La vetta dimenticata

La vetta dimenticata

06/09/2012
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06/09/2012

Erano circa 12 mesi che Muldox, dapprima sporadicamente, poi in modo sempre più pressante, chiedeva di accompagnarlo in una spedizione, che, a detta sua, sarebbe entrata a far parte della storia: la conquista del Piz Umbrail (3.033 m), vetta di confine fra Italia e Svizzera non distante dal Passo dello Stelvio.

Se per i primi 300 giorni io, Niccolò e Zergio abbiamo risposto in modo elusivo, rimandando la nostra partecipazione all’avventura a non ben definiti “tempi migliori” , nell’ultimo periodo le scuse erano sempre più difficili da inventare. Non erano più sufficienti le giustificazioni lavorative, gli impegni familiari inderogabili, le reazioni allergiche improvvise: Muldox aveva addirittura montato una tenda a un metro e mezzo dal mio portone e bisognava intervenire immediatamente.

Aveva vinto!

La nostra meta (foto Massimo Dei Cas – paesidivaltellina.it)

 

Con un rapido giro di mail la data era quindi stata scelta: il 14 agosto (così da non precludere ai partecipanti la possibilità di un tour di esito positivo almeno per il giorno seguente, ossia Ferragosto).

Già, perché non nascondevamo nemmeno più di tanto il dubbio che ci attanagliava: quello della ravanata pazzesca.

Perché fino ad ora il mondo della MTB aveva tralasciato il Piz Umbrail dalle sue carte? Perché non si trovava traccia di alcuna precedente esplorazione?

Il possibile esito catastrofico della vicenda, inutile dirlo, preoccupava tutti tranne Lo Sheriffo, che la mattina dell’appuntamento era sul luogo di ritrovo con ampio anticipo, la sua miglior divisa e un sorriso da grandi occasioni.

Zergio l’aveva presa un po’ peggio e la sera precedente aveva ben pensato di annientare l’ansia a suon di grappini, arrivando quindi in ritardo, palliduccio e chiedendo disperatamente un’aspirina, secondo lui panacea di tutti i mali.

Niccolò invece aveva dovuto mettere a dura prova i propri rapporti familiari per essere presente, e mostrava evidenti segni di percosse.

E poi c’ero io, che ancora non ero ben sveglia (come al solito) e nutrivo solo la vana speranza di non soffrire davvero troppo…

Smontati e rimontati i pezzi di 4 persone e 4 biciclette da una sola macchina, non restava che lasciare che il destino seguisse il suo corso…

“…non restava che lasciare che il destino seguisse il suo corso…”

 

L’aria fina delle alte quote, ad ogni modo, era di aiuto per schiarire i pensieri di tutti, e un briciolo di ottimismo iniziava a serpeggiare nel gruppo. Gli scenari grandiosi dell’Ortles erano solo a un passo, come pure i più famosi itinerari dell’Alta Rezia: lì di fronte la Bocchetta Forcola si stava giusto giusto animando con un numero crescente di bikers mattutini.

Le nubi si diradano (beh, quasi…), ed alle nostre spalle fa capolino l’imponente mole ghiacciata dell’Ortles

 

Ad ovest, la Valle del Braulio accoglie i bikers che salgono alla ben più nota Bocchetta di Forcola

 

Il sentiero presenta lunghi tratti pedalabili ed il Passo Umbrail si allontana velocemente alle nostre spalle

 

Ai cenni di stupore degli escursionisti a piedi che vedevano il gruppo indirizzarsi deciso verso le alte quote, a tratti a pedali, a tratti bici in spalla, si faceva finta di non badare, anche perché in fondo non era la prima volta che si affrontava la scalata ad una vetta, mettendo in conto più di 500 m di dislivello grossomodo a piedi…

 

Il meteo è incerto quanto le prospettive di riuscita, ma tutto sommato non c’è da lamentarsi…

 

Il sentiero del resto saliva scoprendo solo una parte del tragitto, lasciando quindi ancora parecchie incognite sul futuro, e soprattutto sul versante che avrebbe ospitato la discesa, quello Nord.

Si entra nel regno della roccia…

 

…e ben presto viene il momento di dover caricare la bici sulle spalle. No problem, in fondo era in preventivo e sino ad ora è andata pure meglio del previsto

 

Sotto di noi la strada che dalla svizzera Val Müstair sale al Passo Umbrail, dove si congiunge a quella che sale al Passo dello Stelvio (visibile in lontananza)

 

Tutto sommato, a parte un passaggio un poco impegnativo avendo la bici al seguito, il gruppo procedeva serenamente, e addirittura Zergio e Niccolò iniziavano ad apparire entusiasti della scelta: scenari del genere non si vedono poi così spesso!

La prossima discesa?

 

Lo scenario circostante fa dimenticare persino la fatica di  spingere oltre 15 Kg di bicicletta su per un ripido versante a quasi 3000 m di quota

 

…al punto che, con la scusa di “saggiare” il terreno, si finisce addirittura per ripercorrere in discesa gli ultimi metri tanto faticosamente guadagnati!

