[Test] Pedali Crank Brothers Candy 3

[Test] Pedali Crank Brothers Candy 3

12/03/2015
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12/03/2015

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I Crank Brothers Candy 3 si trovano da ormai 6 mesi in test, e hanno trascorso la stagione più dura dell’anno fra bagnato, fango e neve.  Non è un caso che i Candy 3 siano stati provati così a lungo prima della stesura di questo articolo: volevamo essere sicuri che la loro durabilità nel tempo fosse all’altezza del nome del marchio, e che quindi i cuscinetti e il sistema di aggancio funzionassero bene anche dopo mesi di duro utilizzo.

Fuori dalla scatola

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I Candy sono disponibili in quattro varianti, dalla più economica Candy 1 dal prezzo di listino di 59.90 Euro, al modello in titanio Candy 11, che costa ben 365 Euro. Il peso diminuisce man mano che si sale con la gamma, e i Candy 3 in prova fermano l’ago della bilancia sui 317 grammi per il paio, ad un prezzo di listino di 119.90 Euro. Sono disponibili in sei colori diversi.

I pedali testati sono fatti di un mix di alluminio, usato per la gabbia, e acciaio, presente nella molla e nel perno. I cuscinetti interni sono ad aghi, mentre quelli esterni sono sigillati in una cartuccia. Il sistema di aggancio a 4 punti è quello che contraddistingue questi pedali, pensato per rendere l’operazione più semplice, soprattutto in condizioni di sporco. La gabbia si potrebbe definire di dimensioni “medie”, rispetto alla completa mancanza della stessa sui CB Eggbeater e quella più generosa dei Mallet.

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Le due tacchette prevedono uno sgancio con rotazione del piede di 15 o 20 gradi, a seconda che la tacchetta con i due pallini sia posta sulla scarpa destra o sinistra. Questo è tutto per quanto riguarda il settaggio dei pedali, che non hanno un sistema di regolazione della forza necessaria per lo sgancio rapido.

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Ben pensato è il distanziale da mettere fra tacchette e scarpe, nel caso la suola sia molto alta e sia di impedimento nel momento dell’aggancio, perché la tacchetta risulta essere troppo incassata.

L’ambito di utilizzo dei Candy viene definito da CB come il XC, trailriding e all mountain, e in questi ambiti sono stati testati negli ultimi sei mesi.

In prova

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Comincio con il dire che non avevo mai usato un paio di pedali a sgancio Crank Brothers. Nella mia vita ciclistica ho utilizzato quasi sempre Shimano e passare al marchio californiano è stato, all’inizio, un piccolo shock, perché il sistema di sgancio/aggancio rapido non può essere regolato nella sua durezza. A ciò si aggiunge che l’operazione di aggancio e sgancio è molto più burrosa e viene a mancare quasi del tutto quel “click” secco tipico di Shimano. Insomma, mi sembrava di non essere abbastanza ancorato ai pedali e che questi non tenessero i miei piedi con sufficiente forza. Mi sbagliavo.

Dopo una fase  di adattamento, ho cominciato ad apprezzare la grande facilità di aggancio del sistema CB, caratteristica di cui sono diventato un grande fan dopo qualche giro nella neve. La situazione è un classico: qualche passo a piedi per spingere la bici oltre un cumulo di neve, per poi risalire in sella. Sotto la scarpa si forma un grumo che impedisce alla tacchetta di agganciarsi al pedale. Grazie alla forma a “frullatore” dell’aggancio a pedale, è molto facile far cadere la neve sbattendo un paio di volte il piede sul pedale. La neve cade attraverso il pedale stesso, piuttosto che rimanerne depositata come accade con altri sistemi, e così si può agganciare senza problemi e ripartire. La stessa cosa accade in presenza di fango.

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Per quanto riguarda la durezza dell’aggancio, non c’è nulla da eccepire in fase di “tirata” del pedale verso l’alto. Non mi è mai successo di perdere un pedale. La stessa cosa si può dire della tenuta laterale, premesso che ho scelto che lo sgancio avvenisse con una rotazione di 20° del piede. Qui però ho dovuto abituarmi alla staccata burrosa, arrivando pian piano a capire fino a che punto potevo girare il piede prima che questi si sganciasse. Tipica situazione: nose press in un tornantino stretto, dove i piedi lavorano con forza – e con un po’ di rotazione  – sui pedali per assecondare il movimento della ruota posteriore quando questa si trova in aria. Anche dopo diversi mesi di utilizzo, e con graduale consumo delle tacchette, l’aggancio è sempre stato solido e prevedibile nel suo punto di rilascio.

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Sono così andato a vedere lo stato dei cuscinetti e del perno, smontando i pedali. La gabbia ha preso molti colpi, il logo del 3 è sparito su entrambi i pedali, eppure il perno è risultato perfettamente ingrassato e non presenta segni di sporco di rilievo. La cosa interessante è che Crank Brothers offre dei kit di sostituzione delle parti di consumo quali cuscinetti, perni e boccole, quindi i pedali sono pensati per durare a lungo, anche se il sistema di aggancio dovesse usurarsi nel tempo.

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Conclusioni

I Crank Brothers Candy 3 brillano per un sistema di sgancio rapido che funziona perfettamente anche con il fango o la neve. Bel design, peso ridotto, facilità di manutenzione e di sostituzione delle parti oggetto ad usura nel tempo sono i lati forti di un sistema non regolabile in durezza ma che, alla prova dei fatti, si é rivelato perfetto per un uso all mountain/trailriding dopo una fase di adattamento di un rider che era solito usare altri sistemi a sgancio rapido.

Prezzo CB Candy 3: 119.90 Euro

Crank Brothers

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