[Test] Specialized Stumpjumper FSR Expert Evo 29

[Test] Specialized Stumpjumper FSR Expert Evo 29

17/06/2013
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17/06/2013

La Stumpjumper FSR è un classico di Specialized. Questo è il modello da 29 pollici EVO, quindi pensato per un uso più discesistico, con 135mm di escursione posteriore e 140mm all’anteriore. Ecco il nostro test.

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Analisi statica

Il telaio della SJ Expert Evo 29 è in carbonio, per quel che riguarda il triangolo anteriore, mentre il carro è in alluminio M5. Belle le grafiche parti del carbonio a vista, anche i colori ci sono sembrati molto azzeccati. Il passaggio cavi è esterno, tranne quello per un eventuale reggisella telescopico Rock Shox Reverb Stealth. Di serie è montato il reggisella Specialized Command Post BlackLite, con passaggio cavo esterno, da 125mm di travel e tre posizioni predefinite. I cavi passano sotto il movimento centrale, soluzione che farà storcere il naso a qualcuno, ma che in pratica non ha avuto alcun effetto negativo, pur portando la bici su sentieri molto sassosi. Proprio per proteggere il telaio dai sassi, la parte bassa del tubo obliquo è ricoperta da un adesivo trasparente.

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Il telaio è dotato di tutti quegli accorgimenti tipici di una bici moderna: tubo sterzo conico, perno passante posteriore da 142x12mm, perno passante anteriore da 15mm e , come abbiamo già detto, passaggio cavi interno per l’ormai irrinunciabile reggisella telescopico,  ISCG ’05. Il peso complessivo della bici da noi rilevato è di 12.8 kg senza pedali, un buon valore per una 29 pollici di questa escursione senza ruote in carbonio. Le ruote sono infatti delle Roval Traverse 29 in alluminio con mozzi sempre Roval Traverse.

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La trasmissione è affidata ad un mix di SRAM X0 (deragliatore posteriore), X9 (manettini cambio) e X7 (deragliatore anteriore), mentre la guarnitura è una produzione custom, sempre di SRAM in carbonio, 2×10 con corone da 33-22 e bash guard Gamut dotato di tendicatena. Il pacco pignoni è un 11-36. I freni sono degli Avid Trail WorldCup con leve X0 e dischi da 200mm all’anteriore e 180mm al posteriore.

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Il reparto sospensioni è affidato a Fox. L’ammortizzatore è un FOX Float CTD Factory con Autosag, un brevetto Specialized pensato per trovare il sag senza dover far riferimento a tabelle e pesi: basta gonfiarlo a 300 PSI, sedersi in sella, schiacciare la valvola rossa dell’Autosag e attendere che l’aria esca del tutto (da quella valvola, non dalla classica di immissione!), fatto! Per il fine tuning abbiamo poi usato il metodo tradizionale di misurare il sag a noi più consono, inserendo o togliendo l’aria. L’autosag è molto utile per tutti quelli che non vogliono perdere tempo nel setup delle sospensioni, evitando così di andare in giro con un ammo troppo duro o troppo molle. L’escursione posteriore é di 135mm.
La forcella è una FOX 34 Talas CTD Performance 29, da settare con le tabelle Fox, escursione 140-110mm. Il modello è un 2013, ben diverso da quello 2014 provato da noi qui, soprattutto per quanto riguarda la scorrevolezza. Più sotto gli approfondimenti.

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Le gomme sono delle Specialized Butcher all’anteriore e Purgatory al posteriore, non latticizzate, entrambe da 2.3″.

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La taglia in prova è una L, il tester è alto 179cm. Forse era da preferire una M, ma la bici doveva essere testata da Muldox (alto 185cm), solo che quest’ultimo si è lussato una spalla proprio prima dell’inizio del test e dovrà essere operato. Abbiamo montato un attacco manubrio più corto (45 mm al posto dei 75mm di serie), abbiamo abbassato il manubrio il più possibile, mettendo tutti gli spacer sotto l’attacco manubrio, e la bici é risultata perfetta nella taglia.

