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[Test] Devinci Troy Carbon RR

[Test] Devinci Troy Carbon RR

26/01/2016
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26/01/2016

Autore: Francesco Mazza

Devinci è ormai entrato a far parte dei marchi di riferimento per le discipline più Gravity oriented della Mountain Bike. Nato in Canada nel 1987 come piccolo brand di bici artigianali, dopo aver stretto una collaborazione nel 2010 con Dave Weagle, ideatore del sistema Split Pivot, è cresciuto esponenzialmente diventando una vera e propria azienda di biciclette con esportazione in tutto il mondo, mantenendo però ben radicato il principio della costruzione in Canada per i telai in alluminio. Anche le parti in alluminio dei telai carbon di Devinci sono realizzate in Canada, dove vengono anche assemblati i telai con le parti in carbonio provenienti da Taiwan, dove sappiamo risiedere tutto il know how mondiale sulla lavorazione del carbonio. Non fa eccezione la nuova Troy Carbon, che si affianca alla preesistente versione in lega di alluminio, incrementando e di fatto elevando qualitativamente la gamma del segmento All Mountain di Devinci.

Oggetto di questo articolo l’allestimento RR, il più pregiato dei tre proposti da Devinci per la Troy Carbon. Il test si è svolto in parte sui trail della Val d’Ossola e in prevalenza sui percorsi di Finale Ligure, grazie all’ospitalità dello Hotel Liliana di Varigotti.

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Analisi statica

Fatta eccezione per il fodero basso del carro e per la biella che sono di alluminio, il telaio della Troy Carbon è realizzato in carbonio unidirezionale T700 con sistema EPS Molding, ovvero le fibre di carbonio vengono modellate sulla base di un sopporto di polistirolo espanso, rivestito in lattice, che dopo la cottura delle resine negli stampi in acciaio viene estratto dall’interno del telaio, lasciando le superfici interne perfettamente lisce e prive di quelle irregolarità che potrebbero in alcuni casi rivelarsi punti critici della solidità strutturale del telaio. Ed è proprio la solidità uno dei punti di forza di questo telaio, caratterizzato da tubazioni massicce e sovradimensionate, in grado di affrontare condizioni di riding che vanno ben oltre il normale utilizzo Trail.

Con la nuova Troy Carbon, Devinci introduce nuove geometrie, con standover particolarmente basso, lunghezza del top tube incrementata di 20mm su ogni taglia e un carro tra i più corti della categoria. Resta invariata la possibilità di modificare la geometria del telaio grazie al sistema FRG (Full Responsive Geometry) Adjust, anch’esso aggiornato e reso ulteriormente pratico e solido, con due posizioni, Hi e Lo, offerte dal perno eccentrico che collega il rinvio del carro alla biella.

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Il cinematismo della Troy Carbon è l’ormai celebre Split Pivot ideato da Dave Weagle, la stessa mente che ha creato il DW Link e il DELTA System. Punto di forza delle full suspended di casa Devinci, lo Split Pivot è un sistema Single Pivot indiretto che prevede un giunto coassiale tra il fodero basso, che è di fatto il braccio principale del carro, il fodero alto, che agisce come rinvio per azionare la biella che comprime l’ammortizzatore, e il perno della ruota posteriore. Il principale vantaggio di questa coassialità dell’infulcro risiede nella capacità di svincolare efficientemente il lavoro della sospensione dalle forze indotte dal freno, la cui pinza è posizionata sul braccio di rinvio e quindi isolata dal braccio principale. La sospensione continua quindi a lavorare anche mentre si frena, garantendo efficienza di assorbimento e di conseguenza grip della ruota a terra e controllo di guida. Tutto il cinematismo ruota su cuscinetti Enduro di qualità superiore.

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A gestire i 140mm di corsa della Troy Carbon troviamo un ammortizzatore RockShox Monarch RT3 da 200×51 con un tune interno appositamente settato per lavorare al meglio con la curva di compressione del sistema Split Pivot. Il Monarch fornisce infatti un comportamento estremamente plush e sensibile su 3/4 della sua corsa, per poi diventare estremamente progressivo nell’ultimo quarto, dove è letteralmente raro spingere l’O-ring a fondocorsa, se non in seguito a urti di entità davvero considerevole. In posizione Pedal la frenatura idraulica del Monarch è lieve, quanto basta per stabilizzare la sospensione, mentre la posizione Lock non blocca completamente l’idraulica ma lascia un buon margine di assorbimento.

