[Test di Durata] Ruote Diamonz Carbon Enduro 27.5

[Test di Durata] Ruote Diamonz Carbon Enduro 27.5

Francesco Mazza, 16/03/2018
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Francesco Mazza, 16/03/2018

Autore:  Francesco Mazza

Il marchio italiano Diamonz Components ha fatto la sua prima apparizione ufficiale circa un anno fa con un comunicato stampa che presentava al pubblico la sua prima serie di prodotti, i cerchi Carbon Enduro 27.5 e Carbon DH 27.5, disponibili anche come ruote complete, in diverse configurazioni. Poche settimane dopo abbiamo ricevuto un paio di ruote Carbon Enduro 27.5 su mozzi Hope, da montare sulla Intense Recluse per un test a lungo termine. Dopo quasi 10 mesi di utilizzo, attraverso le condizioni climatiche e metereologiche di 3 intere stagioni, affrontando una grande varietà di percorsi e tipologie di terreni, siamo pronti per esprimerci sulle performance ma soprattutto sulla robustezza delle ruote Diamonz.

In sintesi

Diametro: 27.5 pollici
Materiale cerchio: Fibra di carbonio Toray 3K
Profilo: Asimmetrico – Hookless – Tubeless Ready
Larghezza del cerchio: 28mm interna – 37mm esterna
Altezza del cerchio: 28mm
Sezione dei copertoni raccomandata: 2.2″ – 2.5″
Mozzi: Hope PRO 4  – attacco disco 6 fori – corpetto SRAM XD (disponibili mozzi di diverse marche)
Battuta mozzi: Boost 148×12 e 110×15 (disponibili anche nei formati standard)
Raggi: 32 – Sapim Double Butted 2.0-1.8-2.0
Nippli: Sapim Poliax
Garanzia: 3 anni
Pesi rilevati: 2.022g (963g anteriore / 1.059g posteriore) con nastro, valvola e corpetto XD SRAM
Prezzo: €1.925

I cerchi Diamonz sono interamente realizzati in Italia. La famiglia Monzoni, titolare del marchio, si è avvalsa della collaborazione dell’ingegnere Fabrizio Dragoni per la progettazione dei loro cerchi. Fabrizio, già campione di MTB Trial, vanta un’esperienza di downhiller di alto livello nelle categorie amatoriali, con diversi titoli di Campione Italiano e numerose vittorie in iXS European Downhill Cup, fino alla medaglia d’argento ai Campionati del Mondo Master DH della scorsa stagione. La costruzione è affidata alla più prestigiosa azienda italiana della lavorazione del carbonio, che produce per marchi leader del settore delle auto supersportive e della Formula 1. Le pelli di fibra di carbonio Torax 3K vengono tagliate e disposte negli stampi, all’interno dei quali il cerchio è messo sottovuoto e cotto in appositi forni per indurire le resine collanti.

Diamonz non copre il cerchio con vernici o finiture che possano mascherare la trama del carbonio e con essa eventuali imperfezioni o approssimazioni. Il cerchio viene rifinito esclusivamente lucidando la resina stessa della costruzione del carbonio, lasciando ben visibile la trama delle fibre intrecciate e l’estrema cura della lavorazione. Le grafiche sono realizzate tramite decals tagliate a plotter da fogli di robusto vinile adesivo. Si può scegliere tra 6 brillanti colorazioni di serie oppure concordare un colore o una grafica personalizzata. La colorazione Hell Red di serie si è abbinata perfettamente alla colorazione della Recluse. Pregevole il dettaglio del logo, un diamante stilizzato, che indica la posizione della valvola, per una semplice individuazione.

Il profilo del cerchio è asimmetrico per garantire la migliore tensionatura interfacciandosi in modo ottimale con la flangia del lato del mozzo più sottoposta a stress su ciascuna ruota, lato trasmissione per la ruota posteriore e lato disco per la ruota anteriore. Questo si traduce in maggiore rigidezza mantenendo al contempo un eccellente comfort, anche grazie all’altezza del profilo di 28mm, un valore relativamente basso. La larghezza interna del canale è di 28mm, una misura adeguata agli attuali trend e non esasperata, che consente di sfruttare un ampio range di misure di copertoni.