 

E gli scenari che si godono dalla vetta lasciavano senza parole e senza fiato anche il ciarliero Lo Sheriffo, che felice più che mai, si fregava le mani pregustando, bava alla bocca, la lunga discesa che si profilava, e che argutamente aveva intuito leggendo e rileggendo le mappe della zona.

Per provare ulteriormente la sua vittoria, lo si è addirittura visto naso a terra per valutare se sul luogo vi fossero tracce di pneumatici pregresse!

Un’ultima aggiustata alla pressione delle gomme, quattro gesti scaramantici e via! L’avventura, quella vera, poteva avere inizio.

Pronti, via! Le vere incognite cominciano ora…

 

La nostra biker-reporter non è la sola a voler consegnare alla storia le immagini del solenne momento

 

Sin dai primi metri è sembrata la discesa ideale, quella fatta a posta per le ruote grasse, anche se nata per tutt’altri scopi.

Cominciano le danze!

 

“…Sin dai primi metri è sembrata la discesa ideale, quella fatta a posta per le ruote grasse, anche se nata per tutt’altri scopi…”

 

Proiettandosi verso valle, come sospesi nel tempo, un appagante gusto di felicità pervadeva il quartetto, lasciando solo il tempo a Zergio di esclamare dopo un rutto: “Merda, che sentiero!”.

 

Bikernauti in un mare di pietre

 

Ogni metro, ogni curva una nuova scoperta, una prospettiva inaspettata, una luce particolare che rapiva. Il single-track continuava a scorrere impeccabile, sempre diverso da se stesso, ma sempre entusiasmante e coinvolgente.

14 agosto – summertime loneliness: un vero peccato non essere su un’affollata spiaggia a godersi il profumo di ascelle del vicino di ombrellone!

 

Più scendiamo e più il sentiero ne guadagna in flow: come è possibile che non si trovino notizie di questo itinerario? Dove starà la fregatura?

 

Il Lago di Rims visto dall’alto, con le luci di un tardo pomeriggio, ve lo lascio solo immaginare!

In lontananza compare finalmente il Laj da Rims. Dopo averlo visto mille volte in foto, non vediamo l’ora di lasciar rotolare le nostre ruote lungo le rive

 

Esercizi di equilibrismo lungo un sentiero in contropendenza più stretto di quanto appaia in foto

 

Nel gruppo c’era chi risfoderava un fondo di grappino della sera prima, chi scriveva poesie all’amata, chi scendeva fregandosi le mani, noncurante dei rischi che ciò poteva comportare. Della bava alla bocca non parlerei per motivi di decoro pubblico.

 

 

Un ultimo tuffo verso la Val Mora nascondeva ancora curve e curvette, saltelli, saltini e saltoni. Per chi li sapeva fare.

 

In tutto il percorso varie mucche, ma nessun bipede all’orizzonte. Incredibile: con un sentiero del genere era lecito attendersi sul più bello un bigliettaio a riscuotere il suo obolo. E invece niente, solo noi nei paraggi!

Ci lasciamo alle spalle il Laj da Rims per affrontare l’ultima incognita: le ripide balze che ci permetteranno di raggiungere la Val Vau. Da lì risaliremo in Val Mora e, attraverso l’monimo passo, raggiungeremo le dighe di Cancano per poi “planare” finalmente su Bormio lungo uno dei numerosi sentieri possibili (fortemente consigliato Ferrarola). Com’erano le temute balze? Da antologia come tutto il resto, sia per l’ambiente che per il singletrack che, con un mix di flow e tornantini, permette di superarle senza dover fare un solo metro a piedi. Purtroppo niente foto di questa parte, dato che il sole aveva momentaneamente deciso di abbandonarci e con esso (comprensibilmente) la pazienza di Marzia. Ergo, vi dovete fidare.

 

Il punto di compattamento di 4 persone e 4 bici in auto era ancora lontano: una lunga pedalata e vari altri scampoli di bella discesa ci attendevano; era quindi il caso di cacciare nello zaino un principio di stanchezza e soprattutto cercare qualcosa per placare il crescente languore de Lo Sheriffo. Al ristoro di Cancano si ricorderanno a lungo del biker che mangiò ben 7 brioches (confezionate) di seguito, peraltro alle 7 di sera.

Entriamo in Val Mora con le prime luci del tramonto. Ci attende un’altro migliaio di metri di dislivello negativo in singletrack per un totale a fine giro di oltre 2000 m!!!

 

Con una giornata così, si trascura senza fatica anche il “ve l’avevo detto io” di Muldox, ma soprattutto le sue nuove proposte (che stranamente suonavano meno minacciose del solito) di esplorare altre vette alpine, ancora, almeno apparentemente, da violare.

 

Testo e Foto: Marzia Fioroni (salvo dove specificato diversamente)

Testo didascalie foto: Muldox

 

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