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RockShox anche per la sospensione anteriore, con una forcella Pike RCT3 Dual Air da 150mm di escursione. Non siamo soliti sfruttare l’escursione variabile delle forcelle quando presente, ma nel caso della Troy Carbon ci è capitato di utilizzarla per ridurre la generosa altezza del cockpit e guadagnare in comfort sulle lunghe salite scorrevoli.

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La trasmissione è interamente SRAM X01, con pedivelle da 170mm fornite con terminali di protezione in gomma, sulle quali è montata una corona Direct Mount da 30 denti. Il movimento centrale è di tipo PressFit92. La guarnitura è il modello specifico Boost 148, per interfacciarsi come linea catena al mozzo Boost 148 di cui è dotata la Troy Carbon. Cambio e comando X01 a 11 velocità e cassetta X01 10-42.

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La Troy Carbon RR monta ruote DT Swiss Spline M1700 da 27.5 pollici con mozzo posteriore, come già sottolineato, in versione Boost da 148mm, mentre l’anteriore è un classico 15x100mm. I copertoni su entrambe le ruote sono degli Schwalbe Hans Dampf 2.35″ con mescola TrailStar e carcassa SnakeSkin. La misura 2.35″ è la più larga che il carro della Troy Carbon possa ospitare secondo le indicazioni fornite da Devinci. Cerchi e copertoni sono Tubeless Ready ma l’allestimento di serie prevede il montaggio con camere d’aria.

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L’impianto frenante è uno SRAM Guide RSC con rotori Centerline da 180mm all’anteriore e 160mm al posteriore. Nella foto notiamo il dettaglio dell’infulcro concentrico del sistema Split Pivot e risulta evidente come il fodero basso sia segnato dallo sfregamento della scarpa durante la pedalata. Il carro è effettivamente piuttosto largo in quel punto, anche per via del mozzo Boost 148, ma il sottoscritto non ha riscontrato alcun problema di sfregamento con la combo di pedali Mavic e scarpe Mavic Alpine XL n°41.5. Tali segni di sfregamento sono evidentemente imputabili all’atleta italiano di Enduro che sappiamo aver utilizzato questa bici in prova per qualche giorno, prima che entrasse in nostro possesso per la durata del test.

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Il cockpit è affidato a Chromag, con un imponente manubrio BZA in carbonio da DH con ben 800mm di larghezza, 15mm di rise e 35mm di diametro al centro, sorretto dal relativo attacco BZA Clamp da 50mm di lunghezza. La consolle dei comandi è ordinata ed ergonomica grazie ai collarini MatchMaker che integrano tutti i comandi di casa SRAM e RockShox.

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Geometrie

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Salita

La Troy Carbon ci è arrivata con il FRG Adjust posizionato su Lo e inizalmente l’abbiamo provata prevalentemente in questa configurazione, ma in seguito abbiamo invertito spesso la posizione tra Hi e Lo per confrontare il comportamento in diverse situazioni di riding, in diversi casi ripetendo il medesimo giro consecutivamente con ciascuna delle due opzioni. Passare dalla posizione Lo a quella Hi e viceversa infatti ruba solo una manciata di minuti e si può fare tranquillamente sui sentieri con un multitool o una chiave esagonale da 6mm.

In base alla posizione scelta, le prestazioni in salita della Troy Carbon mutano molto. Se in posizione Lo, con un’altezza del movimento centrale molto bassa e un angolo di sterzo di 67° il comportamento diventa molto simile a quello di una bici da Enduro, in posizione Hi ritroviamo caratteristiche maggiormente riconducibili a una bici da Trail/AM, con 67.4° di angolo di sterzo e l’altezza del movimento centrale che sale a 343mm. Inutile precisare che sia nel tecnico, per quanto riguarda le performance, che sulle salite scorrevoli, prevalentemente per quanto riguarda il comfort, la posizione Hi si è rivelata la più adatta.

Indipendentemente dal cambio di geometria legato al FRG Adjust, la posizione in sella è bilanciata a livello di Reach, mentre risulta abbastanza alta come Stack. A questo proposito, per trovare il feeling migliore, abbiamo modificato diverse volte la posizione in altezza dell’attacco manubrio, grazie ai 3 spessori da 1cm l’uno in dotazione sul cannotto forcella. Infine abbiamo optato per un singolo distanziale tra serie sterzo e attacco manubrio, per abbassare lo Stack ma tenerlo comunque a un’altezza che si relazionasse al manubrio molto largo e basso (800×15), che di per sé porta a caricare il peso sull’anteriore. In definitiva lo spostamento del peso risulta facile e si domina piuttosto bene la bici, permettendo di divertirsi anche quando le salite diventano più tecniche e tortuose.

