Test Kenda Slant Six 29er 2.0

Test Kenda Slant Six 29er 2.0

03/04/2012
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03/04/2012

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Pesi e dimensioni

Sezione dichiarata, 700x50c. abbiamo misurato 52mm montandole su cerchi no tubes crest a pressione 2.1bar, sezione massima, contando anche i tasselli, abbiamo rilevato una larghezza di 57mm.

Il peso dichiarato di 673 è vicino al peso effettivo rilevato per le nostre gomme in test, pari a  680 e 685 grammi. Non è un peso molto elevato, ma per una gomma da 120tpi e dalla destinazione d’uso prettamente xc, non siamo a livelli record. L’impressione che danno al tatto è di avere un po’ più di gomma sui fianchi rispetto a coperture di pari tpi di altre marche. Questo da idea di avere delle coperture un po’ più robuste…

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Prime impressioni

Copertura disegnata dal mitico John Tomac, dopo l’apprezzata scorrevolezza della small block eight (una delle gomme di riferimento in amito 29er) e la fantastica tenuta delle nevegal, l’ex plurititolato biker amerciano firma questa nuova copertura per un uso “allround” per terreni compatti.  Che sia finalmente l’anello di congiunzione tra le due?

L’aspetto della gomma è piuttosto particolare: sei tasselli di medie dimensioni, piuttosto bassi e ravvicinati, danno l’idea di dare una buona scorrevolezza, ma già ad occhio i tasselli laterali piuttosto bassi, uniti alla sezione molto tonda della copertura,  incutono un certo timore per chi è abituato alla super aderenza garantita dalle nevegal.

Abbiamo montato le coperture come tubeless, anche se non previsto dalla casa, ma come noto i cerchi stan’s no tubes permettono l’uso di ogni tipo di copertura senza camera d’aria con la semplice aggiunta del lattice (90cc consigliabili su una 29” di questa sezione). Precisiamo però che ora è finalmente uscita la versione “STC” tubeless ready.

Piccolo problema: come tutte le kenda troviamo una velatura di silicone che rende le coperture “morbide” e durevoli nella loro confezione senza deteriorarsi, ottima cosa per la durata del prodotto quando stoccato nei magazzini, ma con il problema che tale silicone impedisce di fatto al lattice di attecchire e di rendere stagna la nostra copertura.

È quindi necessario sgrassare per bene tutto l’interno della copertura con acqua e sapone (lo “svelto “ per i piatti è perfetto) o con alcool. Dopo aver fatto questa operazione troviamo comunque difficoltà ad eliminare tutte le microporosità della gomma, in particolare nei punti dove ci sono le scritte in rilievo sui fianchi. Anche il fatto di essere 120 tpi di sicuro non aiuta nel compito… Ma ripeto, non è una gomma tubeless ready. Ci sono volute circa 3-4 uscite prima che le coperture smettessero di perdere pressione (e alla prima uscita è stato necessario rigonfiare un paio di volte durante il test).

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Sul campo

La prima impressione con queste coperture è che la bici diventi più agile. Hanno infatti un profilo piuttosto tondo, con la parte centrale un po’ “appuntita” che fa sì che, anche alle pressioni più basse, siano praticamente solo i tasselli centrali a toccare il terreno.

Lo sterzo appare subito più leggero e la bici sembra un po’ “ballerina” agli imput del biker, ma quando ci si prende un po’ la mano la cosa diventa anche divertente. Si possono fare dei cambi di direzione un po’ più svelti del solito con meno sforzo al manubrio. Ne ha tratto giovamento, tra le varie bike su cui sono state montate, la cannondale flash carbon, notoriamente non proprio leggera e agile di sterzo, mentre su geometrie più nervose come specialized e niner hanno forse enfatizzato ancor più l’abbondante maneggevolezza.

La scorrevolezza è molto buona, anche se non al livello della sorella Small Block 8. Sulla copertura posteriore, su asfalto, si sentono i tasselli deformarsi un po’ sotto il nostro peso e la spinta sui pedali, nonostante la loro altezza molto limitata, e la mescola 60 A  in centro (sui fianchi infatti la mescola passa ad più morbido 50A) ci sembra più morbida che su gomme della concorrenza (ad esempio quelle della Maxxis). Tanta maneggevolezza si fa subito ripagare con un improvviso ammanco di grip nelle curve più veloci (soprattutto al posteriore), complice il fatto di avere dei tasselli molto bassi sui lati; questa gomma in effetti ha un ottimo grip a dispetto della tassellatura molto ribassata, ma quando parte e perde aderenza, lo fa senza nessun preavviso e diventa difficile recuperare il controllo. Quando ciò accade al posteriore può diventare anche divertente, ma quando accade all’anteriore occorre un discreto manico per riprendere il controllo ed evitare di trovarsi a terra.

La prima uscita con queste coperture risale a questo inverno, sulle colline di Torino in condizioni umide. Gomma decisamente inadatta alla situazione. I tasselli molto vicini infatti imprigionano il fango e non lo scaricano, e ci si ritrova dopo poche pedalate con le gomme intasate di fango.

Nelle condizioni di asciutto (per cui sono nate) invece dimostrano di avere un ottimo grip sui fondi compatti, terra battuta e rocce, ma non molto sullo smosso e sul ghiaioso. Uno dei tester ha provato l’abbinamento con un nevegal all’anteriore: la bicicletta diventa uno spasso da guidare. La scorrevolezza aumenta a dismisura rispetto al setup Nevegal ant. e post. e il divertimento di guida ne trova giovamento, trovandosi con un avantreno iper stabile e un posteriore che nelle curve veloci tende a derapare con il minimo imput.

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L’abbinamento slant six su entrambe le ruote è invece consigliato in presenza di fondi piuttosto battuti e poco smossi o umidi, anche in gare di tipo endurance dove conta più l’affidabilità che il peso e la prestazione assoluta. Una gomma quindi che trova un campo di utilizzo eccellente in ambito race endurance se montata su entrambe le ruote, oppure ad un  uso in montagna, ma solo al posteriore se abbinata correttamente ad una copertura dal grip più generoso all’anteriore come l’ottima Nevegal rimanendo in casa Kenda.

Durante il test non abbiamo avuto nessun problema di forature o di pizzicature e i problemi di tenuta si sono risolti dopo 2-3 uscite, quando il lattice ha sigillato ogni più piccola perdita d’aria.

La durata al posteriore è un po’ ridotta e dopo 500 km circa la copertura ha iniziato a perdere notevolmente aderenza, ma c’è anche da dire che le condizioni climatiche primaverili (con ancora molta neve in alta quota) hanno purtroppo obbligato a numerosi trasferimenti su asfalto accelerandone così l’usura.

Il sito di Kenda con le specifiche delle Slant Six.

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