Tecniche di caduta

Tecniche di caduta

27/06/2013
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27/06/2013

Cadere fa parte del nostro sport. Sia che si faccia xc-all mountain-discesa-freestyle una caduta ogni tanto è da mettere in conto. Vi siete mai chiesti come mai a volte si vedono cadere riders da altezze spaventose senza farsi niente, mentre altre volte una caduta stupida o a bassa velocità induce fratture o altri traumi? Da una parte è vero che la fortuna conta più di ogni altra cosa, dall’altra è altresì vero che con un po’ di pratica possiamo aiutare la fortuna ad essere dalla nostra parte.

Attenzione che imparare a cadere non significa non infortunarsi mai più, ma semplicemente avere meno probabilità di farlo nella prossima caduta.

Caduta ottimale

Il primo concetto da tenere sempre a mente è quello di abbandonare la bici nel momento in cui stiamo cadendo. Tenere il manubrio, rimanere aggrappati alla bicicletta a tutti i costi (e non sto parlando di spd) e cadere con essa significa atterrare necessariamente con parti del corpo che non sono gli arti. Queste ultime possono invece essere usate per attutire una caduta, per farlo però dovranno impattare per prime il terreno, perciò dovranno essere tolte dalla bici. Poiché nel sistema rider-bici la seconda è una appendice del primo elemento (per peso e gestione), sarà quindi lei a dover essere “lanciata” ed utilizzata eventualmente per stabilizzarci e non il contrario (come ad esempio avviene nelle moto in cui è il rider a “lanciarsi” in caso di salti sbagliati o simili).

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Insomma la prima cosa da mettersi bene in testa è che se proprio dobbiamo sacrificare qualcosa è meglio sacrificare la bici che un pezzo del nostro corpo (anche perchè regge meglio gli urti… ve lo assicuro!!).

Ricapitolando la prima regola per cadere è che quando sentiamo di non poter più mantenere il controllo della bicicletta dobbiamo abbandonarla e cercare di liberarci della stessa in modo che durante la caduta non sia in mezzo alle scatole.

 

Ora che ci siamo liberati della bici dobbiamo vedere come atterrare cercando di farci meno male possibile. Se siamo riusciti ad abbandonare bene il nostro mezzo saremo saltati via dallo stesso mantenendo il corpo in posizione il più verticale possibile. Per capirci atterreremo sul terreno come se fossimo in piedi.

Ecco che le possibilità che si presentano sono tre e dipendono dal terreno e dalla velocità a cui cadiamo. Se il terreno è molto accidentato la velocità non sarà alta. Allo stesso modo in una caduta in salita o in generale in una caduta a bassa velocità sarà conveniente cercare di “correre via” dalla bici rimanendo in piedi il più a lungo possibile. Non cercate di rallentare subito ma correte via cercando poi una zona comoda per rallentare la vostra corsa o aggrapparvi a qualche ramo o a qualche cosa che vi aiuti a fermarvi.

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Se invece la caduta avviene a velocità maggiori dovremo optare per un sistema di caduta alternativo che dipende unicamente dal fondo che troviamo. Se il fondo è compatto e in pendenza (ad esempio un landing artificiale) potremo provare a scivolare sullo stesso. Per farlo dovremo andare a piegare le gambe per scivolare poi sulle ginocchia tenendo il peso indietro (o su un ginocchio solo). Possiamo anche scegliere di scivolare sul sedere piegando dapprima le ginocchia per poi appoggiare sedere e schiena (ad esempio se non abbiamo le ginocchiere).

Se il terreno non ce lo permette dovremo optare per la terza ed ultima opzione, nonché la più utilizzabile. Rotolare è l’opzione che spesso si rivela la più utile. Sarà quindi fondamentale scegliere un fianco e impostare una rotazione in modo tale da ruotare su quello. Dovremo quindi atterrare a gambe leggermente piegate e impostare già un movimento simile ad una capriola. In questo modo la velocità di caduta verrà trasferita totalmente in velocità di rotazione permettendoci di evitare impatti violenti.

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Ho parlato fin’ora di atterraggi non perchè mi riferisco a cadute su salti, ma perchè abbandonando la bici ci troveremo ad essere in aria “a corpo libero”. Per questo motivo quando arriveremo a toccare il terreno staremo atterrando da un ipotetico salto.

 

Situazione di caduta non ottimale.

Se la situazione non ci permette di cadere atterrando in prima istanza con le gambe, dovremo cercare in tutti i modi di innescare una rotazione tipo capriola che permetta all’energia cinetica della caduta, di trasformarsi in velocità angolare. Questo tipo di manovra è usata anche in altri sport. Ad esempio chi fa “parkour” utilizza queste tecniche, derivate dalla ginnastica artistica, per saltare da altezze altrimenti proibitive.

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L’importante, in ogni caso, è di non irrigidirsi e di non atterrare con gli arti ipertesi (cioè estesi al massimo, in condizione di blocco articolare) o in una situazione di contrattura generale dei muscoli. In questo caso il corpo subirà necessariamente uno stress molto forte andando a trasformare tutta l’energia derivante dalla velocità di caduta in un impulso a livello osseo o articolare. Questo potrà generare rotture o altri problemi.

 

 

Scivolata laterale.

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L’unico caso in cui non si ha tempo per saltare via dalla bici è il caso nel quale la bici scivoli lateralmente per una perdita di aderenza delle gomme. In questo caso, arrivati al punto di non ritorno, quando cioè non vi sono più speranze di recuperare l’aderenza, sarà produttivo lasciarsi cadere, scivolare sul fianco. Nuovamente la bici andrà lasciata il prima possibile cercando di staccarci il più possibile dalla stessa. Il braccio e la gamba coinvolti nella scivolata dovranno andare ad anticipare il corpo a terra, ma non converrà farlo direttamente con le estremità (mano-piede) per evitare infortuni articolari al polso o caviglia. Sarà infatti conveniente impattare con braccio/gamba piegati e pronti ad assorbire l’urto flettendosi.

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In tutti gli altri casi come le cadute OTB (over the bar), cioè i cappottoni in avanti, o nelle cadute all’indietro troveremo, con l’esperienza, il momento giusto per lanciarci, normalmente sono le più traumatiche ma sono anche quelle che, con l’esperienza possono essere prevenute al meglio.

 

 

Ingrediente segreto. Uso delle protezioni.

Detto questo la caduta rovinosa è sempre in agguato. Non è possibile prevenire ogni impatto con tecniche di caduta poiché queste sono all’ordine del giorno nel nostro sport.

Ovviamente l’utilizzo di protezioni aiuta a non farsi male. In particolare ginocchiere, casco integrale, paraschiena e guanti permetteranno di rotolare o scivolare con le tecniche spiegate senza conseguenze. Diciamo che per un qualunque utilizzo in discesa queste appena citate sono le protezioni assolutamente indispensabili a mio avviso. Più protezioni indosseremo e più la probabilità di non avere conseguenze sarà alta. Indossate quindi le protezioni, soprattutto quelle citate e in generale quelle che non vi danno fastidio nei movimenti durante la guida.

 

 

Ricordo ancora di tenere d’occhio il Topic relativo ai Camp estivi, ormai iniziati e sempre in espansione come numero e localizzazione.

Jack

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