Sulle salite scorrevoli, se si mantiene una pedalata rotonda, la sospensione non oscilla fastidiosamente nemmeno con l’ammo in posizione Open, mentre nel tecnico si sfrutta volentieri la frenatura idraulica del Monarch in posizione Pedal per stabilizzare la sospensione pur mantenendo un ottimo assorbimento e di conseguenza una validissima trazione. Considerando che, come già detto in precedenza, in posizione Lock l’ammortizzatore non si blocca completamente ma permette ancora un buon margine di operatività, in salita abbiamo utilizzato prevalentemente questa opzione, sia per le salite scorrevoli che per i tratti non eccessivamente sconnessi.

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Discesa

Che la Troy Carbon sia una All Mountain atipica, con una netta propensione alla discesa, si era già intuito da quanto scritto fin qui. L’allestimento, ma anche il telaio stesso, non sono votati al risparmio maniacale di peso per fare bella figura nei dati dichiarati sui cataloghi. La Troy Carbon è stata progettata e montata in modo da regalare soddisfazioni in discesa: la rigidezza del telaio e la sua robustezza, il comportamento della sospensione, la scelta dei componenti e le stesse geometrie indicano che si tratta di una All Mountain sovrapponibile al segmento Enduro. Questo lo avevamo immaginato osservandola “sulla carta”, ma ne abbiamo avuto assoluta conferma dopo averla testata.

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Come descritto nel paragrafo dedicato alla salita, ovviamente anche per la discesa abbiamo effettuato diverse prove invertendo le posizioni Hi e Lo del sistema FRG Adjust. Al contrario della salita, dove i benefici della posizione Hi sono risultati piuttosto evidenti, nel caso della discesa non siamo stati in grado di decretare quale fosse l’opzione più valida tra le 2 disponibili. Il comportamento cambia, ma in entrambi i casi le performance discesistiche sono di ottimo livello. In posizione Lo abbiamo certamente una bici più schiacciata a terra e pronta ad affrontare discese a velocità sostenute, mentre la posizione Hi premia la maneggevolezza e l’agilità del mezzo nei percorsi più tortuosi, senza in ogni caso inficiare le ottime doti di stabilità. In entrambe le opzioni comunque parliamo di una bici che grazie alle quote parecchio ridotte di standover e di altezza del movimento centrale, risulta molto facile e intuitiva da guidare, fluida e veloce nei cambi di direzione, sempre precisa e immediata anche grazie al carro corto che dona grande agilità al retrotreno.

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Buona parte del merito delle ottime prestazioni discesistiche della Troy Carbon va al suo sistema di sospensione. La ruota posteriore è sempre incredibilmente incollata al terreno, con buona efficienza anche durante le staccate grazie al giunto Split Pivot. Il suo comportamento progressivo unisce alla stabilità al suolo anche un’apprezzabile reattività che rende la guida divertente e dinamica, restituendo spinta e accelerazione in uscita di curva e permettendo di staccare agevolmente le ruote da terra alla ricerca delle traiettorie maggiormente efficaci.

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Conclusioni

La Troy Carbon RR è una bici da All Mountain che svolge bene il suo compito in salita ma che non nasconde di essere follemente innamorata della discesa. Ha tanta voglia di velocità e di percorsi tosti e impegnativi, dove dà il meglio di sé. Eccellente binomio di agilità e stabilità, con la possibilità di adeguare le geometrie alle proprie preferenze. Il costo è indubbiamente elevato ma la qualità e le prestazioni lo sono altrettanto.

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Allestimenti e prezzi

Troy Carbon RR: €7.399
Troy Carbon SX: €5.599
Troy Carbon RS: €3.999
Troy Carbon frameset: €2.399

Peso dichiarato in taglia M: 12,73Kg
Peso da noi rilevato in taglia M: 12,92kg

Devinci è distribuita in Italia da 4Guimp

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baffosardi
baffosardi

I telai in carbonio non sono prodotti in Canada ma in Asia, ma solo riassemblati con i componenti in alluminio mancanti, come foderi bassi e leveraggi..per esattezza..

colleenhamer
colleenhamer

@Francesco Mazza
Come progetto e concetto la vedo molto simile alla Norco Sight.
Sembra quasi la sorella gemella come indole.
Cosa ne pensi?

