[Test] Trek Remedy 9

[Test] Trek Remedy 9

08/05/2012
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08/05/2012

La Remedy è il modello all mountain per eccellenza di Trek, la famosa casa statunitense con sede a Waterloo, nel Wisconsin.

[img]http://fotoalbum.mtb-forum.it/image.php?id=92317&s=576[/img]

Con i suoi 150 mm di travel e delle geometrie in media per il segmento, sulla carta la Remedy 9 in test è la più classica delle all mountain. Andando un passo oltre questi dati, ci accorgiamo che in realtà Trek adotta su questo ed altri modelli alcune soluzioni tecniche proprietarie quali lo schema posteriore di tipo full floater con ABP, le sospensioni DRCV e la geometria  regolabile Mino Link.

Il sistema ABP consiste sostanzialmente nel posizionamento del pivot concentricamente all’asse del mozzo della ruota posteriore. Il vantaggio di tale soluzione dovrebbe essere quello di una sospensione che rimane perfettamente attiva in tutte le condizioni di riding, frenata compresa (ABP sta per Active Braking Pivot). Seguite questo link se siete interessati ad un articolo sull’ABP a cura di Dylan Howes, uno degli ideatori del sistema. Alcuni video esplicativi si trovano anche su Youtube, ad esempio mettendo “Trek ABP explained” come chiave di ricerca.

Passiamo ora alle sospensioni di tipo DRCV, altra esclusiva Trek messa a punto in collaborazione con Fox. Il funzionamento di base consiste nella capacità da parte di ammortizzatore e forcella di variare il volume della camera d’aria in funzione dell’entità dell’urto, ottimizzando così la risposta della sospensione ed il travel utilizzato. A detta dei tecnici Trek ciò dovrebbe garantire due vantaggi: un’ottima risposta in fase di pedalata, quando la camera è di dimensioni  ridotte; una migliore capacità di sfruttare il travel disponibile in caso di urti di grossa entità, grazie alla camera di dimensioni maggiorate. Il principio di funzionamento è in realtà piuttosto semplice: due camere separate, la seconda delle quali si attiva quando la sospensione si comprime oltre un certo valore “sommandosi” alla prima camera.

Come tutto ciò avviene a livello schematico lo potete vedere in questo video:

 

Oppure qui, per vedere più nel dettaglio come è gestita internamente all’ammortizzatore la doppia camera.

Uno degli aspetti interessanti sarà quindi valutare il comportamento delle sospensioni nella fase di transizione. Proseguite con la lettura…

Spendiamo ora due parole sul Mino Link: la variazione geometrica  si ottiene sostanzialmente variando la posizione dello snodo fra la biella dell’ammortizzatore ed il fodero superiore del carro.  L’operazione, semplice e veloce, avviene tramite la rotazione di un dado e richiede l’uso di una chiave esagonale. Le variazioni più significative si ottengono a livello di angolo sterzo (mezzo grado) e di altezza del movimento centrale (10 mm dichiarati, noi abbiamo rilevato qualche mm in meno).

 

      

Foto 1: il sistema ABP determina un aumento degli ingombri, per cui la leva di serraggio del perno passante sporge più di quanto non avvenga normalmente. In alcuni frangenti questo maggior ingombro può dare qualche fastidio, ma personalmente non ho mai avuto particolari problemi.

Foto 2: quella specie di “prolunga” nella parte superiore dell’ammortizzatore è la camera secondaria, la quale interviene nel momento in cui viene superato un determinato valore di travel formando un tutt’uno con la camera primaria. Il Float RP-3 montato sulla Remedy è dotato di una levetta grazie alla quale è possibile settare tre valori di Propedal identificati con i numeri 0-1-3. Più alto è il numero, maggiormente l’ammortizzatore è frenato in compressione.

Foto 3: il Mino Link è posizionato in corrispondenza del pivot fra il bilancere EVO ed il fodero superiore de carro. E’ abbastanza intuitivo capire come, ruotando di 180° la piastrina di colore nero, il punto di snodo si sposti determinando una variazione delle geometrie. Il bilancere EVO è realizzato in monoblocco al fine di garantire maggior rigidità all’insieme.

