[Report] Superenduro di Finale Ligure

[Report] Superenduro di Finale Ligure

07/11/2011
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07/11/2011

Ho visto pedalare, ragazzi di mille lingue diverse.
Ho visto un simpatico omino, parlare ininterrottamente dal mattino a sera.
Ho visto panorami, indimenticabili.
Ho visto la fatica negli occhi, la passione nel cuore.
Ho visto tutto questo e altro ancora.
A Finale.

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Sarebbe stato bello attendere le premiazioni e i saluti di chiusura di questa stagione Superenduro, ma troppi erano i chilometri, che ci separavano da casa e, dopo sei ore e venti di gara, ci siamo attardati un po’ al partèrre di arrivo da cui non saremmo andati più via, ma purtroppo dovevamo lasciarlo per dirigerci, mestamente, verso la strada del ritorno.

Il viaggio di ritorno da sempre è il momento dei ricordi e, seduto sul sedile del furgone, torni indietro coi pensieri rivedendo le immagini vissute poche ore prima, trovandoti involontariamente a sorridere.

Sapevamo di andare a vivere una esperienza unica, ed invece ci siamo trovati ad essere testimoni di una kermèsse di livello mondiale a fianco dei più grandi nomi del MTBiking di ogni disciplina.

Superenduro… una gara nello spettacolo, uno spettacolo nella gara.

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Forse la cosa che mi ha subito affascinato del Superenduro, è sempre stata quella di vivere un avventura mascherata da competizione.

L’avventura inizia molto prima. Inizia da quando programmi di parteciparvi.

Se al tuo fianco poi, hai un gruppo di amici che vogliono condividere con te questa esperienza, l’avventura diventa ancor più appagante e Six Inch è all’altezza delle aspettative.

Posso dire che le gare precedenti a Finale, sono state il preludio a questa tappa Ligure che ci aspettavamo come la più dura e, certamente, quella da non fallire.

In realtà il rewind della stagione, mi suggerisce che ogni tappa è stata vissuta intensamente e ogni tappa ha avuto la sua caratteristica per farla diventare unica.

Così è stato per San Bartolomeo con le sue PS dal sapore molto gravity, Palazzuolo sotto la pioggia, Sauze con le due giornate di gara, Punta Ala con i trasferimenti hard… Finale è stata la ciliegina sulla torta dove, tranne fortunatamente la pioggia, ha condensato tutte le precedenti prove.

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Ognuno di noi, nei mesi precedenti, aveva programmato i suoi allenamenti, le sue strategie, per non farsi trovare impreparato anche se, come di consuetudine, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Così per Giorgio, che in allenamento cade e si procura una importante infiammazione, o Ciairo che si vede invadere casa dall’acqua torrenziale caduta su Roma a due giorni dalla partenza. Dovranno rinunciare, con grande rammarico per loro e per tutti noi, e saranno le pedine mancanti di Six Inch.

Siamo in sei, Gingillo, Riccardo, Francesco, Mizo, Tiziano ed io, due furgoni, qualche (!!!) bagaglio e ovviamente le bici.

L’alloggio in due appartamenti sul lungomare di Finale è piacevole e strategico a due passi dal partèrre Superenduro.

Una bella posizione anche per lo struscio per le vie del Borgo, con Gingillo in pantaloncino, infradito e felpone Monster bianco. Il nostro poser DOC…

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Qualcuno bussa alla porta alle 7.30 del mattino. Assonnati, scopriamo Riccardo in pigiamone felpato che è sveglio dalle 5 e chiede asilo per fare colazione nel nostro appartamento dove abbiamo radunato le vettovaglie. Effettivamente ci eravamo svegliati da poco anche noi e la Bialetti era già sul fornello. Ci dilunghiamo in chiacchiere, la colazione prende la forma di un pranzo, il tempo passa e Riccardo borbotta che è tardi.

Tiziano e Gingillo si offrono come autisti mentre aumentiamo di numero rispetto al giorno precedente.

Due simpatici local ci accompagneranno per la ricognizione delle prove speciali assieme ad altri due nostri amici.

Comodamente seduti sul furgone, restiamo a bocca aperta per il panorama e gli strappi che ci aspetteranno il giorno successivo ad ogni trasferimento.