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Non ho provato la Sight Carbon ma effettivamente come indole potrebbe essere simile, sulla carta, anche se il sistema Split Pivot risulta differente dall’Horst della Norco.

bakunin
bakunin

i prezzi sono scalati malissimo… sulla RR ci sono i cerchi di media gamma dove mi sarei aspettato i 1501 o quelli carbonio, sono una delle poche differenze con la sx

a questo punto se piace la bici conviene comprare il frameset o la RS e upgradare a piacimento

Devastazione
Devastazione

Una Canyon Strive senza SS ma con lo Split Pivot e un prezzo da bici da boutique. Prego leggere l’articolo sull’industria ciclistica tedesca su Pinkbike per capire che ormai comprare questi mezzi da boutique non ha piu’ senso.

Marco Toniolo

@devastazione
Se così fosse il 90% dei marchi avrebbe chiuso i battenti.
Non tutti sono così sensibili ai prezzi, e sopratutto non tutti sono disposti a comprare online, con gli svantaggi che ne conseguono in termini di assistenza.

Devastazione
Devastazione

Penso che entro i prossimi 10 anni il mercato sara’ sempre piu’ online ( vedasi Trek) e la figura dei meccanici sara’ sempre piu’ richiesta. Certo situazioni come la Canyon attuale dovranno sparire,e spariranno.

Marco Toniolo

Ho letto l’articolo di Wragg, ma non dice una benamata cippa, se non le solite ovvietà britanniche sui tedeschi. È solo un articolo di presentazione degli articoli di visita.

Sdrumo
Sdrumo

Ma in cosa sarebbero uguali una strive e una troy?

shonajut1952
shonajut1952

Paragone improprio. La categoria d appartenenza é quella della Spectral CF… Il prezzo del frame set di questa Troy sembra comunque da ‘svendita’ rispetto ai soliti marchi

argo*
argo*

@Francesco Mazza, come vedi la scelta di non mettere il Boost 110 davanti? Si sente all’atto pratico la differenza tra 110 e 100?

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Sinceramente non ho ancora provato bici con forcelle Boost 110. Trovo che lo standard Boost applicato al posteriore abbia senso per irrigidire diverse parti come il carro, il mozzo e la ruota stessa, ma all’anteriore ormai tutte le forcelle hanno comunque già una rigidezza più che sufficiente e la ruota, non avendo la ruota libera, ha già spazio per una campanatura adeguata. Lo standard Boost 110 credo resterà limitato alle bici Fat e Plus.

baffosardi
baffosardi

Avendola vista dal vivo a mio avviso e’meno fascinosa della vecchia troy carbon, che possiedo…l’assenza della trama in carbonio 3k a vista e le linee squadrate la rendono più anonima, più una mini spartan in pratica, a parte il posizionamento dell’ammo.
La recensione secondo me manca di valutazioni sui miglioramenti ( se ci sono) rispetto al modello 2014-15 , e per essere più obiettivi la recensione avrebbe dovuto farla @Marco Toniolo come la prima..assai più convincente..anche senza andare a Moab;-)
http://www.mtb-mag.com/test-devinci-troy-carbon/

montagnoso
montagnoso

Perdonate, ma nel confronto della tabella geometrie con il vecchio modello (http://www.mtb-mag.com/test-devinci-troy-carbon/) forse c’è qualcosa che non torna: come fa il WB ad allungarsi di ben 2cm in taglia M, se CS e TT si accorciano e l’angolo sterzo rimane lo stesso???

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Non hai tenuto in considerazione che sul nuovo modello l’angolo sella è più verticale di circa 2°, quindi il TT virtuale si accorcia leggermente ma è forviante perchè in realtà la quota di Reach è maggiore.

montagnoso
montagnoso

vero, il Reach è determinante con 2,5 cm in più, praticamente tutta un’altra bici.

daniele.cadelo@gmail.com

Costosa ma bella!
Adoro queste allmountain che con queste geometrie ed escursioni si rivelano bike veramente eclettiche…per me bike come queste sono si delle bici “totali”.
La mia Trance con pike da 150mm ha geometrie del tutto simili e da quando l ho provata ho venduto anche la stupenda Reign 27.5 per inutilizzo.

Cadricar
Cadricar

molto bella, anzi bellissima!
ritengo che siano le bici più sfruttabili dall’amatore. ci fai un pò di tutto.
pedivelle da 170 a prescindere dalla misura telaio?

mi piacerebbe proprio una vostra comparativa tra le tente , tipo zesty, foxy, spectral, bronson stumpjumper. credo che non sarei l’unico a ringraziare.

zoorlen
zoorlen

Esiste qualche tipo di protezione dell’obliquo (a parte la gomma fermata con le fascette)? Mi pare che la Spartan abbia un foro filettato a cui è possibile ancorare la protezione.