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Il reggisella telescopico Specialized Command Post BlackLite merita un po’ di attenzione. Lavora con una molla ad aria, attivata da un normale cavo  in acciaio agganciato appena sotto la sella e dotato di comando remoto dal manubrio. La prima volta che lo si rilascia dalla posizione bassa a quella di pedalata si rimane abbastanza basiti dal rumore che segnala che la sella é tornata in alto: sembra che la potenza della molla sia tale da potersi irrimediabilmente farsi male alle parti tenui. Invece é proprio il rumore ad essere forte, non la molla di estensione, che comunque é regolabile. Parlando con gli ingegneri Specialized lo scorso ottobre a Finale Ligure siamo venuti a sapere che il rumore é stato pensato per segnalare al rider che la sella é tornata nella posizione più alta, diversa da quella intermedia.
In pratica, il Command Post non ha mai creato problemi e ha funzionato alla grande. C’è anche da dire che le condizioni del terreno erano asciutte. Comunque il punto di aggancio alla sella é posizionato in avanti, evitando di prendere il fango che di norma mette in crisi i sistemi meccanici.

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Geometrie

La bici in test è una taglia L

Salta all’occhio l’altezza del movimento centrale, 335mm, quindi piuttosto basso. È una caratteristica di Specialized, questa, per dare più confidenza nelle curve veloci e poter quindi spingere meglio la bici in piega. Il rovescio della medaglia si ha sui tratti sconnessi in salita, dove i pedali toccano gli ostacoli più facilmente. I foderi posteriori sono belli corti, 455mm, da qui l’agilità della bici nello stretto tecnico.

Salita scorrevole

Ammortizzatore in posizione Climb, e via, pedalare! Se dobbiamo riassumere il comportamento della bici in questo frangente, basta una parola: uno stambecco. La posizione in sella permette di spingere bene sui pedali, complice l’ammortizzatore che non si infossa nelle posizioni Climb e Trail, la ruota anteriore sta ben incollata al terreno e il resto viene fatto dai ruotoni da 29 pollici, imbattibili nella trazione in salita. La gomma montata al posteriore scorre decentemente anche su asfalto.

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Salita tecnica

Se c’é un ambito in cui le 29 pollici mostrano tutti i loro vantaggi, quello è la salita tecnica. La SJ 29 Evo non fa eccezione. Il carro lavora sensibile anche ai piccoli urti, offrendo un’ottima trazione, da aggiungere a quella intrinseca dei ruotoni. Con il setup anteriore spiegato sopra non c’è neanche bisogno di abbassare la forcella, se non eventualmente nelle rampe più ripide. Ben pensata la rapportatura, con quel 22 davanti che, unito al pacco pignoni 11-36, permette di salire dovunque senza avere delle gambe da crosscountrista. Anche qui, la gomma Purgatory fa bene il suo lavoro, latticizzandola e quindi potendo abbassare un po’ la pressione migliora anche la trazione nei tratti ostici o bagnati.

Come accennato prima, il movimento centrale basso si sente quando si devono salire gradoni o rocce, dato che i pedali tendono a toccare il terreno più facilmente di altre bici.

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Discesa scorrevole

Una volta presa una certa velocità è dura contenersi con la SJ Evo 29. Il movimento centrale basso dà una bella confidenza al rider, soprattutto nelle curve veloci, dove la bici si piega che è un piacere. Il carro FSR, con l’ammortizzatore nella posizione Descend, lavora molto bene, sensibile ai piccoli urti e progressivo per evitare di andare in bottom out sui salti o gradoni. È proprio una sospensione “plush”, come direbbero gli americani.

Se cerchiamo un limite, questo è dato dalla forcella, non altrettanto sensibile e molto progressiva, forse troppo, verso i 3/4 di corsa. Abbiamo già parlato qui della limitata scorrevolezza della Talas fino al modello 2013, e di quella sensazione di vuoto a metà della corsa. Questa, montata sulla SJ, non fa eccezione. Vista l’azzeccata geometria della bici forse era sufficiente metterci una Float, senza riduzione del travel.  Nei tratti ripidi, mancando una regolazione della compressione alle basse velocità, la forcella tende ad insaccarsi. Niente di nuovo, é uno dei limiti del CTD di Fox: volendo semplificare il set up, si é tolta la possibilità di tarare la forcella per certi percorsi che si trovano nelle Alpi – e non negli Stati Uniti.

