[Test] Scarpe Five Ten Freerider EPS High

[Test] Scarpe Five Ten Freerider EPS High


Se nel campo di ricerca del sito Five Ten scrivete la parola “freerider”, come risultato troverete 63 scarpe per oltre una decina di modelli! Nel dedalo di materiali, colori e tagli diversi, la caratteristica comune è quella di essere previste per l’utilizzo con pedali flat, quindi con suola priva di attacchi per le “tacchette”.
Da alcuni mesi stiamo utilizzando il modello EPS High, espressamente concepito per l’uso in condizioni invernali. Al pari di tutti gli altri modelli della serie Freerider, le EPS High appartengono alla collezione all mountain e, come il nome lascia intuire, si tratta di calzature alte.

Rispetto ai modelli estivi, le EPS High presentano svariate soluzioni volte ad aumentarne la termicità e l’idrorepellenza, fra le quali vale la pena menzionare la parte anteriore della tomaia in pelle priva di cuciture e la linguetta che lateralmente è in pezzo unico con la tomaia.

Il vero punto di forza è però il materiale isolante utilizzato, vale a dire il PrimaLoft Gold Insulation Eco. Fra le numerose versioni di PrimaLoft questa è la più pregiata, ed a chi è attento ai temi ambientali (sperando che ogni biker lo sia) farà piacere sapere che è realizzata al 55% con fibre riciclate provenienti da bottiglie di plastica. Le caratteristiche più interessanti di questo materiale sono sia di natura termica che meccanica. Oltre a garantire un elevato grado di termicità anche da bagnato (è comunque idrorepellente), offre infatti una forte resistenza alla compressione mantenendo così le caratteristiche in condizioni di stress meccanico (tutt’altro che rare in una scarpa) ed un’elevata durata nel tempo. L’alto potere isolante consente inoltre di utilizzare spessori ridotti senza compromettere morbidezza e flessibilità della tomaia.
La suola utilizza la famosa mescola Stealth S1, una vera e propria garanzia in quanto a grip. E’ grazie alle doti di questa mescola che le scarpe Five Ten sono probabilmente le più diffuse fra chi gira in flat.
Tre le colorazioni disponibili: midnight (quella in test), auburn (castano ramato) e core black (nere).

Sul campo

Calzando le Freerider si ha da subito una sensazione di grande comodità, merito della morbida tomaia e della calzata abbondante che non genera punti di compressione. Per delle calzature invernali che non devono in alcun modo ostacolare la circolazione sanguigna questo è un aspetto molto importante, ed anche chi ha il piede a pianta larga può andare tranquillo. Il taglio alto protegge efficacemente malleoli e collo del piede, oltre ad evitare che acqua e neve entrino da sopra.

 

L’allacciatura bella alta non impedisce alla linguetta di stare un po’ staccata dal collo del piede trattenendo facilmente sporcizia. La presenza di una patella chiusa con velcro, peraltro presente su altri modelli della stessa Five Ten, risolverebbe l’inconveniente e permetterebbe inoltre un efficace fissaggio delle stringhe. Qui bisogna invece arrangiarsi accorciandole con un doppio nodo o incastrando i lacci da qualche parte (ad esempio sotto le stringhe stesse). Bisogna comunque dire che la lunghezza delle stringhe è ben calcolata, ed utilizzando tutta l’allacciatura non rimane molta roba a svolazzare pericolosamente.
Uno degli aspetti più interessanti di queste scarpe è l’ingombro ridotto in rapporto alla termicità ed al grado di protezione offerto. Per dare un riferimento che sarà noto a molti, sono decisamente meno ingombranti delle Impact High, lo storico modello gravity della casa americana frequentemente utilizzato anche in ambito all mountain. La suola abbastanza flessibile non è il top in termini di risposta in pedalata, ma d’altro canto non è questo l’obiettivo primo per scarpe di questo tipo. Per contro, la sensibilità sui pedali è ottima ed il grip dato dalla mescola Stealth S1 semplicemente eccellente, anche in condizioni di basse temperature.
Basse temperature che durante il periodo di test non sono mancate, con diverse uscite con la colonnina di mercurio rannicchiata parecchio sotto lo zero. In queste occasioni abbiamo dovuto utilizzare delle valide calze termiche, trovando il limite della zona di confort in prossimità degli zero gradi. Chiaramente c’è molta soggettività in questa valutazione, ma francamente non ci sono parse delle calzature adatte a climi veramente rigidi. La resistenza all’acqua è invece molto buona, per quanto non si possa parlare di totale impermeabilità.
Nell’uso camminato, situazione che spesso incontra chi si rivolge a calzature di questo tipo, abbiamo ancora una volta apprezzato la grande comodità, una buona stabilità laterale ed una altrettanto buona protezione del malleolo. Sia chiaro che siamo lontani dalle prestazioni di una scarpa da trekking, soprattutto per quanto riguarda la tenuta sui fondi allentati, ma quando si raggiunge la discesa ed i piedi tornano sui pedali si è ricompensati con gli interessi.

Durata

Al momento non sono presenti segni di cedimento od usure anomale, ma sarà solamente alla fine della stagione estiva che potremo dare una valutazione credibile da questo punto di vista. Le caratteristiche di queste scarpe ben si prestano anche all’utilizzo negli itinerari alpini particolarmente tecnici o con lunghi tratti a spinta, quindi non abbiamo intenzione di pensionarle in attesa del prossimo inverno.

