Street Moves- Ollie to manual

Street Moves- Ollie to manual

07/02/2013
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07/02/2013

Eccoci ancora in strada, eccoci sempre ad utilizzare gli ostacoli stradali (senza rovinare i monumenti mi raccomando) per accrescere la nostra tecnica e fare un salto di qualità nei sentieri.

Oggi si parla di una combinazione di manovre sulla quale abbiamo discusso in ordine opposto. C’è già un articolo sul manual to ollie, cioè su come saltare partendo dalla posizione di manual. Oggi facciamo il procedimento inverso, cioè come rimanere in manual dopo aver saltato.

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Come vi sto dicendo ormai da tempo l’utilizzo di queste tecniche su sentiero risulta davvero evidente e fruttuoso nel momento in cui si padroneggiano al meglio e sono insite dentro alla nostra mente, quando cioè ci vengono istintive.

Padroneggiare una tecnica permetterà di utilizzarla in molte più situazioni e a discapito di altre tecniche meno redditizie rispetto a quanto non faremmo dovendo ragionare sull’idea di metterla in pratica.

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Con questo voglio dire che queste che a voi sembrano tecniche poco attuabili sui sentieri, una volta imparate, risulteranno utili su molti passaggi che normalmente faremmo più piano o con altre tecniche.

Per farvi un esempio semplice pensiamo alla tecnica del drop. Chi padroneggia il controllo del drop non avrà problemi a saltare giù da un gradone anche basso a tutta velocità. Chi non la padroneggia dovrà rallentare e affrontare il gradone come tale assorbendolo. Entrambi sono passati indenni dal gradone, e probabilmente chi dei due non l’ha droppato non sente nemmeno il bisogno di farlo perchè non lo vede come possibilità se proprio non sa staccare le ruote da terra o, se un minimo sa stare con le ruote in aria ma non padroneggia la tecnica, lo vede come un motivo di rischio. Spesso e volentieri io preferisco “droppare” o saltare delle parti di percorso piuttosto che affrontarle con le ruote a terra.

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Dove possiamo usare allora questa tecnica. Ci sono una miriade di utilizzi. Il primo che mi viene in mente è su un sentiero qui in collina a torino (2° tratto del 16 per chi conosce). Si tratta di un pezzo molto tecnico con un grosso roccione che non può essere evitato ne assorbito (crea un droppettino di circa un metro). Bisogna saltare. Il problema è che lo stacco non è pulito, c’è uno scalino in ingresso sul roccione. Inoltre dallo scalino allo stacco del “drop” ci sarà 1 metro, troppo per saltarlo tutto (si arriva da una zona tecnica e quindi lenti), troppo poco per appoggiare entrambe le ruote. Ecco che con un piccolo ollie to manual riesco a saltare sul roccione, appoggiarmi col posteriore e droppare tranquillamente essendo poi subito pronto a continuare a guidare. Quella roccia mette davvero in crisi tantissime persone. Senza andare però a cercarsi il difficilissimo possiamo anche pensare di usare questa tecnica in fasi di discesa o piano, pensiamo di incontrare un avvallamento, un saltino, qualcosa che ci faccia staccare le ruote da terra, e che presenti una radice o uno scalino in salita in atterraggio. Ebbene se noi saltassimo e andassimo ad impattare con l’anteriore su quello scalino rischieremmo di cappottare o comunque di destabilizzarci. Allungare l’air time della ruota anteriore e portarla oltre l’ostacolo può essere un’ottima soluzione. Per farlo o saltiamo più lungo, o, se non abbiamo modo di arrivare più veloci o di saltare di più, possiamo usare questo escamotage di un piccolo manual in fase di atterraggio in modo da superare l’ostacolo. Ovviamente è una tecnica che sarà usata solo su salti di piccole dimensioni e possibilmente “step up”, cioè con atterraggio più in altro di dove siamo partiti. (perchè in questo caso la componente di velocità verticale e quindi di “impatto” risulterà meno elevata e sarà molto più facile mantenere alta la ruota anteriore).

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Veniamo dunque alla tecnica vera e propria. Inutile dire che dovete padroneggiare perfettamente sia il bunny hop che il manual. Il mio consiglio è poi di trovare un piccolo scalino che bunnyhoppate facilissimamente poiché sarà pià semplice farlo già su un dislivello positivo che non in piano. Inoltre, a differenza di quanto vedete in foto, cercate un qualcosa che non abbia subito un dislivello negativo ma che continui in piano. In questo modo potrete cercare di mantenere il manual il più a lungo possibile o finchè non si stabilizza e in caso di errore non vi ritroverete con l’anteriore che scende nel vuoto col rischio di cappottamenti.