I ragazzi liguri, guide per l’occasione, sulle speciali si alternano alla testa del gruppo indicandoci i passaggi migliori e la mattina scorre veloce con la PS3 che ci riporta a Finale.

Il clima nel gruppo è disteso, la temperatura mite e ti dimentichi persino il motivo per cui sei lì, se non fosse per le infrastrutture pubblicitarie che abbelliscono la Piazza del partèrre con colori, bandiere e gonfiabili di ogni tipo.

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Ci sono ancora due speciali da provare, le ultime due della gara, quelle sulle Manìe. Uno spettacolo della natura.

A picco sul mare, sotto di noi Varigotti, ci si dimentica persino di guardare dove stai mettendo le ruote, tanto è la suggestione del panorama che si apre dinanzi ai nostri occhi.

La luce del tramonto, la polvere rossa alzata dalle ruote di chi ti precede, il blu intenso del mare che incornicia questo quadro che termina sui golfi verso nord. Restiamo estasiati e lasciamo che la magia di questo momento entri nei nostri occhi.

Ancora un trasferimento, stavolta senza furgone e mi trovo a pedalare di fianco a Fontana e donzella per salire l’ultima rampa. Non lo conosco e saprò solo guardando il report fotografico sul sito Superenduro, chi avevo a fianco. Un BIG dell’XC che si mette alla prova in una disciplina non sua, ma che ben figurerà in classifica e, cosa assai più importante, dimostrerà che l’enduro, il superenduro, è un gioco appagante per tutti.

Il sole tramonta, scende lentamente la sera. E’ arrivato il momento di fare sul serio. Si entra in gara.

Alle 19 scatta il Prologo, una prova valida per la classifica, il primo atto di questa ultima Superenduro PRO 2011.

Un giro di palazzo, potranno essere 500, 600 metri, quasi un ovale da tirare a tutta per cercare di spuntare un buon tempo e per far sintonizzare tutti in un clima agonistico.

E’ una grande emozione essere presente come atleta, come attore, a fianco dei protagonisti principali che partono coi primi numeri.

Andrea per primo, ma anche Nicolas, Remy, Alex, Dan, Ritchie, Bruno, la grandissima Tracy, Marco Aurelio, Jerome, Miglio, Davide… Atleti che arrivano da tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda al Canada, dagli Stati Uniti all’Australia passando per Francia, Inghilterra, Belgio, Germania, Svizzera, Spagna, Austria, Finlandia, Svezia, Albania, Slovenia, Polonia e persino un atleta proveniente dal Pakistan nonché Luca Scassa, pilota del team Yamaha nel mondiale Supersport… E noi siamo lì!

Cerco frettolosamente un pennarello, il momento è sublime per immortalare con gli autografi la maglia Six Inch che indosso.

Con Tiziano, ci facciamo largo tra i concorrenti, uno ad uno li prendo tutti i BIG, ma anche gli amici più importanti. La maglia presto diventa un mosaico, un puzzle di scarabocchi che vogliono dire che noi eravamo li con loro e loro con noi. Ci affanniamo, io e Tiziano, a rincorrerli e tutti, sono orgogliosi di mettere la loro sigla, la loro dedica su questa maglia indossata da uno con pochi capelli e per di più bianchi.

“ Si Ciccio… te la metto anche io la firma” mi dice Enrico dal microfono poco prima del mio start.

E sarà un onore per me partire dalla pedana con quella maglia!

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Credo di essermi sentito come una Star del Rock in quel momento, con le luminarie di tutti i colori, la musica, l’adrenalina, il pubblico intorno alle transenne, i flash, le incitazioni, i sorrisi.

Sono momenti così grandi, che solo per questo vale la pena aver fatto sei ore di macchina per esserci.

Poco più di trenta secondi di gara e il cuore in gola. Tagli il traguardo e non riesci a parlare ma sorridi, sorridi, sorridi…

Porca miseria quanto è bello!

Non mi interessa il tempo di manche e per un momento sono al centro dell’universo.

E la luna ci osserva parsimoniosa, regalandoci una serata mite e piacevole.

