[Test] Orbea Oiz M Pro TR

[Test] Orbea Oiz M Pro TR

Andrea Sicilia, 20/11/2020
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Andrea Sicilia, 20/11/2020

Nel mese di luglio di quest’anno, fra un lockdown e l’altro, vi abbiamo presentato la nuova Orbea Oiz, definita da Orbea il telaio full da xc più leggero del mondo. Vi rimandiamo a quell’articolo per tutti i dettagli sul telaio e la panoramica sull’intera gamma.

La Oiz è disponibile in due versioni, una da xc puro e una da trail, in cui variano un po’ tutte le misure geometriche. Ovviamente diverse sono anche le sospensioni, con corsa da 100mm per la versione xc e da 120mm per la versione trail, telescopico per la versione trail (presente anche nella versione top level da xc) e i copertoni più indirizzati ad uno o all’altro uso.

Il modello oggetto del test è la Oiz M Pro TR (trail) con ruote DT Swiss XRC-1501 Spline 30.

Materiale telaio: Carbon OMX, Fiberlink, Boost
Formato ruote: 29”
Corsa ant/post.: 120/120
Mozzo posteriore: 148×12
Mozzo anteriore: 110×15
Trasmissione: 1×12 (34t / 10-51)
Attacco per deragliatore: no
Attacco portaborraccia: 2
Peso rilevato: kg 11,200 in taglia L senza pedali.
Prezzo: 6.332€ (versione base 5499 euro , ruote upgrade +599, copertoni trail +15, reggisella telescopico Kashima +219)

Allestimento

Forcella: Fox Factory 34 Step-Cast, Kashima, 44mm offset, Boost110, 120mm travel;
Ammortizzatore: Fox i-line DPS 120mm Kashima;
Freni: Shimano XT 8100, 180mm/160mm;

Manubrio: FSA K-Force Flat 740mm;                                                                                                                                                   Attacco:Oc3 -8°
Sella:
 Selle Italia SLR Boost Fill titanium Rail;
Reggisella; Fox transfer Factory Kashima Dropper 31,6
Gruppo: Shimano XT 8100, deragliatore posteriore XTR 9100 con guarnitura Race Face Next SL Carbon corona da 34 denti;
Ruote: DT Swiss XRC 1501 canale 30mm (1544 gr.)

Copertoni: Maxxis Rekon 2,40 posteriore e Maxxis Dissector 2,40 anteriore, entrambi tubelessizzati.

Geometria

Qui sopra potete vedere le differenze geometriche fra la Oiz XC e quella TR in taglia M, mentre sotto trovate i numeri in dettaglio per ciascuna taglia e modello.

La prova sul campo

Potevamo scegliere quale versione testare fra quella xc e quella trail. Abbiamo pensato di optare per la versione trail, la nuova tendenza nel mondo mtb, ossia quelle biciclette da downcountry, al confine fra l’xc puro e quello che in passato si definiva l’all mountain.

La Oiz versione trail, avendo di fatto geometrie e componenti diversi dalla versione xc, potrebbe tranquillamente avere un nome diverso. In effetti appare piuttosto lontana da una xc classica.

In salita la Oiz si lascia pedalare bene, anche in virtù di un peso abbastanza contenuto per una full, ma alle basse velocità e nei rilanci il peso e l’inerzia di copertoni di sezione molto generosa la rendono meno scattante di una normale xc. Entrambe le sospensioni, invece, sono piuttosto granitiche una volta bloccate e dunque anche sul liscio non si sente alcuna fastidiosa oscillazione. Nemmeno da parte del reggisella telescopico si avverte alcuna fastidiosa flessione della sella.

Sulle pendenze molto accentuate le geometrie trail tendono a sbilanciare sul posteriore il peso del rider e per evitare il sollevarsi dell’anteriore bisogna mettersi molto in punta di sella. Il complesso bici/ruote/copertoni, lascerebbe preferire una corona da 32. Con la 34 montata di serie, per il tipo di bici, il peso, l’allestimento e per l’uso per cui è pensata, ci vuole veramente un’ottima gamba per non soffrire, nonostante il 51 posteriore.

Se rispetto a una xc in salita la Oiz Trail cede un po’ il passo, ecco che sullo sconnesso ed in discesa si apre un altro mondo. Copertoni con trazione e tenuta perfetta, robusti nei fianchi e che consentono pressioni basse, con l’anteriore molto tassellato e il posteriore con un’ottima trazione, ma un filino più scorrevole.