Conclusioni

Le Freerider EPS High sono sicuramente adatte per un utilizzo invernale in climi non eccessivamente freddi. Metterle da parte ai primi caldi sarebbe però un peccato, dato che presentano caratteristiche che le rendono perfette anche per le escursioni estive in montagna dove si desidera una scarpa comoda, protettiva, molto performante sui pedali e sufficientemente stabile per essere camminata sui terreni d’alta quota. In altre parole, una scelta di prim’ordine anche per l’all mountain impegnativo.

Peso dichiarato (tg.42): 525 g per scarpa
Prezzo: 145 Euro (anche di meno su Amazon)

fiveten.com

  1. 150€ per delle bottiglie riciclateee???
    Ovviamente scherzo, per le five ten ne spenderei pure il doppio, ho delle freerider da 2 anni usate 3 volte a settimana in tante condizioni, le butto in lavatrice e tornano nuove, grip da paura come se avessi gli attacchi, preventivavo di cambiarle dopo un anno e invece credo che passeranno tranquillamente i 3 senza problemi,insomma scarpe che valgono quel che costano!

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  2. Io da ex possessore di impact high, poi karver, e adesso sam hill, non ho mai sentito la necessità di una scarpa invernale, e con high e karver ci ho girato anche sottozero in mezzo alla neve, hanno una buona impermeabilità e sono calde, c’è davvero un ulteriore step in queste freerider?
    Ho sempre preferito le impact alle freerider per la loro maggior solidità, ma avendo una quantità smodata di 5.10 (credo di aver superato le 15 paia) in quanto è l’unica scarpa che uso ormai da anni, devo dire che tutti i modelli hanno una qualità di costruzione notevole e una comodità senza pari.

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    1. guarda io ho avuto un paio di impact low che mi son durate 4 anni, ma le freeride (quelle basse), mi son durate veramente poco tipo nemmeno 2 anni, e poi la suola si è distrutta in entrambi i piedi….boh….in ogni caso son tornato a ricomprare le impact low basse che secondo me hanno la suola più resistente….avevo un’altro paio di freeride le uso come motobimbo tutti i giorni!!!

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  3. io ne ho diverse paia di 5/10 sia high che low…..nella fattispecie uso le freerider in versione low praticamente tutti i santi giorni nella vita normale, non per la bicicletta….sono già al secondo paio, il primo credo mi sia durato circa 3 anni….provate un po ad indossare un paio di nike qualsiasi tutti i giorni per 3 anni e vedete un po che succede.

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    1. idem come sopra, secondo me è un’ottima scarpa da tempo libero in sostituzione della varie DC e compagnia, con le Freerider Contact, che adesso penso non facciano più, ci ho anche girato in bici, in quanto sono più solide come costruzione delle freerider normali.
      E comunque, le migliori per andare in giro sono le outdoor, ho le Ascent e le Acces e sono comodissime, e quest’anno ho già adocchiato le Approach.
      Però, da usare in DH le Impact sono il meglio, le mie Karver, che ahime non fanno più, le ho mollate dopo 7 stagioni.

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  4. …con high e karver ci ho girato anche sottozero in mezzo alla neve, hanno una buona impermeabilità e sono calde, c'è davvero un ulteriore step in queste freerider?
    Ho sempre preferito le impact alle freerider per la loro maggior solidità…

    Secondo me a livello di termicità non c'è una gran differenza, il vero step sta nel maggior confort, come se fossero più traspiranti. Anche la calzata è più comoda, ma questo dipende molto dal piede: io nelle Impact mi sento un po' "strizzato", però ho il piede a pianta larga.
    Le Impact High e le Karver sono più protettive, quindi da preferire se quella è la tua priorità. Le Freerider in compenso offrono maggiore sensibilità ed ingombrano meno sul pedale (avendo il 45 è un aspetto che noto).
    Sulla solidità ti posso dire che ad ora reggono egregiamente, ma come ho scritto nel test qualche mese è troppo poco per un giudizio definitivo.

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  5. guarda io ho avuto un paio di impact low che mi son durate 4 anni, ma le freeride (quelle basse), mi son durate veramente poco tipo nemmeno 2 anni, e poi la suola si è distrutta in entrambi i piedi….boh….in ogni caso son tornato a ricomprare le impact low basse che  secondo me hanno la suola più resistente….avevo  un'altro paio di freeride le uso come motobimbo tutti i giorni!!!

    anche io ho la sensazione che le impact abbiano la suola più resistente ma si tratta di sensazione….non lo giurerei sulla bibbia e nemmeno sul codice civile o chessò…..sull'Ulysses di Joyce.

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  6. Belle scarpe non c’è che dire , ma purtroppo per me le scarpe con le stringhe a vista sono precluse, nello sporco è più facile agganciarsi a rami rovi radici ecc. (mi è capitato già una volta in discesa di piantare un volo per aver impigliato una stringa , forse un pò svolazzante, non so in che diavolo di trappola e farmi male) , in più il fango si accumula sempre lì nell’allacciatura . Forse snaturerebbe troppo lo stile estetico della scarpa, ma potrebbe essere utile una linguetta di copertura sulla stringatura anche a protezione e per “fissare” il nodo dell’allacciatura .

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