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Il nuovo giorno sarà lungo, sicuramente faticoso, ma l’avventura da vivere e condividere è l’obiettivo che sogniamo da molto tempo. Ci prepariamo, si cura con meticolosità il contenuto dello zaino, viene centellinata l’acqua nel camelback – quella strettamente necessaria per non portare pesi inutili-, una pulita alla lente della maschera, si indossano le ginocchiere, sembra tutto a posto.

Alle nove del mattino, il mare ha colori infiniti, illuminato da un sole che stenta ancora a scaldare. C’è fermento in Piazza Vittorio Emanuele, un gran da fare, gli ultimi upgrade sui mezzi, un vortice di biker che si rincorrono, parlano, sorridono, tutti in attesa di essere chiamati da Enrico sul palco.

Non è semplice far partire 450 persone, le cadenze per i primi numeri sono singole, diventando triple successivamente. Scorrono i BIG davanti a noi, tutti molto tranquilli quasi andassero ad una scampagnata, ignari anche loro di quello che li attende. E i loro commenti finali, renderanno la giusta gloria per tutti quelli che, al di la dei piazzamenti, avranno portato a termine la gara.

Le rampe in salita al primo trasferimento, fanno recuperare subito quota, arrampicandosi tra le case affacciate sul mare e 5 km passano in fretta, così che ci troviamo alla partenza della PS1 in perfetto orario. Col primo countdown, inizia la gara.

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Prima, seconda, terza speciale, strappi che improvvisamente interrompono il ritmo in discesa, la penalità lungo i trasferimenti sempre in agguato, crampi e guasti meccanici mietono vittime, ci si conta al controllo orario in Piazza Vittoria Emanuele e siamo ancora in tanti a credere di finire la gara. Una breve sosta e si riparte in direzione Manìe.

I Ponti Romani è il trasferimento off-road, pedalabile per la maggior parte del percorso, che ci porta verso la DH Donne. Sentiamo vicino il termine della gara e non vogliamo mollare adesso.

Dietro a Gingillo prima e Tiziano dopo, ci tiriamo fino alla partenza della PS4 senza accumulare ritardi. Il panorama è magnifico come il giorno prima e Varigotti è sempre sotto di noi. Tutto intorno il profondo blu del mare.

E’ difficile mantenere lo sguardo fisso sul percorso, è solo il ritmo di gara che adesso tiene incollati gli occhi per vedere dove mettere le ruote.

Ultimo trasferimento, ultima speciale.

C’è molto pubblico perché si raggiunge facilmente in auto e l’entrata nel single track è caratterizzata da un gradone. Il pubblico mi gasa, quando mi affaccio sul gradone vedo sotto di me una gran folla disposta sulla esse da percorrere. Flash, qualcuno incita a voce alta, mi alzo sui pedali e mi lancio in volo verso la esse con l’irruenza di un ragazzino uscendo veloce… e mi trovo a sorridere soddisfatto di questo momento di popolarità.

La gara per me, potrebbe anche terminare qui!

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E’ consuetudine oramai, i Six Inch arrivano al traguardo finale tutti insieme. Ci ricomponiamo e sfiliamo per le vie del Borgo in alta uniforme. Siamo fieri di noi, della magnifica avventura vissuta insieme, di aver centrato il nostro obiettivo, di essere stati di nuovo “family”.

La Piazza è in gran festa, tutti sorridono, Simon è triste per essersi dovuto ritirare, lo rincuoriamo, i ragazzi che ci avevano accompagnati il giorno prima, sono li a congratularsi con noi, Enrico è fiero di noi, chili di focaccia bianca e rossa vengono addentati per togliere quel sapore di Sali minerali e barrette ingurgitati per 6 ore. Proprio un gran finale di gara e di stagione!

E se adesso, guardando le immagini del TG con l’ennesima alluvione di questa Italia deturpata dal cemento, vedo la povera Liguria in ginocchio, mi scende una lacrima a pensare che pochi giorni fa ci regalava delle giornate di sole donandoci, sulla PS4, quel magnifico angolo di mondo al tramonto sul mare bello Ligure.

E se la Liguria ha voluto regalarci quell’ultimo sorriso di stagione, proprio a noi superenduristi andati li per faticare e divertirci, qualcosa avrà voluto dire!

Arrivederci alla prossima Stagione Superenduro, e se pensate di condividere con noi queste giornate, venite a trovarci allo Store. La maglia è appesa lì…

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