Le sospensioni sono eccellenti e presentano tripla modalità di settaggio tramite comando remoto, ma dove si sente realmente differenza solo tra bloccato e sbloccato, mentre la modalità intermedia è di fatto molto simile allo sbloccato del tutto.

Un complesso che fa della Oiz Trail una bici divertente e permissiva, che consente di non cercare necessariamente le linee migliori, ma di mollarla giù senza particolari patemi. Il manubrio da 740 mm è più da xc che da trail, ma non sono quei 2 cm in più a fare una grande differenza. La posizione in sella è abbastanza raccolta, come la quota del reach lascia presagire, la bici risulta agile, ben guidabile e pronta se si devono evitare ostacoli di una certa consistenza o nello stretto.

Il gruppo XT (al di là del cambio posteriore XTR, che non fa una reale differenza tecnica) è perfettamente efficiente al pari dell’XTR sebbene nella cambiata, probabilmente per via del differente comando, ha un funzionamento ben diverso dal top di gamma come raramente con trasmissioni della stessa marca si avverte. L’XT è più secco, simile un po’ agli Sram più che agli Shimano, mentre l’XTR è molto più morbido. È tutto sommato una caratteristica che non dà veri svantaggi. Per il resto la cambiata è sempre precisa, anche sottosforzo. Malgrado lo sporco e anche qualche maltrattamento, il cambio è rimasto sempre ben regolato.

Il comando delle sospensioni, un tutt’uno con la leva del telescopico, ha leve abbastanza distanziate per via del supporto a cui è collegato al manubrio, che lo allontana forse un po’ troppo dalla manopola e risulta non sempre agevole da azionare se si hanno le mani in presa più larga possibile.

Veniamo all’unica nota veramente dolente della bici: il telescopico. Su un tipo di bici del genere, pensata anche per discese lunghe ed impegnative, è un accessorio indispensabile.

Sin dalla prima uscita però, il Fox Transfer ha avuto un ritorno molto lento e spesso incompleto. Un difetto che già sul forum alcuni utenti avevano avuto modo di rilevare e che in redazione abbiamo riscontrato su almeno 5 bici test dell’ultimo anno, e che a quanto pare Fox non è riuscita ancora a risolvere.  Oltre ai problemi nel ritorno, tende a non essere bloccato bene e dopo qualche minuto in sella è incline a scendere per quasi un cm. In entrambi i casi si fa presto a tirarlo su con la mano tenendo premuto il tasto di rilascio, ma non è e non può essere la norma un accorgimento del genere. Sorprende come Fox, un produttore che per il resto commercializza prodotti eccellenti, non riesca a venirne a capo.

Conclusioni

La Orbea Oiz Trail è un’ottima bici per uscite lunghe e tecniche. Per come è montata è piuttosto leggera e quindi, pur non avendo un’indole corsaiola, non è troppo impegnativa in salita rispetto a una xc, ma è molto più comoda, quasi altrettanto agile e guidabile nei pochi tratti dove serve. In discesa consente di divertirsi senza preoccuparsi del tipo di percorsi che si vanno a fare. Il nome Oiz, uguale a quello della versione xc, non deve fuorviare. Una gara, che sia marathon e men che meno una XC breve e tirata, non è la destinazione d’uso della trail che sarebbe limitante in ottica cronometrica. Se si vogliono fare gare con una certa continuità, meglio puntare sulla versione XC.

Da segnalare la possibilità di personalizzare il colore e le grafiche del telaio direttamente sul sito oltre ovviamente ad alcuni componenti con indicazione della data di consegna prevista per l’opzione scelta.

Orbea

 

Commenti

  1. monorotula:

    Almeno sulla versione Trail si poteva evitare il remoto degli ammortizzatori, o quantomeno prevederlo come opzione.
    pienamente d'accordo! So di essere una voce fuori dal coro ma pure sulla mia front da XC il comando per il blocco della forcella non l'ho voluto. ...quei mille comandi sul manubrio con quell'intreccio di cavi non mi fa impazzire!
  2. @samuelgol La poca differenza tra posizione intermedia e aperta, l'hai notata solo in discesa o anche in salita? Io ho la versione xc e in salita, pedalando da seduti, la sento molto, tutto aperto "bobba" mentre nella posizione intermedia no, sullo sterrato la trovo utile.