[Test] Pneumatici Kenda Pinner Pro

8

A quasi 20 anni dalla nascita dell’iconico pneumatico Nevegal, sviluppato da John Tomac, Kenda torna a collaborare con un campione di DH del calibro di Aaron Gwin per realizzare un nuovo prodotto specifico per il gravity, il nuovo pneumatico Pinner Pro, che vi abbiamo presentato lo scorso maggio. L’ho messo alla prova negli ultimi mesi, utilizzandolo sia all’anteriore che al posteriore della MDE Damper 2020, su un’ampia varietà di terreni e condizioni. Scopriamo come si è comportato.



.

Kenda propone il Pinner Pro in due versioni di carcassa, la blindatissima AGC dedicata al downhill con 1.297 grammi in formato 29″, e la più leggera ATC che ho scelto per questo test, dedicata a trail ed enduro, con un peso dichiarato di 997 grammi che si è rivelato di 985 grammi sulla nostra bilancia. La carcassa ATC è formata da una tela da 120 tpi rinforzata con uno strato di nylon sui fianchi e con uno strato di aramide in corrispondenza del battistrata. Sulla carta sembrerebbe un copertone delicato ma la prova sul campo, come scopriremo in seguito, ha dimostrato il contrario.

La versione ATC è disponibile in un’unica opzione di mescola a doppia densità che prevede una gomma da 60a di durometro per la doppia fila centrale di tasselli mentre le file esterne sono realizzate con gomma da 50a. Lo scopo di questa doppia mescola è quello di favorire la scorrevolezza della gomma in pedalata in combinazione con un adeguato grip sui tasselli laterali, mantenendo una buona progressione nei cambi di direzione e un’usura piuttosto uniforme su tutto il profilo del copertone.

Il disegno del battistrada è nettamente aggressivo, formato da tasselli squadrati con bordi netti e spigolosi capaci di mordere efficacemente il terreno. La doppia fila centrale alterna coppie di tasselli ravvicinati tra loro a coppie più distanziate e dotate di intaglio centrale che ne favorisce la deformazione in frenata. Tutti questi tasselli sono dotati di rampa di invito per migliorare la scorrevolezza e di uno spigolo netto dal lato opposto che gestisce il grip in frenata. Sulle file laterali i tasselli sono disposti in modo alternato e leggermente angolati rispetto alla direzione di rotolamento. Sono dotati di un’abbondante rampa esterna che li sostiene nelle prese di spigolo e di un intaglio centrale, più pronunciato sui tasselli più esterni e meno pronunciato su quelli meno esterni, che ne consente una deformazione controllata a vantaggio del grip.

L’altezza di tutti i tasselli è ben pronunciata e la spaziatura tra loro è relativamente ampia per permettere al copertone di auto-pulirsi facilmente durante il riding anche in caso di fango, nonostante la destinazione d’uso elettiva del Pinner Pro siano i terreni asciutti e compatti. I tasselli sono comunque posizionati ben concatenati tra loro per evitare punti morti sia in termini di grip che di scorrevolezza. Il profilo che ne risulta infatti è piuttosto tondo e la larghezza da 2.4″, unica disponibile per tutte le versioni, ben si sposa con i cerchi da 30mm di larghezza interna come quello delle ruote Newmen Advanced SL A.30 sulle quali ho montato i nuovi pneumatici di Kenda, con una larghezza effettiva, calibro alla mano, di 61mm.

