Diego Giaretton, 01/05/2021

Racconto di un’avventura, questa è stata alla fine perché un giro un in bici è una cosa diversa. Ma partiamo dall’inizio. Ormai per Fabio e me, fare qualche giorno di vero All Mountain è diventata una sorta di tradizione. Dopo varie ipotesi in quest’anno funesto, decidiamo di percorrere il Tour del Monte Rosa (TMR). Non sapendo se a Rifugi si potrà dormire, decidiamo di affrontare il viaggio in completa autonomia. Acquistiamo borsa da manubrio, tenda, studiamo il percorso e si parte!!

Giorno 1
Carichiamo il furgone e partiamo da Vicenza alle 5, direzione Cervina! Alla partenza leghiamo le ultime cose sulle bici, Fabio era già full, non la bici, ma di borse! Gli passo il sacco a pelo e in qualche modo riesce ad incastrarlo. Siamo pronti a partire, saliamo al rifugio Teodulo a quota 3317m per una strada sterrata, la giornata è splendida, il percorso ripido ma il paesaggio ci tiene occupati.

Passiamo per i Laghi Cime Bianche e vediamo comparire il Cervino.

I prati lasciano spazio alle rocce. Saliamo di quota per paesaggi meravigliosi

Le ultime centinaia di metri la temperatura inizia a diminuire e a lato della mulattiera i muri di neve si fanno sempre più alti, capiamo che l’avventura è iniziata: si inizia a spingere! Arrivo al rifugio qualche minuto prima di Fabio e chiacchierando con un altro ciclista incuriosito dai miei bagagli, mi dice che dietro il rifugio c’è il punto più ciclabile più alto d’Europa, non vedo Fabio, non posso rinunciare a questa rocciosa crestina a 3400m.

Nel primo pomeriggio arriviamo al rifugio, una bella birra, mangiamo qualcosa e si entra in Svizzera. Aspettavamo con ansia questa parte, una discesa sparata sulla pista da sci.

Ci accorgiamo velocemente che la giornata molto calda e i ritardi accumulati ci hanno fregato, la neve è pappa e riusciamo a goderci solo il tratto più ripido, anche la mia 29 sprofonda!

Scendiamo fino a 1800m, prima su neve e poi in un single trail tra le rocce dove filiamo velocemente. Dei colori incredibili ci accompagnano in questa prima discesa Svizzera, sopra la roccia nera con la neve bianca, ora rocce colorate e prati verdi. Sono soddisfatto della borsa da manubrio, non avevo avuto modo di provarla prima di partire, rimane bella stabile e mi lascia un buon controllo in discesa.

Arrivati a Furi riprendiamo la salita su strada sterrata, la stanchezza inizia a farsi sentire e al laghetto di Grünsee, visto l’orario decidiamo di fermarci. Il lago è troppo invitante, un rapido bagnetto ci risveglia completamente e ci dà le forze per piantare la tenda.

Grazie al fornello ad alcool autocostruito da Fabio ci prepariamo due buste di cibo liofilizzato, uova sode e una bella Tennent’s.
La notte è molto fredda, io sono vestito poco e il mio sacco a pelo è leggero, per riuscire a dormire indosso anche il piumino. Per riaddormentarmi penso alla giornata pazzesca, 10h di bici e quasi 2000m di D+.

Giorno 2
Il mattino ci svegliamo riposati, ci prepariamo una bella colazione e riprendiamo verso il lago di Stellisee, posto dove volevamo dormire la scorsa notte, a casa è sempre molto facile aggiungere 200 m di dislivello.

Il Cervino è sempre al nostro fianco e sotto di noi iniziamo a vedere Zermatt.

Affrontiamo una bella discesa fino a Sankt Niklaus e ci fermiamo a mangiare una carbonara lungo il percorso. Siamo di nuovo in mezzo alla civiltà, ancora non sentivo la mancanza dello sterrato ma devo ammettere che sull’asfalto si sale molto meglio. A buon ritmo arriviamo fino a Grächen, ne approfittiamo per fare la spesa per la cena e il giorno seguente. Anche oggi in lotta con l’orologio, così per avvantaggiarci decidiamo di prendere la seggiovia e toglierci 500m di dislivello. Questa zona è completamente deserta e non incontriamo nessuno forse anche data la tarda ora, pedalare con i colori del tramonto è favoloso ed è una delle cose più belle del dormire in quota, si rimane soli con la montagna nell’ora forse più bella.

Il primo tratto fila via veloce, solo qualche radice ci obbliga e scendere. Poi con l’aumentare dell’altitudine il percorso si fa sempre più difficile e ci ritroviamo ad affrontare passaggi …..mmm…come dire….stimolanti!

Ma anche pezzi di sentiero pazzeschi.