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Analisi statica

Oltre alle soluzioni proprietarie di cui si è detto, la Remedy adotta tutti gli accorgimenti che è lecito attendersi su una moderna all mountain. Troviamo quindi un tubo sterzo conico, l’attacco ISCG, il perno passante posteriore con battuta da 142 mm, la biella di rinvio dell’ammortizzatore monoblocco ed il routing del cavo deragliatore interno al telaio. A livello di cura costruttiva la Remedy non si presta a critiche, mentre per quanto riguarda il montaggio balza all’occhio la mancanza del reggi telescopico. Su una bici da all mountain dove l’inserimento massimo del cannotto sella è di 230 mm non si tratta di un problema da poco, e per sfruttare appieno le potenzialità discesistiche del mezzo bisogna quindi preventivare una ulteriore spesa ed incremento di peso. Diciamo che al prezzo a cui viene proposta la Remedy 9 era lecito attendersi un telescopico di serie.

La Remedy monta una forcella non abbassabile, soluzione che su bici concepite anche per affrontare salite lunghe ed impegnative non ci convince molto. Alcuni telai in realtà se la cavano bene anche con forcelle a travel fisso, lasciamo quindi al campo il responso definitivo.

Sempre in termini di componentistica, passiamo ora alle note positive cominciando con le ruote Bontrager tubeless ready, una comodità per i numerosi estimatori della soluzione UST.  Il cambio Shimano XTR Shadow Plus, i freni XT ed un cockpit dalle misure generali adeguate completano l’opera, anche se non avremmo disprezzato una piega un po’ più larga (questione di gusti).

In sella la distribuzione dei pesi è ben bilanciata, e la sensazione è di una posizione abbastanza raccolta in rapporto ai 612 mm di orizzontale virtuale della taglia 19.5″ del test. Regolati gli appoggi, passiamo al settaggio del SAG seguendo la specifica procedura prevista per le sospensioni di tipo DRCV. Niente di particolarmente complicato rispetto alla norma, dato che si tratta solamente di far comprimere la sospensione oltre il 60% del travel totale prima di procedere alla misurazione del SAG e ad un eventuale aggiustamento.  Un setup di partenza basato sul peso del rider, con tanto di regolazione in compressione ed estensione, può essere calcolato con il suspension setup calculator presente sul sito Trek. Le procedure per la regolazione del SAG delle sospensioni DRCV sono reperibili sia sul sito Trek (pdf) che sul sito Fox (forcellaammortizzatore).

Sostituito il reggisella originale con un telescopico gentilmente messoci a disposizione da Sergio di Rose Italia, la nostra Remedy 9 è pronta per uscire dal garage…

[img]http://fotoalbum.mtb-forum.it/image.php?id=107788&s=576[/img]Foto di Marzia Fioroni

Salita

Bloccata la forcella Fox 32 Float FIT RLC, alla prima salita asfaltata ci accorgiamo che per stabilizzare totalmente il carro è necessario impostare il Propedal dell’ammortizzatore in posizione 3. Perfetto finchè si pedala stando seduti, dato che il PP serve proprio a quello, ma in fuorisella il carro accusa un leggero bobbing anche con il PP alla massima frenatura. Le coperture Bontrager XR4 Team da 2,35″ non danno l’impressione di essere fra le più scorrevoli, ma come vedremo ripagano più che abbondantemente in discesa ed in trazione sul tecnico. Sulle salite asfaltate, o comunque molto scorrevoli, possiamo in definitiva dire che la Remedy se la cava dignitosamente ma non ci è parsa al top nella sua categoria.

Abbandonati i fondi lisci, la musica cambia radicalmente: pur con il Propedal in posizione 1 o 3, il carro della Remedy assorbe alla perfezione le asperità permettendo una pedalata regolare e rotonda. La cosa è particolarmente apprezzabile quando le salite sono veloci, o magari inframmezzate da tratti in piano o in discesa, dato che si può continuare a pedalare senza perdere colpi e senza la necessità di mollare pericolosamente il manubrio per smanettare con la leva del Propedal.