Rimane il fatto che la SJ 29 Evo è un missile in discesa. Non per niente Specialized ha montato dei dischi da 200 e 180mm di diametro, normalmente destinati a bici con altre escursioni. Considerate che i freni hanno 4 pistoni, dato che sono degli Avid Trail. L’altro tema onnipresente nei test di una 29 pollici sono le ruote. Qui si tratta di normali ruote in alluminio. La loro forza: non si notano. Quando le ruote non si notano, vuol dire che vanno bene. Rigide a sufficienza per poter impostare le curve con precisione e dotate di cerchi che non si sono bozzati malgrado una foratura di cui ci siamo accorti solo quando abbiamo sentito il “PENG!” del cerchio che sbatteva su una roccia.

Ricordatevi che, comunque, le 29 pollici necessitano di un’impostazione di curva più decisa rispetto ad una 26 pollici. Non vogliamo soffermarci troppo sulle differenze dei diversi formati di ruote di cui si è già discusso tanto. Inoltre la SJ Evo ha dei foderi posteriori più lunghi della versione classica della SJ, proprio per darle più stabilità sul veloce.

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Discesa tecnica

La sicurezza delle 29 pollici in questo frangente è fuori discussione: anche a basse velocità è più facile passare sugli ostacoli. La SJ Evo 29 sa usare bene questo vantaggio, rimanendo bella agile nello stretto grazie all’interasse corto.  Per fare un paragone, la SJ Evo 26 ha un interasse di 1160mm, mentre la versione da 29 è lunga 1183mm (entrambe in taglia L). 2 centimetri che, in pratica, non si sentono. Nei tornantini, come spesso detto, il surplace viene addirittura meglio che con una 26 pollici, e nel ripido scassato il senso di sicurezza dato dalla Sj Evo 29 aiuta a giostrare passaggi ostici che, normalmente, si affronterebbero solo con una bici da enduro. La sensazione di schiacciasassi del carro posteriore si fa sentire anche in questo frangente in cui, di nuovo, il limite proviene dalla forcella.

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Il bash ring ha preso le sue belle botte, complici dei bei gradoni lenti e il movimento centrale basso. Le gomme di casa Specialized ci hanno sorpreso per la loro tenuta. I tasselli laterali, soprattutto della Butcher montata all’anteriore, sono ben disegnati, robusti al punto giusto per dare un buon grip anche su terreni rocciosi – e non saltare via dopo pochi chilometri come accade ad una nota casa tedesca sulle sue gomme da all mountain.

Difetti durante il test

Dalla prima discesa attivando il freno posteriore si generava un rumore molto forte dovuto alle vibrazioni della frenata che mandavano in risonanza il carro posteriore in alluminio. Parlando con Specialized e SRAM abbiamo scoperto che il fermacavi avvitato al fodero alto del carro era il responsabile. Una volta tolto, e fissato il cavo del freno con una normale fascetta da elettricista al fodero basso, il rumore è scomparso.

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In quel buco viene avvitato il fermacavi che abbiamo tolto.

Conclusioni

Se qualcuno ci chiedesse quale bici comprare per farci un po’ di tutto, dai lunghi giri pedalati all’enduro, gli consiglieremmo una 29 da 140mm di escursione (ok, questa ne ha 135mm dietro). Le tre provate da noi (questa, la Trek Remedy 29 e la Santacruz Tallboy LT) si sono rivelate le migliori tuttofare del momento. La Stumpjumper FSR 29 Evo é davvero ben pensata, con un allestimento di prima qualità senza essere eccessivamente costoso e con un peso ragionevole.

Il carro posteriore é una vera potenza, purtroppo non si può dire lo stesso della forcella, che non arriva a quei livelli. Ottima pedalabilità in salita, portaborraccia, sicurezza e agilità in discesa. Come detto, un tuttofare. Basta tirarla fuori dallo scatolone e si è pronti per il prossimo giro alpino con discesone epico.

Specialized.com
Prezzo: 5.299 Euro