[Test] Cube Stereo Hybrid 140 SL 27.5

[Test] Cube Stereo Hybrid 140 SL 27.5

13/11/2013
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13/11/2013
Le mtb in versione “ibrida” (con pedalata assistita) si stanno facendo sempre più largo nei vari cataloghi dei produttori, quelli tedeschi i particolar modo.

Il marchio Cube propone a catalogo più di venti modelli di mtb con pedalata assistita di cui 5 full, delle quali tre enduro 27.5” da 140mm e due trail 29” da 120mm.

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Quella di questo test è la versione top di gamma: la Stereo Hybrid 27.5” con 140mm di escursione all’anteriore e al posteriore. Il montaggio richiama quello che di meglio c’è sul mercato, con sospensioni Fox, 34 Float CDT FIT 27.5 all’anteriore e Float CDT al posteriore, entrambe con le funzioni climb, trail and descend, freni e trasmissione Shimano XTR, ruote DT Swiss, reggisella telescopico Rock Shox Reverb e gomme Schwalbe Hans Dampf da 2.35.

Il telaio, in alluminio idroformato, deriva da quello in carbonio della Stereo classica che utilizza Nicolas Lau nelle competizioni di enduro. Lo schema di sospensione è un horst link con la lunga biella centrale tipico delle Cube, il triangolo anteriore è appositamente studiato per alloggiare l’ingombrante batteria, sul tubo orizzontale, e il motorino Bosch da 250w, nella zona del movimento centrale.

La versione che vedete in foto è ancora un prototipo, dato che le bici di serie non erano ancora pronte quando le abbiamo chieste per il test.

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A prima vista

“Non c’è nessun comando gas e non si impenna da sola” queste son state le risposte più frequenti che abbiamo dovuto dare a chi vedeva la Stereo per la prima volta.
Vedere una bici elettrica sicuramente incuriosisce subito, ancor di più se è una enduro a tutti gli effetti. Il Motore elettrico Bosch da 250w garantisce la pedalata assistita, il che vuol dire che aiuta nella pedalata: si aziona da solo nel momento in cui pedaliamo e smette di agire quando smettiamo di pedalare.

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Per capirci meglio, anche se i valori non sono precisi ma a spanne, il motorino entra in azione nel momento in cui muoviamo le pedivelle di circa 40 gradi e si spegne dopo mezzo secondo che abbiamo smesso di pedalare.
Sul manubrio di diverso ci sono un comando + o – e un display abbastanza ingombrante. Il comando permette, senza staccare la mano da manubrio, di dialogare con il display scegliendo i livelli di potenza del motorino o andando a visualizzare le info dell’uscita. Il display permette appunto di visualizzare la scelta della potenza su 5 livelli (turbo, sport, tour eco e off), il livello della batteria e vari dati dell’escursione quali distanza totale, parziale, velocità media e massima.

Non c’è il deragliatore anteriore: la bici ha una singola piccola corona anteriore senza tendicatena (la catena non cade) che fa anche da ruota libera, la cui rapportatura é studiata per legarsi al motorino elettrico.

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Il peso totale della bici è di 22,5 kg, circa 10 kg in più rispetto alla Stereo in carbonio, quindi motorino e batteria hanno un bel peso, circa 10 kg in totale di cui solo la batteria 2,5. I tecnici Cube hanno cercato di posizionarli in punti strategici del telaio , in pratica il più in basso possibile, al fine di garantire e mantenere una buona manovrabilità del mezzo.

A livello di geometria l’unica quota piuttosto modificata è la lunghezza del carro posteriore, che è di 485.5 mm, un valore molto elevato se si considerano i 441mm della Stereo senza motorino elettrico. Questo influenza il comportamento della bici in quasi tutte le situazioni in cui l’abbiamo provata.

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Terreno scorrevole

Il terreno in cui la Stereo hybrid rende maggiormente è la salita scorrevole. Qui ci si può stare seduti e far girare la gamba mantenendo delle velocità piuttosto elevate. Il peso non si sente, le pulsazioni non salgono mai come quando si pedala normalmente e si macinano kilometri senza accorgersene.