Francesco Mazza
Francesco Mazza

La Spartan ha una protezione di serie, la Troy no, quindi non ha nemmeno predisposizione di fori dedicati.

fulvosam
fulvosam

@Francesco Mazza che differenza c’è con il sistema ABP di trek? Solo l’ancoraggio basso dell’ammo? Da quello che scrivi il comportamento mi sembra paragonabile

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Si Split Pivot e ABP sfruttano lo stesso concetto e si differenziano solo per il modo in cui viene compresso l’ammortizzatore. C’era stata anche una causa per i diritti di brevetto tra Weagle e Trek anni fa che è finita con un nulla di fatto proprio perchè i sistemi differiscono nel dettaglio dell’attivazione dell’ammo.

newtonheron97
newtonheron97

la frase “Infine abbiamo optato per un singolo distanziale tra serie sterzo e attacco manubrio, per abbassare lo Stack” ha minato le mie certezze… per quanto ne so io stack è misurato sulla sommità del tubo sterzo, per cui mettendo un distanziale sopra la calotta della serie sterzo, a paritàdel resto, lo stack rimane invariato. O esistono definizioni diverse di stack?

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Diciamo che le aziende forniscono come stack la quota fissa misurata alla sommità del tubo di sterzo, perchè determina la quota minima di stack disponibile per tale bici. Tuttavia la quota effettiva di stack per un rider è quella che corrisponde all’appoggio delle mani sul manubrio e che determina delle differenze in termini di posizione in sella e quindi di guida.

andrelella
andrelella

@ Francesco mazza: stavo pensando di sostituire la mia spicy team 2014 con questo telaio. Che differenze troverei in una giornata di shuttle? E in un giro alpino da 2k di pedalato? Lo chiedo a te perche la spicy la conosci bene. Fammi sapere thx.

Francesco Mazza
Francesco Mazza

A mio parere le due bici sono abbastanza sovrapponibili come prestazioni in entrambi gli ambiti. La differenza di escursione è di soli 10mm su entrambe le sospensioni e le geometrie non sono troppo differenti tra loro. Al di fuori del feeling sulla bici che ovviamente è personale, direi che potresti avere prestazioni molto simili. La Troy in più ti offre la possibilità di cambiare le geometrie e comunque ha una posizione in sella un po’ più moderna, con un reach un tantino più lungo e un baricentro più basso.

Adri26
Adri26

Anch’io vi inviterei a fare un bel test comparativo tra trail bike. A quanto pare sempre più votate alla discesa ed allo stesso tempo grazie a geometrie e pesi ottime arrampicatrici. Ho una Stumpjumper fsr 29 del 2016 e sarei stra curioso di un confronto! Ovvio con la 27.5… Sempre complimenti e buon lavoro!

Ispettore Zenigata
Ispettore Zenigata

@ Francesco Mazza potrebbe essere una bici per fare dislivelli importanti?

Francesco Mazza
Francesco Mazza

Premesso che il discorso va contestualizzato perchè ovviamente con gamba e fiato adeguati i dislivelli importanti si fanno con (quasi) tutte le bici, per i dislivelli significativi (intesi come superiori a 2.000 metri complessivi) ci sono bici che probabilmente stancano meno, ma che di contro sono meno performanti in discesa. La Troy Carbon invece in discesa permette di viaggiare forte e di divertirsi parecchio, quindi il compromesso di fare un filo più di fatica in salita, personalmente trovo sia più che accettabile.

scylla
scylla

Boh, a me ste devinci paiono sempre pesantissime, una trail bike montata al top che senza pedali pesa quasi 13kg. La mia cube stereo sta sotto i 12 di un bel pò.

Francesco Agapito Mariani

Provata , è pazzesca !!!

Tairon950
Tairon950

Ciao a tutti io ho una Troy Carbon RS e da subito mi sono innamorato e più ci vado in giro e più mi sono convinto della mia scelta. Si comporta come una trail in salita e come una enduro in discesa. I love you Troy !!!!!!!!!!!!!

luke75
luke75

Ciao a tutti. Sto valutando di sostituire il telaio della mia Troy carbon 2014 con il telaio carbon 2017 nuovo in offerta presso rivenditore. ( telaio arancione tanto per capirci). Secondo voi vale la pena investire circa 1000 euro per fare questa operazione? Ovvero è evidente il beneficio tra l’utilizzo del mezzo tra i due telai? Grazie