La spalla del cerchio è irrobustita da una cordina in carbonio che la percorre internamente, creando un’anima attorno alla quale è costruito il dente, di tipo hookless, ovvero privo del tradizionale gancio a J. Ho utilizzato le ruote Carbon Enduro 27.5 in modalità Tubeless, grazie alla trasformazione con nastro e valvole fornita come optional da Diamonz e la tenuta del copertone è sempre stata eccellente, non ho mai avuto problemi di stallonamento o di perdite di pressione. Pur aderendo ottimamente e tallonando in modo piuttosto semplice, i copertoni delle marche che ho utilizzato (Michelin, generalmente difficili da montare e Maxxis) si montano sul cerchio molto facilmente e non oppongono resistenza. La forma superiore del dente è ben sagomata e il dente stesso risulta molto robusto e, anche grazie a queste caratteristiche, durante tutta la durata del test non ho mai subìto tagli alla spalla del copertone né danni ai bordi del cerchio.

Come opzioni per le ruote complete, Diamonz mette a disposizione un’ampia scelta di marchi e configurazioni per i mozzi. Per le ruote del test ho scelto mozzi Hope PRO 4, in versione Boost e con corpetto SRAM XD. Una scelta che si è rivelata valida in virtù della loro scorrevolezza e affidabilità, dato che non hanno mai richiesto interventi di manutenzione. Vengono assemblati di serie con 32 raggi Sapim Double Butted 2.0-1.8-2.0 e nippli in ergal Sapim Poliax, mentre per chi desidera il massimo della robustezza e non teme l’ulteriore aggravio di peso, sono disponibili anche nippli in acciaio, utilizzati di serie sulle Carbon DH 27.5. Proprio il peso superiore alla media rappresenta l’unico neo delle ruote complete di Diamonz, ma la robustezza e le prestazioni sono tali da relegare il verdetto della bilancia in secondo piano.

I cerchi Diamonz hanno resistito efficacemente a botte, graffi e maltrattamenti. Nonostante siano stati vittime di numerose pietrate durante i 10 mesi di durata del test, l’unico segno degno di nota che hanno riportato è quello evidenziato nella foto di seguito. Una scalfitura che ha solcato esclusivamente la finitura superficiale, senza arrecare danni al cerchio, se non estetici. Anche le decals in vinile adesivo, tanto semplici quanto efficaci, hanno resistito impeccabilmente sia ai graffi, come si vede nella foto, che alle intemperie come fango e neve, così come ai numerosi lavaggi con idropulitrice.

La tensionatura delle ruote è sempre stata ottima e non ho mai avuto necessità di intervenire sulla tensione dei raggi e sulla centratura delle ruote. L’unico problema riscontrato durante l’intero periodo di test riguarda i nippli. Durante il settimo mese di test mi si è rotto un nipple e dopo averlo sostituito, a distanza di poche uscite, se ne sono rotti altri, nello stesso identico modo: la testa, ossia la parte che lo tiene in sede nel cerchio, si era strappata dal resto del nipple, come potete vedere nella foto di seguito. Si è trattato di una situazione anomala che non mi era mai capitata e per la quale, pur avendo indagato, non ho spiegazioni certe. L’unica che risulta plausibile è che i nippli siano stati corrosi all’interno del cerchio da un liquido antiforatura particolarmente aggressivo. Diamonz ha sostituito interamente i nippli della ruota incriminata, la posteriore, e durante i restanti mesi di test non ho più avuto alcun problema.

In azione

Il lungo periodo di test e le differenti situazioni di riding sono serviti a valutare accuratamente il comportamento delle Diamonz Carbon Enduro 27.5 sia in termini di prestazioni che in termini di robustezza e longevità, dettagli questi ultimi che interessano molto gli scettici delle ruote in carbonio. Mi è capitato di utilizzare parecchie ruote in carbonio durante le ultime stagioni dato che sono ormai sempre più diffuse anche sui primi montaggi delle bici top di gamma. Le Diamonz si pongono al vertice di categoria sotto ogni aspetto. La costruzione del cerchio, ben progettato e curato nei minimi dettagli grazie a un know how di eccellenza, lo rende performante e affidabile. Le ruote restano centrate anche dopo lunghi periodi di utilizzo intenso. Il cerchio non ha riportato alcun danno se non un’inezia per lo più estetica. La raggiatura con incrocio in terza ne aumenta la robustezza e aiuta a dissipare le vibrazioni, così come il profilo asimmetrico e relativamente basso. Durante la guida si apprezza l’elasticità verticale che si traduce in un ottimo comfort a fronte di un’elevata rigidezza laterale e torsionale. Prima di montarle, il peso verificato mi ha fatto storcere il naso ma una volta iniziato a utilizzarle è sparita ogni perplessità grazie al comportamento sui trail: precise e confortevoli, risultano granitiche pur offrendo una guida morbida e fluida che non stanca grazie alla capacità di filtrare vibrazioni e urti, anche utilizzando pressioni piuttosto elevate. Oltre alla precisione di guida ne guadagnano la maneggevolezza nei cambi di direzione e la stabilità nello scassato, dove le Diamonz riescono a infondere una sensazione di aderenza superiore.