Continuiamo la discesa su sentiero molto scassato che affrontiamo con difficoltà e qualche pezzo non è ciclabile (o forse qualche pezzo è ciclabile,non ricordo bene), sono le otto di sera e la stanchezza si fa sentire. Arriviamo all’incrocio con il fiume Schweibbach, luogo dov’era in programma di passare la notte ma Fabio non è convinto, qualche discussione e ripartiamo facendo una deviazione dal percorso originale per portarci più verso valle.

Questo cambio di programma ci fa tardare e il buio ci costringe ad accendere i fari. Sono le 22, troppo tardi per continuare e il posto migliore per piantare la tenda è un angolino sotto ad una pianta, ci accontentiamo e velocemente ci facciamo da mangiare ed andiamo a nanna.
Chiudiamo la giornata dopo 13 ore di bici e 1800m di d+ e altri 500m grazie alla seggiovia.

Day3
Ci risvegliamo come nuovi e il sole splende, ci è tornato l’entusiasmo. Facciamo colazione lottando con due strane pecore che vogliono i nostri biscotti.

Scendiamo di qualche decina di metri e ovviamente si apre uno spiazzo che sarebbe stato perfetto per la tenda, praticamente sembrava un campeggio con le piazzole, ci ridiamo su e scendiamo fino alla strada asfaltata per un sentiero facile e divertente, molto largo con tornanti sugli aghi di pino da affrontare in derapata.

Risaliamo la strada asfalta ma ci rendiamo conto che le bici iniziano a cigolare così dedichiamo qualche minuto di manutenzione ai nostri mezzi. Sull’asfalto saliamo fino al lago artificiale Mattmark, il colore del lago è di un incredibile azzurro.

Lo costeggiamo tutto fino alla fine e ogni tanto ci fermiamo a guardare tra le nuvole, lassù ci aspetta la nostra cima, il Passo Monte Moro, uno dei tratti che più ci preoccupa, cercando su internet avevamo visto lunghi lastroni lisci e corde di acciaio e l’ultima volta che abbiamo avuto connessione il meteo dava pioggia al pomeriggio.
Dalla fine del lago iniziamo il portage, tranne per alcuni tratti continuiamo così per i successivi 600m di dislivello fino alla cima, quasi 2900m.

La salita è dura ma una delle più bella mai fatte, il paesaggio è da togliere il fiato. Continuiamo a salire e la roccia lascia il posto ad un nevaio che attraversiamo senza particolari difficoltà. Purtroppo la cima è immersa nella nebbia e vediamo appena la statua della Madonna delle Nevi subito dopo aver affrontato qualche decina di metri di sentiero attrezzato.

Il passo è anche il punto di confine, lasciamo la Svizzera e rientriamo in Italia. Fabio ha qualche problema alla ruota posteriore ma cambiando la valvola e grazie al compressore del rifugio Oberto-Maroli ci rimettiamo in marcia. La prima parte di discesa è molto scassata, non sempre riusciamo a scendere in sella mentre la seconda parte diventa più divertente ma sempre aggressiva. Diciamo che il flow non sappiamo neppure più che gusto ha.

Dopo una lunghissima discesa arriviamo al comune di Macugnaga, dove abbiamo prenotato la notte in campeggio per poter fare una doccia e ricaricare i dispositivi. Il Campeggio Sporting Centre ci tratta da favola. Chiediamo informazioni per del cibo e ci dice che si deve tornare su in paese, le nostre facce devono essere state molo eloquenti così il gestore si offre di salire in auto per prenderci due pizze. Rimaniamo al bar a chiacchierare con lui di avventure in montagna e tra una birra e una storia la serata vola via veloce. Possiamo andare a nanna dopo 12 ore di bici e 1800m di D+.

Giorno 4
Al mattino siamo carichi, il tempo è splendido e saliamo per una bellissima forestale verso il Colle del Turlo. La nostra spensieratezza finisce molto preso, il sentiero diventa troppo tosto per pedalare e iniziamo già al mattino a portare le bici in spalla. Nella parte alta si vede ancora chiaramente la vecchia strada fatta dopo la prima guerra mondiale dagli alpini, tutta in sasso. Opera incredibile. Ma tra stanchezza, pendenza e fondo dissestato facciamo fatica a pedalare e ci ritroviamo costantemente a spingere la bici.

A poche centinaia di metri dal Colle, il cielo inizia a farsi cupo, viene sempre più freddo e buio e in un attimo inizia una violenta grandinata. Prendiamo dalla borsa il sotto della tenda e ci mettiamo al riparo tra due sassi, aspettiamo così più di mezzora ma non smette ed iniziamo ad essere bagnati e infreddoliti. Non abbiamo molti vestiti e vogliamo evitare di bagnare quelli nello zaino. Cessa un pochino e partiamo sotto la pioggia pedalando più velocemente possibile per scaldarci. Fortunatamente arrivati al Colle esce uno spiraglio di sole. Ci mettiamo in assetto da discesa e ci lanciamo giù.

