[Test] Casco Troy Lee Designs Stage

[Test] Casco Troy Lee Designs Stage


Quando ho sentito per la prima volta del nuovo casco integrale leggero di Troy Lee, avrei scommesso che fosse a mentoniera staccabile, come il Giro Switchblade. Non era così. Avrei anche scommesso che sarebbe stato leggerissimo e con un design elegante, e in questo ho indovinato. Insomma, quando TLD ha cominciato a lavorare al The Stage, aveva in mente un casco leggero e molto ventilato, che però non perdesse niente in sicurezza. Se consideriamo che, malgrado il peso piuma di 690 g (che lo rende il casco integrale più leggero sul mercato), lo Stage è certificato per DH, possiamo dire che TLD sia riuscita nell’impresa.

Con questo casco, TLD ha anche introdotto alcune innovazioni e tecnologie nuove.

In tutta la durata del test non ho mai fatto cadute particolarmente rovinose, ma ecco cosa penso dello Stage.

Caratteristiche

  • Calotta POLYLITE con rinforzo in fibra
  • EPS a doppia densità co-stampato con EPP per la gestione degli urti ad alta e bassa velocità (PATENT PENDING)
  • mentoniera in POLYACRYLITE con rinforzi EXOskeleton
  • 11 prese d’aria e 14 uscite con canali interni
  • fibbia magnetica FIDLOCK
  • MIPS per ridurre le forze rotazionali durante gli impatti
  • Supera le certificazioni: CPSC 1203, CE EN1078, ASTM F1952, ASTM F2032, e AS/NZS 2063-2008
  • 690 grammi in taglia M/L (il modello testato pesa 698 grammi)
  • Garanzia 3 anni
  • Prezzo di mercato: intorno ai 300 Euro

Ormai non dovrebbe stupire più nessuno che il casco sia equipaggiato con la tecnologia MIPS (lo strato giallo che si vede all’interno). Qui trovate i dettagli, ma in breve è un dispositivo che serve ad evitare che durante le cadute la testa sia sottoposta a rotazioni troppo violente.

Le fettucce hanno inserti rifrangenti, ma la particolarità che mi è piaciuta di più è la chiusura Fidlok. È magnetica ed è molto più facile da aprire e chiudere, soprattutto con i guanti.

L’imbottitura sulla nuca può essere sostituita, per staccarla basta tirare.

Si incastra attraverso quattro gancetti di plastica. Ce ne sono due, da 15 e 25 mm.

Per personalizzare ancora di più il casco, si possono sostituire anche le imbottiture sulla mandibola. In questo caso ce ne sono tre da 15, 25 e 35 mm. Considerate anche le imbottiture di cui parlavamo poco fa, le possibilità di modificare la forma interna per adattarla a teste diverse è molto estesa. Il casco viene venduto con tutte le imbottiture di ricambio oltre ad una borsa.

Prova sul campo

Per i miei giri nella zona di Santa Cruz uso principalmente caschi aperti. Le biciclette  moderne, però, diventano sempre migliori e permettono ormai di pedalare in salita anche i giri in cui le discese sono veramente impegnative e richiedono caschi da DH. Ne segue che per alcuni dei giri più tecnici, usare un casco integrale come lo Stage ha decisamente senso e mi ha fatto subito sentire più a mio agio. Faccio notare che è il primo casco di questa categoria che provo approfonditamente. Indossando lo Stage, si nota non solo che la calzata è ottima ma, grazie ai materiali scelti per imbottiture e rivestimenti, è anche estremamente confortevole.

Ventilazione e traspirabilità sono probabilmente i maggiori punti di forza di questo casco. Sono rimasto colpito da quanto sia fresco e da quanto l’aria scorra bene dalla parte anteriore del casco a quella posteriore, anche a velocità ridotte. Inizialmente avrei pensato di dover smontare la visiera per le lunghe salite su sterrato, ma non ce n’è mai stato bisogno, nemmeno in giornate calde. È un casco integrale, quindi non aspettatevi che sia fresco come uno aperto.