 

Il movimento che andremo a ricercare è quello di alzare la ruota anteriore già al livello in cui dovrà stare quando saremo in manual (appena di più per sicurezza). Poi alzeremo invece il posteriore quel tanto che basta a salire sul nostro ostacolo. In questo modo la transizione da un piano all’altro sarà il più dolce possibile e non ci saranno “atterraggi” che innescheranno gran momenti che tenderebbero a riportare il nostro anteriore verso il basso. Per questo motivo vi dicevo prima di trovare uno scalino o qualcosa su cui salire e che farlo in piano risulta più difficile. Dopo aver saltato infatti riatterrare in piano significa dover assorbire un urto che tende a farci perdere l’equilibrio (frontale) e a farci abbassare l’anteriore o eventualmente a farci scappare la bici da sotto.

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Il movimento è quello classico dell’ollata. L’inizio è sempre il medesimo, si alza l’anteriore stendendo le braccia e si spinge con le gambe per saltare. In aria invece di avanzare per ritrovare la centralità cerchiamo di rimanere con la schiena ben verticale e di assumere già una posizione da “seduti sul water” (riguardate l’ingrediente segreto del manual se non lo ricordate). Tale posizione si deve mantenere in aria e dobbiamo immaginare di essere già in manual prima ancora che la ruota posteriore tocchi il terreno.

Attenzione che non sarà necessario arretrare in modo eccessivo rischiando di cappottare. Basterà mantenere il bilanciamento e la posizione che assumiamo quando facciamo un normale manual. Molti arretrano più del dovuto perchè devono compensare gli errori nella parte successiva della manovra, e cioè la fase in cui il posteriore atterra e noi dobbiamo trovare il nostro bilanciamento.

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Questa è sicuramente la fase più imporante di tutta la manovra. Non appena sentiremo che il posteriore ha toccato terra dovremo andare ad abbassare ed arretrare con il sedere come se fossimo una molla. Quello che dobbiamo fare è immaginare che il nostro corpo e la bici formino un quadrilatero (romboide). Le braccia sono un lato, il tronco è un altro, poi ci sono le gambe che formano il terzo, e infine il tubo obliquo (in realtà l’asse pedali manubrio) che forma l’ultimo.

L’unico modo che abbiamo per assorbire l’urto derivante dal nostro “atterraggio” è quello di deformare questo quadrilatero, cioè assottigliarlo per poi riestenderlo. Per fare questo, andremo come detto ad arretrare col sedere. Allo stesso modo il manubrio scenderà leggermente e ci troveremo in una posizione di manual con la ruota anteriore bassa e le gambe distese (completamente o quasi). Come già detto insomma nell’articolo del manual spingendo con le gambe la bici sotto di noi come per farla scorrere, terremo alto l’anteriore. Sarà poi gestendo il manual con le gambe che andremo a mantenerlo e a stabilizzarlo come spiegato nell’articolo apposito.

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Ripeto ancora che prendere confidenza con queste manovre permetterà di vederne anche ai più scettici l’utilizzo nel riding di tutti i giorni e vi da una confidenza che si trasmetterà direttamente nella guida. Mi raccomando inoltre di indossare sempre casco e protezioni e di tenere sempre un dito sul freno posteriore per  essere pronti a dare un colpetto che eviterà il cappottone indietro in caso di errore!!! Durante la manovra i freni non servono e sarebbe meglio usarli il meno possibile (nelle foto io sono brakeless, cioè la bici non è propio dotata di freni)

 

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Ingrediente segreto. Sentire, non vedere.

Ricordatevi sempre di mantenere la schiena dritta e lo sguardo lontano. Normalmente tutti guardano il punto in cui la ruota posteriore deve toccare, in pratica arrivano ad un certo momento a guardare la ruota posteriore. Capite subito che questa posizione (testa bassa e schiena inarcata) non porta a grandi risultati. Cercate quindi di concentrarvi a mantenere sempre lo sguardo lontano e ad inarcare il meno possibile la schiena, e a “sentire” con le vostre gambe il contatto del posteriore col terreno e non “vederlo”.

 

Jack

A brevissimo sarà pubblicata un news con tutti i progetti e i nuovi sponsor di Raida come Mangi, intanto come al solito vi invito a seguirci anche su FB per prendere parte ai concorsi che verranno indetti a brevissimo e seguire le nostre attività.

 

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