Conclusioni

Un prodotto 100% italiano, progettato da biker e realizzato secondo il miglior know how della lavorazione delle fibre di carbonio. Le ruote Diamonz, in particolar modo i cerchi, si pongono al vertice del settore, a pari livello, se non superiore, dei migliori prodotti concorrenti. A fronte di un peso superiore alla media offrono prestazioni d’eccellenza in grado di migliorare sia performance che comfort.

Diamonz Components

Commenti

  1. Lucky86:
    comunque un cerchi notubes flow ex con destinazione d'uso dh pesa 480g nella versione 27.5
    non vedo vantaggi per il peso per scegliere un cerchio in carbonio che costa 5 volte tanto.
    ci saranno sicuramente molti altre motivazione per scegliere questo tipo di ruote ma non per il peso.
    Infatti credo (e mi auguro) che nessuno, da quando esistono i cerchi in carbonio, abbia mai affermato che servano per abbassare il peso. I vantaggi di una ruota in carbonio sono altri, quali maggiore rigidezza, precisione di guida e comfort. Poi ognuno valuta se, per le proprie necessità, questi vantaggi valgano il prezzo decisamente più alto oppure no.

    In ogni caso, il modello da te indicato ha un peso dichiarato di 510 grammi: https://www.notubes.com/flow-ex-rims Per esperienza personale i Flow, a differenza dei Diamonz, non mi sarebbero mai durati integri per 10 mesi di test.
    a me non per malignare ma la recensione e le risposte nei commenti mi sembrano un po' di parte, e comunque ho visto alcune persone usare su bici da dh il flow ex o il dt ex471 (che ha peso simile) e senza distruggerli in 10 mesi
    Ma, secondo me no, ti posso dire che con cerchi da 450gr (big horn DRC) che hanno il canale da 25, se non tengo la pressione abbastanza alta, alla prima discesa posso salutare la spalla del cerchio.Se un cerchio viene spacciato per enduro o dh deve reggere il gioco, senza obbligare a pressioni anomale.Posso dire però, che ora con i cerchi carbon, tengo la pressione ancora più alta per paura di romperli!!!
    io con cerchi economici da 500gr e canale da 23 (commencal ride alpha enduro), riesco a tenere da 1,6 a 1,8 di pressione all'anteriore con il magic mary sg e senza alcun problema (però c'è anche da dire che peso 64kg vestito). Comunque la bici del rider in questo video (https://www.youtube.com/watch?v=qVku9VkZ42M) monta cerchi dt ex471 (è questa: https://www.mtb-mag.com/bici-della-settimana-168-la-pivot-phoenix-dh-di-grammy/) e il percorso posso testimoniare io che è parecchio più scassato rispetto a quello che sembra
    Scusa non ho specificato, parlo di posteriore quando dico che si distrugge, l' anteriore è molto più difficile.Tieni presente che 50gr in più, e 2mm in meno sulla larghezza fanno comunque differenza, poi il MM sg è una gomma da dh se non sbaglio!!In più sei molto leggero.La questione è, che se arrivi a battere sul cerchio, si deforma molto facilmente.
  2. marpa:
    Domanda relativa alla rottura dei nippli. È possibile che il foro del cerchio sia talmente preciso su di essi che eventuali flessioni ha no creato una sorta di micro incisione (tra bordo del foro e colletto dei nippli) . Una leggerezza riduzione di sezione li avrebbe indebolito .
    Improbabile. La parte rimanente dei nippli rotti risultava corrosa e "sbriciolata". Stesse condizioni per alcuni di quelli sostituiti. Non c'erano segni di crepe o di solchi.
  3. marpa:
    Se erano corrosi posso solo pensare che sia stato un problema di materiale dei nippli ed il fatto che le ruote sono state usate in tutta le condizioni atmosferiche. Se non erro avevi scritto che potrebbe essere il lattice ma se fosse stato il lattice ci sarebbe stata un’infiltrazione dalla nastratura all'interno Della camera del cerchio
    Ovviamente l'infiltrazione c'è stata. Succede spesso che il liquido passi sotto al nastro appena posato finché il liquido stesso non sigilla perfettamente. Come ho scritto nell'articolo, l'unica spiegazione plausibile tra le diverse già prese in considerazione è proprio la corrosione causata da un liquido sigillante troppo aggressivo.