La mentoniera avvolge bene la mandibola, quanto basta per restare ferma in posizione ma senza risultare claustrofobica. Vale la pena di notare che non c’è una retina a chiudere la grande apertura frontale della mentoniera, il che permette da un lato di sputarci attraverso e dall’altro di bere spruzzando acqua con la borraccia. Lo svantaggio di questa scelta è che attraverso questa apertura passano anche oggetti meno desiderati, e nel mio caso mi è capitato di mangiare un grosso pezzo di terra sollevato dalla ruota posteriore del mio amico, davanti a me.

La visiera e la relativa viteria sono eccellenti: la visiera è spessa e solida, quindi non si rompe facilmente nelle piccole cadute; inoltre è molto regolabile e lascia sotto di sé tutto lo spazio per la mascherina. Le mascherine, dal canto loro, si integrano bene con il casco e la fascia elastica resta bene al suo posto senza chiudere le aperture di ventilazione. Un’altro oggetto piccolo ma degno di nota è la fibbia Fidlock. Richiede inizialmente di prenderci la mano ma diventa presto molto intuitiva. Credo che sia la soluzione migliore tra tutte considerato anche che aggiunge un elemento di sicurezza, ad esempio nel caso di cadute molto gravi con possibili danni alla colonna vertebrale, quando è necessaria molta delicatezza nella rimozione del casco. Ma a questo è meglio non pensare…

In discesa, lo Stage dà molta più sicurezza di un normale casco aperto pur restando estremamente leggero e senza ballare a destra e a manca. Usandolo, si fatica a credere che sia effettivamente certificato per la DH. In parte, questa sensazione è dovuta anche al fatto che ci si senta molto bene, grazie alle aperture per la ventilazione in prossimità delle orecchie. Dato che non ho subito cadute particolarmente gravi durante il test,  difficile fare confronti con caschi da DH o altri in questa categoria. Secondo me, in termini di solidità e peso, si trova tra i caschi A2 e D3, per fare un confronto in casa TLD.

Conclusioni

Per essere un casco certificato da downhill, lo Stage è estremamente ventilato e traspirante, oltre ad essere molto personalizzabile per quanto riguarda la calzata. In salita si crede a stento di avere un integrale in testa, mentre in discesa dà sicuramente molta più sicurezza di un casco aperto. Per giri in cui ci si vuole portare al limite in discesa ma si sale pedalando, probabilmente lo Stage è il miglior casco in commercio. Nell’ambito dell’equipaggiamento protettivo, la regola è solitamente: “fra sicuro, leggero e ventilato puoi sceglierne due“. Bene, lo Stage unisce le tre cose e lo fa molto bene.

www.troyleedesigns.com

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teoDH

Sarebbe interessante un test comparativo tra questo e il proframe di fox, ad occhio questo sembra fatto meglio come interni, il fox sembra di avere un caschetto aperto e non mi piace molto la scarsità di materiale al suo interno.
sicuramente prima di quelle cacate di caschi con la mentoniera staccabile, prenderei questo tipo di caschi, ma al momento mi viene difficile staccarmi dal classico integrale.

ymarti
ymarti

sono d’accordo: integrale D3 credo sia il meglio.
Ma a volte -refugium peccatorum- pedalo e sono indeciso se questo o il bell con mentoniera staccabile. Al momento ne ho uno aperto…forse anche quello con mentoniera staccabile in discesa è meglio.

teoDH

Sinceramente preferisco quello aperto, almeno so di non avere il viso adeguatamente protetto e mi adeguo, infatti valuterei lo stage o il proframe per un uso pedalato, per girare in park, continuo con il casco che ho (kali)

Lucky86
Lucky86

non ho trovato una foto frontale neanche sul sito, però vorrei vedervi sputare nel buco e ritrovarvi con il moccolo nella mentoniera…

Teoizhere
Teoizhere

fatto la prima volta che usavo in casco integrale (O’neal Fury) dopo anni di aperti in un momento di scarsa lucentezza fisica… non un bel momento….

Gorgh
Gorgh

e grazie che pesa poco,é tutto un buco

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