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Il carro bobba poco di suo, ma gli si dà veramente poca importanza perché il motorino ci permette di fare la pedalata rotonda e sempre in tiro. Il manubrio è alto e si ha una posizione comoda, raramente vien voglia di alzarsi dalla sella, se non per sgranchirsi, quindi il mio consiglio è quello di montare una sella che vi si addica. La Fizik Gobi è valida ma può risultare un po’ stretta per qualcuno. Ci si abitua subito, ma almeno inizialmente si nota che il fattore Q è maggiore rispetto al solito, a causa degli ingombri del motore.

Per un giro totalmente su terreno scorrevole la batteria dura circa 2 ore a seconda della pendenza delle strade e della modalità di potenza che si sceglie. Da tener conto che per ricaricare completamente ci vogliono circa due ore e mezza (la bici viene fornita con il caricatore + la chiave per togliere la batteria dal telaio).

Salita tecnica

Nel tecnico e quando iniziano a diminuire le velocità abbiamo trovato le maggiori difficoltà. Si sentono tutti i 22kg, la bici risulta poco maneggevole e abbastanza ingombrante. In primis il carro molto lungo fa sí che la ruota posteriore perda aderenza abbastanza facilmente e a volte non basta spostare il peso del corpo per ritrovare la trazione.

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In secondo luogo si deve tener presente che per far funzionare il motorino bisogna continuare a pedalare cercando di evitare le sporgenze sul sentiero e “anticipando” gli scalini che ci si presentano. Per questo spesso volte è utile mantenere la pedalata e contemporaneamente frenare.
Più la salita è ripida e più il motorino sforza e la sua durata si riduce notevolmente. In questo caso la batteria ci è durata meno di un’ora.
Non possiamo però negare, però, che sfruttando l’inerzia della velocità che dá il motorino siamo riusciti a salire in punti che difficilmente si superano con una bici normale.

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Discesa tecnica

Spesso in discesa, per salvare la batteria, abbiamo spento il motorino. Da quel momento in poi la usavamo come se fosse una bike normale e la maggior parte delle volte ci dimenticavamo che stavamo usando una hybrid. Questo conferma la bontà a livello geometrico e della distribuzione dei pesi della Stereo Hybrid. Certo, il carro lungo non ci permette di girare la bici velocemente e le staccate si allungano per via del peso, ma ci si abitua facilmente e ci si pone rimedio.

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I freni XTR con rotori da 180mm si sono dimostrati all’altezza e non abbiamo notato un eccessivo surriscaldamento neppure nelle discese più lunghe. Le gomme Hans Dampf entrano invece in difficoltà facilmente e in particolar modo quella posteriore soffre le condizioni di umido tipiche autunnali. Le sospensioni, una volta tarate a dovere, svolgono bene il loro compito. Ci è parso di capire che a causa del peso del mezzo si è meno pignoli sul comportamento delle sospensioni, nel senso che non serve fare regolazioni di fino per accontentarsi del loro funzionamento.
Sembra impossibile, ma non abbiamo mai urtato il motorino contro una roccia o simili, il carter di plastica è ancora immacolato, nonostante la luce a terre sia simile a quella delle bici normali ma occupi uno spazio d’ingombro maggiore.

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Da migliorare

Ricordiamo che la bici in test è ancora un prototipo.
L’alloggiamento della batteria nel tubo orizzontale è buono, ma oscilla molto e nello sconnesso la si sente sbattere contro la sede. Abbiamo ovviato ancorandola meglio con delle fascette da elettricista.
Il carter di plastica di protezione del motorino è composto da due gusci ed è chiuso da tre viti, ma in corrispondenza del punto più basso la terra e lo sporco entrano.
Il carro di 481mm è veramente troppo lungo!

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Conclusioni

La Stereo Hybrid è sicuramente un mezzo costruttivamente valido ed è divertente da usare. Abbiamo apprezzato il fatto di poter fare una discesa in più rispetto al solito e di fare dei tour panoramici arrivando in quota alla svelta. Di contro siamo ancora troppo lontani dalla guidabilità di una mountain bike classica. Chissà se si arriverà ad una hybrid trail con un peso al di sotto dei 15kg e una durata della batteria di una giornata…

Prezzo: 5.299 Euro

Cube.eu

Chi é il tester

Emmetre è Marco Milivinti, downhiller di professione che conta nel suo palmares un 13° posto ai campionati del mondo di Champery nel 2011.

Tutte le foto sono di Marzia Fioroni.