Siamo in super ritardo (che strano..), alle 16 siamo ancora alla cima. Le nostre intenzioni erano di prendere l’ultima corsa della cabinovia di Alagna e dormire in quota.
Alla fine della discesa, capiamo di non potercela fare. Passiamo vicino al rifugio Pastore e vediamo boccali di birra e taglieri in terrazza. Secondo voi come è finita?

Prendiamo una camera con mezza pensione e per oggi niente tenda! Scelta fortunata, ha diluviato tutta la notte. E anche oggi 1600m di D+ dei quali pedalati veramente pochi…

Giorno 5
Siamo all’ultimo giorno, dobbiamo recuperare il pezzo non fatto del giorno prima. Abbiamo due possibilità: provare a correre come pazzi oppure aggiungere un giorno al viaggio. Decidiamo di partire prima possibile al mattino e prendere la prima seggiovia per poi decidere strada facendo.
Alle 9.15 siamo già a 3000m al Passo dei Salati. La discesa è molto veloce sotto i piloni delle seggiovie con qualche tratto verticale nel ghiaione. Passiamo vicino al lago di Gabiet, dove volevamo piantare la tenda la notte prima.

Scendiamo a Staffal su un bel sentiero e via veloci con una nuova seggiovia, maciniamo dislivello rapidamente. Bellissima discesa tecnica ma mai impossibile fino a Saint Jacques. Finito il tempo delle salite meccanizzate, si torna a pedalare. Il nostro obiettivo è salire al Rifugio Grand Tournalin, la strada parte subito molto ripida, si ok la scorciatoia non era da fare.

Saliamo molto lentamente, le energie ormai sono quelle che sono. Quando ci fermiamo a prendere fiato guardiamo il Rosa e i suoi ghiacciai, per noi Vicentini, abituati raramente a montagne sopra i 4000m è incredibile vedere questi ghiacciai lassù.

Arriviamo al rifugio, coca media, devo essere cotto per rinunciare alla birra. Sono le 14:30 e la strada è ancora lunga, dal rifugio vediamo la salita che ci aspetta per il Col di Nannaz e capiamo che il portage non è finito. Tre,due, uno partiamo!

La discesa è uno spettacolare single track che ci porta all’ultimo strappo del giorno per salire al Col des Fontaines. Decidiamo che sarà l’ultima salita di questa avventura. Deviamo dal percorso originale e scendiamo a Valtournenche. Il Covid ha praticamente eliminato tutti gli autobus per Cervinia così lascio Fabio con bici e bagagli e faccio l’autostop, incredibile, la seconda macchina si ferma, devo essere ancora irresistibile anche dopo 5 giorni per boschi!
Recupero il furgone a Cervinia e chiudiamo l’ultimo giorno dopo 12 ore di bici e 4200m di D+ di cui 2700 in seggiovia.

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Conclusioni
Incredibile avventura, abbiamo capito perché poche persone si avventurano in bici e le informazioni scarseggiano.
Siamo arrivati alla frutta, abbiamo litigato e ci siamo aiutati. Tutto è stato intenso, organizzato perfettamente e mai annoiati. La ciclabilità è stata scarsa ma i paesaggi incredibili.
Non ci resta che una domanda da farci. Dove si va quest’anno?

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Commenti

  1. complimenti per la grande avventura, peccato si veda poco degli ultimi due gg. Domande sulle borse da manubrio: hanno tenuto bene la pioggia? marca/modello e capacità?
    grazie, Mauro
  2. marco:

    complimenti per la ravanata! Mi ero informato anche io per il tratto alagna-macugnaga-saas fee, ma ho desistito sentendo diverse esperienze.
    In compenso, le cose stanno cambiando:
    https://www.lastampa.it/verbano-cusio-ossola/2019/07/29/news/da-macugnaga-al-monte-moro-in-mountain-bike-ecco-il-progetto-da-1-4-milioni-di-investimenti-1.37236035
    marco non ti illudere.... sarei il primo a fare i salti di gioia ma quel progetto credo non vedrà mai la luce. ogni tanto qualcuno se ne esce con queste fantasie (tipo metro alpino da macugnaga a saas fee o collegamento formazza-bosco gurin con una galleria). certo se fosse per gli svizzeri sarebbe già cosa fatta.....
  3. COMPLIMENTI!!!! Gran giro!!! Mi ha un pò "sconvolto"l'idea del bagnetto nel laghetto alpino: sarà stato gelido non poco!!!!!