[Test] Ritchey Swiss Cross

[Test] Ritchey Swiss Cross

Marco Toniolo, 14/09/2015
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Marco Toniolo, 14/09/2015

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Durante la scorsa estate ho provato per bene una delle cosiddette Gravel bikes: la Ritchey Swiss Cross. Dato che nella zona in cui vivo le strade sterrate “dolci” sono una rarità, me la sono portata in quel di Jesolo, per delle bollenti pedalate sugli argini della laguna di Venezia e sul singletrack che costeggia il Piave prima che sfoci nell’Adriatico. Una mountain bike, in quelle zone, è quasi troppo, visto che di “mountain” non ce ne sono. Macinare solo asfalto per tre settimane non era un’opzione, e così ecco che nel bagagliaio ha trovato posto la Swiss Cross.

Analisi statica

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La particolarità di questa bici è quella di avere un telaio in acciaio, ma pur sempre con un peso umano: montata come in foto, senza pedali, la Swiss Cross pesa 8.790 grammi. Le parti in carbonio sono i cerchi, dei Ritchey Apex 38 per copertoncini, la guarnitura SRAM Force X1 e la forcella. Avete letto bene, anche in campo ciclocross/gravel SRAM ha introdotto il monocorona, in cui però il pacco pignoni non scende fino al 10 denti, ma ai classici 11. Il pignone più grande è, nel nostro caso, un 36, mentre la corona anteriore una 42.

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Già dalla rapportatura si capisce che la Swiss Cross si trova più a suo agio su sterrate/sentieri con pendenze non esasperate, se non nel caso di qualche rampa, va però detto che cambiare una corona dell’X1 è una cosa da 5 minuti. Quella più piccola disponibile è una 38.

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La Swiss Cross nasce come bici da ciclocross, alcuni accorgimenti sulla bici test però la rendono più fruibile per chi vuole andare a manetta sui sentieri. In primis il manubrio EvoMax WCS, con una larghezza di 46cm, che diventano 52 cm in presa bassa. La posizione delle leve freno, che in foto potete vedere piuttosto aperta, può essere cambiata facilmente. Personalmente preferisco tenerle così larghe perchè le mani si trovano in una posizione più comoda quando il fondo è smosso.

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L’impianto frenante è sempre SRAM Force, con dischi di 160mm di diametro davanti e dietro. Come potete vedere in foto, il telaio ha i classici QR all’anteriore e al posteriore.

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Ritchey mi ha dato ben 3 paia di ruote insieme alla Swiss Cross: le Apex 38mm Carbon e le WCS Zeta Disc, montate con la stessa gomma (copertoncino) Tom Slick Stronghold da 27mm, e le Apex Carbon 38mm da tubolari con delle Vittoria Cross Evo XN da 31mm. Ho preferito usare le versioni con camera d’aria per poter tornare a casa nell’evenienza di una foratura, e sapendo che le Tom Slick hanno una spalla rinforzata per resistere alle pizzicature, pur essendo gomme da strada a tutti gli effetti.

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Lo spazio del carro posteriore è generoso. qui sotto potete vedere quanto spazio rimane con le Vittoria da 31mm montate.

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Altri dettagli del telaio, disponibile anche nella colorazione bianco/rossa (Swiss Cross, appunto).

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Geometrie

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La taglia in prova è una 55.

Sul campo

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Andare per sterrati può essere un’alternativa rilassante dal classico giro in mountain bike con discese su sentiero che richiedono tutta la concentrazione del rider. O almeno così pensavo, fin quando non ho scoperto che la zona della Laguna era piena di KOM (King Of The Mountain su Strava). E così, al posto di pascolare tranquillamente fra anguille e granseole, ho cominciato ad infoiarmi sulla Swiss Cross.

Innanzitutto va detto che la posizione in sella è molto simile a quella di una bici da strada. Le geometrie sono un po’ più rilassate, il tubo sterzo un po’ più alto, ma qui finiscono le differenze. Non è una mountain bike mascherata da bici da corsa. L’efficienza di pedalata viene al primo posto. La cosa interessante è che la Swiss Cross è pensata per resistere all’uso fuori strada, e che quindi si può andare a tutta senza timori di spaccare qualcosa. Gommata con le Tom Slick gonfiate a 6 atmosfere, l’assorbimento delle asperità è molto limitato, ma la velocità che si riesce a tenere su fondi sterrati è fenomenale. Un esempio: il trail sulla destra orografica del Piave. In gran parte liscio ma con delle radici ogni tanto. Mani sulla parte inferiore del manubrio, testa bassa e pedalare. Difficilmente una mountain bike riuscirebbe a starvi dietro. Il manubrio largo aiuta molto, è più facile assorbire gli urti con le braccia. La trazione posteriore è buona fin quando non si hanno ostacoli in sequenza: qui la gomma perde aderenza molto presto.

Sempre restando in zona gomme, le tante forature a causa di spine mi hanno convinto del fatto che su una gravel le gomme latticizzate sono necessarie. La spalla delle Tom Slick è robusta, infatti non ho mai pizzicato, ma il battistrada è troppo sottile per far fronte alle spine. Non è facile trovare una gomma tubeless ready che riesca a tenere 5-6 bar a lungo, e questo è il motivo per cui sul mercato scarseggiano e su strada non si vedono. Schwalbe ne ha lanciata una ad Eurobike 2015. Certo, si potrebbero usare delle gomme da ciclocross, ma i vantaggi della velocità su fondi quasi lisci andrebbe persa, per non parlare dei trasferimenti su asfalto. Un’analogia con il formato 27.5 Plus, se volete: mancano le gomme adatte allo scopo per cui le bici sono state costruite.

I cerchi in carbonio si sono rivelati molto resistenti, malgrado diverse botte prese a tutta velocità, e i freni sono una sicurezza, anche grazie al loro diametro generoso per una bici di questo tipo. Lo stesso discorso vale per il monocorona: quando si va a tutta su sfondi smossi gli impatti rendono la cambiata difficile a causa delle vibrazioni delle dita, così avere solo una leva su cui concentrarsi è un bell’aiuto.

Si può discutere all’infinito sulle capacità di assorbimento dell’acciaio. Di sicuro è più comodo del carbonio, ma quando si entra in un bosco con radici una gommatura generosa o una diversa pressione fanno una differenza maggiore del materiale usato per il telaio. Nulla da dire sulla rigidità laterale, mentre la forcella in carbonio è sempre stata precisa anche nelle staccate più repentine.

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Insomma, come avrete capito mi sono divertito. Se abitassi in una zona prevalentemente pianeggiante, o collinare, una gravel bike troverebbe posto nel mio garage. Diverso è il discorso in montagna. Portandola sul Monte Bar, è bastato andare su una carrereccia di montagna per rimpiangere una mountain bike, anche front suspended. Troppi i colpi che si prendono, e troppo imprecisa la guida quando ci sono tanti sassi smossi.

Conclusioni

La Swiss Cross permette di compiere grandi pedalate su sterrati e facili singletrack, combinando robustezza a dettagli ben pensati quali un manubrio largo e dei freni a disco potenti. Nasce come bici da ciclocross, si inquadra ora nel segmento gravel. È una bici che può essere usata sia per chi ama avventurarsi con calma sugli sterrati dietro a casa, sia per chi si vuole allenare lontano dal traffico usando stradine secondarie. Il montaggio del modello in test si è rivelato impeccabile, ma le gomme necessitano di una latticizzazione per resistere alle forature.

Prezzo

1400 Euro per il kit telaio, che comprende telaio, forcella WCS Carbon e serie sterzo WCS.

Ritcheylogic.com

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