Sul tecnico il lavoro del carro e la buona altezza da terra rendono la Remedy efficace, ma una forcella abbassabile permetterebbe una posizione meno affaticante sulle salite lunghe e ripide (determinando però un abbassamento del movimento centrale che potrebbe infastidire sui fondi più sconnessi).

Il cambio Shimano XTR Shadow Plus richiede una certa forza di azionamento alle leve se lasciato in posizione “dura”, ma non per questo perde in precisione.

[img]http://fotoalbum.mtb-forum.it/image.php?id=92316&s=576[/img]

Discesa

Che sia veloce e sconnessa, filante e guidata, oppure tecnica al limite del trialistico, la Remedy si comporta più che brillantemente in ogni situazione discesistica. La geometria, particolarmente azzeccata, garantisce il compromesso fra stabilità e maneggevolezza che ci si attende da una bici di questo tipo. La sospensione posteriore – impostata con un SAG di circa il 25% – lavora alla perfezione, molto sensibile pur garantendo la sufficiente progressività quando si staccano le ruote da terra per qualche occasionale drop.  Nelle situazioni più impegnative la forcella sembra persino faticare a reggere il ritmo che la bici permetterebbe, facendo desiderare qualcosa in più soprattutto in termini di rigidità. Per quanto concerne la fase di transizione delle sospensioni DRCV, una volta in azione non la si percepisce assolutamente e sia la forcella che l’ammortizzatore lavorano con la fluidità che contraddistingue questi due modelli nella versione standard.

[img]http://fotoalbum.mtb-forum.it/image.php?id=128935&s=576[/img]Foto di Marzia Fioroni

 

   

Foto 1: le coperture Bontrager XR4 Team sono state un’autentica sorpresa in positivo in quanto a doti di tenuta, anche se potrebbero non soddisfare chi ama utilizzare pressioni particolarmente basse e quindi necessita di pneumetici più “strutturati”.

Foto 2: i freni Shimano XT non saranno il top in quanto ad estetica, ma in compenso sono dei campioni di modulabilità con una riserva di potenza più che sufficiente nella stragrande maggioranza delle situazioni.

Foto 3: il cambio XTR Shadow Plus aiuta indubbiamente la catena a restare al suo posto, ma nelle situazioni più critiche non bisogna attendersi l’efficacia di un tendicatena.

 

Conclusioni

Geometrie e comportamento della sospensione posteriore rendono la Trek Remedy particolarmente indicata per chi cerca una all mountain che in discesa permetta più di quanto travel e categoria di appartenenza possano far supporre. La geometria variabile aiuta a cucirsi addosso la bici in base alle proprie esigenze, ma l’anima della Remedy rimane quella di una all mountain votata alla discesa. Se qualcuno l’ha montata con una forcella da 160 mm ci faccia sapere come si è trovato…

 

Pesi e dati geometrici rilevati (dove indicati due valori, il primo fa riferimento al Mino Link in posizione “geometria chiusa”, il secondo alla posizione “geometria aperta”).

Interasse:  1162 mm – 1164 mm

Angolo sterzo: 67.5°/67.0°

Corsa anteriore:  150 mm

Corsa posteriore: 150 mm (valore dichiarato)

Corsa/interasse ammortizzatore: 57.15 mm/197 mm

Altezza movimento centrale:  361 mm/354 mm

Affondamento sella (quanti mm il reggi può essere inserito nel tubo sella): 230 mm

Peso versione in test senza pedali tg. 19.5″:  12.850 kg

Peso ruota ant completa*:  1905 g

Peso ruota post completa*:  2455 g

* = ruota in ordine di marcia, quindi incluse coperture, dischi e pacco pignoni. Sono esclusi i perni di fissaggio.

 

Prezzo: 3499 Euro
Trek Bikes.com