A proposito di installazione, i Pinner Pro salgono comodamente sul cerchio senza necessità di leve e hanno tallonato con estrema facilità già a pressioni inferiori ai 2 bar, quindi nettamente prima di correre il rischio di snervare la carcassa del copertone con pressioni esageratamente alte. L’aspetto interessante è che anche sui trail non occorrono pressioni particolarmente alte e questo mi ha meravigliato considerando che, al netto degli strati addizionali di rinforzo, a quanto pare realmente efficaci, la carcassa si basa fondamentalmente su una singola tela da 120 tpi. Partendo dalle mie abituali pressioni di 2 bar al posteriore e 1.8 bar all’anteriore per queste misure di copertoni, sotto le quali evito accuratamente di scendere con copertoni a singola tela rinforzata paragonabili a questi ATC come per esempio i Maxxis EXO o EXO+, mi sono reso conto che il copertone non rispondeva bene a causa della troppa pressione, così ho provato cautamente e gradualmente a diminuire la pressione fino 0.3 bar in meno su ciascuna ruota. Il comportamento delle Pinner Pro è migliorato nettamente e, contrariamente a qualsiasi mia legittima aspettativa, in diversi mesi di utilizzo sulle pietre finalesi, non ho mai né tagliato né forato un copertone.

Per ciò che riguarda invece il disegno del battistrada, va premiato il lavoro di Gwin che ha collaborato con Kenda prevalentemente su questo aspetto del Pinner Pro, ricercando doti di prevedibilità in ogni situazione di riding. Il copertone è infatti assolutamente intuitivo a ogni velocità e, soprattutto, su un largo spettro di tipologie di terreni e di condizioni. La maggior parte del test l’ho effettuato su sentieri secchi e polverosi, sia con fondo duro e compatto, su rocce e radici, che con fondo smosso, ma nelle ultime settimane ho messo alla prova i Pinner anche su terreni umidi e viscidi. Tirando le somme, l’unico terreno con il quale ho riscontrato un po’ di incertezza è il fondo molto smosso, tipo ghiaia, mentre in ogni altra condizione si è confermato un copertone incredibilmente facile da gestire e dal comportamento affidabile e prevedibile. Adeguatamente scorrevole, sia in salita che in discesa, costante in termini di grip nei cambi di direzione su tutto il profilo, aggressivamente efficace in frenata e molto preciso nella presa di spigolo in curva e nelle contropendenze.

La composizione della gomma scelta da Kenda non sembra invece essere l’elemento più determinante nel raggiungimento di queste ottime prestazioni del Pinner Pro, sicuramente non quanto il disegno stesso del battistrada. Le mescole da 60a e 50a utilizzate per i tasselli assolvono comunque bene al loro compito con un efficace ed equo compromesso tra scorrevolezza, grip e resistenza all’usura, senza tuttavia eccellere particolarmente in nessuno di questi aspetti, ma soprattutto rivelandosi mediamente poco efficaci nello smorzare il rimbalzo che risulta a volte un po’ legnoso. A proposito di usura, voglio sottolineare come il consumo sia abbastanza uniforme su tutti i tasselli, senza nessuno di quei particolari danni che spesso riscontro su prodotti della concorrenza come usura precoce o tasselli stracciati alla base o divelti. Nella foto seguente vedete un Pinner Pro montato al posteriore dopo un paio di mesi di utilizzo, prevalentemente sui trail di Finale e Pietra Ligure, tra cui alcune giornate di shuttle.

Pesi

29″ ATC: 997g / 985g verificati
29″ AGC: 1.297g
27.5″ ATC: 923g
27.5″ AGC: 1.178g

Prezzi

29″ o 27.5″ con carcassa ATC: €57.90
29″ o 27.5″ con carcassa AGC: €59.90

Kenda Tire è distribuita in Italia da RMS

 

Commenti

  1. frenk:

    L'ho trovate ottime sia all'anteriore che al posteriore. Le Wild Enduro, soprattutto la front, rispetto a queste sono più aggressive sui terreni cedevoli e smossi ma anche meno scorrevoli su quelli compatti. Le Magic Mary trovo brillino sulla stessa tipologia di terreni delle Pinner Pro, ma a memoria (è parecchio che non mi capita di usarne) le ricordo meno fluide nella transizione tra le file centrali e quelle laterali.
    Grazie mille
Storia precedente

La prima volta di Avancini

Storia successiva

Giornaliero per uno a Chatel

Gli ultimi articoli in Test