50 sfumature di fat….

tostarello
tostarello

meglio col titolo in lingua originale

Fifty Shades of Rose

ove Rose potrebbe essere il nome di una donna ma anche di una fat 😉

http://www.rosebikes.it/prodotti/biciclette/mtb/all-mountain–tour/the-tusker/

gotto
gotto

Ci siamo!

User99
User99

A volte le emozioni è meglio tenerle per se stessi… non bisogna per forza pigiare nel proprio cervello il tastino ‘condividi’ 😉

lumaca
lumaca

Scusa Maurizio, ma il problema non è che ci sia chi non capisce…..
Semplicemente, e parlo per me, non è piaciuto.
Ho capito benissimo quello che hai scritto.

Velocity
Velocity

Non è piaciuto molto nemmeno a me ma non mi sento di dare giudizi che vanno oltre il gusto personale…..probabilmente un forum di mtb e di quasi soli uomini non e’ il posto adatto ma prima di crocefigerre l’autore (che ha gia dimostrato ottime doti di sintassi e narrazione) io proverei a fare altrettanto scrivendo una cosa simile cercando di trasmettere sentimenti ed emozioni come ha fatto lui…Lo pubblicate e poi vediamo chi si deve martellare i
gioielli o sentirsi imbarazzato..

Paulento
Paulento

non sono d’accordo, non è che se non si ha nelle corde la capacità di scrivere non si può avere diritto di critica. il fatto di rendere pubbliche delle emozioni sotto forma di racconto offre il fianco ad un giudizio, che può essere un banale non mi piace o mi piace o può essere più profondo.
ho letto e riletto questo racconto e non mi è piaciuto. non scorre, la costruzione del personaggio è “scadente”, il titolo altisonante presuppone un viaggio introspettivo, ma si da importanza al mezzo (speficando fat bike e non banale bicicletta). troppi eventi per scrivere così poche righe, dai traumi infantili, alle storie malate, alla riscoperta di se stessa. meglio sarebbe stato lasciare certi aspetti non sviluppati, lasciando al lettore l’immaginazione e rendendo più scorrevole lo scritto.
può essere una bozza da sviluppare, questo si, ma non è, imho, pubblicabile o quantomeno io (che sono molto autocritico) non l’avrei pubblicato così.
in ogni caso, se @marco offre un angolo narrativa nel mag può essere divertente partecipare!

Velocity
Velocity

Sono d’accordo ma gli sforzi degli altri meritano sempre rispetto e c’è modo e modo per manifestare il proprio pensiero o perplessità tipo (vedi il post di Bikerciuc ad esempio) e alcuni altri che quasi diventano vere e proprie invettive che di profondo non hanno proprio nulla….Personalmente se penso che una cosa mi fa pena o è banale(e non trovo che sia questo il caso nonostante ho letto di meglio) per rispetto nei confronti di chi l’ha scritta/detta/fatta mi astengo da dirglielo in faccia cosi esplicitamente…

menollix
menollix

Hai ragione Maurizio: noi non abbiamo capito 😉

Maria luisa lo gatto
Maria luisa lo gatto

non deve essere un’opera d’arte, ma un’espressione di sensazioni/emozioni che maurizio vuole condividere con noi.
Non do voto, ma apprezzo. Grazie maurizio

l.j.silver
l.j.silver

se si rende pubblica una cosa ci si espone alle critiche di chi la legge…
piaccia o non piaccia è cosi’.

fredricamx
fredricamx

Complimenti, non sarà da premio strega ma è comunque un’iniziativa coraggiosa.
Certo non sapevo che il forum fosse così colmo di esperti letterati.

CaterinaBorgato
CaterinaBorgato

Cercavo le relazioni scritte da Nonnocarb sulle due edizioni del Tuscany Trail prima di iniziare quella straordinaria pedalata. Ho letto questo articolo per caso, ripromettendomi di commentarlo dopo il ritorno da Capalbio Scalo.
Poteva essere davvero un bel racconto di viaggio, scatenare l’immaginazione e il desiderio di pedalate in luoghi fantastici…donne che viaggiano in bicicletta ce ne sono, tante, bravissime, che sono in giro per il mondo da anni e che non fuggono da niente, da nessuno, non cercano qualche cosa, hanno solo immenso desiderio di conoscere questo fantastico Mondo in sella ad una bicicletta, in compagnia della loro libertà.
Che fantasia da romanzo rosa, da telenovela in tutte queste righe!
Credo di essere l’unica donna ad aver commentato dopo aver dedicato qualche minuto alla lettura …chissà questa volta cos’à mosso la fantasia inconsapevole del Nonnocarb!